GENS IRPINA

Raffaele Aversa

Martire delle Fosse Ardeatine

Raffaele Aversa, unitamente ad altre 354 persone, fu passato per le armi nel quartiere “Ardeatino” della Capitale il 24 marzo 1944. Fu una delle pagine più dolorose e più tristi degli eventi bellici dell’epoca e segnò il tragico epilogo di una spietata azione di rappresaglia delle truppe tedesche.  Qualche giorno prima vi era stato l’attentato di Via Rasella dove dodici chili di tritolo, nascosti dalle mani di un oscuro personaggio diventato successivamente Parlamentare della Repubblica, fecero saltare in aria una trentina di soldati tedeschi della “SS Bozen”. Immediate ed inesorabili scattarono le norme della legge marziale imposta dai tedeschi. Vi furono interventi da parte del Governo Italiano del tempo per evitare il massacro: tutto fu vano. Raffaele Aversa, capitano dei Carabinieri Reali, cadde sotto il piombo dei feroci plotoni nazisti. Gli venne conferita la Medaglia d’Oro al valore militare con la seguente motivazione:  "Ufficiale dei CC.RR. comandante di una compagnia della Capitale, opponeva dopo l'armistizio, all'azione aperta ed alle mene subdole dell'oppressore tedesco e del fascismo risorgente, il sistematico ostruzionismo proprio e dei dipendenti. Sfidava ancora i nazifascisti sottraendo i suoi uomini ad ignominiosa cattura. Riannodatene le file e raccolti numerosi sbandati dell'Arma, ne indirizzava le energie alla lotta clandestina, cooperando con ardore, sprezzante d'ogni rischio, a forgiare sempre più vasta e possente compagine. Arrestato dalla polizia tedesca come organizzatore di bande armate, sopportava per due mesi, nelle prigioni di via Tasso, sevizie e torture che non valsero a strappargli alcuna rivelazione. Fiaccato nel corpo, indomito nello spirito sempre drizzato fieramente contro i nemici della Patria cadeva sotto la mitraglia del plotone di esecuzione alle Fosse Ardeatine".

 

Raffaele Aversa era nato il 2 settembre 1906 in provincia di Roma, a Lambico, dove il padre Alfonso, atripaldese, comandava la locale stazione dei Carabinieri. Dopo gli studi classici al “Colletta” di Avellino, il giovane Aversa si arruolò nell’Arma Benemerita frequentando l’Accademia di Modena. Volontario in Africa, partecipò alla campagna di Russia. Ritornato in Patria, una Patria che andava precipitando nella tragedia della guerra civile, ebbe incarichi riservatissimi dal suo comando. Unitamente al capitano Paolo Vigneri, agli ordini del Colonnello Giovanni Frignani e su disposizioni del Vittorio Emanuele III, il 25 luglio 1943 curò l’arresto di Mussolini a Villa Savoia, dove il Duce si era recato per informare di persona il Re  dell’ordine del giorno che Dino Grandi  aveva presentato nel corso della notte al Gran Consiglio ottenendone l’approvazione, un ordine del giorno risultato determinante per la caduta del Fascismo.  Il Duce fece il suo ingresso a Villa Savoia alle 17, non immaginando che già in quel momento la sua scorta era sotto controllo e duecento carabinieri circondavano l'edificio. Al termine del colloquio con il Re, Mussolini venne invitato a salire a bordo di un'ambulanza della Croce Rossa  per essere prima relegato a Ponza, nella casa già occupata dal prigioniero abissino ras Immiru, e poi all'Isola della Maddalena.  “Sua Maestà il Re Imperatore – questo il comunicato stampa di Casa Savoia - ha accettato le dimissioni dalla carica di Capo del Governo, primo Ministro e Segretario di Stato presentate da Sua Eccellenza il Cavaliere Benito Mussolini e  ha nominato Capo del Governo, Primo Ministro e Segretario di Stato Sua Eccellenza il Cavaliere, Maresciallo d'Italia Pietro Badoglio”. Il Capitano Aversa, nei giorni successivi,  tentò di organizzare una eroica resistenza ai nazisti. Braccato dalle squadre speciali delle “SS”, nonostante gli aiuti avuti da parte di fraterni amici atripaldesi, venne rintracciato ed arrestato. L’attentato di Via Rasella segnò la sua fine.

 

Il Comune di Atripalda, per ricor­dare questo eroe, fece apporre sulla facciata della casa dei genitori in Via Cammarota una lapide marmorea che, rimossa all’indomani del sisma del 23 novembre 1980, nella confusione di quei giorni andò smarrita.   Per lunghi anni, nessuno - tra amministratori comunali e responsabili delle associazioni combattentistiche locali e provinciali - si è mai interessato di ricollocare al posto di origine sull’edificio di Via Cammarota la lapide commemorativa dell’eroico Ufficiale dell’Arma dei Carabinieri. Nel 1994, in occasione delle celebrazioni indette in tutta Italia per la ricorrenza del “25 aprile”, la Sezione di Atripalda del Movimento Sociale Italiano, movimento non ancora all’epoca confluito ufficialmente in Alleanza Nazionale, chiese con un pubblico documento inoltrato al Commissario Prefettizio della Città del Sabato, dottoressa Carla Pallante, di adoperarsi affinché il Comune restituisse al ricordo della citta­dinanza la figura del Capitano Aversa. Nel documento del Msi - datato 18 aprile 1994 - veniva tra l’altro riportato: “Nel rispetto di coloro che su opposte barricate immolarono la vita per la Patria, anche la nostra città deve testimoniare concretamente il desiderio di pacificazione che pervade l’intero popolo italiano”.  Della vicenda si interessò anche la stampa nazionale che mandò ad Atripalda “inviati speciali”, tutti positivamente meravigliati della civile iniziativa portata avanti dagli esponenti atripaldesi della Destra politica. Il Mattino di Napoli, il 22 aprile 1994, titolò su nove colonne: “An: rivogliamo la lapide antifascista. Atripalda controcorrente in onore di un martire delle Fosse Ardeatine”; La Repubblica il giorno dopo, con l’occhiello “An vuoI ricordare un martire antifascista”, scriveva: “Una richiesta perentoria -  Rimettete quella lapide al posto suo, ricorda un martire della Resistenza - giunta sul tavolo del commissario prefettizio di Atripalda, un comune alle porte di Avellino. Una richiesta fatta non da esponenti delle forze della sinistra, come pure si potrebbe immaginare. Ma addirittura, dal responsabile della locale sezione di Alleanza Nazionale”. Il giornale di Eugenio Scalfari terminava facendo presente che: “Sindaco di Atripalda è stata, per due anni. Alberta De Simone, ex responsabile nazionale delle donne comuniste, eletta deputato il 27 marzo scorso. Neanche lei, quand’è stata ai vertici dell’amministrazione locale, si è mai preoccupata della lapide”. L’iniziativa della sezione missina di Atripalda ebbe il “placet” della Direzione nazionale del partito: il Secolo d’Italia, infatti, riprendendo il “pezzo” de “Il Mattino”,  il 24 aprile 1994 titolava: “Omaggio ad un martire”. Il 18 giugno del 1995 l’Amministrazione comunale di Atripalda riposizionò, con una solenne cerimonia, la lapide marmorea in memoria del Capitano Raffaele Aversa.