ARCHIVIO CRONACHE DELL'IRPINIA

 

 


La Destra dice no all'inciucio

10-07-08 - La vicenda di Palazzo Caracciolo, dopo quattro anni di rissosa dialettica tra le variopinte componenti della maggioranza di centrosinistra, è sfociata nei… rifiuti della politica. La fallimentare gestione della Provincia ha visto contrapposti tutti i soggetti, antichi e nuovi, dell’ormai logoro e logorato sistema politico irpino. Un sistema basato sul clientelismo, sulla prevaricazione, sull’occupazione del potere. Questi soggetti anche in Irpinia sono giunti al capolinea. Inquietante è il percorso che ha portato alla crisi dell’Amministrazione provinciale. La contestualità delle dimissioni dei Consiglieri provinciali è stata concordata e studiata a tavolino tra demitiani e Popolo della Libertà. Il buon senso, nel rispetto del mandato elettorale ricevuto quattro anni or sono, avrebbe dovuto suggerire agli esponenti del PdL – che sicuramente non passeranno alla storia provinciale come salvatori della patria - un comportamento ben diverso; costoro avrebbero dovuto porre in essere tutte quelle iniziative capaci di provocare l’implosione del centrosinistra, tutto avrebbero dovuto fare tranne che accordare a De Mita un “soccorso tricolore” che da una parte significa svendita di valori e dall’altra dà al centrosinistra l’opportunità di una controffensiva sul piano della moralità politica.   Con un ciclo amministrativo giunto ormai al termine era proprio il caso di stringere un patto scellerato con chi è stato l’avversario più ostico del centrodestra? Se ciò è avvenuto, vuol dire che il peggio deve ancora venire…. Siano proprio i rappresentanti del PdL a convincere la gente dell’Irpinia che il tutto non è avvenuto sulla base di un inciucio; siano proprio i rappresentanti del PdL a spiegare come su un intrallazzo di palazzo possa sorgere la futura classe di governo in questa provincia; siano proprio i rappresentanti del Pdl a rintuzzare le mortificanti accuse di trasformismo; siano proprio i rappresentanti del PdL a giustificare un comportamento che è servito alla consumazione di una squallida vendetta all’interno dell’arcipelago demomarxista. Da tutta questa vicenda chi ne esce malconcia è la massima espressione provinciale della sinistra, cioè la De Simone che bene avrebbe fatto a mandare tutti a casa, invece è stata lei mandata a casa.  Domani è un altro giorno e domani La Destra è disponibile a fare la parte che compete all’unico movimento autenticamente di destra, pronta comunque – se fosse necessario per impiantare un progetto credibile per l’Irpinia – a sottoscrivere un patto di discontinuità con il passato, discontinuità che vuol dire gente nuova, con idee nuove e con casacche non riciclate. Qualora questo disegno non dovesse trovare pratica realizzazione, La Destra di Storace – sociale, popolare e nazionale – in Irpinia è già organizzata per proporsi all’elettorato con proprie liste ed in questa direzione sta già operando con incontri e dibattiti nelle belle piazze della provincia.

 

I DANNI ORA CHI LI PAGA?

03-07-08 - L’emergenza rifiuti ha provocato danni incalcolabili all’economia della nostra provincia e delle nostre comunità. Prodotti agricoli rifiutati dai mercati all’ingrosso, flussi turistici dirottati altrove, larghe fasce del territorio inquinate da laghi di percolato, salute pubblica messa a rischio: tutto ciò a causa del comportamento irresponsabile di una classe politica – provinciale e regionale – incapace di gestire l’intera vicenda. Ed i danni ora chi li paga? Chi compenserà le spese sostenute ed il mancato guadagno dei nostri agricoltori costretti a distruggere il frutto del loro lavoro? Quanti anni dovranno passare per rimettere l’Irpinia nei canali del turismo? Perché mai i cittadini hanno dovuto pagare un servizio – quello relativo ai rifiuti solidi urbani – che non ha funzionato? Il saccheggio ambientale e paesaggistico in che misura sarà indennizzato alle comunità? Qualcuno dovrà pur rispondere a questi interrogativi, non è più tollerabile giocare sulla pelle dei cittadini. La sopportazione ha un limite, oltre il quale deve scattare la protesta. L’intera vicenda diventa ancora più inquietante se si considera il silenzio assordate dell’intera deputazione parlamentare irpina che - paga della poltrona avuta in regalo - è incapace di farsi ascoltare nei palazzi che contano. E così il buon don Antonio Bassolino, testimone di quanto avvenuto, resta al suo posto, protetto da San Gennaro e forse anche da amici del Cavaliere.

 

COSTITUENTE  PD CON IL... FISCHIO 

27-10-07 - All'assemblea costituente del Pd, svoltasi a Milano con esagerato rumore da parte dei media, Ciriaco De Mita, indicato tra i componenti della commissione incaricata di redigere lo statuto del nuovo partito, è stato salutato con una bordata di fischi da parte della platea. E' un inizio quello del king di Nusco poco esaltante nella nuova formazione partitica, più che politica, che raggruppa ex comunisti ed ex democristiani, Marx e Cristo, cioè tutto ed il contrario di tutto. De Mita, che inizialmente aveva bocciato questa singolare fusione a... freddo forse in omaggio al suo più volte esternato nobile pensiero di "voler morire democristiano", dopo una serie di capriole dialettiche e di ragionamemdi alla sua maniera che hanno tenuto banco sui giornali per l'intera scorsa stagione estiva, alla fine si è convertito al nuovo corso  e convinto a dare la propria  adesione. Un'adesione sicuramente non richiesta e quindi non gradita tanto è vero che l'autocoinvolgimento dell'ex Primo ministro ha creato non pochi maldipancia tra i promotori romani e napoletani del nuovo schieramento che, privo di una omogenea componente ideologica, altro non è che una variopinta ammucchiata. Messo clamorosamente alla porta dalla guida del coordinamento regionale della nuova formazione in Campania perché non ... desiderato, don Ciriaco si è fatto eleggere componente dell'assemblea nazionale del Pd nel suo collegio  (Mirabella Eclano) ed in virtù di questa investitura  ha potuto partecipare - presente ma assente - allo "storico" evento svoltosi nei padiglioni delle Fiera di Milano. Quale tutta risposta ha rimediato fischi e contestazioni che una platea ingenerosa e poco rispettosa persino della veneranda età di chi fu leader ha voluto regalargli. Applausi per tutti gli altri. Uno scatto d'orgoglio dovrebbe condurre De Mita fuori dalla mischia: ma lui è un giocatore accanito, incapace di comprendere quando è opportuno alzarsi dal tavolo ed andar via e come tutti i giocatori accaniti alla fine ci rimetterà anche la... camicia della dignità. Chi fu segretario nazionale del partito di maggioranza relativa e contestualmente Presidente del Consiglio, assommando in sé un potere che neanche Mussolini aveva dovendo fare i conti con il segretario del Pnf, dovrebbe pur comprendere che di fronte a certi affronti - a ragione o a torto lo diranno i politologi - bisognerebbe rispondere adeguatamente, facendo anche ricorso a quella che l'irpino Francesco De Sanctis definiva la "virtù della indignazione", virtù che dovrebbe indurre il king di Nusco a prendere definitivamente le distanze da un'area alla quale lui non appartiene e dalla quale viene rigettato in maniera scomposta e plateale. Il suo accanirsi alla lunga potrebbe non essere compreso neanche dai suoi stessi fedelissimi, molti dei quali sarebbero ben disposti a dare corpo a formazioni centriste e come tali non condizionate dalla sinistra, da quella sinistra che De Mita ha tenuto sempre fuori dalla stanza dei bottoni. Avrà don Ciriaco  l'intelligenza e soprattutto il tempo di ridisegnare per sé e per i suoi  un domani diverso?

 

FINI SNOBBA LA BASE

23-10-07 - Gianfranco Fini, presidente... a vita di Alleanza Nazionale, è stato ospite, in un ex monastero del mandamento di Lauro, della parlamentare irpina del suo stesso partito per sponsorizzare, e raccogliere fondi, per la fondazione "Fare Futuro", un sodalizio che dovrebbe aggregare alla politica esponenti della cosiddetta società civile. Singolare la circostanza che vede promotore dell'iniziativa un leader politico! Intorno ai manicaretti allestiti dall'anfitrione tanta gente "anonima" rispetto al partito del presidente: la base del movimento, quella che ha fatto "grandi" Fini e la stessa padrona di casa, è stata tenuta fuori. 23-10-07

 

ARROGANZA NON PIU' TOLLERABILE
30-12-2006 -La tensione che la localizzazione delle discariche ha generato nell'intera provincia di Avellino è il segno tangibile della incapacità gestionale della cosiddetta classe dirigente di questa terra. Quando con scarsa conoscenza dei luoghi vengono individuate per lo sversamento dei rifiuti solidi urbani aree che per la loro stessa natura incontaminata andrebbero addirittura tutelate e protette con appositi provvedimenti legislativi, quando si tenta manu militari di violentare antiche culture contadine, quando le genti di campagna vengono trattate senza il minimo rispetto della loro umanità, quando tutto ciò si verifica - come si è verificato - vuol dire che a reggere le sorti di un'intera provincia vi è gente egoista e priva di cultura. Non è ammissibile che certe scelte possano passare sulla testa dei cittadini, non è ammissibile che determinati provvedimenti - che in fondo non sono la Bibbia - possano essere assunti senza il coinvolgimento e quindi il consenso degli Amministratori locali. Sono atti di forza intollerabili che vanno respinti con forza, a prescindere dalla presunta fondatezza delle motivazioni che sono indicate alla loro base. Bene hanno fatto i sindaci di Greci, Savignano, Montaguto, Ariano, Trevico a far sentire alta la loro voce di dissenso.

 

L'ULIVO MORTIFICA GENTE E ISTITUZIONI

14-08-2004 - Quanto avvenuto (o non avvenuto) nelle rispettive sedute di insediamento del Consiglio comunale di Avellino e del rinnovato Consiglio provinciale è unicamente vergognoso. Se alla fine il governo del Capoluogo, dopo una serie di ripensamenti, è riuscito a prendere il largo, il governo della Provincia è ancora al palo, non è ancora nelle condizioni di funzionare. Gli inquilini dei due palazzi più importanti dell'Irpinia, finiti miseramente nella gola delle Forche Caudine allestite sul campo da talebani e ras, hanno rinunciato di fatto alle prerogative che l’attuale impianto legislativo riconosce ai loro rispettivi ruoli di Primo cittadino del Capoluogo e di Primo cittadino della Provincia. Questa loro rinuncia fa strage della democrazia e delle istituzioni e mortifica la volontà degli elettori. A pensarci bene - per dirla alla Cavour - i popoli hanno i governi che si meritano. Gli aggiustamenti che sopraggiungeranno in corso d’opera non faranno altro che confermare la fragilità istituzionale ab origine del sindaco Galasso e della presidente De Simone, circostanza questa che inevitabilmente aleggerà nel corso dell’intero mandato che l’uno e l’altra, accomunati da uno stesso destino, hanno ricevuto dal popolo irpino. Se questo vale per le due maggioranze, non meno triste è stato il comportamento avuto fino adesso dalle due minoranze: al di là di qualche fuga dall’aula (e per giunta a ruota libera), i rappresentanti del centrodestra a Palazzo di Città ed a Palazzo Caracciolo non sono andati pur avendo avuto l’opportunità di trasformare le difficoltà del centrosinistra in momenti di serrato confronto politico e di forte denuncia delle inammissibili interferenze dei partiti, pilotati appunto da talebani e ras, sulla gestione dei due maggiori Enti territoriali della provincia. Silenzio tombale a Piazza del Popolo, qualche flebile sussurro a Piazza Libertà. E’ pur vero che la protesta elevata a sistema non paga, ma è altrettanto vero che la testimonianza muta non appaga quanti, votando per la CdL, immaginavano ieri e sperano ancora oggi di avere nei due palazzi – sia pure dai banchi dell’opposizione – gente in grado di mettere alla gogna, con determinazione ed a voce alta, una maggioranza generata esclusivamente da interessi elettoralistici. Con i silenzi ed i sussurri, più attigui alla cultura di corte che alle istanze della piazza, non si va lontano.

 

L'IRPINIA NON SI RINNOVA

20-06-2004 - Il cinquanta per cento dei Comuni irpini ha rinnovato con il voto del 12 e 13 giugno 2004 la propria classe dirigente. Dai risultati emerge un dato inconfutabile: vecchie cariatidi legate alla Prima Repubblica, anche se ufficialmente scomparse dalle Istituzioni, si sono camuffate dietro la candidatura dei Primi cittadini, altre sono state riconfermate in quanto ancora legittimate a ricoprire la carica sindacale. E il nuovo? A rendere facile l'occupazione del potere da parte di chi del potere per lunghi decenni ha fatto l'essenza di vita, ha contribuito un centrodestra giunto ancora una volta impreparato e, cosa più grave, privo di identità all'appuntamento con il corpo elettorale.

 

DE MITA E MANCINO,  DUE EX SENZA MEMORIA

12-06-2004 - Le sceneggiate preelettorali cui hanno dato vita in maniera disinvolta personaggi che hanno ricoperto, ed anche con successo, le più alte cariche dello Stato e delle istituzioni democratiche alla fine sono risultate disgustevoli, per i toni e i contenuti. Dopo aver costretto il Primo cittadino di Avellino (democristiano doc) a gettare la spugna e dopo aver affossato il Presidente uscente della Provincia (democristiano doc) immolato sull'ara della spartizione del potere con gli ex comunisti, gli eredi (indegni) di quello che fu il partito di De Gasperi e Sturzo si sono consegnati - mani e piedi, avendo rinunciato da tempo all'uso delle facoltà superiori - ai laici in camicia rossa, piegandosi persino ai diktat dei cespugli dell'Ulivo e buttando alle ortiche, nel tentativo evidente di sopravvivere agli eventi, moderatismo e popolarismo. Mai pagina più indecorosa sul piano squisitamente politico ed ideologico è stata affidata alle cronache provinciali come quella sottoscritta in questa vigilia elettorale dall'ex Presidente del Consiglio dei Ministri (De Mita) e dall'ex Presidente del Senato (Mancino), responsabili diretti ed indiretti delle fibrillazioni che da anni attraversano partiti e coalizioni. Rinnegare se stessi, il proprio passato, i propri principi e ripudiare i propri uomini in nome di una pretestuosa esigenza di dover riequilibrare l'assetto del variegato arcipelago ulivista altro non è che un delitto di alto tradimento ideologico di cui i due "ex" dovranno dare conto a chi andrà a scrivere la storia di questa convulsa fase della politica in Irpinia. Non paghi del potere gestito nell'arco di lunghi decenni, un potere che ha suscitato nella gente più soggezione e timore riverenziale che ammirazione e devozione, questi due "ex" della Prima Repubblica, pur di rimanere ancora in vetrina (diversa lettura non c'è), si sono piegati alla sponsorizzazione liberticida dei post-comunisti, facendo lievitare addirittura passioni tipiche di contrapposte tifoserie di uno stadio di calcio. Complice di questa involuzione culturale impressa da De Mita e Mancino al percorso istituzionale della politica in Irpinia indubbiamente è stata la borghesia avellinese abituata da sempre a vivere di favoritismi ed  accomodamenti di varia natura, una borghesia che per anni ha affollato le segreterie del potente di turno esclusivamente per interessi personali, una borghesia che, per dirla alla Longanesi, pur vivendo in libertà, ha dimostrato nel tempo di non essere libera. Libera da condizionamenti, libera di impegnarsi per la realizzazione di una società moderna ed in linea con la cultura europea, libera di attivarsi per contribuire alla nascita di un sistema istituzionale-politico capace di riconoscere pari cittadinanza a diritti e doveri.

 

FALLIMENTO DI UNA POLITICA

20-01-2004 - Le ultime notizie provenienti dal mondo delle statistiche e delle indagini socio-economiche rassegnano all'opinione pubblica un'immagine dell'Irpinia per niente rassicurante sul piano del lavoro. I giovani alla ricerca della prima occupazione costituiscono un problema serio, mai affrontato responsabilmente dalla classe dirigente locale che, in buona sostanza, è la stessa che da mezzo secolo gestisce in maniera incontrastata le sorti dell'intera provincia. A fronte di miliardi di lire investiti in Irpinia all'indomani del sisma del 23 novembre 1980 con  lo scopo di industrializzare vaste aree del territorio, allo stato si registra una situazione occupazionale più grave di quanto non fosse prima del tragico evento. Moltissime aziende realizzate grazie agli interventi speciali dello Stato non sono mai entrate in funzione e moltissime hanno chiuso i battenti dopo poco tempo dall'apertura, sia per la scarsa professionalità di improvvisati imprenditori e sia per macroscopici errori di valutazione che hanno prodotto soltanto devastazione del territorio e nulla più. I risultati delle indagini statistiche, quindi, suonano ancora una volta come dura condanna per quanti quel denaro pubblico hanno gestito, suscitando aspettative andate miseramente deluse e sfruttando per fini elettorali lo stato di bisogno della gente e di tanti giovani, da sempre costretti dalla necessità a tentare la fortuna altrove, in altre zone d'Italia se non addirittura in Paesi stranieri. A rendere ancora più precaria ed incerta la situazione socio-economica dell'Irpinia  contribuisce la scarsa attenzione che il Governo regionale di Bassolino riserva alle problematiche, antiche e attuali, delle zone interne.

 

UNIVERSITA' DEL CALCIO

08-04-2003 - Coordinata dall’agenzia ProXevent, diventa operativa sul territorio provinciale l’”Università del calcio”, il sodalizio che, presieduto dall’avvocato Walter Mauriello, si prefigge di assicurare al mondo giovanile strumenti capaci di esaltare la sintesi tra la preparazione fisico-atletica e la formazione culturale-didattica. L’associazione, in relazione all’età ed ai luoghi di residenza dei giovani, si articola in tre sezioni e quattro classi e vede impegnati docenti nelle discipline di Inglese, Diritto Sportivo, Medicina Sportiva, Educazione in Comunità e Psicologia. Grande attenzione viene riservata dai responsabili del sodalizio all'interattività tra tra docenti, tecnici dirigenti e genitori degli iscritti in modo da fornire tempestive risposte alle esigenze ed alle problematiche tipicamente giovanili. “Nonostante le innumerevoli difficoltà incontrate - ha dichiarato l’avvocato Mauriello, soddisfatto per i risultati conseguiti dall’associazione  - possiamo affermare con certezza che il progetto posto in campo ha portato bambini e adolescenti ad assumere un diverso comportamento sportivo, condizionato e migliorato dalla conoscenza e dal sapere. Non lasceremo che attività a rischio si riapproprino del terreno da noi faticosamente conquistato”. Vittorio Coppola, direttore organizzativo della Proxevent, da parte sua, ha evidenziato la necessità di avviare tra quanti operano nel mondo giovanile azioni coordinate al fine di far emergere l’utilità didattica della sintesi tra la formazione educativa e quella sportiva. Le positive valutazioni espresse nei confronti dell’organizzazione “Università del calcio” da parte dell’Ente Provincia di Avellino, dall’AIC (Associazione Italiana Calciatori), da Funzionari federali della F.I.G.C. sono la testimonianza della validità del progetto che è alla base dell’associazione del presidente Mauriello.

 

EVENTO MEDICO

01-02-2003 - Tre anni di indagini cliniche, quattromila persone di età compresa tra i 40-80 anni residenti in otto paesi della valle del Sabato e della valle dell'Irno e dieci medici di base coadiuvati da quattro docenti universitari: questi i dati del  "progetto Pace" (Peripheral Arteriopathy and Cardiovascular Events) finalizzato ad accertare l'incidenza della malattia arteriosa periferica ed il rischio cardiovascolare connesso in una ristretta area geografica. Lo studio è stato condotto dall'Associazione di Medicina Generale (Medigeat) con sede ad Atripalda e coordinato dal professor Gregorio Brevetti del Dipartimento di Medicina Clinica, Scienze cardiovascolari ed immunologiche dell'Università degli Studi Federico II. Il progetto - il primo nel suo genere ad essere condotto in Italia grazie all'interazione tra Università e medicina di base nell'ambito della prevenzione -  ha visto impegnati i seguenti medici: Gerardo de Stefano (Solofra), Michele Roberto e Brunella Vitale (Serino), Giuseppe Galasso (S. Potito), Angelo Trodella (Salza), Pasquale Cerrato (Montoro Inferiore), Vittorio Ciampi (Manocalzati), Aldo Capodanno (Chiusano San Domenico), Aldo Laurenzano e Mariella Velardi (Atripalda).