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Il primo campionato di IV serie fu entusiasmante, ricco di passione, carico di tensione, fervido di iniziative da parte della tifoseria atripaldese, una tifoseria sempre composta ed ospitale, ma sicuramente mai disposta ad accettare comportamenti scorretti da parte altrui. L'incontro più atteso della stagione fu quello con l'Avellino retrocesso dalla serie C. Sul tappeto del "Valleverde" si riversarono antiche e storiche rivalità campanilistiche tra le due comunità, ma il tutto nel rispetto totale del vivere civile. Primeggiò l'Avellino in fatto di risultato, vinse su tutto lo sport. |
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14-10-1961 - Quando nel 1494 Pier Capponi in segno di sfida gridò a Carlo VIII di Francia che incalzava alle porte di Firenze «Voi sonate le vostre trombe e noi soneremo le nostre campane!», non immaginò affatto che in un lontano giorno del 1961 un'altra popolazione avrebbe preso a modello il suo «grido» per fermare il passo non di Carlo VIII re di Francia, ma di Marsico I, trainer dell'Avellino. E l'accostamento - ci perdoni la Storia - tra i due avvenimenti non ci pare fuori posto: da una parte le truppe agguerrite ed armate fino ai denti dell'esercito francese, dall'altra sparuti manipoli di cittadini armati alla leggera e decisi a difendere la propria città dallo straniero; da una parte una formazione non priva di tecnica e di potenza, dall'altra un undici pieno di ardore e di coraggio. Due date quindi che si rincorrono nella Storia, due date che si incontrano al «Valleverde» di Atripalda. E l'incontro di domani, il derby dei derbyes irpini, rispecchia alla perfezione quell'ambiente, quel clima, quell'atmosfera che caratterizzarono le giornate di Firenze. Un popolo deciso a tutto, ad ogni sacrificio, ad immolare la propria vita sull'altare della Patria pur di scacciare il nemico dalla propria città e dalle proprie case. Una squadra di giovani ardimentosi, un insieme di vite affratellate dall'unica e sola volontà di vincere, un manipolo di uomini disposti a tutto, a battersi con coraggio e passione, con ardore ed entusiasmo contro un'avversaria che arriva con aria spavalda e con la sicurezza di fare pieno bottino della preziosissima posta messa in palio e di fare un solo boccone di chi osi ostacolarle il passo. I campi di battaglia sono differenti (allora una «piazza» cittadina, ora un rettangolo di gioco), ma lo spirito che pervase la vicenda storica del 1494 non è dissimile da quello che presenzierà all'incontro di calcio tra Atripalda ed Avellino: storia quella di ieri, storia quella |
di domani! Forza e coraggio ieri, potenza ed ardore domani! Anche Giambattista Vico, se fosse vivo, dovrebbe essere d'accordo con noi: la vita in fondo non è altro che un continuo avvicendarsi di «corsi e ricorsi storici», e lo sport calcistico, come ogni altra manifestazione dell'uomo, contribuisce a tracciare i solchi della storia, nel proprio campo ben s'intende. Ad Atripalda dunque si è pronti a gridare contro un avversario che aspira al primato ed al dominio assoluto: tu giocherai con la tua tecnica, noi con .il nostro cuore! Al «Valleverde», rinnovato e ringiovanito, sarà presente l'eroica figura di Francesco Ferrucci, il quale al nemico Maramaldo che lo tempestava di colpi gli gridò, con l'ultimo respiro che aveva in gola, prima di morire: «Vile, uccidi un uomo morto». E quel grido servì a ricaricare il morale dei propri commilitoni, a ridare loro fiducia e coraggio, tali da avere la meglio sul più forte avversario. Quel grido sarà per l'Atripalda un monito ed un incoraggiamento a difendersi, a resistere, a passare all'offensiva. Francesco Ferrucci sarà ancora una volta preso come simbolo di fierezza e di ardore; la sua ombra proteggerà i giovanissimi della squadra locale e li spingerà ad osare sempre più contro un avversario più quotato sì, ma privo di quella combattività e di quella passione viva che costituiscono le armi migliori di tutte l'equipe della città del Sabato. Manzo e compagni cercheranno con ogni sacrificio e con tutta la loro volontà di emulare Pier Capponi e Francesco Ferrucci: saranno l'uno accanto all'altro, uno per tutti e tutti per uno; si batteranno lealmente con il precipuo scopo di mantenere in alto il glorioso nome di Atripalda sportiva. Affronteranno il nemico a viso aperto, senza temerlo, e sapranno contenere le sue avanzate e passare all'attacco quando sarà giunto il momento. Gegè Laurenzano
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