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Agli elettori della mia Provincia |
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Sono stato proclamato come vostro rappresentante all’Assemblea Costituente con circa ventiquattromila voti di lista e quindicimila di preferenza, oltre parecchie migliaia di schede annullate e con evidente intenzione destinate al Partito Liberale. Vi ringrazio assai vivamente per tanta fiducia ancora in me riposta. Nei lunghi anni in cui sono rimasto appartato, come i tempi imponevano, ho sempre vegliato e vigilato per voi; forse si deve anche ai miei suggerimenti di temperanza e di moderazione, dati per ogni parte e ad ogni istante, nonché alla mia sia pur modesta autorità personale, se anche durante il Fascismo questa Provincia di fronte alle altre della Nazione rimase relativamente calma, è non ebbe a deplorare violenze o rappresaglie di una seria entità. Con l’occupazione alleata si richiese dalle Autorità e dalla cittadinanza l’opera mia nell’interesse pubblico, nella grande confusione determinata dalle vicende belliche; nulla trascurai nei limiti delle mie forze, pur rifiutando decisamente ogni insistente e ripetuta offerta di cariche o di onori, e con sacrifici non lievi da parte mia, non poco contribuii ad evitare scosse violente che avrebbero turbato la Provincia, altri inutili dolori aggiungendo, e ad attenuare per quanto era possibile, le enormi difficoltà ed i grandi disagi che colpirono i nostri paesi. Nel ripresentarmi al corpo elettorale non sono stato spinto da ambizioni o da interessi personali; non ho un grande avvenire dinanzi a me, non ho una carriera da percorrere, non ho mete da raggiungere, non voglio e non spero nulla; ho obbedito ad un alto dovere civile, ritenendo opportuno di non abbandonare i miei concittadini in questo momento in cui la Patria tende a risorgere e rinnovarsi; unico premio che possa lusingarmi è la soddisfazione dì fare ancora un po’ di bene, finché le forze mi assistono. Quindi vi ringrazio, ripeto, o miei elettori, per la vostra sincera ardente adesione ai miei onesti propositi. E sono poi immensamente grato alla Provincia di Salerno, che io cercai ed ottenni di vedere unita alla nostra nella circoscrizione elettorale, se mi ha dato più di milleduecento voti spontanei che ascrivo a mio onore e mio orgoglio. Ma esco da questa formidabile lotta con un senso di grande disgusto e d’invincibile amarezza, non per l’intensità della lotta stessa, circoscritta quasi esclusivamente alla mia persona, ma per la forma imprevista, brutale, quasi selvaggia con cui è stata sostenuta, specialmente da partiti che si dicono moderati, più che da quelli di estrema sinistra. Si cominciò con una scomunica di cui poi si fece larga propaganda. Il Vescovo di Avellino mi intimò la scomunica in una forma violenta ed assai poco delicata, sol perché avevo votato, come consultore nazionale, favorevolmente all’articolo 66 della legge elettorale. Gli risposi immediatamente con tono deferente e rispettoso, spiegandogli che questo articolo contiene una giusta e santa disposizione con cui si vuole che la Chiesa, madre di tutti i fedeli, tempio sacro alle funzioni religiose, in cui si eleva soltanto la mente a Dio, non possa e non debba essere profanata, come ovunque si è fatto qui, diventando sede di contrasti, comizi e competizioni elettorali. E gli aggiunsi pure che il detto articolo 66 non era stato inventato da me né dal Partito Liberale cui sono iscritto, ma, proposto dal Governo di cui è Capo proprio l’On. De Gasperi, era stato anche approvato dalla Commissione elettorale nominata dalla Consulta e presieduta dall’On. Micheli, anche egli uno dei più elevati ed autorevoli rappresentanti della Democrazia Cristiana. Ne venne proposta poi in seduta pubblica una modificazione o meglio un’attenuazione, di forma soltanto, con un emendamento dell’On. Cappa, altro insigne democristiano, a cui aveva pienamente aderito il Partito Liberale. Ora a me risulta che né De Gasperi, né Micheli, né Cappa sono stati scomunicati. Del resto anche la stampa democristiana non tralasciò di sottolineare con plauso il benevolo atteggiamento dei consultori liberali a proposito dell’ articolo 66. Non si potevano dare spiegazioni più chiare, più complete e più precise. Certo però la notizia di questa scomunica a Roma, dove anche pervenne, sembrò persino incredibile ed inverosimile, determinando la più viva curiosità nell’ intera Consulta e negli ambienti politici. Ne informai ampiamente anche l’On. De Gasperi, unicamente per far sapere al Capo della Democrazia Cristiana a quali settarii eccessi qui si giungeva, ed egli mi rispose che sperava che ogni cosa si risolvesse con carità e giustizia; ma né carità né giustizia riuscirono a prevalere. In conclusione il Vescovo di Avellino nella sua mentalità claustrale pretendeva che i governanti ed i consultori nazionali non dovessero proporre e votare le leggi dello Stato secondo la propria coscienza, ma secondo la sua volontà ed imposizione; altrimenti la scomunica era pronta. Poi venne in atto la lotta elettorale. Si sentirono per le Chiese, ed in aperto dispregio dell’art. 66 della legge, sermoni politici violenti, minacciosi, personali ed aggressivi, come risulta anche da documenti inoppugnabili, persino pubblicati con sorprendente ingenuità. La popolazione dell’Irpinia ne è profondamente scandalizzata. Ho visto dovunque in tutta la Provincia i sacerdoti che ho sempre rispettati per l’abito sacro che indossano, le Suore di qualsiasi ordine, che ho costantemente amate, venerate ed anche, avendone l’occasione, beneficate per l’alta missione che compiono, le donne cattoliche, travolte ed oppresse nella loro libera coscienza dai segreti del confessionale, tutti e tutte unirsi in una lotta spietata contro di me, come se fossi un bandito. Questo imprevisto spettacolo mi ha immensamente turbato ed addolorato, non come candidato, ma come cattolico, come credente, nella mia coscienza sinceramente e disinteressatamente religiosa. Però al disopra dei Sacerdoti, delle Suore, delle donne cattoliche vi è Dio, che conosce e giudica per ogni parte sentimenti ed azioni. Mi conforta intanto il pensiero che vi siano stati ventiquattromila cittadini che non si son fatti abbindolare da insani artifici elettorali, ed hanno resistito a tutte le violenze morali, assai più insidiose e temibili di quelle materiali. Grazie ancora, con l’augurio per la nostra Provincia di tempi migliori, in cui rimangano solo come un nauseante ricordo certi metodi che sono contro ogni più elementare civiltà, e vanno relegati nell’ oscurantismo del Medio Evo, ed umiliano in pari tempo elettori ed eletti. Con la più affettuosa cordialità. Avellino, 9 giugno 1946 Alfonso Rubilli |
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