ARCHIVIO CRONACHE DI AVELLINO

 

 


LA RAGNATELA DEMOCRISTIANA

01-05-2010 - La recente vicenda elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale ha consegnato alle cronache una miriade di raggruppamenti e quindi di personaggi politici, con sigle e bandiere diverse, che in epoca non remota tutti insieme avrebbero costituito la "balena bianca", rappresentandone  fedelmente le varie e contrapposte correnti. Correnti che hanno caratterizzato, in maniera spesso rissosa e piazzaiola, una lunghissima fase della storia repubblicana del nostro Paese: litigavano e si affrontavano a muso duro ma poi finivano per accordarsi intorno alla solita torta del potere. Anzi, più litigavano e più la fetta di torta aumentava di spessore e di consistenza. Gli eredi naturali di quella cultura non hanno disdegnato in occasione della recente tornata elettorale di mettere in pratica gli sperimentati sistemi della contrapposizione per strapparsi a vicenda voti, consensi e preferenze. Insomma, tra gli eredi della vecchia e defunta Democrazia Cristiana non vi era pace ieri e non vi è pace oggi: dispersi come sono nel vasto arcipelago della politica i discendenti dei De Gasperi, dei Sullo e dei De Mita hanno messo in mostra ancora una volta la loro litigiosità che con la cultura moderata  e cristiana, a prescindere da quanto vanno sbraitando sulle piazze, non ha proprio nulla in comune. Presenti nel centrosinistra come nel centrodestra, hanno fatto della litigiosità il loro motivo di sopravvivenza, accomunati però dalla stessa strategia che è quella di assicurarsi comunque un posto al sole. Proprio come i famosi personaggi di Pisa! Ed in questo sono stati bravi, memori dell'esempio dei grandi, cioè dei preziosi insegnamenti avuti dai loro padri putativi che in fatto di occupazione del potere risultano ancora imbattuti e detentori di primato. Non è di tutti, infatti, rimanere a galla - sia pure con diverse sigle appiccicate addosso - senza avere più alle spalle un partito organizzato. E nella ragnatela di questi signori ancora una volta sono finiti ingenui elettori che, guardando al passato e rinunziando a contribuire a migliorare il presente, hanno dato linfa a simulacri di un'epoca ormai finita in archivio ed oggetto soltanto di attenzione da parte di studiosi e saggisti di antropologia politica sempre alla ricerca di esemplari in via di estinzione.

 

ALLEANZA NAZIONALE CHIUDE

02-04-10 - Con l'uscita di scena, pardon: dal Consiglio regionale, dell'unico e solitario esponente del "suicidato" partito di Alleanza Nazionale e riuscendo al tempo stesso impresa ardua indicare a chi possa appartenere in definitiva la cosiddetta coordinatrice provinciale del Pdl che tutto fa tranne che coordinare, sul palcoscenico della destra provinciale cala il sipario, finisce un'era caratterizzata da tornacontismo e gestione del potere fine a se stesso. Finisce un'era, ma non tramonta l'Idea della destra, quell'Idea che consente al governo nazionale – come al provinciale ed ora, finalmente, anche al regionale - di definirsi ed essere definito di centrodestra, tre governi che in assenza di espressioni dell'autentica destra nazionale altro non sarebbero che la riedizione, per giunta in chiave decisamente peggiorativa rispetto all'originale, della Democrazia Cristiana. Quando alla saggia politica dell'aggregazione di entità appartenenti alla stessa cultura ideologica si antepone la pratica cinica dello smantellamento, quando l'arroganza fondata sul nulla si antepone alla ricerca del dialogo e del confronto, quando si usa la leva del comando per ridimensionare affiliati alla stessa comunità partitica e non per contrastare l'avversario politico, quando si teme che il demone stia in casa propria e non in casa altrui, quando si percorrono sentieri non compatibili con la propria provenienza, quando si dimenticano - sull'onda dell'ingratitudine più squallida - generosi benefattori incontrati lungo la strada, quando al partito ufficiale si preferisce la "parrocchia" di paese, quando si predilige l'individualismo rispetto al gioco di squadra, quando tutto ciò si verifica l'artefice di tutto ciò dovrebbe andare a piedi nudi al santuario di Montevergine se l'uscita di scena, per volontà popolare, non sia avvenuta molto prima. Ma forse a piedi nudi andranno tutti coloro che da tale situazione disastrosa e disastrata sperano di far risorgere in Irpinia un movimento politico che per lunghi decenni - da Alfonso D'Argenio fino a Gaetano Cerullo, non dimenticando Antonio Virgilio, Pasquale Acone, Enrico Fioretti, Arnaldo Penta, Filippo de Jorio, Gaetano Iandoli, Luigi de Conciliis - ha riscosso la stima ed il rispetto, senza "se" e senza "ma", da parte del popolo irpino e persino da parte di storici e tenaci avversari politici. La nostra provincia, oggi più di ieri, ha bisogno di una destra - moderna, cattolica e sociale - che sappia interpretare le istanze di quanti, non riconoscendosi nell'emisfero di sinistra, per lunghissimi anni sciaguratamente sono stati lasciati nell'oblio e privati persino della loro stessa voce. Una destra sensibile alle numerose problematiche presenti sul territorio, con esponenti capaci di intendere - secondo gli insegnamenti almirantiani - la politica come missione e non come mestiere (e di mestieranti della politica la piazza è zeppa!). Una destra così intesa sicuramente risulterebbe salutare per la componente moderata delle coalizioni di centrodestra. In Irpinia, come altrove.

 

I PURITANI IRPINI

16-04-09 - I “puritani” della politica alla distanza risultano più pericolosi ed ambigui di quanti alla base del loro agire pongono il pragmatismo ispirato all’antico adagio secondo cui solo i paracarri restano fermi. In questi giorni di vigilia elettorale da più pulpiti si sono alzati a predicare novelli sacerdoti della coerenza, dell’etica, della moralità e così via. Tutti assumendo ascetici atteggiamenti da missionari del verbo della verità. Si sono ripercorsi antichi sentieri irti di frustrazioni subite e di velleitarie aspirazioni finite nel nulla, si sono riportati alla luce frammenti di cronaca andata ed ormai assorbita dall’incalzare dei tempi, si sono attraversati bui cunicoli dietrologici che non hanno sbocco se non in sterili assiomi che con la quotidianità non hanno proprio nulla in comune. Questi novelli sacerdoti inducono a ricordare un eloquente passo tratto dal vangelo secondo Giovanni dove si racconta che una donna sorpresa in adulterio venne trascinata dai farisei davanti a Gesù al quale fu chiesto di applicare la legge di Mosè  che imponeva di lapidare le adultere. L’intendimento dei farisei non era tanto l’urgenza del rispetto della legge quanto il disegno di screditare il giovane profeta di Nazaret davanti alla gente che sempre più numerosa correva ad ascoltarlo e di “saggiare” al tempo stesso la sua misericordia. Gesù, si legge nel vangelo, alle insistenze dei farisei disse: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. Al che i suoi “provocatori”, ammutoliti e pensosi, lasciarono il campo. Analogia: i “farisei” di casa nostra, per lo più provenienti da contrapposte formazioni ed assemblati sulla base di non condivise ideologie, hanno la coscienza politica così limpida e cristallina da poter dire ad alta voce, al colto pubblico ed all’inclita guarnigione, di essere essi stessi senza peccato? Una “Carneade” qualsiasi, della cui militanza politica nulla si sa mentre molto si conosce delle sue attuali opzioni partitiche, è legittimata ad invocare nuovi strumenti per rinnovare l’Irpinia quando dei vecchi strumenti che hanno affossato l’Irpinia è stata testimone passiva non risultando dalle cronache giornalistiche atteggiamenti di rottura? Dietro questo falso puritanesimo, degno di miglior causa, si nascondono timori di perdere poltrone e potere, si cela il terrore di sopraffazione da parte di chi, Maddalena pentita non è, cerca asilo sotto la volta di un nuovo ed accogliente tempio ben sapendo – ancora prima di entrarvi - di trovare e di incontrare altri… peccatori e ben immaginando, al tempo stesso, un domani di resurrezione per sé e per i suoi. Dopo tanto sbraitare, dopo tanti “se” e “ma”, dopo aver minacciato di mandare al rogo quanti fossero contrari al loro illuminato pensiero, i “puritani” di estrazione finiana sono stati costretti ad adeguarsi (“vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole….”) in cambio di qualche poltroncina e qualche sgabello. Tutti insieme si stringeranno intorno all’uomo che soltanto qualche ora prima era stato dipinto come l’immagine del… male assoluto. Che figura!

 

 I "BADOGLIO" DI CASA NOSTRA

15-03-09 - Con un congresso farsa, non molto dissimile da quello che dette il via alla cosiddetta svolta di Fiuggi, Alleanza Nazionale anche in Irpinia ha fatto calare  il sipario sulla propria storia buttando nel cestino anni di presenza significativa tra la gente grazie a quanti al movimento di Giorgio Almirante hanno dedicato passione e sacrifici. Rinnegando storia ed uomini, i seguaci di Fini, nascondendosi dietro il facile scudo della modernizzazione della politica, hanno inventato qualcosa di nuovo che sicuramente non ha e non può avere nulla in comune con lo storico partito di destra fondato all'indomani del secondo conflitto mondiale. E' falso affermare che nel nuovo soggetto politico, il PdL, continueranno a vivere gli antichi valori del Msi, è una menzogna che ha l'unico scopo di frenare l'inevitabile emorragia di voti e consensi che renderà ulteriormente ininfluente l'azione di Fini e compagni all'interno del calderone berlusconiano. Togliere dalla scena nazionale un partito senza ascoltare, con trasparenza comportamentale, la base è un atto di pirateria politica che neanche nei paesi sudamericani trova riscontro, è un atto di prepotenza e di prevaricazione che offende i principi elementari della democrazia, è un atto di assoluto dispregio di militanti ed elettori trattati a mo' di zavorra da un Fini sempre più irriconoscibile rispetto a quanto immaginato da Giorgio Almirante. Cosa diranno di questa sciagurata decisione alleatina di chiudere con la storia i familiari di quei giovani rimasti massacrati sul selciato solo perché di destra? Abbiano il coraggio questi novelli Badoglio, di cui anche l'Irpinia ha una nutrita rappresentanza, di chiedere scusa a quanti hanno sofferto per quei valori che con un congresso farsa si intenderebbe annientare, abbiano l'onestà di lasciare tutto ciò che non appartiene più al loro esistere politico ed ideologico, abbiano il pudore di non identificarsi più come gente di destra, ormai sono una cosa diversa e come diversi andranno considerati da quanti credono ancora nei valori e negli ideali di destra, una destra moderna che ha il coraggio e l'intelligenza di guadare avanti senza però tagliare le radici con il proprio passato. Ma soprattutto i novelli Badoglio irpini abbiano il buon senso di andare a deporre, sia pure di notte tempo, un fiore sulla tomba che a Nusco raccoglie i resti di Francesco Cecchin buttato giù  da un muro da militanti comunisti, nel quartiere Trieste di Roma. Era il 28 maggio 1979. Dopo ben 18 giorni di agonia il cuore del giovanissimo Francesco si fermò. I novelli Badoglio irpini, che della tragica fine di Cecchin si sono persino serviti per motivi di bieca strumentalizzazione, sappiano che in Irpinia, come nel resto del Paese, la chiusura fisica di un partito non significa automaticamente l'eradicazione di un'idea e sappiano anche che alla lunga chi rinnega sarà rinnegato.

 

LA DESTRA E' PRONTA

01-01-09 -Il 2008 ha chiuso i battenti lasciando negli scaffali dei partiti che in Irpinia si riconoscono ancora nei due poli rovine di ogni genere. Rovine di idee, di cultura e di uomini. La politica fatta di passione ed ideali negli ultimi mesi è rimasta miseramente sopraffatta dal gusto del mercanteggiare, del dispetto, della ripicca. Enti locali buttati alle ortiche per mettere alla gogna questo o quel personaggio, cicli amministrativi traumaticamente interrotti in virtù di accordi incestuosi e sorretti esclusivamente da uno squallido ed inquietante trasformismo, presidenze di enti di servizio perseguitate perché gestite da “non allineati”, interferenze improprie sugli assetti partitici da parte di entità istituzionalmente destinate a curare equilibri di ben diversa natura. Questo e ancora altro viene consegnato al 2009 dalle cronache dell’anno che ormai è andato in archivio, un anno che ha visto – bisogna dirlo senza alcuna remora - esponenti di prima grandezza (si fa per dire!...) e mezze cartucce del centrosinistra e del centrodestra esibirsi in sceneggiate che hanno prodotto l’unico effetto di generare sconcerto e disorientamento nelle varie comunità della provincia. Come non ricordare la rissosità e la confusione identitaria che hanno spadroneggiato nei due maggiori schieramenti politici, accomunati alla fine dal disgusto dell’opinione pubblica nella torre di Babele! Come non ricordare che personaggi venuti dal nulla hanno scippato al generoso cronista l’onore della prima pagina soltanto per contestare l’avversario di turno, guardandosi bene dal suggerire o dall’impostare soluzioni o progetti alternativi! Come non ricordare che stucchevoli convegni – della serie parole, parole, parole… - organizzati e pompati con l’unico scopo di apparire e di parlare, spesso con clamorosi danni grammaticali e sintattici, mai o quasi mai sono stati ideati per costruire un qualcosa di utile e di fruibile per il cittadino della strada. Questo è il retaggio politico che la cosiddetta classe dirigente consegna al nuovo anno. C’è poco da stare allegri!  Fino a quando ruderi e metodi della Prima Repubblica (e reperti di questo genere abbondano sull’uno e sull’altro fronte dello scacchiere politico) continuano a campeggiare sulla scena provinciale è azzardato sperare in un domani diverso dove possa trovare cittadinanza “chi è” e non soltanto “chi ha” o addirittura “chi dà”, dove i rappresentanti di un popolo sempre di più meno sovrano possano servire la res publica e non servirsene per fini personali, dove i fannulloni della politica siano messi da parte in primis dalle rispettive organizzazioni di appartenenza. L’Irpinia ha bisogno di vigorosi slanci di generosità amministrativa, di gente cioè idonea – sul piano morale e sul piano culturale - a dedicarsi alla gestione del territorio intero e delle sue molteplici esigenze. Esigenze ambientali, strutturali, economiche e sociali. A queste esigenze la nostra destra, la destra sociale che nulla ha in comune con salotti dorati e palazzi arabescati, guarda con particolare attenzione. Una destra, quella di Storace, che anche in Irpinia si è detta pronta a battersi – da sola o in compagnia, questo poco conta – per la ripresa socio-economica della nostra amata terra, una ripresa che dovrà essere imperniata innanzi tutto sulla individuazione della gente giusta nei posti giusti, sulla capacità di mettere nelle condizioni di non nuocere quanti con gli Irpini non hanno nulla da condividere, sulla messa al bando del clientelismo mortificante, sul controllo rigoroso della gestione della miriade di enti e carrozzoni vari che operano in provincia assicurando benessere e prebende ai soliti amici di merenda. Questa è la destra con cui dovrà confrontarsi chi intende segnare una concreta discontinuità rispetto ai metodi ed alla cultura gestionale del passato, questa è la destra che non esiterà un solo istante a confrontarsi con l’opinione pubblica in ordine alle problematiche legate al quotidiano, questa è la destra che non porrà paletti al coinvolgimento di quanti effettivamente vorranno lavorare per l’Irpinia e per gli Irpini, con disponibilità, dedizione ed impegno sociale. Nel segno di una rinnovata cultura di governo.

 

IL VIZIETTO

15-07-08 - Gianfranco Rotondi è indubbiamente un politico di razza, degno allievo ed intelligente emulo di quel Fiorentino Sullo che per molti sopravvissuti della vecchia Democrazia Cristiana, da Ciriaco De Mita a venire avanti, è stato un prezioso padre spirituale sul piano della tecnica del potere ed un ottimo maestro sul piano della conquista del potere in regime di democrazia. In assenza di quel personaggio, discusso e discutibile per molti versi, la società irpina avrebbe avuto qualche avvocato in più a tempo pieno, qualche maestro elementare o docente universitario in più in cattedra, qualche dirigente d’azienda in più in servizio permanente e così via, ma sicuramente non avrebbe beneficiato (si fa per dire!) dei servigi di una lunga teoria di operatori della politica. Così non è andata e di conseguenza il seme gettato da Sullo continua a germogliare, le spore del suo pensiero, andate disperse nei meandri e negli anfratti del politicume, resistendo a condizioni ambientali avverse continuano a produrre. Cosa? Contraddizioni, doppiogiochismi, fariseismo, ambiguità: un miscuglio di sentimenti, cioè, e di comportamenti che, tipici della cosiddetta Prima Repubblica, vanno infestando anche l’attuale fase della vita politica nazionale che tutti vorrebbero – con attori autenticamente legati alla gente e comunque al di sopra di ogni sospetto – ispirata alla gestione corretta e moderna dei grandi temi (dalla tutela dell’ambiente alla individuazione di nuove risorse energetiche) che attraversano l’Europa. Gianfranco Rotondi di Fiorentino Sullo è stato il più fedele interprete, il più sincero estimatore, il più appassionato cantore, ma dell’Uomo di Castelvetere ha ereditato un “vizietto”: quello di pretendere di andare avanti guardando all’indietro. E così, lui ministro di un governo di centrodestra ed uomo di fiducia di Berlusconi, ha l’amenità di affermare (dal Corriere del 10 luglio u.s.): “O il Pdl è il centro aperto persino a Sinistra come era la Democrazia Cristiana, oppure non ha avuto senso l’aver sciolto le nostre esperienze. La mia definizione per il Pdl è quella degasperiana, di un partito di centro che guarda a sinistra”. Delle due l’una: o Gianfranco è un “infiltrato” alla corte di Berlusconi o il suo orologio ha le lancette ferme. Tertium non datur!(

 

lo squaglia-squaglia

28-04-08 - A ferire Ciriaco De Mita non è stata tanto la sconfitta sonora rimediata nell'ultima vicenda elettorale (un vero flop!) quanto il prevedibile squaglia-squaglia di  personaggi che  per anni hanno bivaccato alla sua corte e che sotto la sua protezione hanno raggiunto posti di potere invidiabili   e soprattutto ben remunerati.  Il king di Nusco non immaginava lontanamente che sindaci di piccoli e grossi comuni, amministratori di enti di servizio, presidenti di comunità montane, primari di centri ospedalieri e così via gli avessero fatto lo "sgarbo" di non seguirlo e sostenerlo nell'avventurosa e non riuscita scalata a Palazzo Madama dopo essere stati per interminabili lustri assidui cortigiani dei suoi palazzi (di potere!). Quando si è girato dietro per vedere chi lo seguiva, poveraccio lui, si è reso conto di andare da solo o quasi lungo un sentiero che lo ha portato alla fine.  Sarà un caso, ma una circostanza quanto meno è singolare ed ha fatto discutere oltre che riflettere: a rifiutare solidarietà a De Mita è scesa in campo tutta la schiera che si riconosce ancora in Nicola Mancino. "Oggi a me, domani a te": sarà stato l'amaro commento dell'ormai  "fu king" di Nusco.

 

MILIARDI AL VENTO

26-05-2008 -La riqualificazione urbanistica di Avellino, quando i cantieri in corso d'opera verranno definitivamente chiusi, sarà caratterizzato da un caos viario di enormi proporzioni: è quanto prevedono studiosi e gestori dei flussi veicolari cittadini. In una città priva di un sufficiente patrimonio di arterie interne tale da poter consentire validi percorsi alternativi e per giunta priva di ampie aree, coperte e non, da destinare a parcheggi pubblici, l'ipotesi progettuale posta alla base del riassetto urbano risulterà inadeguata alla prova dei fatti: il punto forte di tale ipotesi - la realizzazione di una vasta isola pedonale che vede coinvolta la zona centrale della città - risulterà alla fine il punto dolens dell'intero e costoso intervento che sicuramente non consegnerà con sentimenti di rimpianto alla storia di Avellino l'Esecutivo municipale che si è reso responsabile del discutibile intervento urbanistico. Non è azzardato prevedere che a cantieri chiusi futuri amministratori saranno costretti dall'opinione pubblica ad apportare - ovviamente con l'impiego di altro denaro pubblico - i necessari correttivi per garantire ai cittadini, siano essi pedoni o automobilisti, la possibilità di muoversi in città con una certa facilità. La carenza dell'intero ed esteso intervento è rappresentata anche dal fatto che la chiusura al traffico veicolare della zona centrale della città produrrà un inevitabile intasamento lungo le strade collaterali rispetto all'ampia isola pedonale, strade che per essere dalle dimensioni alquanto contenute saranno "bombardate" da un pericoloso ed inevitabile inquinamento atmosferico provocato dal  conseguente accentuato flusso veicolare. Nel frattempo proliferano le antenne. (26-05-08)

 

LA VICENDA RIFIUTI

01-01-2008 - La vicenda dei rifiuti si è caratterizzata per la sciagurata irresponsabilità dei titolari delle varie strutture pubbliche e private messe in campo per fronteggiare l’emergenza. Irm, consorzi, Cosmari, Cdr, stoccaggio, trasferenza, compostaggio è stato un rincorrersi di “voci” e di sigle dietro le quali – alla luce di quanto accaduto nel corso di lunghi mesi – è emersa la  totale incompetenza gestionale ed incapacità tecnica. Tutti contro tutti, in un vergognoso gioco a scaricabarile che ha messo a pezzi l’economia della provincia ed a dura prova la forza di sopportazione delle popolazioni. A trionfare sui cumuli di immondizia sono stati i politici, pronti ad occupare ben remunerate poltrone ma sicuramente insensibili di fronte all’insofferenza dei cittadini, in particolar modo dei commercianti.  Ed in questo bailamme che fine ha fatto Bassolino? Resta dove sta, cambiano i colori della chioma ma non cambia la sua dimora. Evidentemente, il Governatore ha la protezione di… San Gennaro. 

 

LA CASTA IRPINA

 09-10-07 - Di privilegi la classe politica dominante in Irpinia, dal dopoguerra a venire avanti sempre di fede democristiana, ne ha goduti a iosa. Ed il regime caro ai Sullo ed ai De Mita,  nonostante tutte le evoluzioni (o involuzioni ?) ideologiche e partitiche degli ultimi tempi, continua a sopravvivere nelle valli e sulle colline della provincia avellinese. Mediocri impiegati elevati al rango di dirigenti di enti pubblici, maestruncoli di borgata portati alla guida di strategiche strutture ministeriali, mediconzoli di campagna chiamati a dirigere complesse attività nella sanità pubblica, modesti funzionari dello Stato immessi nei circuiti dell'alta burocrazia (e l'elenco potrebbe andare all'infinito) non sono altro che episodi legati alla disinvolta gestione della cosa pubblica  i cui benefici sono caduti come manna sulle tavole imbandite dei "compari" e "comparielli" dei gestori stessi del potere. Qualche tempo fa a  Roma si gridò allo scandalo per appartamenti di proprietà di enti pubblici non economici (parastato) ceduti a prezzi stracciati a questo o quel personaggio politico. Ben poca cosa rispetto a quanto avvenuto in Irpinia dove intere colline sono state devastate e sventrate per consentire al "fortunato" del momento di avere vedute panoramiche dalla propria residenza o accessi di comodo alla stessa. E ancora: turbarsi per una nuora assunta dal proprio suocero in un ente di servizio ci appare una reazione, sia pure comprensibile, sproporzionata se raffrontata al silenzio assordante che per anni ha circondato il tristo fenomeno delle facili pensioni di invalidità accordate con estrema facilità, persino ad una giovane signora per una banale scivolata su una... buccia di banana! In Irpinia la "casta" politica ha radici profonde, lo sanno anche le pietre di questa terra, lo sanno persino cattedratici operatori dell'informazione, omertosi in quanto  intruppati essi stessi nella "casta".  Lo squallido scenario non muterà fino a quando un certo modo di intendere la politica non sarà neutralizzato da una nuova cultura gestionale, più europea e meno... irpina. 

 

LA SCAMPAGNATA DELL'ASSESSORE

09-10-07 - Singolare documento inoltrato da un portaborsa dello staff dell'Assessore ai Lavori Pubblici della Regione Campania ai dirigenti del settore di competenza. Questo il testo della nota trasmessa ai.... subalterni di fracchiana memoria: "Si informano le S.S.L.L. che l'assessore Enzo De Luca terrà una conferenza congiunta con il presidente Antonio Bassolino ad Avellino presso l'Hotel De La Ville. In merito si rappresenta la necessità di dare la massima visibilità all'Amministrazione regionale favorendo la partecipazione di non meno di trenta unità per ciascun settore. Quest'area garantisce la copertura delle spese di trasferta che saranno liquidate direttamente dalla stessa avendo però cura che codesti settori autorizzino trasferte collettive per almeno quattro unità per ogni auto. Ciò stante, vorranno le S.S.L.L. fornire via fax in giornata l'elenco dei dipendenti che dovranno partecipare alla conferenza. In caso di una partecipazione di personale inferiore a trenta unità si invitano le S.S.L.L. a fornire le motivazioni che non consentono di disporre in tal senso. Si confida nella partecipazione delle S.S.L.L.". La nota - quasi una cartolina-precetto - ha provocato la reazione e l'indignazione di numerosi esponenti della CdL che ad alta voce hanno chiesto le dimissioni dell'assessore regionale Enzo De Luca il quale si è limitato a dire: "Io non sapevo nulla", giubilando l'incauto (?) portaborsa "a tutela del decoro e della dignità dell'Istituzione".
 

INVERSIONE DI TENDENZA

15-04-06 - Con il voto politico del 2006 sembra che l'Irpinia - liberata dal condizionamento del voto di preferenza che da queste parti per lunghissimi anni ha avuto il significato preminente di controllo della volontà dell'elettore - voglia voltare pagina. Il richiamo della foresta, cioè dei centri di poteri gestiti dalla nomenklatura della Prima Repubblica, comincia - volendo dare un significato politico ai valori numerici partoriti dalle urne - ad essere meno avvertito, più flebile. Chi pensava che nella terra della "balena bianca" - sempre più simile al rifugio di afflosciati pachidermi - le difficoltà gestionali del governo Berlusconi si tramutassero in un plebiscito di voti a favore della variopinta coalizione di centrosinistra è andato deluso, finendo con l'attribuire la non sconfitta del centrodestra alla capacità mediatica del Cavaliere di Arcore. Nulla di più stolto! Che Berlusconi con la sua passione e la sua veemenza abbia dato la "carica" al corpo elettorale è fuori di discussione; che Berlusconi abbia "stanato" quanti per pigrizia o per indifferenza avevano deciso di disertare le urne è indiscutibile, ma attribuire tout court alle ben note doti di comunicatore del Cavaliere la tenuta del centrodestra sa di ipocrisia e di scarso senso della realtà. Perché non dire, invece, che l'elettorato moderato non si è riconosciuto in uno schieramento, quello prodiano appunto, che è risultato composto da tutto e dal contrario di tutto? Perché non dire che nell'Unione al fianco dei garantisti sono scesi in campo i giustizialisti, al fianco dei cattolici gli atei, al fianco dei liberali i leninisti, al fianco dei tradizionalisti i fautori dei pacs? Di fronte a questo scenario i cittadini-elettori hanno fatto prevalere i sentimenti sui risentimenti non accordando a Prodi & C. quella messe di voti che i sondaggisti (?) avevano pronosticato. Su questa situazione generale si è innescata a livello locale, sia pure in maniera soft, una forma di rigetto nei confronti della vecchia e datata classe politica,  apparsa - mai come in questa vicenda elettorale -  superata ed obsoleta.

COTTURA A FUOCO LENTO PER LA DE SIMONE

02-02-2006 - Gli uomini della Margherita, sotto l'attenta regia di Ciriaco De Mita, stanno cuocendo a fuoco lento il Presidente dell'Amministrazione provinciale, la diessina Alberta De Simone che continua ad essere oggetto di strali velenosi ed avvelenati fiondati  ingenerosamente dai cosiddetti alleati centristi. Libido di egemonia e istinto di sopravvivenza sono alla base dei comportamenti arroganti e demolitori degli eredi dell'ormai defunta Democrazia Cristiana (ogni tentativo di far rivivere la "balena bianca", comunque e dovunque posto in essere, è semplicemente patetico). Accusata di incoerenza politica, la De Simone finge di non allarmarsi più di tanto per ciò che le capita e di non avvedersi del vuoto che quelli della Margherita, giorno dopo giorno, le vanno facendo intorno. Ingenua, spera di bypassare la tempesta e di giungere indenne al termine del ciclo amministrativo.

 

De Mita boccia la Provincia: È un pantano!

07-08-05 - Questa volta Ciriaco De Mita l'ha sparata grossa. Non soddisfatto - evidentemente per motivi di bottega - della gestione dell'Amministrazione provinciale affidata alla parlamentare diessina Alberta De Simone, l'ex Presidente del Consiglio dei Ministri della Prima Repubblica ha denunciato: "La De Simone era stata indicata come punto di equilibrio politico, ma si tratta, evidentemente, di una mediazione pasticciata che sta determinando una sorta di pantano politico che s’allarga sempre più. Ho la sensazione che in questi vecchi comunisti sia andata via la convinzione che il comunismo non c'è più, mentre è rimasta l'arroganza di chi continua a credere che loro siano portatori di progresso. Senza un dialogo costruttivo, senza la competizione di idee, senza ricerca di dialogo, non si va da nessuna parte. Noi, per la nostra storia, siamo sempre stati disponibili al dialogo. Ma l'insidia è legata al fatto che c'è qualcuno che, di contro, è stato sempre abituato alle imposizioni e all'arroganza". Con questi nobili "sentimenti" l'Unione ha la presunzione di essere l'alfiere del nuovo.

 

TUTTI CONTRO TUTTI

07-08-05 -Un rovinoso e devastante diluvio di comportamenti irresponsabili sta investendo la cosiddetta classe dirigente avellinese. Nel centrosinistra come nel centrodestra da tempo è in atto una singolare gara tra gli addetti ai lavori - ovviamente tra quelli che contano -  impegnati nei rispettivi schieramenti ad "abbattere", con dichiarazioni al vetriolo e con inciuci da cortile, non l'antagonista politico bensì il "compagno" di partito. Un "tutti contro tutti" che investe di colori squallidi l'intera nomenklatura delle organizzazioni partitiche, siano esse di destra che di sinistra. Questa brava gente che con mezzucci ed intrighi vari è riuscita a prendere il timone dei partiti - un tempo non lontano laboratori di idee e di progetti - non pensa ad altro se non ad assicurarsi un percorso agevole che  - senza eccessivi intoppi - possa condurre comunque alla "conquista" di una facile candidatura e quindi di una comoda e ben remunerata poltrona. E perché ciò sia possibile è necessario eliminare concorrenti "interni", tenere fuori dalle segrete stanze esponenti della società civile, attivare rapporti interpersonali e trasversali che ben poco hanno a che vedere con la logica politica e con la cultura democratica al tempo stesso. Una pratica che alla distanza genera tra iscritti e simpatizzanti delle varie sigle partitiche fenomeni di disaffezione prima e di disimpegno subito dopo. Alla base di quanto sta avvenendo indubbiamente vi è la cattiva interpretazione del sistema maggioritario e soprattutto la sua cattiva applicazione che, nel privare il cittadino della facoltà di scegliere e quindi di selezionare, ha concesso ai cosiddetti responsabili dei partiti il "diritto dell'imposizione", facendo di questi personaggi degli autentici despoti a confronto dei quali i segretari del partito fascista erano dei liberali maestri di... democrazia. 

 

OPPORTUNITA' MANCATE

 14-01-05  - Del nuovo strumento urbanistico ad Avellino si parla da lunghissimi mesi se non addirittura da anni. Intorno a questo complesso e non facile da sfogliare capitolo della pubblica amministrazione ruotano interessi di varia natura, in parte legittimi ed in parte sostenuti da spinte speculative. Della complessità della vicenda ne sa qualcosa l'ex sindaco del capoluogo irpino, Antonio Di Nunno, costretto alle dimissioni per essere entrato in rotta di collisione con il vecchio apparato democristiano proprio sul Prg. Il che la dice lunga sul significato che viene assegnato al nuovo assetto urbanistico che si intende dare alla città. A parte queste considerazioni che riguardano il substrato politico che è alla base della discussione amministrativa in atto, discussione che vede accomunati in maniera trasversale gruppi appartenenti ad opposte barriere ideologiche, va detto che gli amministratori comunali di Avellino che si sono avvicendati dal 1943 - epoca del disastroso bombardamento anglo-americano che distrusse il centro urbano - al dopoterremoto del 1980 che fece altre macerie, non hanno avuto l'intelligenza e la cultura di cogliere l'opportunità data loro da due tragici eventi per poter immaginare e disegnare con gradualità una nuova città. Una città con moderni criteri urbanistici e, soprattutto, più vivibile sotto l'aspetto estetico. Perché, diciamola tutta, Avellino così come oggi è, con edifici non allineati, sbilenchi  e per giunta realizzati con tipologie spesso in contrasto tra loro, sicuramente non soddisfa le esigenze del buon gusto. E' una città "brutta" che rende difficile quel vivere insieme che caratterizza la vita di molte piccole realtà italiane.

 

ALLEANZA NAZIONALE: FEELING TRA D'ERCOLE E IANDOLI

14-11-2004 - Con estremo e razionale compiacimento apprendo dagli organi di informazione che l’antica querelle che per anni ha diviso Franco D’Ercole, Consigliere regionale uscente, e Modestino Iandoli, commissario in pectore della Federazione provinciale di Alleanza Nazionale, è giunta finalmente al capolinea della logica, una logica politica prima che partitica. L’aver riconosciuto all’ex Presidente irpino del partito di Fini capacità di “dirigente di valore” fa onore all’onestà intellettuale del Presidente della Commissione Statuto della regione Campania e nello stesso tempo rende giustizia a chi – forse mal consigliato - fu messo nelle condizioni soggettive di lasciare la guida del partito. Questo, ormai, appartiene al passato, un passato che è dietro le spalle di tutti. L’avvenire ha un nome ed una data: elezioni regionali 2005. La ritrovata sintonia tra i due esponenti di Alleanza Nazionale in provincia di Avellino non può che risultare utile all’intera Casa della Libertà proprio in virtù del radicamento che il movimento della Destra italiana – a differenza di altre formazioni della coalizione - ha sul territorio provinciale. Una considerazione ad alta voce, comunque, va fatta: se al rigenerato feeling – sicuramente germogliato senza “se” e senza “ma” – s’intende dare un significato politico oltre che strategico, è necessario che i due antagonisti di ieri, superata ormai la lunga e sterile stagione de “i separati in casa”, si adoperino per mettere in campo, unitamente alle loro personali presenze, il meglio che il repertorio alleatino ha in Irpinia. E quindi penso a Giuseppe Mastandrea ed Andrea Pelosi di Ariano, a Giuseppe Ragucci di Cervinara, ad Antonio Prezioso di Atripalda, a Nando De Feo di Serino, ad Eugenio Lettieri di Solofra, a Raffaele Napoletano ed Emanuele Litto di Baiano, e l’elenco potrebbe continuare. Tutti amici che risultano bene inseriti nel tessuto sociale delle loro rispettive sedi di appartenenza e quindi capaci di dare linfa e assicurare consensi ad Alleanza Nazionale. Appare ovvio, però, che se nelle prossime scelte dei candidati dovesse prevalere il principio del… salvavita, cioè tenendo fuori chi può insidiare questa o quell’altra candidatura di partito, il rinnovato feeling non troverebbe credito presso la base del partito che alle urne potrebbe preferire una bella scampagnata in montagna. Fenomeno questo che si sta verificando da tempo sull’intero territorio del Paese, con conseguenze disastrose proprio per Alleanza Nazionale che vede così sfumare nel nulla quelle potenzialità di consensi che i sondaggi pur le attribuiscono. Ben venga, quindi, questa definitiva stretta di mano tra D’Ercole e Iandoli se è finalizzata alla crescita dell’intero movimento: essa sarà tanto più compresa ed apprezzata dai militanti di periferia – realtà geografica da tempo ignorata – quanto più evidente e palese risulterà la ritrovata sintonia e quanto più chiara verrà fuori la strategia del partito che i due amici – alla luce del sole - andranno ad indicare all’opinione pubblica della provincia.

 

AN IN IRPINIA: QUALE FUTURO?

14-11-2004 - In molte circostanze della vita associativa di un partito il silenzio o l’accettazione supina e distratta di quanto avviene all’interno potrebbe – alla lunga – apparire all’esterno come omertà e quindi tradursi in connivenza. Poiché l’omertà non mi appartiene, forse in virtù della deformazione professionale nel tempo acquisita nella pratica giornalistica, e poiché rifiuto la connivenza, sicuramente in omaggio agli insegnamenti umanistici avuti al “Colletta”, non posso continuare a tacere in ordine a quanto sta avvenendo nel variegato, sia pure angusto, mondo del centrodestra in Irpinia. Il mio tormento è Alleanza Nazionale, cui – in segno di continuità con le esperienze maturate nel vecchio Movimento Sociale italiano – mi sento di appartenere, non tanto sul piano squisitamente ideologico (la cosiddetta “rivoluzione” di Fiuggi stenta ad essere metabolizzata), quanto sul piano del posizionamento politico imposto dal bipolarismo. Partendo dalla considerazione che fare dietrologia in politica non conta nulla e lasciando ad altri il compito di svolgere stucchevoli esami retrospettivi, mi limito a produrre alcune considerazioni su ciò che è oggi il partito di Fini in provincia di Avellino al cui interno operano entità umane interessanti, qualcuna anche pregevole, sotto l’aspetto professionale, sociale, culturale, economico e così via, ma tutte entità – nessuna esclusa – affette da un protagonismo sfrenato ed irrazionale che alla fine non fa che arrecare nocumento all’intera organizzazione. La cultura del “gioco di squadra” praticata con successo dalla vecchia Democrazia Cristiana – quella di Ciriaco De Mita e sicuramente non quella di Fiorentino Sullo – dovrebbe insegnare a quanti oggi transitano, pochi per vocazione e molti in cerca di avventure elettorali, in Alleanza Nazionale due cose fondamentali ed interdipendenti tra loro: l’azione di un partito si cala nella realtà sociale attraverso un progetto politico che può anche non essere condiviso dalla maggioranza dei cittadini ma che risulta essenziale per la sopravvivenza del partito stesso; la realizzazione del progetto ha bisogno di tempi medio-lunghi che possono ridursi o aumentare nella misura in cui intorno ad esso si coagula o meno il “gruppo”.  In Alleanza Nazionale manca sia un progetto politico compatibile con la realtà territoriale, sia l’elemento catalizzatore – cioè il leader, figura diversa dal “ras” – capace di mettere insieme le varie “figure” del partito, di farle confrontare, di farle maturare, di far germogliare nei loro cervelli l’idea-progetto. Ed è proprio l’assenza dell’uomo-leader il male maggiore di cui soffre AN, un’assenza che, oltre a rendere evanescente l’azione politica dell’intero movimento in ordine alle maggiori problematiche della società irpina, determina perniciose emorragie destinate alla distanza a rendere pericolosamente anemico il partito di Fini in provincia di Avellino, devastato da fughe ed infestato da chiassose polemiche che non fanno altro che offendere lo spirito di sacrificio di quanti operano in silenzio, soprattutto in periferia. Quando in compagnia di alcuni amici, all’indomani della nomina di Felice Fioretti a Commissario di Federazione, tentai – mi sia perdonata l’autocitazione - di rimettere in sesto l’organizzazione della struttura, furono proprio gli alfieri della cultura tipica della “prima donna” ad interrompere il lavoro intrapreso, tra mille difficoltà ambientali, ed a vanificare quell’anelito movimentista che cominciava a ridare ossigeno alla base. Una base coraggiosa ma mortificata nelle aspettative, fedele ma avvilita nei sentimenti, disponibile ma non per questo condannata ad essere considerata a mo’ di zavorra. In quella fase vennero indicati i coordinatori dei collegi provinciali, risultati utilissimi in occasione dell’ultima tornata elettorale; partì il censimento degli eletti di An negli Enti locali; partì il tesseramento che, impostato senza preclusioni ed artifizi, fece registrare un sensibile aumento di iscritti; vi furono incontri con i responsabili territoriali del partito, incontri con la stampa, con le autorità. Poi, su tutto si volle far cadere la mannaia dell’immobilismo, fino a giungere al punto di congelare per lunghissimi mesi il tesseramento faticosamente espletato: tale gravissima "falla" – stranamente ignorata dalla direzione regionale e nazionale – è stata di recente sanata soltanto grazie all’azione del circolo territoriale di Atripalda. Si volle bloccare quell’azione di ristrutturazione - finalizzata non tanto a dare un assetto operativo al partito quanto a ricostruire il connettivo della comunità partitica – alla vigilia del voto del giugno scorso, conclusosi poi con il “papocchio” al Comune di Avellino, con la debacle alla Provincia e con la scomparsa dalla scena politica di Alleanza Nazionale. Le iniziative dei singoli iscritti, per quanto meritorie, non fanno testo. (Eu.La. )

 

LA FINE DEI "MAMMASANTISSIMA"

05-07-2004 - Coloro che sono stati per un quarantennio i "mammasantissima" della politica in provincia di Avellino vanno avviandosi progressivamente verso il declino. E' sufficiente sfogliare le preferenze riportate in Irpinia dai candidati diessini della lista "Uniti nell'Ulivo" nelle recenti elezioni europee per rendersi conto della scarsa capacità che ormai hanno gli eredi della DC rimasti a sinistra di incidere sull'elettorato. Massimo D'Alema e Michele Santoro hanno fatto a pezzi, senza grandi sacrifici, i rappresentanti sponsorizzati da Nicola Mancino e Ciriaco De Mita. Questo è il dato più rilevante sul piano politico che viene fuori dall'intera vicenda elettorale legata al voto del 12 e 13 giugno 2004. Orfana di una credibile classe dirigente intermedia capace di raccordare gli stagionati e ormai consunti ultrasettantenni con i saccenti ed imberbi pivelli, la componente ex-Dc, all'interno della Margherita e dell'Ulivo, allo stato è il soggetto politico che maggiormente vive in sofferenza l'attuale fase politica provinciale, in preda ormai ad un profondo sbandamento destinato a condurre lungo il viale del tramonto quel che resta del vecchio "scudocrociato", partito che un tempo non lontano in Irpinia totalizzava quasi il sessanta per cento e oltre dei consensi, tanto da consentirsi persino il lusso di mandare in Parlamento un Carneade piovuto dal Nord. Di questa situazione di stallo si è reso conto il furbo De Mita che, dopo aver perso molti ed importanti Comuni irpini a vantaggio della Sinistra, oggi pateticamente è "costretto" dagli eventi e dall'istinto di... sopravvivenza a non tirare più di tanto la corda con gli alleati in genere e con gli ex-comunisti in particolare. Sperando, così facendo, di portare gli uni e gli altri a condividere ancora una volta il suo "ragionamento". Si ha l'impressione, però, che così non sarà e che il king di Nusco, per sopravvivere politicamente, alla fine sarà obbligato dalle circostanze ad accettare - giorno dopo giorno - le regole che gli altri, cioè gli eredi del PCI, detteranno a lui ed ai suoi compari e comparielli. Insomma, una fine non degna per un leader che bene farebbe a ritirarsi dalla scena politica dopo averla percorsa da un capo all'altro. La situazione di estrema difficoltà in cui si dibattono gli ex-democristiani della Margherita - emersa clamorosamente in occasione delle polemiche al vetriolo scatenate con una terminologia da pollaio contro l'ex Primo cittadino di Avellino - dimostra in maniera inconfutabile che l'ex capo carismatico della Dc ormai altro non è che la testimonianza sterile di un passato destinato inesorabilmente ad essere archiviato.

 

SOFFIA IL VENTO DELLA RISCOSSA

27-06-2004 - Le particolari coalizioni elettorali realizzatesi in occasione del voto per il rinnovo del Consiglio comunale di Avellino sicuramente hanno rappresentato la novità assoluta dell'ultima chiamata alle urne, novità che si presta a due considerazioni: da una parte è esplosa clamorosamente l'incapacità dei partiti di mettere in campo schieramenti omogenei in grado - in sede di programmazione e di gestione dell'Ente locale -  di potersi rifare a linee politiche chiare e definite; dall'altra è emersa la sconfitta del bipolarismo che, immaginato come primario strumento di aggregazione posto alla base dell'impalcatura democratica, si è rivelato anche in questa circostanza  come lievito di divisioni e di incomprensioni. Quali garanzie ai cittadini potrà dare il nuovo Esecutivo municipale, che  si porterà dietro inevitabilmente le contraddizioni della sua stessa origine, è tutto da vedere e sperimentare. Non sarà impresa facile per il sindaco Galasso  (Margherita) tenere a bada anime diverse del centrosinistra e della sinistra estrema  e alleati che si sono accordati in sede di patteggiamenti finalizzati alla divisione del potere. Dalla saggezza e dal prestigio del Primo cittadino avellinese del nuovo Millennio dipenderanno le sorti dell'Ente locale e quindi della Città. Non è arduo prevedere che tutto sarà agevole fino a quando sul tappeto dell'amministrazione municipale non giungeranno temi impegnativi e caratterizzanti sul piano politico. Ripulire una strada o dare assetto ad una piazza non saranno certamente argomenti tali da far tremare le vene ai polsi di chi guiderà per i prossimi anni Avellino; il discorso diventerà difficile quando la maggioranza, nata da accordi in qualche circostanza... incestuosi e priva di uniforme collante politico, sarà chiamata a discutere in ordine a problemi - uno per tutti: il PRG - la cui soluzione  chiama in gioco diversi modi di operare strettamente legati a dottrine e scuole di pensiero diverse se non addirittura contrapposte. Nel bailamme della vigilia elettorale, però, è emerso un dato interessante che, anche se non compatibile con la cultura politica interpretata in senso stretto, non va sottovalutato: è rappresentato dalla volontà di larghi strati dell'opinione pubblica cittadina di  incamminarsi ormai lungo il sentiero della riscossa,  tagliando in maniera netta con un passato caratterizzato dall'egemonia di un "clan" che nel corso di lunghi decenni sicuramente non ha giocato a favore della dialettica e quindi della democrazia in genere. L'operazione non è riuscita, ma il primo passo è stato fatto e sicuramente è destinato a lasciare il segno.  

 

POPOLARI IN AFFANNO

05-02-2004 -La corsa per la scelta del candidato a Sindaco di Avellino è tutta in salita per l'Ulivo in generale e per la Margherita in particolare. Alla luce dei risultati del recente minitest elettorale - che per gli eredi della Democrazia Cristiana intruppati nel partito dalla sigla floreale ha avuto il significato, a livello nazionale, di una nuova batosta in termini di consensi racimolati e di poltroncine accaparrate - la componente diessina dell'Ulivo irpino, sostenuta questa volta dall'ala estrema del comunismo locale, va rivendicando, per ora a bassa voce ma non tanto, il diritto maturato sul campo di indicare un proprio adepto per la prima poltrona del Palazzo di Città. Una richiesta che appare più che legittima in considerazione di tre fattori: 1) i "numeri" che   i partiti della Sinistra gestiscono in Irpinia superano abbondantemente quelli della Margherita (e certi discorsi si fanno con i numeri alla mano); 2) dopo due gestioni consecutive a guida "popolare", nell'ottica dell'alternanza il turno dovrebbe essere appannaggio di un esponente diessino; 3)  la concomitanza del rinnovo del Consiglio comunale di Avellino con il rinnovo del Consiglio provinciale che vede l'uscente Francesco Maselli (popolare) in pole position per la riconferma essendo alla prima consiliatura,  rende più forte e quindi proponibile la richiesta della Sinistra di avere un candidato a sindaco dell'Ulivo in camicia... rossa. Chiaramente, gli eredi della Democrazia Cristiana - fortemente e vistosamente sbilanciati a sinistra - fanno sapere, attraverso messaggi... cifrati, di non essere affatto disposti a cedere all'alleato la poltrona del Primo cittadino di Avellino; secondo le solite voci di corridoio sarebbero ben lieti di barattare il Comune del Capoluogo con la Provincia, sacrificando, in altri termini, Francesco Maselli considerato, per giunta, lontano dalle grazie di Ciriaco De Mita. Se ciò alla fine dovesse avvenire, a gioire sarebbero gli Irpini, soprattutto quelli delle zone interne, che dalla Presidenza Maselli ben pochi vantaggi hanno tratto.

 

TRE POLTRONE IN GIOCO

05-02-2004 - Grande attenzione viene riposta in questa vigilia elettorale alla composizione degli schieramenti che dovranno affrontarsi per la conquista  di tre importanti poltrone in gioco: la Presidenza della Provincia, la leadership al Comune di Avellino e la guida al Comune di Ariano Irpino. Tre poltrone che poggiano su storie diverse, tutte comunque riconducibili al cattivo uso della gestione della cosa pubblica fatto dai partiti dell'Ulivo, singolarmente e collegialmente. Le vicende avellinesi sanno dell'incredibile: un sindaco - democristiano prima e popolare dopo - è stato costretto (sic!) a buttare la spugna per non soggiacere ai capricci ed ai diktat  di quanti si considerano ancora, malgrado tutto, padri e padroni della scena politica locale. Interferenze di varia natura - che sono esplose clamorosamente in sede di discussione del Piano Regolatore Generale della città Capoluogo - hanno indotto il Primo cittadino di Avellino, Antonio Di Nunno, a lasciare il campo ed a ribellarsi, in maniera altrettanto clamorosa, ai suggeritori non occulti delle interferenze stesse. Di Nunno, è facile prevedere, sarà l'accusatore più duro di De Mita e Mancino nel corso di una campagna elettorale che si preannuncia al vetriolo. L'ex Primo cittadino non perdonerà ai due di aver intralciato l'azione dell'amministrazione comunale che, sorta sulla base di enormi difficoltà finanziarie e con grandi opere lasciate incompiute dalle precedenti gestioni, stava terminando dignitosamente il ciclo naturale. Giochi di palazzo, condotti avanti da esponenti dell'Ulivo, hanno minato anche il Comune di Ariano Irpino dove le "furbizie" del  sindaco Domenico Covotta non sono state sufficienti ad evitare lo scioglimento anticipato dell'assise cittadina. Discorso solo in parte diverso per l'Amministrazione provinciale il cui Presidente, il popolare Francesco Maselli, osteggiato dai diessini, tenuti per l'intera consigliatura fuori dalla stanza dei bottoni, non ha avuto dalla sua il sostegno del partito di appartenenza. Il che ha creato negli ultimi tempi situazioni di evidenti fibrillazioni all'interno di Palazzo Caracciolo. Tre poltrone in gioco, quindi, che sono l'emblema di quanto modesta sia la cultura di governo degli uomini dell'Ulivo. Con questi uomini dovranno misurarsi i partiti della Casa della Libertà il cui successo è legato alla capacità che avranno di presentare al corpo elettorale espressioni credibili del  mondo politico e della società civile.

 

DI NUNNO CONDANNATO IN... CONTUMACIA DAL SUO PARTITO

28-08-2003 - Il sindaco di Avellino, Antonio Di Nunno, è stato condannato… in contumacia dal suo stesso partito con uno stile tipicamente leninista, rimanendo così vittima di quei sistemi prevaricatori di cui l’ex Democrazia Cristiana per lunghi decenni ha fatto uso in Irpinia. Dopo il processo sommario al sindaco eletto dal popolo, la Margherita  ha il dovere di trasferire il dibattito politico dalla grigia sala di partito nell’aula consiliare, ponendo fine ad una vera e propria “tarantella” che offende un’intera città e che ha visto come protagonisti i vecchi “elefanti” dell’antico regime democristiano in terra irpina, da De Ciriaco De Mita a Gerardo Bianco. La Margherita ha il dovere di spiegare ai cittadini i veri motivi della crisi generata proprio dalle faide esplose al suo interno; Di Nunno, da parte sua, dopo la sfiducia recapitagli dalla stampa, ha il dovere nei confronti degli  elettori tutti di vuotare il sacco fino in fondo, di dire ciò che il suo partito non dice e di lasciare il campo se effettivamente vuole liberare la città da quanti lui stesso non ha esitato a definire i “mammasantissima” della politica avellinese. “La crisi al Comune di Avellino – ha detto Felice Fioretti, commissario provinciale di Alleanza Nazionale - è la crisi dell’intero centrosinistra, è la crisi di un sistema già bocciato in moltissime realtà italiane”.  

 

DI NUNNO NON CI STA

21-06-2003 - La misura è colma. Il Primo cittadino di Avellino, Antonio Di Nunno, ex democristiano doc ed oggi esponente della Margherita, senza mezzi termini - come del resto è suo costume - pone sul banco degli imputati  l'ex Presidente del Consiglio dei Ministri, Ciriaco De Mita, e l'ex Presidente del Senato, Nicola Mancino. L'uno e l'altro responsabili di avergli remato contro e di averlo ostacolato nella gestione del Palazzo di Città. "Non meritano il nostro voto, per una vita abbiamo sbagliato a votarli, ci hanno tradito in pieno. E io, non li voterò più". Parola di Sindaco. Un Sindaco, che al termine del secondo mandato, è apparso più che mai deciso a non accettare i condizionamenti politico-istituzionali di quelli che possono ormai essere indicati come suoi ex amici. In realtà, Di Nunno sta pagando le incomprensioni e le contraddizioni che hanno caratterizzato, fin dal suo nascere in Irpinia, l'Ulivo reso asfittico dalle rivalità tribali, mai sanate, tra gli ex comunisti e gli ex democristiani. In vista delle elezioni amministrative della prossima primavera tutti i malesseri che da tempo covavano sotto la cenere stanno emergendo in maniera dirompente, travolgendo tutto e tutti. A rendere più incandescente la situazione è la decisa volontà dei diessini di indicare un uomo della Quercia come sostituto del sindaco uscente.  E questo bailamme generato dai partiti dell'Ulivo inevitabilmente ha coinvolto l'Amministrazione comunale del Capoluogo che è in piena crisi, una crisi che fa intravedere all'orizzonte il germogliare di formazioni autonome pronte a scendere in campo fuori da schemi politici e logiche partitiche.

 

DE MITA, UN LEADER SENZA DOMANI

27-04-2003 - L'Ulivo irpino sta finendo per implosione, travolgendo nella rovinosa fine coloro che sono stati per un quarantennio i "mammasantissima" della politica in provincia di Avellino. Non saranno certamente le terapie indicate da Ciriaco De Mita in articulo mortis a salvare la coalizione di centrosinistra che, da quando ha assunto i connotati dell'Ulivo, non ha conosciuto ancora nella terra di Francesco De Sanctis una stagione di serenità e di operatività. In fondo, a rendere precaria la vita allo schieramento è stato proprio l'ex Presidente del Consiglio che non ha mai digerito di andare a banchetto con i comunisti ed i post-comunisti locali. Le sue continue, e spesso fondate, filippiche contro gli esponenti della Quercia provinciale hanno creato tra le opposte tifoserie un clima di non comunicabilità che alla distanza ha privato di ossigeno l'Ulivo, ormai in fase di completo deterioramento. Orfana di una credibile classe dirigente intermedia capace di raccordare gli stagionati e consunti ultrasettantenni con i saccenti ed imberbi pivelli,   la componente ex-Dc, all'interno della Margherita e dell'Ulivo, è il soggetto politico che maggiormente vive  in sofferenza l'attuale fase politica provinciale, in preda ormai  ad un profondo sbandamento destinato a condurre lungo il viale del tramonto quel che resta del  vecchio "scudocrociato"  che un tempo non lontano totalizzava quasi il 60% dei consensi, consentendosi il lusso di mandare in Parlamento un Carneade piovuto dal Nord. Di questa situazione di stallo si è reso conto il furbo De Mita che, dopo aver perso molti ed importanti Comuni irpini a vantaggio della Sinistra, è stato "costretto" dall'istinto di... sopravvivenza a non tirare più di tanto la corda con gli alleati in genere e con gli ex-comunisti in particolare. Sperando, così facendo, di portare gli uni e gli altri a condividere ancora una volta il suo "ragionamento". Si ha l'impressione, però, che così non sarà e che il king di Nusco, per sopravvivere politicamente, sarà obbligato dagli eventi  ad accettare le regole che altri detterà. Insomma, una fine non degna per un leader che bene farebbe a ritirarsi dalla scena politica dopo averla percorsa da un capo all'altro. La situazione di grande difficoltà in cui si dibattono gli ex-democristiani della Margherita è emersa clamorosamente in occasione delle polemiche al vetriolo scatenate contro il Primo cittadino di Avellino, reo di non accettare condizionamenti da parte di chi è fuori dal Palazzo.

 

"MASELLI, SEI UN BARBARO"

12-04-2003 - Infuria la polemica tra diessini e popolari in ordine alla gestione del contratto d'area di Avellino, gestione che starebbe addirittura sotto la lente di ingrandimento dell'autorità giudiziaria. Replicando al "popolare" Presidente della Provincia, Francesco Maselli, un dirigente diessino, Lucio Fierro, dalle colonne del quotidiano avellinese "Corriere scrive: "E’ barbarie, allora, non il comportamento di chi a viso aperto e rifuggendo dalla carta bollata e dalle scale dei Tribunali denunzia sul piano politico quello che a suo avviso non convince, assumendosi responsabilità e rischi di quanto afferma. E’ barbaro chi non ama le critiche ed è capace solo di rispondere non con argomenti pacati e razionali, che possono anche convincere l’interlocutore, ma ricorrendo a calunnie, insulti e minacce, che possono solo incattivire lo scontro politico. Ma purtroppo ogni botte dà solo il vino che contiene… Infine in conclusione, qualcosa sul diritto o meno di innalzare bandire di moralità politica. Quando si lanciano accuse di questo tipo – contro chiunque le si lanci - bisogna avere il coraggio di fare nomi e cognomi e conseguentemente assumersene le responsabilità. Se questo non è, le frasi in libertà ricadono non su coloro ai quali sono dirette, ma solo su chi le lancia, e per questa via tornano utili…. a dare conto di quanto poco si alzi dal suolo il profilo morale di chi le lancia". Cosa dire?  Questo è l'Ulivo di Avellino. Evidentemente, ogni frantoio dà solo... l'olio che contiene...

 

L'ORGOGLIO FERITO DI MASELLI

07-04-2003 - Il Presidente della Provincia - Franco Maselli, un tempo sostenitore della "destra" democristiana, oggi corteggiatore (per giunta respinto) della "sinistra" in toto - si è detto rammaricato del fatto che  Antonio D'Amato, Presidente della Confindustria, è stato in Irpinia e della sua visita non ha informato il palazzo. E nel manifestare televisivamente vivo disappunto per l'"affronto" subito, Maselli evidentemente ha fatto finta di ignorare che la presenza di D'Amato in Irpinia aveva un significato prettamente privato perché legata agli interessi aziendali che il Presidente degli Industriali italiani ha da queste parti e non ha apprezzato il fatto che - proprio per la sua stessa natura - la visita non è stata sbandierata urbi et orbi.  Forse, avrebbe voluto che il D'Amato presidente varcasse il portone di Palazzo Caracciolo per "elemosinare" interventi toccasana dell'Amministrazione provinciale a sostegno dell'azienda alle cui fortune il D'Amato imprenditore è interessato. Così non è stato, da qui l'orgoglio ferito di Maselli ed il suo... rammarico.

 

CASA DELLA LIBERTA': MANCA LA LOGICA DI COALIZIONE

26-01-2003 - La discussione, ampia e serrata, che in queste prime settimane dell’anno va interessando gli ambienti politici avellinesi in vista dei test elettorali della primavera del 2004 (rinnovo Parlamento europeo, rinnovo Consiglio comunale di Avellino, rinnovo Consiglio provinciale), vede ancora una volta il centrodestra (coalizione e singoli partiti) impreparato, privo di una tattica da porre in campo in tempi brevi e di una strategia da perseguire. Quanto è capitato in occasione delle ultime elezioni politiche, che hanno fatto registrare in Irpinia il “cappotto” dell’Ulivo proprio per l’inesistenza della cultura dell’intesa da parte delle componenti della Casa della Libertà, evidentemente non è stato sufficiente a consigliare ai responsabili provinciali di questo schieramento di cambiare con decisione rotta di conduzione e di far prevalere sui minuscoli interessi di bottega la logica della coalizione. Quanto è capitato, più recentemente, in occasione delle elezioni amministrative di Atripalda, che il centrodestra ha voluto non vincere regalando il Comune all’Ulivo, non è servito da monito a nessuno, tutti preoccupati come sono gli amici della Casa della Libertà di dare spazio a rivincite personali e partitiche che, comprensibili sul piano umano, risultano inammissibili e deleterie sul piano squisitamente politico. Non c’è logica di coalizione quando si concede spazio a situazioni individuali, non c’è logica di coalizione quando non si condividono i percorsi dell’alleato, non c’è logica di coalizione quando dalle “disgrazie” di un alleato si cerca di trarre profitto, non c’è logica di coalizione quando si ospitano, in maniera strumentale, i reietti di organizzazioni affini, non c’è logica di coalizione quando in assemblee pubbliche si fanno le… pulci agli amici di cordata. E si può andare avanti per un bel po’! Manca la logica della coalizione, ma mancano le regole nei partiti, cioè manca quel comune denominatore che dovrebbe essere il metro di condotta di tutti e per tutti. In realtà, a monte dell’avvilente situazione di non comunicabilità all’interno della coalizione di centrodestra ed all’interno dei singoli movimenti che la rappresentano vi è l’assenza totale e devastante dei partiti, intesi - secondo gli studiosi di politologia - come momento di raccordo tra la base di un movimento e il mondo esterno, cioè l’opinione pubblica. E la non comunicabilità al redde rationem, cioè ad urne aperte, inevitabilmente si traduce in clamorosi flop di cui a pagare le conseguenze immediate non sono certamente i partiti ma quanti, in nome e per conto dei partiti, accettano di scendere in campo. E così vengono “bruciate” candidature e concrete possibilità di successo dell’intero schieramento, costretto - se la musica non cambia - ad occupare all’infinito i banchi dell’opposizione. Nel frattempo intere generazioni si consumano, si logorano, si esauriscono. Tenere a bagnomaria le organizzazioni partitiche, privare le stesse dell’humus necessario per far lievitare entusiasmi degli adepti ed interessi della società, impermeabilizzare le segreterie provinciali evitando osmosi di idee e di cultura, immaginare il piccolo orticello conquistato in un’assemblea elettiva come un’oasi di pace invalicabile e chiuso alla simbiosi con il partito in nome e per conto del quale è stato possibile realizzare l’orticello stesso sono situazioni che alla distanza non pagano, sono sintomi di miopia politica e di mancanza di perspicacia operativa. Potenzialmente il centrodestra ha grandi spazi davanti, considerando anche la cattiva immagine che di sé sta dando l’Ulivo in Irpinia. Perché questi spazi possano essere occupati - nella logica democratica dell’alternanza - è necessario che le varie sigle della Casa della Libertà trovino un comune filo conduttore, ponendo alla base della loro azione il “ragionamento” caro agli insegnamenti della scuola…nuscana. La gestione degli Enti locali - sia chiaro a tutti - è fondamentale per assicurare alla coalizione presenze irpine tra i banchi del Governo centrale. E’ semplicemente velleitario pensare di conseguire risultati utili in occasione di competizioni politiche se non si avverte la necessità primaria di “conquistare” i campanili municipali. Le elezioni della primavera del 2004 sono ormai alle porte.

 

L'ANSIA DI CIRIACO DE MITA

14-01-2003 - La visita in Irpinia dell’onorevole Antonio Martusciello, Sottosegretario di Stato, ha fatto storcere il naso a più di una persona, persino a chi - per aver vissuto tutte le esperienze, non tutte profumate, della Prima Repubblica – dovrebbe essere avvezzo ai rituali che i partiti impongono e la base invoca. Chi nel passato ha avuto l’ardire di portare in giro per le contrade dell’Irpinia minuscoli personaggi catapultati addirittura da altre regioni d’Italia e li ha poi trasferiti in Parlamento con i voti della generosa gente di casa nostra privando la stessa di rappresentanti locali avrebbe dovuto avere il gusto estetico di non esibirsi in esternazioni che hanno suscitato stupore e sconcerto proprio per l’autorevolezza della fonte. Quando un politico, definito e definitosi di razza, smarrisce il senso della misura, il modus in rebus caro ad Orazio, siamo di fronte al patetico. Il che sorprende quanti, al di là delle dottrine professate e dei convincimenti ideologici, avevano di quel politico una visione ben diversa da quella che le cronache di questi giorni hanno rassegnato all’opinione pubblica e nello stesso tempo rattrista chi, fedele seguace degli insegnamenti di quel politico, si rende conto che in fondo è solo il vino che migliora invecchiando. Si dirà, ed è stato detto, che la performance di Ciriaco De Mita – è del king di Nusco che stiamo parlando – aveva uno scopo ben preciso: quello di interrompere un feeling che a livello regionale, nell’aula di Palazzo Santa Lucia, stava prendendo corpo tra esponenti della Margherita e rappresentanti del partito del Cavaliere in vista  della soluzione da dare alla crisi istituzionale che blocca da diversi mesi il Consiglio regionale; si dirà, ed è stato detto, che l’”uscita” di De Mita in realtà aveva un bersaglio ben preciso: Bassolino. Ed è noto che tra l’uomo di Afragola e l’uomo di Nusco non c’è stata mai reciproca stima. Sarà anche vera o verosimile questa motivazione data, dall’interno del palazzo, alla brutta scivolata del Nostro, sarà anche credibile l’ipotesi che accredita la mossa del nuscano  come finalizzata a creare ulteriori problemi al Governatore della Campania, ma il tutto, comunque si interpreti la vicenda, non rende onore a chi l’ha posta in essere.  Personalmente, abbiamo motivo di ritenere che alla base dell’accaduto vi siano entrambi i fattori: da una parte la libido di demonizzare l’avversario politico, e non  solo per il gusto di suscitare qualche applauso dai loggioni,  dall’altra il tentativo di bruciare qualche bronzina antifrizione della gioiosa macchina di Bassolino. Tralasciando la seconda ipotesi, più attigua al mondo dei “se”, soffermiamoci sulla prima, vedendo cioè nell’”uscita” di De Mita  il perverso tentativo di buttare fango sull’avversario politico, nella fattispecie rappresentato – e questo è l’aspetto più grave dell’intera vicenda che non è stato rilevato da frettolosi osservatori – da un Sottosegretario di Stato della Repubblica italiana, un Sottosegretario che è giunto nella nostra terra in silenzio, certamente non scortato dai carabinieri motociclisti, come pure è avvenuto in Irpinia quando il giovane De Mita era agli albori del suo carrierismo politico, un Sottosegretario di Stato che al suo attivo ha l’essere stato dipendente di un grosso gruppo finanziario nella stessa misura in cui De Mita al suo attivo ha l’essere stato dipendente dell’Eni, e si sa anche grazie a chi e per chi. A questo punto la domanda – direbbe qualcuno -  nasce spontanea: perché, dunque, tanto accanimento, e per giunta esternato con un pizzico di volgarità, contro un uomo di Berlusconi, leader del centrodestra?  La manifesta e manifestata volontà del coordinatore regionale di Forza Italia di far sventolare, con il voto amministrativo della primavera del prossimo anno, il tricolore sui pennoni di Palazzo Caracciolo e del Palazzo di Città evidentemente ha creato nel leader di Nusco un comprensibile stato di ansia, sfociato nel timore di veder violentata definitivamente quella  “logica del feudo” che proprio in Irpinia, e forse soltanto in Irpinia nell’intero contesto nazionale, sopravvive ancora a tutte le intemperie che da dieci anni vanno abbattendosi in Italia sul centrosinistra. Bassolino a parte!

 

PRG: INADEGUATO E VELLEITARIO

10-01-2003 - Il coordinamento provinciale di Alleanza Nazionale, nel corso di un incontro voluto dal presidente Modestino Iandoli, ha esaminato – alla presenza di tecnici e studiosi di urbanistica – il nuovo Piano Regolatore Generale di Avellino. Queste le considerazioni emerse: a) inadeguatezza metodologica: sulla base delle nuove norme regionali e nazionali in materia di riassetto del territorio, l’orientamento generale è di conferire agli strumenti di pianificazione urbanistica maggiore flessibilità per consentire interventi rapidi e diretti sul territorio. A tal fine, il modello di PRG descritto dal legislatore è caratterizzato da due momenti: quello strutturale (finalizzato ad individuare le scelte strategiche) e quello programmatico (finalizzato a definire gli interventi di trasformazione del territorio in archi temporali limitati). Il PRG presentato dall’Amministrazione comunale di Avellino, nel ridurre al minimo il grado di flessibilità, finirà con l’ingessare l’intero territorio comunale. b) inadeguatezza operativa: il nuovo PRG di Avellino pone tra le priorità il problema della messa in sicurezza degli edifici pubblici e privati; la risposta a tale questione è insufficiente in quanto i parametri fissati si scontrano con la reale fattibilità degli intereventi. Il paragrafo C dell’art. 15 (parametri urbanistico-edilizi) prevede, infatti, una superficie territoriale minima di intervento di mq. 10.000, il che vuol significare – in considerazione della realtà urbanistica e condominiale avellinese - la totale irrealizzabilità dell’iniziativa stessa che per avere pratica attuazione richiede la riduzione della superficie minima di intervento. c) inadeguatezza strutturale: il PRG affronta la complessa problematica legata alla viabilità in maniera velleitaria ed utopistica. Gli interventi più significativi proposti dall’Amministrazione comunale sono: 1) collegamento tra il casello Avellino-Ovest e l’ingresso in città (è una ipotesi “pensata” ad Avellino ma che è di competenza territoriale del Comune di Mercogliano!); 2) allargamento della variante Est-Ovest (i costi ed i problemi tecnici per un’operazione del genere sull’asse viario che collega Mercogliano ad Atripalda sono tali da far considerare l’ipotesi dell’Amministrazione comunale soltanto un mero fatto accademico); 3) terzo casello (si continua ad ignorare il  “non placet” della Società Autostrade); 4) strada Parco (viene privilegiato dall’Amministrazione comunale un modello di espansione che riprende quello della “periferia dormitorio”, un modello che ha già generato le aree più degradate della città). Il PRG di Avellino, così come è stato “pensato” da chi vive lontano 1000 km dalla città, riesce a sommare in sé tutto ciò che non dovrebbe essere un moderno strumento di pianificazione del territorio. Esso, infatti, da un lato mostra rigidezza e complessità di applicazione, dall’altro non fornisce indicazioni sufficienti e convincenti sul futuro sviluppo strategico della città. Il tutto potrebbe avere gravi ricadute occupazionali sull’intero comparto dell’edilizia. Di fronte alle numerose critiche ed osservazioni che negli incontri pubblici sono state mosse dagli Ordini professionali e dalle Categorie interessate,  non si è manifestata nessuna disponibilità da parte dell’Amministrazione comunale a rivedere scelte ed a correggere impraticabili procedure attuative.

 

TEATRO: SFILA IL PROVINCIALISMO

21-12-2002 - Gran galà del provincialismo irpino all'inaugurazione del nuovo teatro comunale di Avellino che porta il nome di Carlo Gesualdo (1566-1613), il "principe maledetto", amico del Tasso e madrigalista cresciuto alla corte estense di Ferrara e morto in Irpinia nella terra che ha preso il suo nome. Ben posizionati nelle primissime poltrone, accoglienti e gratuite, i vip avellinesi - o presunti tali - hanno fatto sfoggio di una goffaggine degna di un teatrino di periferia e non di un teatro che riapriva i battenti della continuità storica dopo circa un secolo. Tranne qualche rara eccezione (Gargani, D'Ercole, Iandoli, Benigni: insomma la "destra" buona irpina), il resto dell'espressione politica avellinese - gente ancora legata al vecchio regime parademocristiano e paracomunista -  è giunto in sala veramente messo male, qualcuno addirittura con le scarpe di gomma ai piedi, forse in sintonia con una stucchevole edizione in chiave moderna de Le nozze di Figaro di Mozart che ha tenuto a battesimo l'evento. Tutti, alla fine, hanno applaudito, dimostrando di non sapere chi, che cosa e perché.

 

IL "PALAZZO" ASCOLTA ALLEANZA NAZIONALE

12-12-2002 - La situazione del personale ex ufficio di collocamento passato alle dipendenze dell’Amministrazione provinciale sarà definita, con apposita delibera, nella prossima seduta dell’assise di Palazzo Caracciolo. Ne ha dato notizia l’assessore Cardillo ai Consiglieri provinciali di Alleanza Nazionale Fioretti, Iandoli e Di Meo che avevano sollevato la questione con un’articolata interrogazione.  Gli esponenti del partito di Fini avevano chiesto di conoscere: i motivi per cui il verbale di conciliazione sottoscritto dalle parti nel mese di luglio scorso non aveva ancora prodotto alcun effetto privando i lavoratori dei giusti emolumenti economici, a differenza di quanto avvenuto per altre categorie di lavoratori passati alle dipendenze dell’Amministrazione provinciale; se era intendimento dell’Amministrazione ottemperare al predetto accordo conciliativo, in che tempi e con quali modalità al fine di non determinare un’inopportuna quanto ingiustificata discriminazione tra lavoratori. I consiglieri Fioretti e Iandoli hanno incontrato i dipendenti del Centro per l’Impiego di via Cannaviello ai quali hanno assicurato il loro interessamento al fine di giungere ad una concreta e rapida soluzione della vertenza.

 

LA MARCIA DI AN VERSO IL VOTO DEL 2004

06-12-2002 - Presso il circolo territoriale di Alleanza Nazionale di Atripalda si sono incontrati i dirigenti della Bassa Irpinia del partito di Fini. L'assemblea - presieduta dal coordinatore provinciale di AN, dottor Modestino Iandoli - ha esaminato la situazione organizzativa in vista delle scadenze elettorali del 2004: gli Irpini andranno al voto per il rinnovo del Consiglio provinciale e di molte amministrazioni comunali, a partire da quella del Capoluogo. Trenta coordinatori, quanti sono i collegi provinciali, fin dalle prossime settimane scenderanno in campo per iniziare la lunga marcia che porterà il partito al voto per eleggere la nuova assise di Palazzo Caracciolo. "Una sfida non impossibile - ha detto Modestino Iandoli - se sapremo tutti insieme fare emergere dalla società civile quelle individualità che, pur gravitando culturalmente intorno al variegato mondo della destra, sono prive di riferimenti precisi sul territorio".

 

AN IN DIFESA DEI LAVORATORI

06-12-2002 - I consiglieri provinciali di Alleanza Nazionale (Fioretti, Iandoli e Di Meo) in ordine al trasferimento del personale ex ufficio di collocamento alle dipendenze dell’Amministrazione provinciale, hanno inoltrato all’Assessore al Personale di Palazzo Caracciolo, dottor Luigi Cardillo, un’articolata interrogazione per sapere: a) i motivi per cui il verbale di conciliazione sottoscritto dalle parti nel mese di luglio scorso non ha ancora prodotto alcun effetto privando i lavoratori dei giusti emolumenti economici, a differenza di quanto avvenuto per altre categorie di lavoratori passati alle dipendenze dell’Amministrazione provinciale; b) se è intendimento dell’Amministrazione ottemperare al predetto accordo conciliativo, in che tempi e con quali modalità al fine di non determinare un’inopportuna quanto ingiustificata discriminazione tra lavoratori. Inoltre, i Consiglieri Fioretti, Iandoli e Di Meo, avendo rilevato lo stato di assoluta precarietà ambientale nella quale sono costretti a prestare la propria opera i dipendenti del Centro per l’Impiego di Avellino, constatata la carenza di personale, chiedono di conoscere: 1) se è stata effettuata un’analisi dei carichi  di lavoro dei dipendenti ivi operanti; 2) se è prevista una rivisitazione  della dotazione organica; 3) il livello di attuazione  dei progetti finanziati dal POR; 4) i tempi di attivazione dei nuovi locali siti in Avellino alla via Pescatori.

 

L'ULIVO NEMICO DEI PICCOLI COMMERCIANTI

21-11-2002 - Il via libera concesso dal Consiglio di Stato alla realizzazione di un nuovo supermercato in via Tagliamento, nei locali che un tempo ospitavano una filiale della Fiat, è passato quasi inosservato in città già frastornata dai continui ripensamenti dell’assessore “pentito” Capone, coautore delle rivoluzionarie innovazioni imposte al traffico urbano. “Il nuovo centro commerciale – ha dichiarato il Presidente provinciale di Alleanza Nazionale Modestino Iandoli – è destinato ad appesantire notevolmente il traffico automobilistico in una zona della città che non dispone di ampie aree libere da adibire a parcheggio. Va detto anche che in prossimità dell’ex struttura Fiat operano altri centri commerciali analoghi a quello che dovrebbe aprire i battenti nelle prossime settimane, circostanza questa che è destinata a penalizzare ulteriormente i commercianti avellinesi chiamati a subire le scelte di un Esecutivo municipale (Ulivo) che nei confronti di questa categoria è stata sempre avara di attenzione. Il fenomeno della cancellazione delle piccole imprese è in aumento ed in parte deriva  proprio dalla presenza della grande e media distribuzione, capace di assicurarsi un’ampia fetta del mercato. Il coordinamento provinciale di Alleanza Nazionale avrà nei prossimi giorni un incontro di lavoro con i rappresentanti dei commercianti avellinesi per porre in essere una strategia tesa a tutelare una categoria fin troppo bistrattata”.

 

TRAFFICO: ASSESSORE "PENTITO"

20-11-2002 - La situazione veicolare lungo le arterie cittadine è diventata insostenibile sia per gli automobilisti che per i pedoni. E questo a prescindere dalle improvvisazioni sperimentate negativamente dall’assessore Capone in tema di “piano traffico”.  Il “pentimento” di Capone, che intende porre rimedio ai danni provocati all’intera città da un dispositivo amministrativo privo di razionalità, non è sufficiente a dare certezza ai cittadini circa la normalizzazione del flusso automobilistico urbano. L’aspetto inquietante dell’intero assetto viario è il constatare che lungo le arterie cittadine si susseguono tragici incidenti nella massima indifferenza delle autorità comunali. Via Capozzi, oggi via De Gasperi, continua ad essere teatro di incidenti stradali  in parte  causati dall’imprudenza degli automobilisti ma in parte dovuti allo stato di abbandono in cui versa questa strada. Illuminazione quasi inesistente, ampiezza della carreggiata in linea con un asse viario a scorrimento veloce, incroci non segnalati in modo visibile, assenza di dissuasori ed altre carenze rendono via De Gasperi una strada estremamente pericolosa. Sarebbe sufficiente potenziare l’illuminazione e realizzare un’aiuola spartitraffico longitudinale lungo l’intero tracciato di questa arteria per renderla più sicura. 

 

RESPINTO IL "DONO" DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA

14-11-2002 - I Consiglieri provinciali di Alleanza Nazionale, con una proposta presentata in aula dal capogruppo prof. Felice Fioretti ed accolta all’unanimità dall’assemblea di Palazzo Caracciolo, hanno dirottato sul “fondo sociale” dell’Ente 18.000 (diciottomila) €  inizialmente destinati dalla Giunta Maselli all’attività del gruppi consiliari. “E’ stato – ha dichiarato il presidente provinciale di Alleanza Nazionale, dottor Modestino Iandoli – un atto dovuto dell’intera assemblea: di fronte alle numerose richieste che giungono all’Ente da parte di cittadini in difficoltà, non abbiamo ritenuto opportuno accogliere le indicazioni date dall’Esecutivo provinciale. Prendo atto con soddisfazione che la proposta del nostro capogruppo Fioretti ha ricevuto il voto favorevole degli altri gruppi”.

 

L'ULIVO? UN "MORTO CHE CAMMINA"

09-11-2002 - Forza Italia serra le file. Organizzato dal coordinamento provinciale del movimento si è svolto un interessante convegno al quale hanno preso parte numerosi consiglieri comunali e dirigenti dei circoli territoriali. Al tavolo della presidenza l'europarlamentare on. Giuseppe Gargani, il consigliere regionale on. Cosimo Sibilia, i dirigenti provinciali Generoso Benigni e Roberto Castelluccio. Dura la critica rivolta da molti convegnisti allo schieramento dell'Ulivo, definito il "morto che cammina" dal dirigente del circolo di Atripalda, Antonio Capaldo. Grande attenzione è stata dedicata all'organizzazione del movimento in Irpinia ed alla necessità di garantire alla coalizione di centrodestra la massima coesione. Di notevole spessore politico gli interventi sviluppatisi nel corso del convegno.

 

PIAZZA GARIBALDI: IL DISAGIO CONTINUA

05-11-2002 - Le proteste dei mesi scorsi da parte dei commercianti e degli abitanti di piazza Garibaldi per la lentezza dei lavori di ristrutturazione dell’importante area cittadina non hanno dato i risultati sperati. La data di chiusura del cantiere indicata dall’Amministrazione comunale è clamorosamente saltata ed il disagio per l’intera cittadinanza continua senza che vi sia certezza in ordine all’ultimazione dei lavori. Un’esecuzione più rapida degli stessi, anche con turni notturni nei mesi estivi, avrebbe sicuramente ridotto le difficoltà che i commercianti ed i cittadini di piazza Garibaldi continuano a vivere. “L’assessore Cucciniello – è l’invito che il consigliere comunale di Alleanza Nazionale Umberto Cammino rivolge al titolare dei Lavori Pubblici della Giunta Di Nunno  – ha il dovere di indicare alla città i motivi dei clamorosi ritardi che l’impresa appaltatrice ha fatto registrare fino ad oggi  e di dire ai cittadini quando potranno realmente riprendere possesso di piazza Garibaldi”.  

 

PIANO REGOLATORE GENERALE E PEREQUAZIONE

30-10-2002 - L’iter politico-amministrativo del Piano Regolatore Generale di Avellino è all’attenzione della direzione provinciale di Alleanza Nazionale. Il Consigliere comunale, Umberto Cammino, ha rivolto all’Assessore all’Urbanistica Abate un’interrogazione nella quale chiede che, per ogni zona in cui è prevista edificazione privata con “perequazione”, sia indicato: 1) l’estensione totale dei metri quadrati interessati e la stima dei costi delle opere da realizzare da parte dei privati e da destinare alla collettività; 2) la stima del valore dei metri quadrati concessi, al netto del loro costo di costruzione. Quanto richiesto, ha sottolineato il Consigliere di Alleanza Nazionale, è indispensabile per valutare se la perequazione all’interno di ogni singola zona realizza o meno… sperequazione tra zona e zona, nonché per valutare se e in quale misura il quadro economico risultante dai dati richiesti rende conveniente l’attivarsi di privati e di imprese per partecipare alla realizzazione delle previsioni di PRG. “Poiché – si legge nell’interrogazione di Cammino -  è diritto di tutti sapere quanto si vuol far guadagnare ai privati, risulta estremamente importante valutare il valore della cubatura assegnata a corrispettivo della messa a disposizione dei suoli coinvolti nello stesso intervento e delle opere che si prescrivono. Infatti  solo dall’esame costi-beneficio si potrà capire: a) se la cubatura offerta è eccessiva o almeno in quali zone è eccessiva; b) se la cubatura offerta è insufficiente a creare interesse per cui si bloccherà ogni iniziativa; c) se la cubatura offerta è tanto insufficiente da far diventare l’esproprio minacciato non peso per i privati ma per il Comune”. A commento dell’interrogazione, il Consigliere di Alleanza Nazionale ha dichiarato: “Credo che le considerazioni espresse siano una risposta alle molteplici preoccupazioni manifestate sulla stampa cittadina negli autorevoli interventi dei giorni scorsi e superino gli steccati di parte. Mi sia concesso di ricordare che in Irpinia fu il centrodestra nel 1994, con la Consulta del Buon Governo, a proporre la via perequativa equa per disciplinare il regime dei suoli”.

 

STRUTTURE SCOLASTICHE: INSORGONO ALUNNI E GENITORI

29-10-2002 - Le strutture scolastiche dell’Irpinia, per come sono allestite e localizzate, generano in diverse realtà provinciali malcontento ed insoddisfazione da parte di alunni, genitori e docenti. Il che si riflette negativamente sul regolare e proficuo svolgimento dell’attività didattica. In modo particolare, l’organizzazione logistica dei plessi scolastici di competenza dell’Amministrazione provinciale in molti Comuni risulta eccessivamente segmentata, situazione questa che provoca comprensibile disagio e sottrae spazi utili all’insegnamento. Dopo la vertenza dell’”Imbriani” di Avellino, dislocato in diverse zone della Città, la situazione del liceo scientifico di Lauro continua ad essere motivo di apprensione per studenti e genitori. Agli amministratori locali di Lauro, che hanno duramente contestato l’operato della Giunta Maselli, il Presidente provinciale di Alleanza Nazionale Modestino Iandoli ed il gruppo consiliare di An di Palazzo Caracciolo hanno assicurato l’impegno del partito al fine di dare una soluzione alla questione.  

 

ALLEANZA NAZIONALE INTERVIENE SU GARA DELLA PROVINCIA

26-10-2002 - Il gruppo di Alleanza Nazionale di Palazzo Caracciolo chiederà al Presidente Maselli di riferire all’assemblea consiliare in ordine ai criteri posti alla base della gara bandita dall’Amministrazione provinciale per l’affidamento del servizio di trasporto a favore di studenti portatori di handicap. Il servizio è stato affidato ad una cooperativa sociale che ha prodotto un’offerta (€ 5,10) inferiore ai parametri espressamente indicati dalle vigenti disposizioni del CCNL per i lavoratori delle cooperative che operano nel settore assistenziale-educativo. Circostanza questa che potrebbe incidere negativamente sulla qualità del servizio stesso.Una delle associazioni escluse, la “Sol.Co. Irpinia”, ha invitato l’Amministrazione provinciale di Avellino ad annullare la procedura di affidamento per mancato rispetto dei minimi contrattuali e per mancato rispetto degli obblighi previdenziali ed assicurativi previsti dalla L. 383/2000. In caso contrario, la “Sol.Co. Irpinia” chiederà alla magistratura di intervenire al fine di individuare eventuali diritti lesi o abusi commessi. 

 

ORDINE PUBBLICO: AN INCALZA IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA 

17-10-2002 - Il gruppo consiliare di Alleanza Nazionale di Palazzo Caracciolo ha rivolto al Presidente dell’Amministrazione provinciale un formale invito a farsi carico, quale componente del Comitato per l’ordine pubblico, della situazione di estrema precarietà che si riscontra a Mercogliano e nell’intera provincia sul piano della sicurezza. “Non è accettabile – ha dichiarato il Presidente provinciale di Alleanza Nazionale, Modestino Iandoli – che la serenità dei cittadini, degli imprenditori e dei commercianti di Mercogliano debba essere insidiata da organizzazioni malavitose. L’attività che le forze dell’ordine pubblico quotidianamente svolgono a tutela della collettività è encomiabile; occorre, comunque, garantire un più serrato coordinamento delle iniziative poste in campo a difesa del territorio e stimolare il coinvolgimento della popolazione nella lotta a fenomeni delinquenziali che turbano la quiete della cittadina irpina”.

 

PROSSIMA L'ADOZIONE DEL PIANO REGOLATORE GENERALE

05-10-2002 - In vista della prossima adozione del nuovo Piano Regolatore Generale di Avellino il coordinamento provinciale di Alleanza Nazionale ha avviato una serie di incontri con tecnici e rappresentanti delle categorie professionali ed imprenditoriali. In merito alla procedura consiliare che il nuovo strumento urbanistico dovrà seguire il Consigliere comunale di Alleanza Nazionale Umberto Cammino ha avanzato al sindaco Di Nunno la seguente richiesta: “E’ urgente adempiere a tutte le procedure utili alla discussione del nuovo piano regolatore. Disegnare il futuro della città deve necessariamente essere preceduto da dibattito e confronto ampio e costruttivo, essendo inaccettabile l’approvazione a scatola chiusa di quanto fino ad oggi troppo genericamente è stato solo annunciato nell’esposizione di intenti ed indirizzi. Ritengo sia quanto mai opportuno fornire al Consiglio Comunale, alle categorie sociali, culturali ed alle rappresentanze di ordini professionali, elementi più concreti di quelli fino ad oggi diffusi così da giungere alla adozione finale dopo un dibattito serio e non frettoloso, costruttivo e non di preconcetta contrapposizione o di rituale adesione di schieramento. Pertanto, propongo una sessione straordinaria del Consiglio Comunale con messa a disposizione di tutti gli elaborati di accompagnamento e quindi una pausa di approfondimento di qualche settimana: solo dopo si potrà passare al dibattito e quindi alla votazione”.

 

CIAMPI: INNACCETTABILE LA DISOCUPPAZIONE 

01-10-2002 - Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in visita alla città di Avellino, ha detto: "L'equilibrio dei conti pubblici nazionali e la credibilità e il prestigio del Paese sono un bene fondamentale per tutti: si possono trarre almeno due conclusioni. La prima è che le politiche di agevolazioni alle attività produttive, quando sono ben indirizzate, riescono a produrre gli effetti positivi auspicati. Quindi questa impostazione non deve essere abbandonata. La seconda è che si debbono migliorare le condizioni locali, le potenzialità per mettere a frutto le risorse esistenti e per attirarne di nuove. E non dimentichiamo che l'incontro, ossia la combinazione fra condizioni ambientali e risorse, richiede, per essere fecondo, la "scintilla" dell'iniziativa, dell'imprenditorialità. "E' utile ed è giusto - ha continuato Ciampi - che si creino, in ambito nazionale o europeo, agevolazioni miranti a stimolare nuovi investimenti, a creare nuovi posti di lavoro. La convergenza verso l'alto dei livelli di sviluppo delle diverse regioni fu fin dall'inizio uno degli obiettivi dichiarati e dei principi ispiratori fondamentali del processo di unificazione europea. Lo è, lo deve essere a maggior ragione, della politica di uno stato ben governato". "Il tasso di disoccupazione - ha aggiunto il Capo dello Stato - giovanile rimane, al Sud, a un livello inaccettabilmente alto: secondo le statistiche, superiore al 42 per cento, contro il 9,3 del Nord e il 15 del Centro". "Confrontando questi dati con quelli di un anno fa, si deve bensì rilevare che è proprio nel Mezzogiorno che si è verificato, anche in valori assoluti, l'incremento maggiore dell'occupazione, e la riduzione maggiore della disoccupazione. Ma lo scarto fra il Nord e il Centro, da una parte, e il Sud dall'altra, rimane inaccettabile. Ridurlo ulteriormente è una priorità nazionale, sociale, economica, politica". (dal discorso del Presidente Ciampi, in visita ad Avellino, alle autorità politiche, istituzionali, civili e militari).

 

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA IN IRPINIA

01-10-2002 - La venuta in Irpinia di  Carlo Azeglio Ciampi, Presidente della Repubblica, ha un significato particolare che è sfuggito ad osservatori distratti ed ai politicanti locali, questi ultimi impegnati a dissertare  stancamente sulla configurazione dell'Ulivo o sui petali cadenti della Margherita. La presenza dell'illustre ospite nella nostra terra è un messaggio forte del Primo cittadino italiano alla gente irpina di non considerarsi fuori da quell'Italia che è cambiata con il voto della primavera del 2001. L'Irpinia, culla della nomenclatura della Prima Repubblica a partire da Fiorentino Sullo, non è e non dovrà essere, unitamente a pochissime altre realtà nazionali, la cenerentola di un'Italia che con decisione - sia pure con grandi difficoltà per il patrimonio fallimentare abbandonato sul campo dalla classe dirigente mandata a casa dagli elettori - guarda all'Europa e che con gli altri Paesi del vecchio Continente vuole realizzare un modello di società diverso e differente da quello impiantato all'indomani del secondo conflitto mondiale. L'Irpinia vive un momento di inquietante scollamento istituzionale di cui soltanto i miopi non si rendono conto. Emarginata dal governo regionale guidato dallo "statalista" Bassolino, la terra di Francesco De Sanctis non può morire di inedia per l'incapacità progettuale di una classe dirigente che rincorre esclusivamente la politica del favoritismo elevato a sistema; non può rimanere fuori da quel "Patto per l'Italia" voluto dal Governo Berlusconi-Fini che non tarderà a dare linfa e vigore all'economia e quindi lavoro ai giovani proprio nelle regioni del Mezzogiorno; non può inseguire le chimere di anacronistici meridionalisti le cui "ricette" hanno prodotto più male che bene alle popolazioni. L'Irpinia deve entrare in Italia e presto, prima che sia troppo tardi. Questo è il messaggio che si coglie nella visita del Presidente Ciampi.

 

DOVE LA CITTA' GIARDINO?

19-09-2002 - La situazione viaria di via Annarumma continua ad essere oggetto di contestazione da parte di cittadini per la precaria ed inefficace segnaletica. Sede stradale angusta, assenza di marciapiedi continui, incroci a rischio con strade di innesto, svincoli pericolosi all’altezza dei distributori di carburante e altre anomalie mettono a repentaglio l’incolumità dei pedoni e degli automobilisti. Del tutto incomprensibile appare la situazione di abbandono del cantiere antistante la Città ospedaliera dove l’automobilista è costretto ad una vera e propria gincana tra transenne non visibili nelle ore notturne e pali Enel abbandonati al centro dell’asse viario. Anche dal punto di vista igienico l’intera zona che si estende tra via Annarumma  e via De Gasperi lascia non poco a desiderare: vegetazione spontanea, marciapiedi in dissesto e sede di rifiuti di ogni genere, cumuli di immondizia conferiscono al quartiere un aspetto che non ha nulla a che vedere con l’immagine della “città giardino”.