|
|
ATRIPALDESI ILLUSTRI |
|
||
|
|
Il secolo che da qualche anno ha chiuso i battenti ha visto molti Atripaldesi impegnati con grande passione in prima fila, nel pubblico come nel privato, uomini che hanno onorato la terra di origine tanto da poter essere additati alle future generazioni come figure esemplari di cui la città intera ha il dovere di non perdere il ricordo. Nella misura in cui è capace di cogliere dal proprio passato le migliori essenze una collettività si candida a pieno titolo ad essere comunità, capace di perpetuare – sulla base di comuni valori morali - identità e peculiarità. Leopoldo Cassese (1901-1960) fu storico e docente di paleografia e archivistica nelle Università di Napoli e di Roma. Come storiografo raggiunse notevoli risultati nell’esame critico della scarsa documentazione disponibile sulla Scuola Medica Salernitana, riuscendo a chiarire alcuni periodi oscuri della famosa istituzione e a rettificare alcuni dati erronei o incerti che erano stati tacitamente accolti nel passato da altri studiosi i quali si erano basati sulla tradizione tramandata attraverso i secoli. Cassese ha una sua particolare collocazione fra gli studiosi del Risorgimento per avere rivalutato la presenza delle masse contadine meridionali nelle lotte per l'indipendenza, meritandosi l’appellativo di “storico dei contadini del Mezzogiorno”, come lo ha definito Pasquale Villani, mentre come paleografo e archivista ha dato, con alcuni suoi scritti di metodologia e di teorica, un notevole contributo allo sviluppo di queste due discipline. La sua produzione è stata molto vasta. I lavori più noti e diffusi sono: Spunti di storia di Atripalda (1929) e Specus Martyrum (1930). (by Pietro Laveglia) Con le elezioni del 1952 inizia l'era del "tozzismo" - dal nome del suo realizzatore l'avvocato Carlo Tozzi (1901-1978) - che si svilupperà per circa dodici anni. In virtù di un qualunquismo tipico della cultura meridionale, misto di camuffamenti e mistificazioni orbitanti tra il sacro ed il profano (entravano in...campo santi e madonne), personaggi di varia e contrapposta estrazione sociale e politica, con il sostegno dell PCI, danno vita al “Blocco Popolare”, agguantando la cosa pubblica. Le fortune di questa formazione sono legate a due fattori: da una parte alla simbiosi politico-amministrativa instauratasi agli inizi degli anni Cinquanta tra Nicola Adamo, poco più che ventenne, e Carlo Tozzi, già affermato professionista e con esperienza di gerarca fascista alle spalle, e dall'altra all'incapacità propositiva dei rappresentanti locali della Democrazia Cristiana che, lacerati da lotte intestine, non riuscivano neanche ad eleggere Consiglieri comunali i loro candidati alla carica di Sindaco. Adamo firmò con Carlo Tozzi un patto di ferro che i due, nel corso di lunghi anni di vita amministrativa, hanno sempre onorato, fornendo un chiaro esempio di lealtà politica. Interprete
della rivoluzione imposta dal Governo Mussolini nel comparto della sanità
pubblica,
Filippo
Laurenzano (1902-1989), medico-chirurgo, è stato in Irpinia tra
gli artefici convinti dell'istituzione della Cassa Mutua, l’istituto
che, mediante le trattenute sul salario dei lavoratori ed i contributi dei
datori di lavoro, incamerava fondi da devolvere per l’assistenza
sanitaria degli iscritti. Dell’istituto, diventato successivamente Inam,
il dottor Filippo Laurenzano è stato per diversi lustri dirigente
provinciale, profondendo in questo complesso e variegato settore della
sanità pubblica grande impegno e dando prova di spiccato equilibrio e di
notevole capacità manageriale, caratteristiche
riconosciutegli da patronati e sindacati, ordini professionali e
categorie, ma non sufficientemente apprezzate da un fazioso uomo politico
dell'epoca, timoniere incontrastato in Irpinia dell’antica Democrazia
Cristiana. Pur riservando grande spazio lavorativo alla sanità pubblica,
il dottor Laurenzano ha esercitato per un lungo periodo un’intensa
attività di libero professionista, nel rispetto rigoroso della legge di Ippocrate. Prestigiosa figura di operatore economico, Antonio Capaldo (1906-1978) è stato un esponente illuminato di quel mondo commerciale avellinese che – superando impedimenti tecnici, incertezze legislative ed avversità di mercato – ha garantito all’intera provincia un’immagine di operosità che una classe politica distratta non sempre ha saputo valorizzare e tutelare. Tra i promotori dello sviluppo economico in Irpinia dal dopoguerra a venire avanti, il commendatore Capaldo è stato un imprenditore tenace e attrezzato sul piano della cultura aziendalista, ricoprendo per diversi anni la carica di Presidente dell’Unione provinciale Commercianti. Lavoratore instancabile, creò i presupposti per la realizzazione di quel complesso ed articolato centro commerciale, a lui intitolato, che oggi è conosciuto nell’intera regione campana e fuori. Don Antonio, così come veniva salutato da amici ed estimatori, era un galantuomo alla vecchia maniera: riservato, discreto anche quando “capricci campanilistici” gli impedirono di essere sindaco di Atripalda. E la Città perse l’opportunità di avere una guida capace di interpretare vocazioni innate di un popolo da sempre dedito al commercio. Vittorio
De Caprariis
(1924-1964) letterato e uomo politico.
Allievo di Benedetto Croce, di cui sposò la figlia Lidia,
collaborò con “Il Mondo” di Pannunzio. Libero docente di tre
cattedre universitarie. Nel
1963 pubblicò il famoso
saggio “Il profilo di Tocqueville”.
Iscritto giovanissimo al Partito d’Azione, aderì successivamente
al Partito Liberale e quindi al Partito Radicale.
Visse tra Napoli, dove nacque, ed Atripalda, terra di origine della
famiglia De Caprariis. In
Irpinia, sulla scia del filone socio-culturale di Guido Dorso,
promosse nell’immediato dopoguerra interessanti momenti di
riflessione non disgiunti da forti iniziative politiche (Pannunzio non
esitò a definirlo un autentico
“animale politico”). Le idee politiche – amava sostenere – altro
non sono che una giuntura del
reale tra passato e avvenire, tra un’esperienza storica, di cui
costituiscono in un certo senso la coscienza ed il superamento, ed un futuro che si comincia a costruire già parlando del
presente. Fu un convinto difensore delle istituzioni e della democrazia,
trovando la forza di contestare quella Sinistra da salotto, molto
pressante sui mezzi do comunicazione. Convinto assertore del dialogo, illuminato esponente di un mondo politico ancorato a pesanti retaggi ideologici, amministratore attento della res publica negli Enti locali e nel Parlamento, Nicola Adamo (1928-1980) nella sua lunga ed al tempo stesso breve esperienza politica ha perseguito un solo fine: la ricerca della giustizia sociale, facendosi guidare dal metro della logica. Una logica che non concedeva spazio al superfluo, al pleonastico, ma che induceva all’azione. In questo è stato un autentico meridionalista, ispirato non da motivi di facciata ma da una cultura profondamente radicata nella realtà delle popolazioni del Sud. Consigliere comunale di Atripalda, Consigliere provinciale e Deputato del Pci, Adamo, al coreografico “scollino rosso” molto caro ai fideisti del suo partito, aveva contrapposto l’impegno costante e concreto sulle problematiche più scottanti della società, ponendo alla base della presenza politica lo studio meticoloso e puntuale della realtà sociale ed economica. Uomo di partito, riusciva a mantenere contatti con ambienti diversi ed anche contrari al suo stesso schieramento politico, al quale era riuscito ad assicurare un’immagine nuova, forse più “credibile”. ONORARONO LA LORO TERRA Filippo Belli (XVIII sec.), avvocato, letterato; Francesco Rapolla (1701-1762), avvocato, docente presso l'Università di Napoli; Giuseppe Cammarota (1764-1800) martire del Risorgimento; Raffaele Masi (1817-1876), sacerdote, letterato, patriota; Giuseppe Belli (1817-1877) avvocato, patriota; Alfonso Dinacci (1832-1881) ufficiale nei Mille di Garibaldi; Carlo Vittorio Ciccarelli (1865-1929) deputato del collegio di Atripalda dal 1904 al 1919; Pietrantonio Vegliante (1869-1878), medico illustre. |
|