L'EX CARCERE BORBONICo di avellino
AL SERVIZIO DELLA CULTURA, DELL'ARTE
E  DELLA..... CUCINA


Teatro di rocambolesche evasioni e di inquietanti e tragici episodi, l'ex carcere borbonico di Avellino - che per oltre un secolo e mezzo ha ospitato malandrini e delinquenti di mezza Italia, sprovveduti ladruncoli e pericolosi criminali - è destinato a diventare la cellula pulsante del pianeta-cultura del Capoluogo irpino. Posizionata in quello che oggi è il centro urbano della città  e protetta dalla Soprintendenza ai Beni Storici, l'antica struttura - non priva di pregi architettonici - aprì i… battenti nel 1832 e li chiuse, come casa di pena, nel 1987, lasciando negli archivi delle cronache giornalistiche e giudiziarie storie di dolore e di espiazione, di violenza e di sangue, di vendette e di tradimenti.


Voluto da Ferdinando I°, che ne autorizzò la realizzazione il 23 novembre 1822, l'edificio prese corpo sulla base del progetto dell'ingegnere ligure Luigi Oberty e  dell'architetto napoletano Giuliano De Fazio. Il professionista partenopeo, autore nel 1807 dello storico edificio della “Serra Temperata” sito all'interno dell'Orto Botanico di Napoli, ispirò l'intervento avellinese alle tesi -  "rivoluzionarie" per l'epoca - del filosofo e giurista inglese Sir Jeremy Bentham, ammiratore a sua volta dei postulati di Cesare Beccaria. Non più luogo di sevizie bensì di rieducazione, la prigione-modello di Avellino edificata dallo staff tecnico del Borbone lungo Viale dei Pioppi rappresentò - dicono le cronache - il primo esperimento in Europa teso a porre in essere quella che oggi viene definita l'umanizzazione della pena, che non può prescindere appunto dalla tipologia dell'edilizia carceraria.


Sir Bentham, con le sue idee considerate eccessivamente progressiste dai Londinesi, non ebbe fortuna in patria, tanto che fu costretto a dimettersi da Ministro della Giustizia del Regno Unito; il seme della sua "rivoluzione", però, venne raccolto in Italia, cioè in Irpinia. Nel 1827, infatti, ebbero inizio i lavori di edificazione del carcere voluto da Ferdinando I°: su base esagonale - con una rotonda centrale protesa verso i sei lati tramite bracci - sorse la prigione-modello. Quando nel 1832 vi fecero ingresso i primi reclusi, a Westminster - singolare coincidenza - si spegneva Sir Bentham.


Uscita quasi... indenne dal sisma del 1980, la struttura - rimasta libera nel 1987 - è oggetto di… interessata attenzione da parte dei… legittimi proprietari, e cioè da parte dell'Amministrazione provinciale di Avellino e del Ministero dei Beni Culturali.  Pinacoteca, Museo del Risorgimento, Sede Mostra provinciale, Sala Convegni, Uffici della Soprintendenza ai Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici, Archivio di Stato, Uffici della Soprintendenza Archeologica avranno definitiva sistemazione nell'antico carcere borbonico il cui fossato, adeguatamente coperto, sarà destinato ad ospitare il Museo del Vino, in omaggio ai tipici prodotti dei vigneti irpini (Aglianico di Taurasi, Greco di Tufo, Fiano di Avellino). I visitatori, che per motivi di lavoro o di studio o di svago metteranno piede all'interno dell'ex carcere borbonico, potranno un giorno trovare  anche un'accogliente sala-ristoro dove sarà possibile gustare piatti caratteristici dell'Irpinia (cavatelli con le noci, cotolette di cinghiale, mugliatielli, parmigiana di tartufo, cotiche e fagioli, minestra maritata).


Chissà se nella "filosofia" di Sir Bentham e nel progetto dell'architetto Giuliano De Fazio questa riconversione della struttura era stata posta in conto!

 
      Re Ferdinando I°         (1751-1825)
 
  Sir Jeremy Bentham    (1748-1832)
 
        Cesare Beccaria             (1738-1784)