GENS IRPINA

Fausto Grimaldi

Maestro di vita e di giornalismo

Fausto Grimaldi, un nome mitico del giornalismo irpino del dopoguerra, una voce libera ed autorevole, un uomo di grande cultura alla cui scuola – di docente e di operatore dell’informazione - si sono forgiate intere generazioni di Avellinesi. Liberale nello spirito, laico nel pensiero, cristiano nell’azione. Una sintesi di sensibilità apparentemente diverse che hanno reso l’Uomo un punto di riferimento fermo della società irpina venuta fuori dai tragici eventi del secondo conflitto mondiale. Questi i passi salienti del profilo di Fausto Grimaldi (1911-1993) tracciato da un suo allievo e collega, il professor Giovanni Pionati,  nel corso di una conferenza organizzata il 14 ottobre 1993 dal Rotary Club di Avellino.

 

Fausto Grimaldi, per oltre un sessantennio il nostro Faustino, stasera è qui con noi, non so se a compiacersi o a sorridere di quello che si dirà di lui, ma certamente contento che non l’abbiamo dimenticato, almeno per ora.... A pochi giorni dalla sua adorata Antonietta  se n’è andato anche lui,  dopo mesi di sofferenze. Ma vale la pena di ricordarlo nel fulgore della sua giovinezza, ventiquattrenne “supplente” di storia e filosofia nella  3/a B del “Colletta”, una classetta di 12-13 “giovanetti” più attenti ai richiami del “pallone” di Combi, Rosetta e Calligaris che alle ardue ipotesi filosofiche di un Kant e di un Hegel, e, addirittura, proprio in quegli anni, Segretario del Guf, e componente, perciò, di diritto, del Direttorio federale del Pnf, niente di meno! Ma lui, Faustino, arie proprio non se ne dava, pensava a organizzare convegni di varia cultura.  Versatile e conversevole, aveva nell’affabilità e nel sorriso bonario e a volte sornione l’arma per conquistare consensi ed amicizie. La guerra portò pure a lui l’amarezza della sconfitta e le noie della cosiddetta epurazione, prima di riprendere l’attività di giornalista e quella di professore. Nei giorni amari dei bombardamenti aveva vissuto pure lui con la sua piccola famiglia di piazza d’Armi n. 1 l’angoscia della fuga e del ritorno incerto nella casa saccheggiata dai soliti invasori indigeni.

 

UNA VITA RICCA DI SENTIMENTI

Fausto Grimaldi è stato un personaggio, le cui dimensioni non si possono racchiudere in una troppo rapida sintesi della sua attività veramente multiforme e instancabile fino all’agosto-settembre del 1992. D’altra parte, anche in lui c’era la convinzione di avere diritto ad essere ricordato da quelli, come si dice, che vengono dopo, se proprio in quel settembre 1992 ha chiesto, e proprio a me, la consolazione di essere commemorato, quando che fosse, in una cerimonia che non è più di moda: quella dell’orazione funebre. Ma quel giorno Faustino, il mio professore di storia e filosofia del 1936 mi consegnò pure una dattiloscritta Biografia dì Fausto Grimaldi, di 12 pagine; badate: non intitolata Autobiografia, come ci saremmo aspettati, quasi a spersonalizzare il ricordo, che pure è scritto in prima persona, e a dare al futuro biografo, chiunque sarà, la responsabilità dell’esplorazione, dell’indagine critica di tutte le tracce percorse da Fausto nel suo intero cammino umano, fatto di impegni, di cultura, di sentimenti anche religiosi, di delusioni e di amarezze anche, ma pure di soddisfazione, quella estrema, sottile e commovente, di ritrovarsi, nel momento in cui tutto sta per terminare, con la coscienza serena di aver compiuto il proprio dovere, sempre in buona fede, senza tentennamenti e senza rimorsi, anche se ci sono stati, in tanto cammino, momenti di dubbio e di incertezza. C’e una premessa metodologica in questa Biografia, nella quale, egli dice, “non ho seguito una cronologia che agli atti è impossibile, per non aver tenuto un diario. Per questo ho scomposto la mia vita in attività, ognuna con una sua evoluzione cronologica, che (insieme) riconducono all’unità del mio spirito, che dovrebbe uscire chiaro da questa spietata anatomizzazione: uno spirito fortemente attivo e concreto nell’osservanza dei principi morali”.

 

LA QUESTIONE RELIGIOSA

In fase avanzata di studi filosofici, nascevano, per lui,  le prime difficoltà in ambito religioso.... Prese a rivedere, addirittura con un certo accanimento, le sue convinzioni di indifferente, da quando cominciò a frequentare, nei giorni festivi, la cappella del “Rubilli” di San Tommaso, a quando, tra il ‘91 e ‘92, chiese di partecipare, in abbandono di fede - dicono - al rito dell’Eucaristia. Era lontano quel mai dimenticato 1948, quando - confessa - “stanco della doppiezza che io ravvisavo nei cattolici, tornai al vecchio insegnamento paterno e mi iscrissi alla Massoneria”. Uscì, comunque, da questa quando si convinse “che l’istituzione era fatalmente inquinata da personaggi che nei segreto esoterico della Loggia intendevano fare i loro affari, non sempre apprezzabili e puliti”. Ma “l’ideale massonico di fratellanza cosmica - aggiunge - è rimasto intatto, come aspirazione al miglioramento e soprattutto come termine di paragone per giudicare le azioni degli uomini”, tra i quali predilige quelli “che agiscono con la massima pulizia e dimostrano di avere un’anima bella e sincera”. Dentro o fuori della Massoneria, dunque, Faustino è l’uomo della moralità e dell’equilibrio. Lo dice anche a proposito della sua attività di insegnante: “nella mia qualità di professore e di preside, sono stato chiamato in varie commissioni di esami portando ovunque un apprezzato senso di equilibrio, cioè di giustizia e di umanità”.

 

LA FAMIGLIA

“La Biografia” inizia, naturalmente, con dati anagrafici che riguardano anche la piccola famiglia, che era di origine napoletana. Non mancano particolari suggestivi e addirittura patetici: il bisnonno Andrea, telegrafista, morto in Avellino il 19 agosto 1865, aveva 22 figli, dei quali uno, il nonno Antonio, fu tra gli ultimi laureati del Regno borbonico di Napoli, avendo conseguito il titolo nel giugno 1860, tre mesi prima che Francesco II abbandonasse per sempre la capitale e il trono. Ad Avellino rimase, dunque, solo Generoso, il padre, funzionario della Conservatoria delle ipoteche, che sposò Antonietta Piemonte, di Mercogliano, figlia di un mancato sacerdote, che dal Seminario di Avellino passò direttamente alle battaglie garibaldine e, quindi, a quelle di Custoza 1866 e di Porta Pia 1870. La madre fu maestra elementare, “educatrice modello”, come scrive Fausto, il quale nacque il 3 agosto 1911.  “L’educazione della famiglia - scrive ancora Fausto - oscillò tra due poli diversi, anzi opposti: mio padre massone e socialista ci voleva democratici e laici, non attaccati alla religione. Ma non ce lo imponeva. Mia madre era religiosa, ma non bigotta; in effetti non curò molto la nostra educazione religiosa, un poco per il timore reverenziale verso mio padre ed un poco perché preferiva che fossimo noi a decidere il nostro futuro”. Dal Giardino d’infanzia “di indirizzo froebelliano” negli anni dal ‘15 al ‘17, passò quindi alle elementari, “sentendo tutti i disagi di sedi provvisorie, essendo gli edifici scolastici - racconta - adibiti a convalescenziarii”. DaI 1921-22 al 1930 è alunno di ginnasio inferiore e superiore e, quindi, di liceo, presso il “Colletta”. Laureato in giurisprudenza nel novembre del 1934, con una tesi, a quei tempi ardita,  in filosofia del diritto, che si intitolava Stato e chiesa nel Tractatus theologico­politicus di Benedetto Spinosa -  il libro dove, tra l’altro, si sostiene la tesi della superiorità, rispetto all’assolutismo, dell’ordinamento democratico, che deve essere basato sulla completa libertà di pensiero, di parola e di religione - Grimaldi carezzò prima l’idea della professione notarile, quindi si decise per l’insegnamento. Che esercitò per la prima volta dal 1936 al 1939, presso il “Colletta”.   

 

IL DOCENTE

Ho insegnato per quarant’anni nelle scuole medie superiori, di cui circa trentasei trascorsi nel Liceo classico “P. Colletta” di Avellino, ricoprendo una cattedra di grande prestigio - si inorgoglisce il professore - ed avendo alunni sceltissimi, di cui molti sono magistrati, avvocati, medici, insegnanti universitari di varie discipline”. Ma la sua attività culturale, a cui è dedicato un capitoletto della Biografia, non si limita solo al campo della scuola, come ben sappiamo tutti; “i buoni studi fatti al liceo - precisa Grimaldi - la serietà di quelli universitari e l’ambiente cittadino hanno contribuito ad accendere (in me) interessi culturali, che ho espresso in pubblicazioni o in opere concrete”.

 

LO STORICO

Delle pubblicazioni, cita solo la più antica, Il lavoro nella Carta della Scuola, lasciando a noi il compito di ricordare, il saggio su La distruzione di Avellino nella seconda guerra mondiale   (1964),  il   saggio su I fatti di Ariano del settembre 1860 di valido impianto e di acuta interpretazione storica di un evento eccezionale, quale fu, appunto, la rivolta antiunitaria di Ariano, con oltre un centinaio di morti nelle file liberali e la salvezza miracolosa dell’84enne Lorenzo de Concilj, che in quella città avrebbe voluto proclamare “il Governo provvisorio sotto lo scettro costituzionale di Vittorio Emanuele, e sotto la dittatura per le Due Sicilie  del Generale Garibaldi”, ma fu costretto ad andarla a proclamare, come si sa, altrove, e precisamente a Buonalbergo. I fatti di Ariano del settembre 1860 videro la luce giusto un secolo dopo, nel 1960, mentre nel 1966 Grimaldi celebrava un altro centenario, quello della sfortunata 3a guerra d’indipendenza nei suoi riflessi con un’Avellino ancora viva di sentimenti deamicisianamente patriottici.  Il saggio di Grimaldi si intitolava Avellino nel 1866, e fu pubblicato da ‘Samnium”, la prestigiosa rivista beneventana fondata e diretta da Alfredo Zazo.

 

LO SPORTIVO

Oltre che storico e giornalista locale di grido, Fausto Grimaldi ebbe anche tendenze di organizzatore e propagatore di sport. Ce lo racconta lui, sentite con quanto entusiasmo: “Nel 1934 fui il primo ad organizzare ad Avellino una squadra di basket, gioco importato dagli USA pochi anni prima; fui arbitro di calcio di tornei minori; come fiduciario della Federazione Ciclistica italiana, organizzai diverse corse ciclistiche in provincia,   fui tra i primi  a praticare gli sports invernali, sono socio onorario dello Sci club 13, sono stato fondatore e Presidente del Panatlon club di Avellino, per due annate sportive consigliere dell’Avellino Calcio; nel 1948 procedetti alla fondazione dell’Associazione sportiva Felice Scandone, per la pratica del basket, la quale tuttora esiste e partecipa al campionato di serie B, con buona probabilità di ascendere in serie A; sono stato proprietario e direttore del settimanale sportivo Anthemis Sport".

 

IMPEGNO SOCIALE, POLITICO E AMMINISTRATIVO  

L’ultima parte della Biografia comprende,  l’”impegno sociale”, l’”impegno politico e amministrativo” e l’”attività giornalistica”. È stato socio del Rotary dal ‘72 al ‘91, e lo ha presieduto per due anni; è stato consigliere d’amministrazione dell’Ospedale civile dal ‘66 al ‘72 e, in questo ambito, più volte presidente di commissioni d’inchiesta. Fu, oltre che consigliere comunale del partito Monarchico, per due anni assessore provinciale alla pubblica istruzione e alla cultura, riordinatore della biblioteca del “Colletta” e fondatore e primo presidente dell’università della terza età, componente per 40 anni della commissione comunale di toponomastica.  Ma il vero impegno sociale arriva nel 1978, quando viene nominato Presidente della prestigiosa Casa di riposo “Alfonso Rubilli”, cui aveva dato già lustro la presidenza dell’Avv. Edoardo De Ruggiero e diventa l’impegno essenziale, ma non unico, di Fausto Grimaldi. Viene il terremoto (23 novembre 1980): quella maledetta serata i “vecchi” del “Rubilli” corrono rischi mortali, sono trasportati con mezzi di fortuna, nella notte, in asili ritenuti più sicuri, come l’anch’esso provato convento dei Cappuccini, o il più solido Roseto; finché l’offerta generosa delle Casse di Risparmio Italiane non permette  la costruzione complementare, quella di San Tommaso, affidata completamente, per la più rapida realizzazione, all’esperienza e all’onestà del vecchio Presidente. 

 

ATTIVITA’ GIORNALISTICA

Anche di giornali ne ha conosciuti tanti: corrispondente, dal 1934 al 1938, de Il Mattino, per lo sport, e quindi del Messaggero, del Giornale d’Italia e dell’EIAR; dal 1938 al 1943 capo della redazione provinciale del Roma; dal ‘48 al ‘50 corrispondente de il Giornale, dal ‘50 all’80 di nuovo, ininterrottamente, al Roma di Giovannini; protagonista, negli anni 50, di famosi duelli polemici soprattutto con Angelo Scalpati, la parallela voce de “Il Mattino” di Giovanni Ansaldo. Per diversi anni fu Presidente dell’Associazione stampa di Avellino..

 

ENTUSIASTA DEL LAVORO

Questa, in sintesi, l’attività quasi febbrile di un uomo che appariva sempre, oltre che convinto, per non dire entusiasta, del suo lavoro, in qualunque campo svolto, soprattutto sereno e disposto al sorriso e alla battuta ad effetto. Caratteristica, questa, che, nel mondo provinciale e compassato dei professori-storici della tradizione, dai Valagara ai Pescatori, dai Cannaviello ai Testa, tanto per fare qualche nome, portava certamente come una ventata di novità, di stile fra l’inglese e il napoletano, anche nell’accento, aristocratico, ma non impediva, naturalmente, specie sul terreno della lotta politico-amministrativa tanto ideologizzata nel dopoguerra, gli scontri violenti e le polemiche tra i rappresentanti locali dei quotidiani nazionali. Grimaldi fu, dunque, giornalista, professore, storico e organizzatore, come si dice, di cultura e di sport, nonché pubblico amministratore anche come dirigente di opere assistenziali. Fu veramente poliedrico di interessi e di cultura, come un grande “dilettante”, finanche nel campo della musica, giacché fu anche violinista, un grande “dilettante” che aspira, e a volte ci riesce, a diventare un professionista degno di restare nella memoria dei posteri per aver detto parole definitive. Ma, per completare questo discorso appena abbozzato, bisognerebbe dare fondo alla sua sterminata produzione giornalistica, a disposizione, per merito suo, degli studiosi, nella Biblioteca provinciale di Avellino, per estrarre da tanta cronaca altre pagine del suo credo di uomo di cultura e di azione. Ma questo è un compito, non ingrato, che attende le nuove generazioni di lettori e di studiosi.