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UN AUTENTICO "CAPOLAVORO" |
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Con mente serena e con il
frastuono della campagna elettorale alle spalle, è opportuno riflettere
su quanto è avvenuto ad Atripalda con il voto per il rinnovo del Consiglio
provinciale che ha visto nella città del Sabato ben venticinque
candidature non corrispondenti tutte ad altrettanti candidati residenti
nel collegio. La dispersione di voti ha impedito alla coalizione che ha
condotto il candidato di centrodestra, sen. Cosimo Sibilia, alla
presidenza della Provincia di esprimere un proprio consigliere pur
avendo totalizzato l'intero schieramento ben 4.218 voti (pari al
51,33%). Di ciò dovrebbero farsi carico i responsabili provinciali dei
partiti di area che pur di riempire le liste non si sono preoccupati più di
tanto di garantire nel nuovo Parlamentino irpino la rappresentanza del
collegio. Energie gettate al vento, aspettative ingannate,
vistose lacerazioni interne al centrodestra, elezione di un rappresentante della
sinistra, per giunta non atripaldese: questo è il capolavoro firmato dai
gestori del Pdl i cui riflessi negativi sull'esito finale della
competizione il sen. Sibilia è stato veramente bravo a neutralizzare.
(22-06-09)
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LO SCEMPIO |
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Se non dovesse essere ricordata per nessuna iniziativa
utile per la comunità (e sembra che sia proprio così!), la Giunta
municipale che ha guidato le sorti di Atripalda nel quinquennio
2002-2007 verrà riportata nelle cronache della nostra Città sicuramente
per lo scempio di cui si è resa responsabile ai danni - urbanistici e
morali - del Monumento ai Caduti. L'aver consentito ad incauti tecnici
comunali di realizzare una vasca piastrellata, per giunta di pessima
qualità, intorno ad uno dei simboli più cari agli Atripaldesi è innanzi
tutto un'offesa alla memoria di quanti con quella testimonianza marmorea
si intese commemorare ed al tempo stesso affidare ad imperitura
considerazione da parte delle future generazioni per aver immolato la
vita in difesa della Patria.

La struttura monumentale, progettata dallo scultore
napoletano Raffaele Marino e realizzata grazie ad una pubblica
sottoscrizione, venne edificata all'indomani della Grande Guerra in
un'area ben visibile di Piazza Umberto, protetta da una recinzione,
metallica ed arborea, che l'ha custodita gelosamente per quasi un
secolo. Numerose nel tempo si sono susseguite ai piedi del monumento
celebrazioni e commemorazioni religiose e civili, eventi suggestivi che
hanno la forza di aggregare una comunità. Sullo sfondo, in cima alla
colonna marmorea, la figura imponente di un soldato in tenuta di
combattimento, un'immagine che si stagliava ben definita nel cielo della
piazza. Oggi quell'immagine è stata offuscata dall'intervento operato
dall'Ufficio Tecnico del Comune che con una disinvoltura a dir poco
inquietante - complice evidentemente e comunque responsabile in solido
la Giunta municipale - ha inferto un duro colpo alla storia ed al valore
simbolico del Monumento ai Caduti. La recinzione è scomparsa, la zona di
rispetto è finita nelle ortiche: il tutto per cedere il posto ad una
vasca che dal punto di vista estetico è un'autentica oscenità
urbanistica, la cui presenza impedisce persino di deporre un fiore in
ricordo dei Caduti. Ciò che meraviglia in questa vicenda è il silenzio…
assordante delle varie soprintendenze ai beni culturali e architettonici
che non hanno avvertito e continuano a non avvertire il dovere
istituzionale di intervenire in difesa del valore storico e culturale
del monumento, avallando in tal modo con il loro silenzio lo scempio
posto in essere da sprovveduti amministratori comunali per nulla
rispettosi della storia patria. E meraviglia ancora di più il
comportamento di chi ieri avrebbe potuto e dovuto intervenire al fine di
impedire lo scempio e non è intervenuto per non disturbare il
"manovratore" di turno ed oggi, a cosa fatta, grida allo scandalo.
Rimuovere quella fontana e restituire decoro al Monumento ai Caduti è
quanto chiedono gli Atripaldesi. Se gli attuali amministratori comunali
considerano deturpante la presenza della vasca, molto simile a quelle
che si usano per la vendita natalizia del capitone, e le casse
municipali sono al rosso, si organizzi - proprio come avvenne per
l’edificazione dell’intera struttura che vide la generosa partecipazione
di emigrati atripaldesi residenti negli Stati Uniti - una pubblica
sottoscrizione al fine di ridare dignità architettonica al monumento e
tributare il doveroso omaggio ai Caduti. |
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ANTICHE IMMAGINI |
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Palazzina
del Dazio
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OTTO PRIORITA'
PER LA CITTA'
VIVIBILE |
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Il traffico
veicolare è affidato alla fantasia degli automobilisti. |
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Il
verde pubblico
è in sofferenza per i tagli impietosi e la scarsa cura
dell'esistente. |
Compito principale di un saggio amministratore comunale è garantire
ai cittadini la vivibilità. Più cura per gli anziani ed i giovani,
corretta gestione del traffico e del verde pubblico, valorizzazione
del patrimonio storico, tutela dei piccoli commercianti e dei
cittadini: queste le priorità. |
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Gli anziani
della città non godono della dovuta
attenzione da parte delle Istituzioni comunali. |
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I giovani
chiedono da tempo di poter
disporre di centri di aggregazione dove trascorrere le ore libere. |
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Il ricco
patrimonio storico
presente sul territorio non viene valorizzato e va a pezzi. |
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La contrada
Alvanite
con i suoi mille abitanti vive in una situazione di assoluto degrado
sociale. |
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La
massiccia presenza della grande distribuzione sta distruggendo il
tradizionale commercio
al minuto. |
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La
sicurezza
è invocata in ogni angolo della città. I
reati contro il patrimonio sono all'ordine del giorno, al centro ed
in periferia. |
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MEGLIO TARDI CHE...MAI! |
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Andrea De
Vinco e Gerardo Capaldo escono dalla scena politica dopo anni di
militanza attiva nell'aula consiliare. Entrambi ex democristiani,
entrambi già sindaci di Atripalda, in età ormai matura si
sono di recente ritrovati insieme a sostenere una formazione politica caratterizzata da
una forte componente berlusconiana. Meglio tardi che... mai! |
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16 SETTEMBRE - SAN
SABINO FEDE E TRADIZIONE |
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IL MERCATO
DEL GIOVEDI'
DEVE
RITORNARE
IN PIAZZA |
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Terminati i lavori di ristrutturazione, Piazza Umberto deve riappropriarsi del mercato
settimanale così come gli Atripaldesi hanno "deliberato" attraverso un
referendum popolare consultivo il cui esito decisamente favorevole al rientro della
fiera in piazza venne ratificato dal Consiglio comunale. Non dare
corpo al voto referendario sarebbe un grave errore amministrativo dalle
conseguenze di facile intuizione. L'ex sindaco di Atripalda, l'avv.
Andrea De Vinco, difende l’esito del referendum svoltosi nel 2004
e chiede al sindaco la convocazione di un Consiglio comunale aperto a
tutti. “Il mercato – spiega - deve ritornare in piazza nel
rispetto della volontà popolare espressa con il referendum. Fu spostato
in contrada Santissimo solo provvisoriamente per consentire i lavori di
rifacimento di piazza Umberto I. Il mercato rappresenta la storia della
nostra città: non si può stracciare in un giorno una pagina della storia
di Atripalda per andarlo a collocare in un posto bocciato dalla
cittadinanza con il referendum nel 2004”. Al referendum su 2.241
votanti, l’indicazione che uscì dalle urne fu a favore del ritorno del
mercato in piazza Umberto I (1634 voti) mentre 583 voti furono a favore
di via S.Lorenzo - Parco Acacie. Chiaramente, lo storico evento
settimanale, le cui origini vengono da lontano come si può leggere in
altra pagina di questo sito, dovrà darsi nuove regole e nuovi standard
compatibili con il rinnovato assetto della piazza. Dovrà essere curata
in particolar modo la selezione merceologica degli ambulanti, imponendo,
tra l'altro, a quanti vorranno ancora "mercanteggiare" ad Atripalda una
tipologia uniforme dei loro stand di esposizione. Insomma, il mercato
del giovedì deve trasformarsi in una vera e propria fiera settimanale
che, come tale, dovrà essere gestita da un'apposita struttura che,
individuata dall'amministrazione comunale, veda coinvolti rappresentanti
della cosiddetta società civile.
(27-06-09 |
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L'ASINO
TARGATO...ATRIPALDA |
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Piazza del Popolo
Ascoli Piceno |
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A quanti
intendono distruggere il mercato del giovedì e quindi annientare
secoli di storia di Atripalda (in realtà di questo si tratta!) un
invito: nel mese di dicembre in una delle piazze più belle d’Italia,
in Piazza del Popolo di Ascoli Piceno che in quanto a conservazione
ed a qualità ambientale ed architettonica sicuramente non è
paragonabile a Piazza Umberto di Atripalda, annualmente si svolge
una storica manifestazione fieristica che porta nella città
marchigiana espositori di antiquariato, collezionismo, artigianato e
prodotti tipicità alimentari. E nel corso dell’anno altre fiere si
svolgono in quella stupenda piazza. A chi sostiene che esigenze di
sicurezza (o altre pretestuose cavolate) suggeriscono di
delocalizzare il mercato di Atripalda, l’invito a visitare Ascoli
Piceno per rendersi conto di ciò che avviene dove c'è gente capace.
Gli amministratori di quella città, gente di cultura e di buon
senso, hanno strutturato la fiera in maniera razionale. E qui casca
l’asino targato...Atripalda!.... |
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CASSE COMUNALI ANEMICHE
GIUNTA IN...APNEA
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"Le
difficoltà finanziarie di questo ente vengono da lontano e, in larga
parte, sono comuni a moltissime amministrazioni del Paese”: è quanto si
legge in una pubblicazione dell’Amministrazione comunale di Atripalda,
una pubblicazione più agevolmente assimilabile ad un resoconto
condominiale che ad un atto politico. Il che equivale a dire che al
vertice dell’Ente locale siede un comitato di ragionieri preoccupato
unicamente del pareggio di cassa e non un Esecutivo municipale deputato
a gestire con saggezza e capacità (caratteristiche in questo momento
estranee agli uomini di palazzo!) le sorti dell’intera comunità. Ciò
detto e dato per acquisito che l’anemia dei forzieri municipali è
conseguenza di disinvolte e poco oculate conduzioni dell’Ente da parte
dei precedenti amministratori (molti dei quali oggi si trovano ancora in
aula consiliare, chi comodamente tra i banchi della maggioranza e chi
disinvoltamente tra i banchi della minoranza), risulta ridicolo
sostenere che il disastro finanziario che interessa il comune di
Atripalda (in realtà di questo si tratta) è riscontrabile anche sotto
altri campanili del nostro Bel Paese. Cioè come dire: mal comune mezzo
gaudio! E no, è un puerile tentativo quello della Giunta comunale di
togliersi da dosso un fardello pesante come un macigno in quanto bene
imbottito di miopia amministrativa, di assenza totale di cultura del
fare, di mancanza di fantasia che pure non deve mancare in chi chiede
consensi per governare una comunità. E’ facile attribuire le difficoltà
finanziarie alle ridotte erogazioni statali: l’elemento determinante del
dissesto delle casse comunali sicuramente non è riconducibile alla
stretta da parte del governo di Roma, perché se così fosse l’intero
Paese dovrebbe svendersi al migliore offerente tra i paesi emergenti.
Non scherziamo. Diciamo le cose come stanno. L’attuale classe dirigente
(si fa per dire) che occupa il palazzo di Città (senza avere la
maggioranza dei consensi in città) si è palesata inadeguata a
fronteggiare l’emergenza, al di là del lamento non è capace di andare.
Con quali conseguenze? I cittadini sono chiamati a subire angherie e
pressioni fiscali veramente inaccettabili. A questa specie di classe
dirigente va chiesto: perché non far fruttare la pineta comunale? Perché
non far fruttare il parco Acacie? Perché non far fruttare il centro
servizi? Perché non sollecitare valide sponsorizzazioni? E quanti perché
vi sarebbero ancora. Uno per tutti: perché questi signori, dopo aver
dato ampia prova di non essere all’altezza delle funzioni loro affidate
dal corpo elettorale, non lasciano il campo? Sarebbe, forse, l’unica
azione che li farebbe passare alla storia di Atripalda. Le fibrillazioni
che da qualche tempo a questa parte vanno scuotendo la maggioranza
scaturiscono in parte dalla precarietà gestionale dell'Esecutivo. (23-07-09) |
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