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Nicola Adamo
Un esempio di passione
civile
Antiche immagini affollano la mente e su tutte
dominano quelle del galantuomo e del politico di razza, responsabilmente
impegnato tra la gente e per la gente. Nicola Adamo resta una pietra
miliare della crescita civile e democratica dell'intera comunità irpina.
Convinto assertore del dialogo, illuminato esponente di un mondo politico
ancorato a pesanti retaggi ideologici, amministratore attento della res
publica negli Enti locali e nel Parlamento, Adamo nel corso della sua
lunga ed al tempo stesso breve esperienza politica ha perseguito un solo
fine: la ricerca della giustizia sociale. In questo è stato un autentico
meridionalista, ispirato non da motivi di facciata ma da una cultura
profondamente radicata nella realtà delle popolazioni del Sud. “Nicola
Adamo: un esempio di passione civile”: è stato scritto in occasione di una
manifestazione pubblica organizzata per l’assegnazione della borsa di
studio a lui intitolata con la quale la città di Atripalda, nel premiare i
giovani per l’impegno profuso sui banchi della scuola, intende
periodicamente ricordare a coloro che saranno la futura classe dirigente
di Atripalda la figura di un uomo, di un padre, di un amministratore.
Ruoli che Nicola Adamo ha interpretato con coerenza, con stile, ma
soprattutto con grande umanità, ispirando il vivere quotidiano a quella
cultura che fu tipica dell’umanesimo, cioè di quella corrente di pensiero
che si fondava sull’esaltazione del valore e della dignità dell’uomo. E
questo è uno degli aspetti più interessanti dell’esistenza di questo
illustre atripaldese, tragicamente strappato dal destino alla famiglia ed
alla società, un aspetto che andrebbe approfondito soprattutto tra le
giovani generazioni. Materiale, per così dire didattico, non manca. Dai
verbali del Consiglio comunale di Atripalda a quelli del Consiglio
provinciale di Avellino e di Montecitorio, dai resoconti delle assemblee
del partito (Pci) nel quale Adamo ha militato con grande passione ai
resoconti dei numerosi convegni nel Sud d’Italia ai quali ha dato il suo
generoso contributo di idee, emergerebbero spunti preziosi per comprendere
in termini di concretezza l’evoluzione della storia repubblicana scritta e
vissuta nella provincia irpina e nel Meridione più in generale. Sotto
certi aspetti, Adamo è stato un politico cui piaceva andare
controcorrente, vero spirito libero in una palude di assuefazione
avvilente. Oggi, alla luce di quanto avvenuto nella società civile e sul
palcoscenico politico nell’ultimo decennio, non è affatto errato affermare
che Adamo è stato un antesignano rispetto a scelte di fondo che hanno
coinvolto istituzioni e movimenti politici; antesignano all’interno del
suo vecchio partito che agli inizi degli anni Ottanta - epoca in cui finì
l’esistenza di Adamo - ancora non aveva conosciuto la “Bolognina” e le
altre “cose”; antesignano nella ricerca di intese larghe capaci di
inglobare i moderati impegnati in politica; antesignano rispetto a molti
settori della sinistra nel dare risalto alla posizione dell'uomo inteso
come soggetto pensante e non soltanto come mero aggregato di un apparato.
Di Nicola Adamo si ricorda la forza di ribellarsi a tutto ciò che offende
la dignità di un singolo o, peggio ancora, di una collettività, quella
forza che Francesco De Sanctis non esitava a definire “virtù della
indignazione”. E Adamo questa “virtù” l’ha manifestata in diverse fasi
della sua lunga esperienza tra i banchi del Consiglio comunale di
Atripalda, esperienza estremamente preziosa per l’intera comunità. I suoi
erano interventi stringati, essenziali, privi di fronzoli che un certo
costume politichese continua a privilegiare. Per quanto aspra potesse
essere la dialettica consiliare non c’è stato mai un Consigliere che sia
uscito offeso dal confronto, confronto che Adamo – per il gusto della
democrazia – amava anteporre su tutto, sapendo anche riconoscere e
valutare positivamente l’impegno dell’antagonista, quando l’impegno era
finalizzato a rendere un servizio utile alla collettività; sapendo anche
fare ammenda di scelte amministrative non condivise dall’opinione
pubblica. Caratteristica questa che non è facile riscontrare in un uomo
politico. Questo suo modo di essere traeva linfa dalla sua stessa cultura,
ampia ed eclettica, sia nell’attività lavorativa (da geometra ha dato filo
da torcere a categorie professionali superiori!) che nell’azione politica.
Si accennava prima al gusto della democrazia di cui si alimentava Nicola
Adamo: presente oggi sulla scena politica, Adamo avrebbe saputo
interpretare saggiamente e correttamente le rivoluzionarie innovazioni
istituzionali che regolano la vita dell’Ente locale; da autentico
democratico avrebbe condiviso con l’assemblea quei poteri che un
legislatore fin troppo frettoloso oggi ha conferito al capo di
un’amministrazione, facendone una specie di capovillaggio. Questo l’Uomo
che va ricordato sia pure da posizioni ideologiche diverse, questo
l’Amministratore serio da additare a quanti si accingono a “fare politica”
negli Enti locali, questo il collega di Consiglio comunale del quale si
condivideva lo spirito di ripulsa verso ogni forma di angheria e di
prepotenza, questo il politico refrattario ai miseri interessi di bottega
che alimentavano ieri e continuano ad alimentare oggi l’agire di minuscoli
personaggi che in nome di una tessera di partito calpestano valori, etica
e morale, questo il cittadino in memoria del quale - a poche ore dalla
scomparsa - si chiese l’istituzione della borsa di studio al fine di
“conservare vivo il ricordo del professionista e dell’Amministratore
comunale”. Ai giovani che negli anni si aggiudicheranno la borsa di studio
“Nicola Adamo” il saluto di andare nella vita orgogliosi del premio.
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