LA NASCITA DELLA REPUBBLICA

25 giugno 1944: il decreto legge luogotenenziale n. 151 del governo Bonomi, emanato a pochi giorni di distanza dalla liberazione di Roma, stabilisce che alla fine della guerra sarebbe stata eletta a suffragio universale, diretto e segreto, un'Assemblea Costituente per scegliere la forma dello Stato e dare al paese una nuova Costituzione.

16 marzo 1946: il decreto legislativo luogotenenziale n. 98 del governo presieduto da Alcide De Gasperi integra e modifica la normativa precedente, affidando ad un referendum popolare la decisione sulla forma istituzionale dello Stato; il decreto legislativo luogotenenziale n. 99  fissa le norme per la contemporanea effettuazione delle votazioni per il referendum e l'Assemblea Costituente, quest'ultima da eleggersi con sistema proporzionale.

10 maggio 1946: Re Umberto II, dopo l'abdicazione al trono di Vittorio Emanuele III, si rivolge agli Italiani:
Italiani, il mio augusto genitore, effettuando il proposito manifestato di oltre due anni, ha oggi abdicato al trono, nella fiducia che questo suo atto possa contribuire ad una più serena valutazione dei problemi nazionali nella pace imminente. Nell’assumere da re quegli stessi poteri che già esercitavo come luogotenente generale ho la piena consapevolezza delle responsabilità e dei doveri che mi attendono. Fiero e commosso ricordo i caduti della lunga guerra, i morti nei campi di concentramento, i martiri della liberazione, e rivolgo il mio primo pensiero agli italiani della Venezia Giulia e delle terre d’oltremare, che invocano di rimanere cittadini della Patria comune, ai prigionieri di cui aneliamo al ritorno, ai reduci a cui dobbiamo ogni riconoscenza, a tutte le inconsapevoli vittime della immane tragedia della nazione. La volontà del popolo, espressa nei comizi elettorali, determinerà la forma e la nuova struttura dello Stato, onde non solo garantire la libertà del cittadino e l’alternarsi delle parti al potere, ma porre bensì la Costituzione al riparo da ogni pericolo e da ogni violenza. Nella rinnovata monarchia costituzionale, gli atti fondamentali della vita nazionale saranno subordinati alla volontà del Parlamento, dal quale verranno anche le iniziative e le decisioni per attuare quei propositi di giustizia sociale che nella ricostruzione della Patria unanimi perseguiamo. Io non desidero che di essere primo fra gli Italiani nelle ore dolorose, ultimo nelle liete, e nelle une e nelle altre restare vigile custode delle libertà costituzionali e dei rapporti internazionali, che siano fondati su accordi onorevoli ed accettabili. Italiani, mentre nel mondo sussistono divergenze e divisioni e affannosamente si ricerca la via della pace, diamo esempio di concordia nella nostra Patria martoriata, con quella tolleranza che ci è suggerita dalla nostra civiltà cristiana. Stringiamoci tutti intorno alla bandiera sotto la quale si è unificata la Patria e quattro generazioni di italiani hanno saputo laboriosamente vivere ed eroicamente morire. Davanti a Dio giuro alla nazione di osservare lealmente le leggi fondamentali dello Stato, che la volontà popolare dovrà rinnovare e perfezionare. Confermo altresì l’impegno di rispettare, come ogni italiano, le libere determinazioni dell’imminente suffragio, che, ne sono certo, saranno ispirate al migliore avvenire della Patria.

2 giugno 1946: vengono convocate le elezioni per deliberare:

 

- sulla forma istituzionale dello Stato (Repubblica o Monarchia);

 

- per eleggere i deputati della Costituente (556 componenti).

2 giugno 1946: nelle votazioni referendarie prevale la Repubblica.

2 giugno 1946: nelle elezioni per l'Assemblea Costituente la Democrazia Cristiana ottiene la maggioranza relativa dei voti (37,2 %), seguita dal Partito socialista-Psiup (20,7 %), dal Partito comunista (18,7 %), dall’Unione democratica nazionale (7,4%), dal Fronte dell’Uomo Qualunque (5,4%), dal Partito repubblicano (4,1%), dal Blocco nazionale libertà (2,9%), dal Partito d'azione (1,3%), da  altre liste (2,3% ).

4 giugno 1946: Alcide De Gasperi, su carta della Presidenza del Consiglio dei Ministri, indirizza il seguente messaggio a Falcone Lucifero, ministro della Real Casa dei Savoia.  Con questa lettera Alcide De Gasperi si professa scettico a proposito della vittoria della Repubblica in Italia.

Signor Ministro,
Le invio i dati pervenuti al Ministero dell’Interno fino alle 8 di stamane. Come vedrà si tratta di risultati assai parziali che non permettono nessuna conclusione. Il Ministro Romita considera ancora possibile la vittoria repubblicana. Io, personalmente, non credo che si possa -  rebus sic stantibus - giungere a tale conclusione.
Cordialmente.

P.S Le cifre sono ancora confidenziali.

10 giugno 1946: i risultati del referendum istituzionale vengono proclamati dalla Corte di Cassazione, riunita in seduta solenne presso la Sala della Lupa in Palazzo Montecitorio.

Repubblica: voti 12.718.641, pari al 54,3 per cento dei voti validi; 

Monarchia: voti 10.718.502, pari al 45,7 per cento dei voti validi.   

10 giugno 1946: il Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi assume le funzioni di Capo provvisorio dello Stato.

13 giugno 1946: Umberto II, dall'aeroporto romano di Ciampino, ricevuti gli onori militari, parte per il Portogallo dopo aver indirizzato il seguente messaggio al popolo italiano:

ITALIANI!
Nell'assumere la Luogotenenza Generale del Regno prima e la Corona poi, io dichiarai che mi sarei inchinato al voto del popolo, liberamente espresso, sulla forma istituzionale dello Stato. E uguale affermazione ho fatto subito dopo il 2 giugno, sicuro che tutti avrebbero atteso le decisioni della Corte Suprema di Cassazione, alla quale la legge ha affidato il controllo e la proclamazione dei risultati definitivi del referendum. Di fronte alla comunicazione di dati provvisori e parziali fatta dalla Corte Suprema; di fronte alla sua riserva di pronunciare entro il 18 giugno il giudizio sui reclami e di far conoscere il numero dei votanti e dei voti nulli; di fronte alla questione sollevata e non risoluta sul modo di calcolare la maggioranza, io, ancora ieri, ho ripetuto che era mio diritto e dovere di Re attendere che la Corte di Cassazione facesse conoscere se la forma istituzionale repubblicana avesse raggiunto la maggioranza voluta. Improvvisamente questa notte, in spregio alle leggi e al potere indipendente e sovrano della Magistratura, il Governo ha compiuto un gesto rivoluzionario, assumendo, con atto unilaterale ed arbitrario, poteri che non gli spettano e mi ha posto nell'alternativa di provocare spargimento di sangue o di subire la violenza. Non volendo opporre la forza al sopruso, né rendermi complice dell'illegalità che il Governo ha commesso, lascio il suolo del mio Paese, nella speranza di scongiurare agli Italiani nuovi lutti e nuovi dolori. Compiendo questo sacrificio nel supremo interesse della Patria, sento il dovere, come Italiano e come Re, di elevare la mia protesta contro la violenza che si è compiuta; protesta nel nome della Corona e di tutto il Popolo, entro e fuori i confini, che aveva il diritto di vedere il suo destino deciso nel rispetto della legge, e in modo che venisse dissipato ogni dubbio e ogni sospetto. ... A tutti coloro che ancora conservano fedeltà alla Monarchia, a tutti coloro il cui animo si ribella all'ingiustizia, io ricordo il mio esempio, e rivolgo l'esortazione a voler evitare l'acuirsi di dissensi che minaccerebbero l'unità del Paese, frutto della fede e del sacrificio dei nostri padri, e potrebbero rendere più gravi le condizioni del trattato di pace. Si considerino sciolti dal giuramento di fedeltà al Re, non da quello verso la Patria, coloro che lo hanno prestato e che vi hanno tenuto fede attraverso tante durissime prove. Rivolgo il mio pensiero a quanti sono caduti nel nome d'Italia e il mio saluto a tutti gli Italiani. Qualunque sorte attenda il nostro Paese, esso potrà sempre contare su di me come sul più devoto dei suoi figli.

 

 

18 giugno 1946: alle ore 18.00 nell'aula di Montecitorio, il Presidente della Corte di Cassazione, Giuseppe Pagano,  comunica i risultati definitivi del referendum istituzionale dopo le contestazioni, le proteste e i reclami dei monarchici.

25 giugno 1946: l'Assemblea costituente si riunisce per la prima volta ed elegge presidente Giuseppe Saragat.

25 giugno 1946:  viene proclamata la Repubblica Italiana.

28 giugno 1946: Enrico De Nicola viene eletto dall'Assemblea Costituente Capo dello Stato, con 396 voti su 501 votanti. Enrico De Nicola è il primo Presidente della Repubblica. La qualifica è tuttavia di "Capo provvisorio dello Stato", in attesa dell'elezione da parte del Parlamento come indicato dalla Carta costituzionale.

20 luglio 1946: si riunisce per la prima volta la Commissione (composta da 75 deputati, scelti su indicazione dei vari gruppi parlamentari ed eletti in modo proporzionale al numero dei componenti dei vari gruppi) incaricata dall’Assemblea Costituente di predisporre lo schema della futura Costituzione, schema  successivamente discusso e votato da tutta l'Assemblea Costituente.  La Commissione, presieduta da Meuccio Ruini,  a sua volta si divide in sottocommissioni: la prima sui diritti e doveri dei cittadini, la seconda sull'ordinamento costituzionale della Repubblica, la terza sui diritti e doveri economico-sociali.  

12 gennaio 1947: Giuseppe Saragat si dimette da Presidente dell'Assemblea Costituente in seguito alla scissione del Partito socialista (scissione di Palazzo Barberini). Al suo posto, alla presidenza dell'Assemblea Costituente l'8 febbraio 1947 viene eletto Umberto Terracini.

31 gennaio 1947: lo schema redatto dalla Commissione Ruini viene presentato all'Assemblea Costituente accompagnato da una relazione del Presidente. La discussione dura otto mesi, dal 4 marzo al 22 dicembre 1947.

8 marzo 1947: il Consiglio dei Ministri, in conseguenza del cambiamento istituzionale, stabilisce il divieto di soggiorno nel territorio dello Stato per i Savoia.
Art.1 - E' vietato il soggiorno nel territorio dello Stato agli ex re Vittorio Emanuele e Umberto di Savoia ed ai loro discendenti maschi.
Art.2 - In caso di trasgressione alle norme dell'articolo precedente si applicano le disposizioni della legge di Pubblica sicurezza concernenti gli stranieri espulsi dal territorio dello Stato.
Art.3 - Sino a quando non sarà provveduto in modo definitivo in ordine ai beni degli ex re Vittorio Emanuele, Umberto di Savoia e dei loro discendenti maschi, è nullo qualsiasi atto che abbia per effetto il trasferimento dei beni predetti esistenti sul territorio dello Stato, ovvero la costituzione di diritti reali sui beni stessi.

 

22 dicembre 1947: l'Assemblea Costituente vota a scrutinio segreto il progetto di Costituzione. La nuova carta costituzionale viene approvata con 453 voti a favore e 62 contrari.

27 dicembre 1947: il Capo provvisorio dello Stato  Enrico De Nicola promulga la Costituzione che viene pubblicata in una edizione straordinaria della Gazzetta Ufficiale.

1° gennaio 1948: la Costituzione repubblicana  entra in vigore.

18 aprile 1948:  prime elezioni politiche per il primo Parlamento repubblicano. Risultati di voto : DC 48,5%; PCI 31,0%, Socialisti 7,1%,  MSI 2,0%, Monarchici 2,8%, PRI 2,5%, PLI 3,8%.

11 maggio 1948: il primo Parlamento repubblicano a Camere riunite elegge il Presidente della Repubblica Italiana: Luigi Einaudi.