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FU VERA ANNESSIONE? |
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Il 21 ottobre 1860 si celebrò nelle province napoletane il plebiscito che sancì l'annessione del Regno delle Due Sicilie al Piemonte. I cittadini che avevano compiuto i 21 anni furono chiamati a rispondere al seguente quesito:
“Il popolo vuole l'Italia una ed indivisibile con Vittorio Emanuele Re costituzionale e suoi legittimi discendenti?”
La votazione avvenne in modo palese. Su un tavolo furono predisposte tre cassette: una contenente le schede con il NO di colore rosso; un’altra con le schede con il SI di colore bianco; la terza centrale vuota, per depositarvi il voto. In Napoli ed in Sicilia votò solo il diciannove per cento “ad onta di tutti gli artifizi e violenze usate”, come si legge in
un dispaccio del Ministro d'Inghilterra a Napoli, Eliot, datato 10 novembre 1860. Nelle province napoletane i votanti furono 1.312.366. Si dichiararono favorevoli all’annessione 1.302.064 cittadini, contrari 10.302. Le votazioni si svolsero in un clima di grande intimidazione. Dalle cronache napoletane del tempo si legge: “Si votava davanti ad una schiera minacciosa di garibaldini, guardie nazionali e soldati piemontesi. Il giorno prima erano stati affissi sui muri dei cartelli sui quali era dichiarato "Nemico della Patria" chi si astenesse o votasse per il NO. Votarono per primi i camorristi, poi i garibaldini, che erano per la maggior parte stranieri, e i soldati piemontesi. Qualcuno dei civili che aveva tentato di votare per il NO fu bastonato, qualche altro, come a Montecalvario, fu assassinato. Poiché non venivano registrati quelli che votavano per il SI, la maggior parte andò a votare in tutti e dodici comizi elettorali costituiti in Napoli. Allo stesso modo si procedette in tutto il Regno, dove si votò solo nei centri presidiati dai militari con ogni genere di violenze ed assassini”. |
AL POPOLO
Cittadini!
Voi siete chiamati a votare; io voglio dirvi cosa è il vostro voto.
Votare pel NO significa:
Votare per l’ignoranza. I contadini di Montemiletto dicono ingenuamente in una loro dimanda al Dittatore che i galantuomini avevano fatto una lista di donzelle per disonorarle e che perciò avevano meritato la morte. Quelli di Ariano credevano che i liberali erano venuti a rubare il loro Santo. Queste sciocchezze avrebbero fatto sorridere di compassione i popolani Toscani o Piemontesi che tutti sono andati a scuola. Presso di noi le scuole vi sono per cerimonia, là si fa davvero.
Votare per la povertà. Il nostro paese per natura è il più ricco del mondo; il governo borbonico ne ha fatto il più povero. Mendicanti, cenciosi, contadini affamati, borghesi anelanti come cani alla pagnotta, ecco in che stato si trova una gran parte di noi.
Votare per l’arbitrio dall’alto sino al basso. Sulla sommità una volontà capricciosa che diceva: la legge son io; alla base spie, ladri e birri. Arbitrio del re, arbitrio del ministro, arbitrio dell’Intendente, del giudice, di Monsignore, del capo urbano, del gendarme, non si sfuggiva all’arbitrio se non a danaro contante; il ladroneccio era organizzato dalla reggia sino alla casa Comunale.
Votare per l’intrigo. Le vie diritte non spuntavano; il merito divenuto un titolo di esclusione; l’onestà derisa come imbecillità. Volevate riuscire? Bisognava conoscere la chiave. Quando uno saliva in un posto, la prima domanda era: chi l’ha portato? Si era perduta l’idea della giustizia. Anche oggi, io credo di far giustizia, e tutti mi ringraziano del favore.
Il Governo borbonico aveva detto: facciamo questo popolo ignorante, povero e corrotto. Un popolo ignorante non ragiona, ma ubbidisce. Un popolo povero pensa al pane e lascia fare a noi. E quando un popolo è corrotto, nelle sue basse passioni di campanile dimenticherà la libertà e la patria.
Ed il governo borbonico ha lavorato sì bene che oggi ancora, dopo che la Giustizia di Dio lo ha colpito a morte, oggi ancora si sentono alcuni popolani gridare Viva a quello stesso che ne avea fatto de’ bruti, ed alcuni preti chiamar sacra Maestà quello stesso che ne avea fatto delle spie. Ma lode a Dio! Questi popolani imbecilli e questi preti degradati diventano assai rari.
Ecco o Cittadini cosa vuol dire votare pel NO. Vuol dire votare per il governo delle bastonate, che vi avrebbe reso il popolo più stupido ed incivile del mondo, se l’ingegno e la forza della razza Italiana lo avesse consentito.
Sentite ora cosa vuol dire votare per SI
Votare pel SI significa:
Votare per l’istruzione. Quando avremo scuole popolari, scuole tecniche per gli operai, scuole agrarie, scuole industriali, nuove vie si apriranno per guadagnarci la vita, acquisteremo coscienza della nostra dignità, e non si dirà più di noi: furono trattati da animali, perché erano animali.
Votare per la ricchezza. Le strade ferrate ci ravvicineranno. Avremo associazioni di operai, casse di risparmio e di mutuo soccorso, la Beneficenza meglio diretta e meglio ordinata, i trasporti a buon prezzo, per mercato tutta l’Italia. L’industria ed il commercio farà di questo paese privilegiato il più ricco e potente d’Europa.
Votare per l’indipendenza e la grandezza della nostra Patria. Che siamo stati finora? Un popolo diviso in piccoli stati, incapaci di difenderci, invasi e calpestati da Francesi, da Spagnoli e da Tedeschi, e fino da Russi e da Turchi chiamati da Ferdinando IV, il gran protettore dei briganti. Saremo una Nazione di 26 milioni di uomini, una di lingua, di religione, di memoria, di coltura, d’ingegno e di tipo; saremo padroni in nostra casa; potremo dire con orgoglio romano: siamo Italiani. E lo straniero che ci ha comandato e ci ha disprezzato dirà: questa è una razza forte: è stata grande due volte, e quando dopo tanti secoli di oppressione la credevamo morta, eccola che leva il capo, più grande ancora.
Votare per la libertà, vale a dire per ciò che l’uomo ha più prezioso, la libertà individuale, l’inviolabilità del domicilio, l’inviolabilità della coscienza, la libertà della parola e della stampa, la legge fatta da noi stessi per mezzo dei nostri rappresentanti, e l’indipendenza assoluta dell’individuo ne’ limiti della legge.
Votare per un Re, che ha avuto il più bel titolo che popolo abbia mai dato, il Re Galantuomo;
Per un Re che primo ed unico ha messo a pericolo trono e vita per far noi grandi e liberi;
Per un Re che ha meritato di esser gridato da Giuseppe Garibaldi, il primo cittadino d’Italia;
Votare per VITTORIO EMMANUELE.
Cittadini! Accorrete tutti in folla. Che questo bel giorno non sia contaminato da violenze e da disordini! Che nell’unità d’Italia si unifichino i cuori in ogni Comune! Imitiamo i Toscani, i Romani, i Lombardi, che col loro sangue ci hanno riscattati, e che hanno votato con tanta unanimità e con tanta concordia. Mostriamo che la nostra provincia, la quale nel '20 alzò il primo grido di libertà, è sempre la stessa.
Avellino 16 ottobre 1860
Il Governatore
FRANCESCO DE SANCTIS