Un sogno antico

La megacittà


A fasi alterne nel corso degli ultimi decenni  e  da  tribune diverse  -  alcune  autorevoli,  altre  improvvisate  - si è parlato del progetto della "città intercomunale", che  altro non  sarebbe che l'accorpamento di Mercogliano, di Monteforte Irpino e di Atripalda al Capoluogo  irpino.  L'ipotesi  viene sostenuta  sulla  base  di tre considerazioni.

La prima considerazione è di natura urbanistica: tra i quattro Comuni ormai non vi è più soluzione di continuo tanto che non  è agevole indicare  i confini fisici dell'uno rispetto all'altro e non è difficile individuare situazioni di costruzioni che insistono parte sul territorio  di  un  Comune e parte sul territorio di un altro Comune. Inoltre, la contiguità delle quattro realtà  urbane determina  forti  scompensi  a  livello  di  applicazione dei   rispettivi  Piani  Regolatori:  capita,  tanto  per  fare  un esempio,  che  aree con destinazione commerciale di un Comune  siano ai margini di aree di altro Comune destinate a funzioni di ben diversa natura.  Se i quattro Comuni diventassero  una  sola  realtà  municipale,  questi  fenomeni  -  sostengono i fautori della "città intercomunale" - non si avrebbero e  di conseguenza  ne   trarrebbe   un  vantaggio  in  termini  di vivibilità la popolazione. 

La seconda considerazione  posta alla base del progetto tramite il quale si tenta di costruire la  megacittà  irpina  è di  carattere  socio-economico: i quattro  Comuni,  pur  essendo  contigui,  hanno vocazioni diverse. Queste vocazioni diverse andrebbero selettivamente potenziate,  evitando  quelle  sovrapposizioni  che  oggi  si riscontrano. Avellino, per la sua funzione ed il suo ruolo di Capoluogo,  è  il  centro propulsore dell'intera provincia e più specificamente è il centro direzionale di un bacino  di utenza  abbastanza  ampio;  in  virtù  di questa realtà, la politica di sviluppo del "quartiere Avellino" nell'ambito del progetto di  "città  intercomunale"  dovrebbe  prevedere  un maggiore spazio ed un impulso più deciso all'insediamento di strutture  burocratico-amministrative,  di centri di ricerca, di sedi universitarie ed una riduzione del "terziario" la cui presenza andrebbe incentivata  in  quella  zona  dell'ipotizzata megacittà  da  sempre sede naturale di questo settore, cioè nel "quartiere Atripalda".  Lo stesso ragionamento vale anche per gli altri   "quartieri" della megacittà intercomunale:  Mercogliano e Monteforte Irpino, per le loro caratteristiche fisiche, dovrebbero arricchirsi di  strutture sportive,  alberghiere  e  del tempo libero e contestualmente   svuotarsi di quelle funzioni che possono  trovare  spazio  in  maniera  più  congeniale  con  la natura dei luoghi in altre zone del nuovo territorio comunale.  La realizzazione di una sola  entità municipale eviterebbe, in definitiva, che su una superficie - quella  su  cui  insistono  i  quattro Comuni - relativamente limitata operino e si sviluppino servizi  e  strutture  dello stesso  genere.

La  terza  considerazione su cui poggia la ipotesi della realizzazione della "città  intercomunale"  è di  natura  prettamente  finanziaria:  con l'accorpamento dei quattro Comuni, gli  attuali  costi  dei  servizi  municipali sarebbero  destinati  a  ridursi  notevolmente.  

Queste  tre considerazioni in astratto sono valide e  condivisibili:  ma,  poiché  la  realtà  è ben diversa perché diverse sono le peculiari caratteristiche etniche e storiche delle quattro città, ipotizzare di "fondere" Atripalda, Mercogliano e Monteforte con Avellino è  soltanto accademia. Al fine di ottimizzare i rapporti intercomunali  tra le quattro realtà  urbane  ed  eliminare  gli  scompensi funzionali  che  pure esistono sarebbe sufficiente approntare un Piano Regolatore  Generale  comprensoriale,  finalizzato  a garantire  uno  sviluppo  armonico  e  sinergico  dei quattro "campanili", nel rispetto delle singole  autonomie  locali, della loro storia e della loro gente.

Sull'antica questione questo il parere di un antico amministratore comunale di Atripalda, Gerardo Capaldo: “L’idea di una Grande Avellino, che comprendesse Atripalda, Mercogliano e forse anche Monteforte e Contrada, circolò con insistenza negli anni Ottanta e fu sostenuta da alcuni con qualche convinzione. Il mio parere - allora come ora - fu e resta negativo; non è pensabile, né consigliabile per Atripalda - e credo neppure per gli altri paesi interessati — una incorporazione nella città di Avellino. Rivendichiamo senza esitazione la nostra autonomia convinti che essa possa consentirci una rappresentanza più visibile e più efficace degli interessi in senso lato della nostra città.  Quella che invece resta valida - allora come ora - è la necessità di un coordinamento fra gli strumenti normativi dei diversi Comuni: piani regolatori e piani commerciali, che influenzano direttamente le attività economiche dell’intera area. E ancora: risulta evidente l’opportunità di armonizzare o di esercitare insieme alcuni servizi essenziali, per migliorare la qualità, per ridurne i costi e per evitare gli sprechi che inevitabilmente si determinano quando quattro o cinque enti fanno la stessa cosa in uno spazio tutto sommato angusto".