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LO STEMMA DEI LAURENZANO DI ATRIPALDA |
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"Arma d'oro caricato di due leoni - di rosso a sinistra dello scudo, d'azzurro a destra - controrampanti ad albero di lauro di verde. Corona a cinque raggi d'oro sovrastante lo scudo"
* * * * * La descrizione dello stemma trae origine:
in parte da quanto indicato da ricercatori ed araldisti:
G.B. Di Crollalanza - Dizionario storico-blasonico (1888): "Laurenzano di Calabria - Arma: D'oro, al leone di rosso tenente un ramo d'alloro di verde"; Cesare Orlandi - Delle Città d'Italia e sue isole adiacenti (1755): “Le famiglie nobili si dividono in antiche e moderne. La Famiglia Laurenzano è una delle più nobili ed antiche latine di questa Città (Bova/Reggio Calabria). Arma: In un campo di oro un verde lauro nella destra dello scudo ed alla sinistra un leone rosso in piedi, che lo tiene”; Studio Araldico Adriano Guelfi Camajani (1974): “Laurenzano (Calabria) - Casata insignita di Privilegio nobiliare. Alzò Stemma Gentilizio - Arma: D'oro al leone di rosso tenente un ramo di lauro di verde”.
Per fonte orale e tramandata le origini dei Laurenzano presenti in Irpinia sono calabresi.
in parte dai simboli (i leoni) cari ai Caracciolo, Principi di Avellino, con i quali i Laurenzano hanno avuto rapporti istituzionali. La disponibilità palesata con decisione dal sindaco di Atripalda Gian Decio Laurenzano al fine di risolvere un antico contenzioso tra l'Università di Avellino e l'Università di Atripalda fu molto apprezzata dai Caracciolo i quali, per testimoniare la loro gratitudine al Primo Cittadino di Atripalda per la preziosa opera svolta, molto verosimilmente intesero insignire la casata Laurenzano di privilegio nobiliare. Il titolo di nobile, in realtà, veniva concesso grazie a particolari meriti conseguiti per opere compiute in favore della Patria e della comunità e legittimava il titolare del privilegio a fregiare la propria casa con lo stemma concesso. Circostanza questa che, secondo i ricercatori, è avvalorata dal fatto che lo stemma della famiglia Laurenzano tramandato nel corso dei secoli raffigura due leoni, esemplari di fauna… regale che si ritrovano in alcune strutture realizzate dai Caracciolo in provincia di Avellino e nei territori posseduti in Italia dalla famosa e potente casata napoletana.
in parte, ancora, da attendibili testimonianze di famiglia. (L'antico stemma di famiglia in bianco e nero è stato "aggiornato" dallo Studio Araldico Pasquini, sulla base delle ricerche realizzate dall'autore di questi sito).
* * * * * LA FLORA L'alloro, albero presente nello stemma dei Laurenzano di Atripalda e fonte etimologica del cognome stesso, è conosciuto sin dai tempi più antichi; in Grecia come a Roma fu simbolo di pace e di vittoria sia in campo militare che in campo sportivo, per questo motivo è anche detto "laurus nobilis". Nell'antica Grecia era consacrato ad Apollo, dio della musica e della poesia, come testimonia la famosa leggenda di Apollo e Dafne, ripresa da Ovidio nelle sue "Metamorfosi" (Secondo la mitologia romana Apollo, il dio del Sole, si innamorò di una splendida ninfa dei boschi di nome Dafne. La giovane, per "sfuggirgli" durante un inseguimento, invocò la dea Diana, dea della caccia, la quale, per aiutarla, la trasformò in un albero. Apollo sconsolato prese alcune foglie e ne fece una corona che portò sempre vicino al cuore. Quell'albero era l'alloro). Nell'età classica l'alloro fu simbolo di sapienza e di gloria e i suoi rami intrecciati (la corona di alloro) venivano offerti per incoronare un poeta. Di alloro erano coronati i vincitori delle Olimpiadi e i generali in trionfo o un condottiero vittorioso. La corona di alloro si usa anche oggi come segno di raggiungimento di un titolo accademico ("Laurea") o di una vittoria sportiva. Pianta sempreverde, può diventare un albero alto fino a dieci metri, tipico della macchia mediterranea dove forma interi boschetti detti laureti. "Intrepidezza e virtù sono simboleggiate dall'alloro... Le ghirlande conteste delle fronde di questa pianta rappresentano la poesia e lo slancio, in memoria dell'uso antichissimo d'incoronarne i poeti, e di grandezza, perché d'alloro era il serto degli imperatori romani. E' la più nobile delle figure vegetali usate nel blasone". Goffredo Di Crollalanza (1855-1905): Enciclopedia araldico-cavalleresca. Prontuario nobiliare.
LA FAUNA Secondo lo storico araldista ravennate Marc'Antonio Ginanni, il leone rosso in fondo d'oro è contrassegno di un guerriero tutto fuoco nell'eseguire e pieno di fedeltà nell'operare; il leone azzurro in campo d'oro è indizio di un capitano che, sperando nell'aiuto del Cielo, non teme i colpi d'avversa fortuna.
I COLORI Il colore “oro”, simbolo del sole, in araldica significa: fede, clemenza, giustizia, felicità, amore. Il colore “verde” richiama la terra verdeggiante, in araldica significa: amore, amicizia, onore, vittoria.
LA CORONA La corona indica il grado di nobiltà e si pone isolata sopra lo scudo oppure sulla cima dell'elmo. La corona di nobile è cimata da otto perle (cinque visibili), è tollerata la corona con le perle sorrette da altrettante punte. |