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Nicola Mancino
Quella presidenza perduta...
Nato a Montefalcione il 15 ottobre 1931. Laureato
in Giurisprudenza. Avvocato civilista. E' stato Consigliere
comunale di Avellino per sedici anni consecutivi, Consigliere
Provinciale, Consigliere Regionale e Presidente della Giunta Regionale
nonché Presidente dell'Ospedale di Avellino. Senatore della Repubblica
dal 1976. Ministro degli Interni dal 1992 al 1994, con Amato prima e
Ciampi poi. E’ sua la firma del decreto che ha introdotto il reato di
istigazione all’odio razziale e che determinò la chiusura di diverse
organizzazioni neonaziste. Riconfermato Senatore nel Collegio di Avellino
in occasione delle "politiche" del 9 maggio 1996, venne eletto Presidente
del Senato. “Sono contento – dirà Chicco Testa, autorevole esponente
dell’ex Partito Comunista Italiano - dell’elezione di Mancino alla
presidenza del Senato. Contento, non entusiasta”. Dall’alto della seconda
tribuna dello Stato non esitò a denunciare – dalle colonne del sul Sole
24 Ore del 13 giugno 2000 - la cronica incapacità di deliberare del
Parlamento, da qui la sua proposta non raccolta di pervenire alle riforme
istituzionali attraverso una Costituente. Con la sconfitta dell'Ulivo nel
turno elettorale del 13 maggio 2001 ritornò tra i banchi di Palazzo
Madama, senatore tra i senatori. Nel maggio 1999, in occasione
dell’elezione del Presidente della Repubblica al termine del mandato di
Oscar Luigi Scalfaro, fu tra i “papabili” inquilini del Quirinale. Settori
del suo stesso partito, il Ppi, gli remarono contro. Lo stesso
presidente uscente - si disse – non si schierò tra i sostenitori convinti
dell’elezione a Primo cittadino d’Italia del vecchio e… generoso collega
di partito. Parallelamente all’attività parlamentare, Mancino ha avuto
sempre cura della gestione del partito, direttamente o tramite fidati
collaboratori. Segretario provinciale in Irpinia e regionale in Campania
della Democrazia Cristiana, nel 1994 fu tra i fondatori del Partito
Popolare e l’anno seguente tra i maggiori fautori dell’alleanza con la
sinistra. Dissoltosi come neve al sole il Ppi e confluiti i vecchi
democratici cristiani, con la loro tradizione cattolica e popolare, nella
Margherita affidata al laico Rutelli, momenti di dubbi esistenziali non
risparmiarono Mancino che a Napoli, al congresso regionale della
Margherita del dicembre 2003, sbottò: ''Non andrò nel partito
unico. La mia cultura politica è diversa da quella della sinistra”.
Riconfermato senatore della Repubblica nella primavera del 2006, ben
presto lascia i banchi di Palazzo Madama dopo l'elezione a vice presidente
del Consiglio Superiore della Magistratura.
Questi
i titoli significativi comparsi sulla stampa in relazione ad alcuni
"momenti" della vita politica del Senatore Mancino: Secolo d'Italia
23.01.94: Sisde e dimissioni Mancino: non si placano le polemiche;
Il Giornale 18.04.94: Lo chiamano "Piedone" ma non lascia traccia; Il
Giornale di Napoli 29.03.95: Tra risse e insulti il nuovo avanza; Il
Giornale 21.10.95: Sulla pagina bianca del discorso forse si parlava di
Mancino.
(nella foto in alto il Convento dei
Benedettini di Montefalcione) |