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GENS LAURENZANO |
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Le origini della famiglia Laurenzano
si perdono nella notte dei tempi. Il ramo sviluppatosi in Campania ha avuto
il suo fulcro ad Atripalda, in provincia di Avellino. Di
Paolo Laurenzano si sa che intorno al
1470 ebbe affidato da Ferdinando d'Aragona, Re di Napoli dal 1458 al 1494,
un suffeudo nel territorio di Avellino, “I suffeudatari – come
evidenziato dall’araldista Mario Pellicano Castagna in Scritti
Storico-Nobiliari (1984) - anticamente erano chiamati militi e solo
verso la fine del ‘500 incominciarono ad usare il titolo di barone che,
sebbene non contemplato da alcuna legge, né suffragato da specifica
concessione, fu col tempo legittimato dal lungo uso e divenne norma
generale. Di fatto, nell’opinione pubblica, questi baroni godevano di larga
considerazione, sia perché, a differenza dei feudatari, essi appartenevano,
in genere, alla nobiltà locale, più vicina, e quindi più conosciuta, sia
perché vantavano antica e spesso antichissima tradizione di dominio, di
parentadi e di censo cospicuo”. Acquisizione storico-scientifica questa
che giustifica la prestigiosa posizione di privilegio riconosciuta al casato
Laurenzano nella società dell’epoca, posizione che successivamente, a
distanza di circa un secolo, verrà rinvigorita dall’operato di Gian Decio
Laurenzano, sindaco di Atripalda. Gli storici dicono che questo Primo
cittadino della terra bagnata e spesso inondata dal fiume “Sabato” favorì la conciliazione tra il clero atripaldese
ed il clero avellinese. La speciale convenzione fu vigorosamente sostenuta
da Marino I° Caracciolo, secondo duca di Atripalda e principe di Avellino,
il quale, palesando non comuni doti diplomatiche, riuscì ad ottenere per il
clero atripaldese quell'indipendenza dal Capoluogo che era stata causa di
una secolare questione tra le due comunità. Per intercessione di Marino
Caracciolo, che fu già valoroso combattente nella battaglia di Lepanto
(1571), i canonici avellinesi rinunciarono al diritto sulla chiesa di
Atripalda. Il primo "istrumento" di rinuncia è datato 20 gennaio 1583 e
venne stipulato alla presenza del notaio Aloysi di Iandolo, dai
rappresentanti del clero di Avellino e da una rappresentanza di Atripalda
guidata dal sindaco Gian Decio Laurenzano. Un secondo atto venne redatto ed
affidato alla storia delle due comunità il 4 marzo 1584, presente un altro
Laurenzano, Giovanni Silvio, in rappresentanza dell'Università di Atripalda.
Il documento definitivo con il quale si poneva finalmente termine alla
controversia fu ratificato da Papa Gregorio XIII con bolla del 15 giugno
1585. La disponibilità palesata in prima persona da Gian Decio Laurenzano al
fine di risolvere l'antico contenzioso tra le due comunità fu molto
apprezzata dai Caracciolo i quali, per testimoniare la loro gratitudine al
Primo Cittadino di Atripalda per la preziosa opera svolta, molto
verosimilmente intesero insignire la casata Laurenzano di privilegio
nobiliare. Il titolo di nobile, in realtà, veniva concesso grazie a
particolari meriti conseguiti per opere compiute in favore della Patria e
della comunità e legittimava il titolare del privilegio a fregiare la
propria casa con lo stemma concesso. Ipotesi avvalorata dal fatto che lo
stemma della famiglia Laurenzano tramandato nel corso dei secoli raffigura
due leoni, esemplari di fauna… regale che si ritrovano in alcune strutture
realizzate dai Caracciolo in provincia di Avellino e nei territori posseduti
in Italia dalla famosa e potente casata napoletana.
Gli antenati
dei Laurenzano made in Italy sarebbero di origine spagnola. In una
brevissima corrispondenza da Madrid del 1863 sul giornale francese “Réimpression
de l'ancien Moniteur” si legge testualmente:”Circonstances
qui ont suivi le jugement de don Ramon de Salas, professeur et docteur en
droit de l'université de Salamanque, condamné pour avoir proféré des
propositìons mal sonnantes, sentant l’héresie, etc. Le roi casse la sentence,
et Salas est en liberté. Le grand Inquisiteur, l'archevèque Laurenzano
(sic!), est mal reçu par la reine, brusqué par le roi et par le prìnce de
la Paix”. Nella penisola iberica, precisamente nella regione di
Castiglia, vissero e vivono i Lorenzana; dalle ricerche fatte
tra Santa Sede e Delegazioni diplomatiche risulta che un esponente di
questa antica famiglia spagnola, Francesco Antonio Arcivescovo di Toledo, è
stato membro del Tribunale della Santa Inquisizione ed è proprio il
personaggio presente nella corrispondenza del foglio parigino
orgogliosamente in edicola per riproporre “seule histoire authentique et
inalteree” della Rivoluzione Francese. Francesco Antonio (nato nel 1722
e deceduto a Roma nel 1804 dove è sepolto nella Basilica di Santa Croce in
Gerusalemme) venne nominato Cardinale nel 1789 da Papa Pio VI; un suo
biografo, il modenese Monsignor Giuseppe Baraldi, nel 1823 scrisse: ”Nacque
nella città di Leone in Ispagna il 22 Settembre 1722 d'antica e nobilissima
famiglia di quella città e di quel regno, che allo splendor del sangue, e
alle più belle alleanze univa fasti ben più gloriosi di contar fra suoi
antenati un S. Vincenzo di Lorenzana Abate Benedettino, e un S. Toribio di
Mogrovejo Vescovo di Lima”. Nella rievocazione appena svolta
risulta interessante la chiara citazione dell’“archevèque Laurenzano”:
la circostanza che ad una stessa persona siano attribuiti differenti (in
parte) cognomi non dovrebbe meravigliare più di tanto in quanto le mutazioni
dei cognomi, dovute in parte al tipo ed alle modalità di registrazione degli
stessi affidata agli amanuensi ed in parte agli sviluppi fonetici legati
all’evoluzione della lingua, rientrano nella fisiologia genealogica,
soprattutto quando la denominazione di una famiglia ha attraversato idiomi
diversi. |
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