GENS IRPINA

Alfredo Covelli

Un re senza corona

Nato a Bonito (Avellino) nel 1914, laureato in Lettere, Giurisprudenza e Scienze Politiche. Morì nel dicembre del 1998, in una clinica della Capitale all'età di 85 anni nel giorno di Natale. Fu tra i fondatori del Partito Nazionale Monarchico di cui per moltissimi anni è stato Segretario nazionale. Deputato per diverse legislature, nelle elezioni politiche del 1968 rischiò di non far più ritorno in Parlamento, venne infatti eletto  grazie  al  gioco  dei  "resti". Privo  ormai  di guarnigioni, cioè di elettorato che nel tempo andò sempre più  a ridursi anche in  virtù del progressivo  consolidarsi dei  principi repubblicani  nella  coscienza del popolo italiano, Covelli - mettendo da parte "Stella e Corona" - negli anni ‘70 aderì al MSI, contribuendo alla realizzazione della Destra Nazionale che nel  disegno del  suo ideatore, Giorgio Almirante, avrebbe dovuto segnare il sorgere di un movimento politico liberal-democratico che,  modernizzando il passato, avrebbe potuto porsi come antagonista credibile e competitivo nei confronti di un centrosinistra  fortemente condizionato  dal Pci, a sua volta legato, ideologicamente ed economicamente, a quanto avveniva al di là del muro di Berlino. Non è errato dire che Almirante tentò di  porre  in  essere,  con  oltre  venti  anni  di anticipo, ciò che poi  è riuscito  a  Gianfranco Fini. L'ingresso di Covelli nel Msi-Destra Nazionale fu accolto con la massima  lealtà da  Giorgio Almirante e da tutti i militanti della "Fiamma" che proclamarono l'ex segretario del partito monarchico Presidente nazionale del rinnovato Movimento Sociale Italiano. Successivamente, con un gruppo di secessionisti sponsorizzati dalla Democrazia Cristiana,  Covelli "inventò" Democrazia Nazionale.   Le vicende  romane  di quell'epoca  -  alcune  pilotate  da  poteri oscuri ed in ordine alle quali molto si è detto - convinsero l'Uomo di Bonito a sciogliere il patto di fede sottoscritto con Almirante e con i suoi "camerati" e a dar vita a  quella  Democrazia Nazionale - il "partito della nocca" come venne  beffardamente  definita  la  neo-formazione  per  il  suo singolare  distintivo - che, costituitasi a Montecitorio ed a Palazzo Madama grazie ad uno dei tanti giri di valzer che si sono  registrati nel  Parlamento  repubblicano  fin dal suo sorgere, venne subito dopo spazzata via dagli elettori con il voto del 1979.  Alfredo Covelli,  che non  avrebbe dovuto dimenticare la generosità riscontrata nello storico partito di Almirante, lasciò per sempre il Parlamento. Fu l'inizio  della fine  politica  per  l'Uomo di Bonito  la  cui  presenza  al  vertice nazionale  del  movimento  di  Giorgio  Almirante   produsse in Irpinia  profonde lacerazioni che  travolsero l'avvocato Gaetano Cerullo, Segretario provinciale del  Msi,  inopinatamente  ed  ingenerosamente destituito dalla  carica  nell'ottobre  del  1975. "Il bastone del viceré ha  vinto":  titolò  molto  efficacemente  il settimanale avellinese  "Proposta",  a firma  di  Martino Gallo che commentò l'accaduto in questi termini: "L'hanno fatto fuori cinicamente e senza manco il rispetto del protocollo non scritto della buona educazione". Forse di quanto avvenne in quegli anni la Destra irpina paga ancora le conseguenze. Alfredo Covelli è stato un leader? Il suo prestigio di uomo politico è stato  in vita tanto significativo da fargli riconoscere, post mortem, quel carisma che - per  rimanere  nel mondo della  Destra italiana - Giorgio Almirante ha portato con sé anche nella tomba? Non è facile dare una risposta a simili dubbi, soprattutto se alla mente di quanti vissero le esperienze turbolente degli anni Settanta ritornano i ricordi di quel decennio che, iniziato all'insegna della "grande Destra  democratica",  finì miseramente affogato nel trasformismo squallido ed avvilente.