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ARCHIVIO CRONACHE DI ATRIPALDA |
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IL SINDACO LAURENZANO CELEBRA IL 2 GIUGNO
02-06-2007 - Celebrare insieme a Voi tutti – concittadini, rappresentanti delle Istituzioni e delle Forze dell’Ordine, esponenti politici – la ricorrenza del 2 giugno, la Festa degli Italiani, è per me, sindaco della città, motivo di comprensibile orgoglio e di forte emozione, ma al tempo stesso è un evento che mi carica di responsabilità. Compito nostro, compito istituzionale è dare valore, significato a questo evento, far conoscere ai nostri figli l’importanza del 2 giugno. Se ciò non fosse, sarebbe questo giorno solo una sfilata, una esibizione di pura vanità. E’ importante che tutti recuperino o per meglio dire, che tutti esaltino il senso dello Stato, dell’appartenenza. Con lo stesso attaccamento, con la stessa determinazione che usiamo, che mettiamo in essere per difendere la nostra identità, il nostro cognome. Appartenenza che va tutelata nel rispetto dell’altro; la nostra è una società globale, multirazziale e quindi è giusto aver rispetto del fratello diverso. La presenza dei giovani mi riempie di gioia, perché è a loro, ai giovani che dobbiamo inviare questo messaggio di attaccamento alle istituzioni, al tricolore. Per noi amministratori di Atripalda questa 2 giugno ha un valore aggiunto: coincide con l’inizio della nostra attività subito a ridosso della consultazione elettorale. Nel rispetto assoluto della volontà del popolo sovrano e quindi del ruolo democraticamente assegnato dal corpo elettorale alle singole componenti del nuovo Consiglio Comunale, tutti insieme - maggioranza e minoranza - rappresentiamo l’Amministrazione di questa città, la guida dei nostri giovani, il riferimento dei nostri anziani. La strada da percorrere sarà lunga e momenti di civile confronto saranno all’ordine del giorno: alla fine, insieme, dobbiamo adottare quelle scelte che risulteranno le più utili per la città, le più idonee a garantire gli interessi dell’intera collettività. Solo percorrendo la strada del rispetto reciproco, solo veicolando questo messaggio di solidarietà, di fratellanza ai nostri giovani possiamo contribuire alla crescita della nostra Nazione e quindi della nostra Atripalda. L’invito solenne che faccio a tutte le forze politiche di governo e di opposizione è di contribuire ognuno per il proprio ruolo a lavorare per portare sempre più alta la nostra città. Impegno solenne che noi assumiamo qui con voi davanti al monumento ai Caduti è di rispettare la Costituzione italiana, di mantenere fede agli impegni assunti, di lavorare nell’interesse di tutti i cittadini senza distinzione di fede, senza distinzione di colore politico. Ritenendo così di attribuire il giusto significato alla ricorrenza del 2 giugno, rivolgo un riverente pensiero – ed il monumento che è alle nostre spalle ci impone questa riflessione – ai nostri concittadini che, sia pure mossi da sentimenti diversi ed in epoche diverse, immolarono la loro vita nella certezza di servire un nobile ideale. Viva la Repubblica, Viva Atripalda.
BUON LAVORO!
10-05-2007 - Alla vigilia del voto avverto il dovere di salutare quanti in occasione del voto amministrativo del 2002 onorarono della loro fiducia la mia candidatura a sindaco di Atripalda alla guida della lista voluta da Forza Italia e condivisa da Alleanza Nazionale. Ritengo di aver ricambiato quella fiducia contribuendo con lealtà alla gestione dell’Ente ed anteponendo gli interessi della nostra collettività agli interessi di bottega, sempre nel massimo rispetto delle Istituzioni. Situazioni contingenti mi hanno suggerito oggi - in omaggio a quei valori che devono essere il collante di una comunità che si riconosce nei postulati del vivere civile – di non scendere in campo, pur avendo immaginato, e da tempo, unitamente ad altri amici il percorso da seguire, un percorso che, fuori dagli asfittici steccati dei partiti e comunque libero da anacronistici condizionamenti ideologici di vecchio stampo, riuscisse ad aggregare intorno al progetto per una città migliore intelligenze, esperienze, capacità, disponibilità e cultura, a prescindere dal potenziale artefice del progetto stesso. Sorretto da tale convincimento, accolsi favorevolmente l’invito che nel novembre scorso venne rivolto da FI, AN e UDC ai moderati di tutte le estrazioni politiche di partecipare alla formazione di una lista civica capace di assicurare alla città una stagione di concordia e di sviluppo. Un invito che, sottoscritto da tutti (dico: tutti!) i responsabili cittadini dei partiti della Casa della Libertà, mi risultò subito razionale sul piano tattico ed intelligente sul piano strategico, ritenendo che in un sistema elettorale bipolare - sia pure imperfetto, ma perfettibile – l’isolamento alla lunga non paga, manda alla rovina uomini e idee, esalta sterili protagonismi di cui la società civile non avverte affatto la necessità. Gianfranco Fini docet: il leader di Alleanza Nazionale da tempo ha compreso, sia pure con iniziative apparse audaci, l’esigenza di andare oltre quei confini che un tempo sembravano invalicabili, tanto da stringere rapporti ieri con Mariotto Segni, oggi con Umberto Bossi e domani con il PPE. Con ciò, Fini non ha svenduto un bel nulla del suo personale patrimonio ideologico, sapendo far valere all’interno di quei “rapporti”, con capacità e cultura, la propria identità di moderno uomo di destra. Non comprendere certi passaggi storici e non cogliere certe opportunità politiche significa - al di là di facili moralismi di facciata - rinunziare ad interpretare l’evoluzione dei tempi (“solo i paracarri restano fermi!”), significa finire vittima di quel narcisismo politico ed ideologico che, sia pure esaltante, equivale ad un’ammissione di impotenza a confrontarsi, significa soprattutto mettersi fuori dalla possibilità di trasferire la cultura di appartenenza nella gestione della cosa pubblica. Di tutto ciò Alleanza Nazionale di Atripalda e di Avellino – a differenza di Forza Italia e dell’Udc - ha fatto finta di non rendersi conto: il partito di Fini, mentre altrove viaggia in questa stessa tornata elettorale in compagnia di Rifondazione Comunista, nella città del Sabato ha elevato pretestuose e tardive barricate contro un progetto di amministrazione allargato ai moderati di tutte le estrazioni politiche, facilitando da una parte aggregazioni inizialmente non immaginabili e dalle quali verosimilmente si resterà fuori e minando dall’altra la coesione della Casa della Libertà che in cinque anni di consigliatura ho cercato sempre di salvaguardare nel rispetto del mandato ricevuto dagli elettori con il voto del 2002 ed in coerenza con le direttive indicate da Fini e Berlusconi. A tal proposito, va detto che i coordinamenti provinciali che si riconoscono nello schieramento di centrodestra farebbero bene a darsi delle regole ben precise e ponessero alla base della “convivenza” il rispetto delle regole stesse da parte di tutti i... conviventi. Ciò al fine di evitare strappi traumatici destinati inevitabilmente a lasciare il segno ed a trasformare quella che viene definita autonomia territoriale in una vera e propria anarchia territoriale. Prima di chiudere questa breve nota, mi corre l’obbligo di ringraziare i colleghi Sergio Capaldo, Carmine Capozzi e Attilio Strumolo per la collaborazione accordatami nel corso del ciclo amministrativo ormai consegnato agli archivi: grazie al loro contributo di idee e di azione, il gruppo consiliare di FI-AN ha lasciato tracce del proprio operato ben visibili nelle cronache del Comune in tema di ambiente (tutela del verde), di urbanistica, di ordine pubblico, di economia (azione in difesa dei piccoli artigiani e dei commercianti), di partecipazione (indizione del referendum popolare per la conservazione del mercato settimanale in piazza Umberto). Personalmente sono fiero, quale componente della commissione per la toponomastica, di vedere intitolate – grazie ai suggerimenti accolti all’unanimità dalla commissione - due strade cittadine alla Medaglia d’Oro Vincenzo Vitale ed ai Caduti delle Forze dell’Ordine Pubblico. Un saluto vada, in questo momento di commiato... forzato, ai due antagonisti diretti delle elezioni del 2002, a Lina Rega, sindaco uscente e proditoriamente giubilato, e ad Andrea De Vinco. Ai futuri amministratori, un augurio di buon lavoro per Atripalda. Eugenio Laurenzano
LA RIVOLTA DEI PEONES
01-02-2007 - Il peonaggio ha rappresentato nei paesi dell’America latina, nei secoli della dominazione spagnola, una ignobile forma di lavoro forzato cui erano sottoposti gli indigeni che, in cambio di denaro avuto in prestito dai conquistatori, erano costretti a lavorare la terra per retribuzioni minime, fino all’estinzione del debito. I salari, però, erano così bassi che i poveri peones avevano sempre bisogno di altri anticipi, non riuscendo mai a pareggiare la situazione contabile con i “padroni” e rimanendo di fatto dipendenti forzati. Fino a quando, capeggiati da un prete, Miguel Hidalgo y Castilla, i peones del Messico non insorsero contro le angherie spagnole instaurando un governo popolare. A tale riferimento etnico-geografico ci conduce quanto avvenuto nella sede cittadina della Margherita dove, nel corso dello svolgimento della cosiddetta convenzione comunale di quel movimento, cinque dirigenti hanno sbattuto la porta manifestando, sicuramente non a bassa voce, tutto il loro dissenso per la “conduzione autoritaria e oligarchica del circolo atripaldese”. Non sappiamo chi abbia indossato per l’occasione gli abiti di quel coraggioso prete messicano, ma di una circostanza abbiamo certezza: i “ribelli” di oggi per anni sono stati al gioco ed al giogo imposto - non solo alla vita di un movimento partitico ma all’azione stessa di una larga fascia politica eccessivamente acquiescente - da chi viene individuato, vox populi, come l’ispiratore-ombra della conduzione, oggi contestata, del circolo del “fiorellino”. Il che rende la “rivolta” dei cinque dirigenti più clamorosa di quanto possa apparire a prima vista: il loro fragoroso j’accuse - rivolto apertis verbis all’attuale portavoce della Margherita per giunta svuotato nel ruolo dalla recente nomina del supervisore “salvatutto” - coinvolge direttamente ed impietosamente chi ha spento il dialogo e mortificato la dialettica in primis all’interno del movimento di appartenenza e quindi nella comunità atripaldese condizionata da una gestione oligarchica della cosa pubblica. I peones della riva del Sabato oggi si ribellano forse dopo aver estinto i loro... debiti e scendono in campo intenzionati a dire basta – costi quel che costi – ai continui imprimatur derivanti da quel “chi” che, verosimilmente con il pretesto di essere circondato da mediocri aiutanti di camera, si è assunto l’onere di posizioni e comportamenti dirigistici che non dovrebbero trovare cittadinanza in una società che della democrazia fa la propria essenza di vita. Che il tutto avvenga alla vigilia immediata di una competizione elettorale che dovrà assicurare alla città una nuova compagine governativa è significativo: finalmente si avverte la necessità, persino in quei settori della scena politica locale dove per anni hanno bivaccato compari e comparielli dell’intramontabile gestore, di voltare definitivamente pagina, di chiudere un capitolo della storia cittadina che, nel bene e nel male, ormai è giunto all’indice dopo che all’indice era stato messo da tempo – a livello dei vertici provinciali del suo partito - l’estensore stesso del capitolo. A ben riflettere, se l’antico padrone è al crucifige ad opera dei suoi stessi adulatori di ieri, non risulta accettabile che i fustigatori di oggi possano trovare spazio nell’assetto politico di domani in quanto titolari delle stesse responsabilità addebitate, con scarso spirito cristiano, al deus ex machina delle ultime vicende atripaldesi. Da qui, l’urgenza di cui dovrebbero farsi carico gli uomini liberi di Atripalda: stare insieme, mettendo da parte – se necessario – anche i naturali e comprensibili egoismi partitici, per avviare un discorso nuovo, arioso e di prospettiva per strappare finalmente la città del Sabato da quella cultura tipica della repubblica delle banane abitata da peones e conquistatori. L’invito che da mesi i responsabili della Casa della Libertà vanno rivolgendo alla città in vista del voto di primavera è proprio teso a garantire alla guida della comunità una compagine di uomini liberi che in agenda sappia mettere al primo posto gli interessi di Atripalda ed abbia il coraggio di mettere fuori dalla stessa agenda gli interessi di un singolo e dei suoi accoliti.
GRANDE DISTRIBUZIONE: AN INSORGE
16-01-07 - “Purtroppo ad Atripalda siamo abituati ad assistere a dei colpi di magia che ormai non stupiscono più nessuno, quei colpi a sorpresa che sempre più spesso vengono effettuati nell’interesse del gruppo di potere, economico e politico, in danno del singolo e del piccolo”. A difesa dei piccoli commercianti scende in campo il circolo di An che parla dell’improvvisa apertura di un nuovo supermercato in c.da Novesoldi che rappresenta l’ennesimo smacco al commerciante tradizionale, che con le sue forze - senza alcun contributo pubblico e con un governo centrale che mina, con una crescente pressione fiscale e non solo, la sua esistenza - continua a rappresentare un punto di riferimento per la collettività. Alleanza Nazionale esprime la propria meraviglia soprattutto per il modo rapido e silenzioso con cui è avvenuta questa apertura, senza che di essa si fosse parlato in nessuna assise comunale, sottolineando come queste aperture indiscriminate di grandi distribuzioni nascondano un affare per pochi ed un danno per il tessuto economico. Si destabilizza un assetto economico che si è plasmato nei decenni, per il fatto che tali attività contribuiscono ben poco alla fiscalità comunale godendo queste grandi distribuzioni di moltissime agevolazioni fiscali. Alleanza Nazionale intende esprimere la propria preoccupazione per questo continuo dilagare di attività di grande distribuzione, il cui numero è ormai sproporzionato rispetto al numero di abitanti di Atripalda, sottolineando come altrove la proliferazione di G.D. sia stato oggetto di indagini della magistratura vedendo in tale fenomeno possibile mezzo di infiltrazione della malavita nel tessuto economico delle città. “Evidentemente stiamo assistendo all’inizio di una lunga campagna elettorale che sulla scia di quanto avvenne quattro anni fa, quando alla vigilia delle elezioni apri un grande centro commerciale in via Appia, divenuto centro di lottizzazione politica, dove ogni partito ha piazzato il suo uomo e/o donna”. Alleanza Nazionale spera che questo sia l’ultimo triste atto di un’amministrazione comunale latitante per tutto il suo mandato, che con tali iniziative e con una politica fatta di soli annunci, cerca di nascondere il proprio fallimento e di prepararsi al meglio alla prossima tornata elettorale, ma non con progetti per il paese, ma con i favori fatti agli amici.
IL SINDACO TRA SANTONI & FARISEI
19-11-06 - La cultura cristiana che caratterizza da sempre gli appartenenti alla comunità della Destra ci impedisce di... sparare sulla “Croce Rossa” rappresentata - in questa convulsa fase terminale della gestione municipale - dal primo cittadino, Carmela Rega. Qualche considerazione ad alta voce, comunque, ci sia consentita nel rispetto della città e di quanti (oltre 1800 elettori) in occasione delle consultazioni del 2002 onorarono di loro fiducia la lista di Alleanza Nazionale-Forza Italia. Bersagliata proditoriamente da tutte le componenti di quella coalizione elettorale che fin dal suo sorgere definimmo “armata Brancaleone”, la dottoressa-sindaco viene additata all’opinione pubblica, non soltanto di Atripalda, come l’artefice principale dello sfascio amministrativo della città. Il che denota ingenerosità e cultura farisea proprio in coloro che in questi interminabili anni di governo ulivista hanno strappato al Sindaco quelle prerogative e quella autonomia che il vigente sistema elettorale conferisce al primo cittadino. Evidentemente costoro, colti dalla sindrome del “si salvi chi può” e ben consapevoli delle macerie che si lasciano alle spalle a prescindere dalle edulcorate dichiarazioni che il Sindaco pateticamente rilascia alla stampa continuando a coniugare i verbi al futuro come se fosse all’inizio della sua avventura municipale, sperano – nell’affossare la Rega – di salvare la faccia. E’ un gioco così meschino che appare in tutta la sua dimensione ed al quale non si sono sottratti né quelli della Margherita né i diessini, gli uni e gli altri coautori – a livello istituzionale ed a livello partitico – di una rovinosa gestione della cosa pubblica che vede irrisolti tutti i maggiori problemi della città. Dall’ambiente all’urbanistica, dall’ordine pubblico al sociale, dall’arredo urbano (è ancora presto per valutare quanto sta avvenendo nella ristrutturazione di Piazza Umberto) alla vivibilità nelle contrade di periferia. Rega, in realtà, paga lo scotto di non aver saputo interpretare il ruolo di sindaco, finendo nelle maglie dei partiti proprio per aver dato poco ascolto all’aula consiliare, tanto da apparire in molte circostanze una sottospecie di... podestà in gonnella. Rarissimi gli incontri con i capigruppo consiliari, inesistenti le consultazioni con le forze politiche di minoranza (che, come è noto, hanno rappresentato nel ciclo che finalmente giunge al termine la maggioranza dei cittadini), sentimenti di fastidio per le iniziative consiliari sotto forma di interrogazioni o interpellanze, scarso rispetto dell’intero Consiglio in circostanze di rilevante importanza istituzionale: tutto ciò l’abbiamo sempre denunciato in questi anni, in aula ed attraverso gli organi di stampa liberi da condizionamenti di discutibile natura. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Sicura di viaggiare fino al capolinea ben corazzata, non ha ascoltato le voci libere ed oggi che quell’armata – nonostante i tentativi di assemblaggio esperiti da interessati mediatori – si sta avviando alla rottamazione Rega è venuta a trovarsi sguarnita, lei che per quattro anni ha gridato urbi et orbi di non avere tessere di partito in tasca. Insomma, una fine ingloriosa ma in realtà prevedibile ben conoscendo i compagni di viaggio di questo primo cittadino del nuovo millennio, un sindaco comunque non responsabile dello sfascio amministrativo essendo le responsabilità di quanti la vollero alla guida della città, fornendo all’opinione pubblica ampia garanzia per la scelta fatta. Una scelta, alla fine, accolta dall’interessata non per vocazione ma per devozione! Ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ciò che sorprende in questa vicenda è l’assenza di orgoglio del Primo cittadino che avrebbe dovuto avvalersi delle prerogative istituzionali già quando – lo scorso anno – gli assessori della Margherita maldestramente furono invitati da un loro autorevole correligionario a limitare la propria attività in Giunta quasi per boicottare il già carente operato dell’Esecutivo. Invece, tutto filò liscio sotto i ponti del maleodorante fiume Sabato. E ancora: quando nel corso di una seduta consiliare all’inizio dell’anno chiedemmo che l’aula potesse esprimere un voto di fiducia (si badi bene: non di sfiducia!) al Sindaco già da alcuni mesi nella padella delle polemiche interne alla coalizione di centrosinistra, fu proprio Rega – imbeccata dal solito suggeritore – a rifiutare questo passaggio dichiarando: “Non mi sarei presentata in Consiglio se non avessi avuto ampie rassicurazioni. Il sostegno nei miei confronti è pieno ed il voto non è necessario, in caso contrario avrei preso i provvedimenti del caso”. Capito? Se il sostegno “pieno” è quello che è stato riportato in questi giorni dalla stampa libera lo spieghi lo stesso sindaco che bene farebbe a convocare il Consiglio per una definitiva verifica politica, anziché trascinare l’Ente nel vortice del fallimento assoluto. Lo convochi lei prima che le sarà tolta anche questa opportunità. Infine, un invito: Carmela Rega ha sempre affermato – come dicevamo sopra – di essere fuori dai partiti. Se effettivamente è così e se non deve portare ceri ai soliti santoni di borgata, abbia il coraggio di dirlo con i fatti alla città ed ai cittadini, spieghi i veri motivi di questa disastrosa esperienza amministrativa, porti via dagli occhi le bende, denunci ciò che le è stato impedito di fare. Potrebbe essere ascoltata. Questo lo dice chi ha denunciato fin dall’inizio della consiliatura, nata con qualche ombra di incompatibilità, limiti e carenze dell’operato del primo cittadino e lo ha fatto a viso aperto. I farisei invece...
LE CARMELITANE SCALZE
03-06-06 - La ricorrenza del 2 giugno, festa dell’unità d’Italia, è stata maldestramente utilizzata dal sindaco di Atripalda, Carmela Rega, e dal suo assessore alla Cultura, Carmela Napolitano, per fare propaganda elettorale in vista del prossimo referendum confermativo sulla riforma costituzionale. Fatto gravissimo sul piano istituzionale – la celebrazione si è svolta nell’aula consiliare – e sul piano formale per la presenza in aula di esponenti politici di diverso orientamento referendario. Il taglio dato alla celebrazione dalle due ... “Carmelitane scalze”, che per giunta da qualche tempo risultano persino abbandonate dallo stesso Padre Priore, è risultato stucchevole ed in palese controtendenza rispetto al messaggio del Presidente della Repubblica, on. Giorgio Napolitano, incautamente chiamato in causa dal Primo cittadino. Strumentalizzando l’innocenza degli alunni della scuola media, autori di un filmato infarcito di anacronistica cultura di parte, Sindaco ed Assessore hanno banalmente sciupato un’occasione per dare alla città un messaggio di civiltà politica, oltre che istituzionale. Vergognoso è risultato l'uso improprio che Sindaco ed Assessore hanno fatto dell'evento trasformando lo stesso in un'ennesima occasione per creare divisioni nella comunità rappresentata per la circostanza quasi esclusivamente da alunni della scuola media. Di fronte ad un'aula deserta (il che la dice lunga sulla capacità della Giunta Rega di dialogare con la città), i due amministratori comunali hanno avuto il pessimo gusto di individuare nell'evento celebrativo non motivi unificanti bensì elementi di discriminazione storico-politica e di becera propaganda elettorale, sottoscrivendo un'altra brutta pagina del mandato elettorale (a termine).
DIPENDENTI & CASSE COMUNALI IN SUBBUGLIO
21-03-06 - La Giunta ulivista che dal maggio 2002 gestisce le sorti di Atripalda è allo sfascio totale: crisi di bilancio, crisi di gestione e crisi politica evidenziano giorno dopo giorno le contraddizioni di una coalizione sorta soltanto ed esclusivamente per motivi elettorali e sicuramente non fondata su un comune progetto amministrativo. Crisi di bilancio: le casse municipali sono al verde e non per colpe imputabili al Governo centrale come in mala fede si vorrebbe far credere: pessima gestione del patrimonio comunale, oneroso contenzioso con conseguente ricorso alla pratica dei mutui per sanare debiti fuori bilancio, individuazione di figure apicali non consentite dalle anemiche risorse economiche, contributi a pioggia di sospetto sapore clientelare sono tutti fattori che porteranno inevitabilmente al dissesto finanziario e, comunque, all’appesantimento della pressione fiscale di per sé già tra le più alte dell’intera provincia. Crisi di gestione: le recenti tensioni che coinvolgono i dipendenti vanno ascritte unicamente alla non capacità dell’Esecutivo municipale di ottimizzare e valorizzare le risorse umane di cui dispone il Comune, da qui macroscopiche disfunzioni dei servizi e notevole disagio per i cittadini.Crisi politica: da oltre un anno tra la componente ex-democristiana e la componente ex-comunista vi è incomunicabilità su tutto, conflittualità permanente e corsa sfrenata ad un protagonismo che guarda al dopo-Rega, un sindaco da tempo giubilato con eccessiva ingenerosità dai suoi stessi partner.
IL SINDACO REGA IN BALIA DEI PADRINI DEI PARTITI
18-01-06 - L’Ulivo di Atripalda esce a pezzi dal recente confronto consiliare. Dopo mesi di assenza dall’aula consumati a suon di polemiche e rissa da cortile, i partiti che nel maggio del 2002 diedero corpo all’elezione di Carmela Rega a sindaco della città non hanno avvertito la necessità politica di spiegare all’assemblea e quindi ai cittadini i veri motivi della crisi che ormai si trascina da oltre un anno. Dietro una pace apparente e ammantata da silenzio omertoso, persistono incomprensioni e velleitarismi. Se la componente dello Sdi, con uno scatto di orgoglio, si è tirata fuori dalla coalizione, Margherita e DS – solidalmente responsabili dello stallo politico-istituzionale, a prescindere dalle caramellose dichiarazioni del Primo cittadino – hanno scelto la strada del “turiamoci il naso e andiamo avanti”. La dimostrazione che tra i due maggiori gruppi consiliari ormai non vi è più intesa l’ha fornita maldestramente lo stesso Sindaco che – temendo evidentemente sorprese clamorose – si è sottratto al voto di fiducia richiesto correttamente dai consiglieri di minoranza di Forza Italia e Alleanza Nazionale. Alla luce di quanto avvenuto, appare sempre più evidente che la crisi in cui si dibatte il centrosinistra atripaldese scaturisce da strategie finalizzate al cambio della guardia al vertice dell’Ente in vista delle elezioni amministrative del prossimo anno: di ciò finge di non rendersi conto il Sindaco che, rinunciando clamorosamente alle prerogative che la legge conferisce al Primo cittadino, ormai è in balia dei partiti, di audaci capipopolo. E sul tappeto vi sono antichi problemi irrisolti.
L'ULIVO FINISCE MALE
28-12-05 - La Giunta comunale guidata dal sindaco ulivista Rega è allo sfascio. Nato sulle ceneri di un centrodestra frantumato dalla miopia di incauti dirigenti provinciali della Casa della Libertà, l'Esecutivo municipale - che fin dai suoi primi giorni di vita istituzionale ha palesato limiti operativi e carenze programmatiche - da diversi mesi, senza che gli organi preposti al controllo degli Enti locali se ne avvedano, è in balia di bufere interne e trasversali che stanno paralizzando la regolare vita amministrativa. I problemi che il Primo cittadino ha avuto in eredità dal suo predecessore stanno tutti ancora sul tappeto dopo oltre tre anni di amena e disinvolta gestione della cosa pubblica. Il Centro Servizi di via San Lorenzo non ha un domani: è unicamente vergognoso che una struttura costata oltre sei miliardi delle vecchie lire venga relegata al ruolo di palestra per incontri di partito mentre la sua funzione di origine - al servizio delle piccole e medie imprese - avrebbe meritato e meriterebbe altra attenzione da parte dell'Amministrazione comunale. Il parco archeologico di contrada Civita - preziosa testimonianza delle origini di Avellino ubicata nel territorio di Atripalda - langue in uno stato di abbandono, a prescindere dalle promesse di facciata di ineffabili assessori comunali. Il parco pubblico di contrada San Gregorio - un polmone di verde sottratto alla cementificazione - non conosce altra utenza se non quella rappresentata da malavitosi e affini. L'elenco delle opere incompiute potrebbe continuare e ancora per molto. Di fronte a tale situazione di degrado amministrativo il Sindaco e la sua maggioranza farebbero bene ad andare a casa.
ORDINE PUBBLICO E TRAFFICO CITTADINO
28-12-05 - Ordine pubblico e traffico cittadino sono i maggiori problemi che affliggono la cittadinanza di Atripalda. Furti negli appartamenti e negli esercizi commerciali richiedono quasi quotidianamente spazio alle cronache dei giornali. Il caos nella circolazione automobilistica manda ripetutamente nel corso della giornata in tilt il traffico. Due problemi che hanno un comune denominatore: lo scarso controllo del territorio da parte delle strutture comunali preposte a tali servizi. La vigilanza comunale - vuoi per la carenza dell'organico della Polizia Municipale, vuoi per la mancanza di coordinamento - non viene assicurata a tutti i quartieri cittadini, molti dei quali sono lasciati alla... fantasia della delinquenza spicciola. Soste selvagge si registrano in ogni angolo della Città, senza che il Comune provveda a realizzare un razionale "piano traffico". Con i lavori in corso di ristrutturazione di Piazza Umberto la situazione - già critica - è ulteriormente peggiorata ed a farne le spese sono in particolar modo i commercianti. Una situazione che non ha nulla a che vedere con quella prospettata dal sindaco Rega al momento del suo insediamento. La "città vivibile e tranquilla" che immaginava resta un suo sogno... elettorale. La realtà è ben diversa, una realtà che forse il Primo cittadino ignora del tutto in considerazione della sua assenza totale tra la gente e con la gente.
L'ULIVO SI SFALDA - IL SINDACO REGA VA IN... BARCA
28-12-05 -Il mondo politico di Atripalda è ripiombato negli anni bui della Prima Repubblica quando i partiti, con il pretesto di verificare programmi ed iniziative da mettere sul campo, davano vita a quei famosi interpartitici che altro non erano che il mercato delle vacche aperto unicamente alla spartizione del potere ed all'assegnazione delle poltrone. Se questo scenario è stato riproposto nell'attuale fase politica della vita cittadina il merito (si fa per dire, ovviamente!) è tutto dei partiti del centrosinistra, in particolar modo degli ex comunisti e degli ex democristiani. Gli uni e gli altri accomunati da incapacità gestionale, da scarsa fantasia amministrativa e da inquietante carenza di cultura democratica. La maggioranza si è sfaldata, un partito della coalizione (lo Sdi) si è tirato fuori, il gruppo diessino - attraverso comunicati e dichiarazioni al vento - ha sfiduciato il sindaco Rega che all'inizio della consigliatura veniva assegnato al repertorio del partito di Fassino, i segretari delle parrocchie cittadine della Margherita e della Quercia, giorno dopo giorno, si affrontano a colpi di accuse ed invettive: mentre tutto ciò avviene, come puntualmente riportano le cronache dei giornali, il sindaco Rega va in... barca, non avvertendo la necessità di convocare il Consiglio comunale - che ormai non si riunisce da circa quattro mesi - per fare il punto della situazione. In realtà, a rimetterci sul piano personale e della dignità politica è proprio il Primo cittadino che, rinunciando clamorosamente alle prerogative che la legge gli conferisce, è finito nell'imbuto delle polemiche degli stessi partiti che gli hanno consentito di indossare la fascia tricolore.
UN ASSESSORE "STUPEFACENTE"
13-10-05 - Le dichiarazioni rilasciate al Corriere dall’assessore diessino alle finanze Enzo Aquino in ordine alla mancata copertura assicurativa del Comune sono a dir poco stupefacenti, perché:
a) rese da chi opera nel settore delle assicurazioni e quindi conosce bene il rapporto rischio-copertura assicurativa (per tale “coincidenza” professionale, l’assessore farebbe bene a delegare altri ad occuparsi della vicenda al fine di evitare di incorrere in uno sfacciato conflitto di interessi!);
b) rese da un amministratore comunale che – parandosi dietro il monitoraggio di quanto avvenuto in tema di incidenti e quindi di risarcimento dei relativi danni – candidamente afferma, parola più parola meno: “Considerando quanto dovremmo dare ad una compagnia e quanto il Comune spende per risarcire in proprio i danni, troviamo più conveniente la gestione... diretta del sinistro, a meno che non troviamo una società assicurativa che proponga condizioni più vantaggiose”. Dato per scontato che l’auspicata compagnia più “generosa” non sarà sicuramente la società per la quale lavora l’assessore, va detto che fino a quando c’è da risarcire il cittadino per il cedimento di una caviglia o di un ammortizzatore d’auto imputabile al Comune (le strade cittadine di Atripalda ormai sono la reclame del formaggio groviera, per giunta non ... grattugiato) la filosofia gestionale dell’assessore alla fine potrebbe risultare utile per le già anemiche casse comunali ad una sola ed imprescindibile condizione: Aquino, in virtù di sconosciuti poteri taumaturgici di cui evidentemente è dotato, “assicuri” tutti, cittadini e ragioniere del Comune, che il movens del risarcimento sarà sempre rapportato al... diametro o al perimetro di una buca stradale. (13-10-2005)
IL SINDACO REGA IGNORA IL CONSIGLIO COMUNALE
31-05-05 - Il Consigliere comunale di Alleanza Nazionale, Eugenio Laurenzano, ha indirizzato la seguente lettera-aperta al Sindaco di Atripalda:
La vicenda amministrativa legata alla ristrutturazione di Piazza Umberto, nata in maniera rocambolesca grazie all’incauto affidamento del progetto ad un professionista napoletano - non del tutto estraneo alla vita cittadina - incaricato dell’affare poche ore prima del voto del maggio 2002 con il riprovevole sistema della chiamata diretta, taglia un’altra tappa - questa volta grazie al Suo discutibile comportamento omissivo – che non rende onore alla democrazia ed al vivere civile. In data 21 aprile 2005 Le rivolsi la seguente interrogazione: “Il sottoscritto Consigliere comunale interroga il Sindaco per conoscere se non ritiene doveroso ed opportuno illustrare al Consiglio comunale il progetto definitivo della ristrutturazione di Piazza Umberto redatto dall’Ufficio Tecnico del Comune. Trattandosi di un’opera destinata a mutare l’antica configurazione fisico-ambientale della storica zona centrale della città, è auspicabile che il Consiglio comunale sia posto nelle condizioni di valutare l’elaborato allestito dall’Ufficio Tecnico. Il sottoscritto, pertanto, chiede al Sindaco di convocare un’apposita seduta del Consiglio comunale aperta ai Tecnici che hanno redatto il progetto definitivo, assicurando la massima pubblicità all’evento assembleare”. La mia richiesta era tesa a porre finalmente al centro dell’importante questione il Consiglio comunale, maldestramente ignorato fin dall’inizio di questa vicenda amministrativa che soltanto in virtù delle iniziative promosse dal gruppo consiliare cui mi onoro di appartenere è stata oggetto di attenzione da parte della civica assise. La mia richiesta, oltre a non ricevere doverosa risposta da parte Sua nei termini espressamente previsti dallo Statuto e dal Regolamento del Comune, è stata da Lei addirittura ignorata, vero è che Lei ha preferito, evidentemente per amore di passerella, altro sito all’aula consiliare, senza avvertire il dovere istituzionale di dare, comunque, formale comunicazione ai Consiglieri comunali. Il Suo comportamento omissivo, lesivo della dignità dell’intero Consiglio comunale, non trova giustificazione alcuna se non nella Sua, più volte manifestata, insofferenza nei confronti dell’assemblea consiliare, sintomo questo di limitata dimestichezza con la pratica democratica. Insofferenza che nel corso di questo Suo triennio amministrativo spesso si è accompagnata ad una scarsa considerazione delle Istituzioni. Mancata attivazione di commissioni consiliari, non adeguato riconoscimento del diritto di iniziativa dei Consiglieri, dimenticanza totale della conferenza dei capigruppo, manipolazione dello Statuto comunale – per giunta senza ascoltare la commissione Affari istituzionali e consumando ben tre sedute consiliari alla faccia dei contribuenti atripaldesi - unicamente per mascherare le beghe dei partiti politici della Sua maggioranza, non rispetto del voto referendario in ordine alla dislocazione del mercato del giovedì (abbia la compiacenza di non ripetere ancora una volta che si è in attesa della sistemazione di Piazza Umberto: ci risparmi le barzellette!): questo è il bilancio politico, sicuramente non edificante, della Sua disinvolta gestione della cosa pubblica di cui forse Lei non è responsabile, individuando per intere le responsabilità nei Suoi (ben noti!) ameni padrini che, strappandoLa – ma non tanto - ad una professione che Lei sa onorare con grande e riconosciuta competenza, L’hanno voluta sindaco di Atripalda. Disegno, alla fine, riuscito solo grazie alle incomprensioni che caratterizzarono il centrodestra nella vigilia elettorale del maggio 2002. Circostanza che Le assicurarono la maggioranza consiliare ma non la maggioranza del corpo elettorale, il che avrebbe dovuto suggerirLe un comportamento più rispettoso proprio verso quei gruppi consiliari che sono minoranza in aula ma non in città. Intenda questo mio dire come voto decisamente negativo al bilancio annuale che andrà ad illustrare al Consiglio comunale, ai cui lavori mi consenta di non partecipare. L’esame dello strumento finanziario dell’Ente è il momento del confronto politico. Il confronto è possibile solo e quando di fronte si trovano soggetti portatori di rispetto per il ruolo dell’interlocutore. Quando questo democratico e civile rispetto viene a mancare, ogni confronto diventa impraticabile.
Con grande delusione, La saluto. Eugenio Laurenzano - Consigliere comunale AN
L'ULIVO DI ATRIPALDA NON AMA I GIOVANI
01-04-05 - La Giunta ulivista di Atripalda, in sede di intervento sul bilancio comunale, per riequilibrare le scarse finanze disponibili ha tagliato le risorse per il centro storico, per gli anziani e per i giovani ed ha impinguato la voce relativa alle spese di rappresentanza. Una scelta che si commenta da sola e che, comunque, indica la scarsa cultura di governo che caratterizza il centrosinistra nella Città del Sabato. La denuncia fatta qualche tempo fa dai Missionari francescani relativa allo stato di degrado ambientale riscontrato nei quartieri periferici di Atripalda a qualcuno sembrò esagerata: in realtà, era la "fotografia" fedele della scarsa attenzione della Giunta comunale alle problematiche giovanili che non trovano adeguato e concreto sostegno da parte della Giunta Rega.
L'ULIVO PERDE "PETALI" E CREDIBILITA' - ORMAI E' CRISI
29-03-05 - L'Ulivo atripaldese, "germogliato" alla vigilia delle elezioni comunali del maggio 2002 sulla base di antiche incomprensioni tra le varie componenti del centrosinistra e posto in campo esclusivamente per esigenze legate al voto, è in crisi. Dopo le "rumorose" dimissioni dell'assessore Solimene (Ppi) giungono, non tanto inaspettate, le dimissioni dell'assessore Pacia che prende le distanze dall'Esecutivo unitamente al partito (Sdi) che rappresenta in Consiglio comunale. Questo il j'accuse "emanato" dalla locale sezione socialista: "Il direttivo dello Sdi di Atripalda, udita la relazione del Segretario sull’attuale stato dei rapporti politici dei partiti della Federazione, la approva. Il Direttivo ha valutato con grande disappunto la mancata attuazione del metodo del confronto nella assunzione delle delibere di Giunta, conseguenza di una singolare e prevaricante concezione del sindaco di utilizzo del criterio del voto a maggioranza che, pur essendo principio fondante della democrazia e perciò patrimonio dei socialisti italiani, è dirompente nella gestione delle alleanze fondate su accordi condivisi e scelte unitarie. Ciò che preoccupa, comunque, è la convergente adesione a tale interpretazione della alleanza dei due partiti maggiori, DS e Margherita. Ciò sostanzialmente e di fatto emargina il contributo di partecipazione dello Sdi. Il direttivo dello Sdi, preso atto della volontà dei DS e Margherita di non ritenere utile e necessaria la presenza in Giunta del Comune di Atripalda, ritiene di dover liberare della propria presenza nell’Esecutivo. Lo Sdi, pertanto, ribadita la propria collocazione nel centro-sinistra lascia la Giunta e mantenendo la propria adesione alla maggioranza politica continuerà ad assicurare il proprio contributo in seno al Consiglio comunale nell’esclusivo interesse della città di Atripalda".
LA TELENOVEAL DEL MERCATO DEL GIOVEDI'
13-01-05 - La telenovela del mercato del giovedì continua, puntata dopo puntata, alla faccia del voto referendario con il quale gli Atripaldesi avevano optato per il ritorno della storica fiera nella sede naturale di piazza Umberto. Gli ambulanti “deportati” in contrada Santissimo sono la testimonianza vivente dello scarso amore per la storia di Atripalda ed al tempo stesso dello scarso rispetto della volontà popolare da parte della compagine amministrativa che non si rende conto del danno che l’attuale sistemazione fieristica sta arrecando nel tempo all’immagine ed ai contenuti del tradizionale appuntamento del giovedì. L’area di un mercato, per rispondere razionalmente alle esigenze dei fruitori, deve svilupparsi sulla base di moduli concentrici; così come si snoda allo stato, lungo una traiettoria sbilenca, il mercato va perdendo colpi giovedì dopo giovedì. In occasione dei lavori di pavimentazione lungo via Fiume i “bancarellari” di quella zona del mercato furono trasferiti al Santissimo e sarebbero dovuti rientrare nella loro sede al termine dei lavori. Questi sono terminati nel marzo del 2003 ma di rientro neanche l’ombra. Anzi, agli ex “bancarellari” di via Fiume “trasportati” al Santissimo furono accorpati anche gli ambulanti di piazza Umberto, perché si disse che il cantiere di riqualificazione del “largo mercato” ormai era prossimo ad aprire i battenti. Ma di quella apertura oggi si sa che dovrebbe aversi nel mese di maggio prossimo, in quanto bisogna approntare la gara per l’affidamento dei lavori che, una volta iniziati, non termineranno prima del 2007. In sintesi: sarebbe stato più corretto riposizionare per intera la fiera nella sede naturale di Piazza Umberto e decretare il suo trasferimento in toto in contrada Santissimo soltanto nell’immediata vigilia dell’inizio dei lavori di riqualificazione di piazza Umberto. La gente avrebbe compreso ciò che oggi non comprende. Anzi, comprende fin troppo bene!
CENTRO SERVIZI: IL RECUPERO ATTIVO PARTA DA ATRIPALDA
12-01-2005 -Il Centro Servizi di via San Lorenzo, opera costata circa sei miliardi delle vecchie lire, continua ad attendere che qualcuno si prenda cura seriamente del suo destino. La struttura, estremamente interessante sotto l'aspetto architettonico e funzionale, venne realizzata con una destinazione d'uso ben precisa: al servizio delle piccole e medie imprese. Una destinazione molto ampia che potrebbe fare del "centro" di Atripalda il volano - culturale innanzi tutto ed operativo subito dopo - dell'economia irpina. In sinergia con gli altri soggetti deputati a tenere a regime ed a sostenere nello stesso tempo le iniziative imprenditoriali, commerciali ed artigianali della provincia, il complesso di via San Lorenzo - adeguatamente fornito di contenuti specifici atti a dare moderni indirizzi gestionali a quella larga fascia di operatori presenti nel mondo dell'imprenditoria in genere - potrebbe entrare con tutti gli onori in quell'ampio circuito interattivo che già vede insieme analoghe realtà nazionali e potrebbe fungere da interscambio tra esperienze di mercato diverse. Come pure non è affatto azzardato pensare che il "centro", in connessione diretta con le facoltà universitarie della regione Campania che sono attive nel settore delle scienze economiche, potrebbe diventare un "ponte" interessante verso quei mercati orientali che sempre più insistentemente si affacciano nel Mediterraneo. Perché tutto ciò possa diventare realtà, perché non si perda l'opportunità di capitalizzare un impianto che - sorgendo al centro del crocevia più meridionale tra l'Adriatico ed il Tirreno - assume un significato strategico di prima grandezza, è necessario che l'Amministrazione comunale di Atripalda - mettendo definitivamente da parte la pratica dimostratasi fino adesso infruttuosa di inseguire disegni altrui - si faccia portatrice in prima persona di una propria iniziativa capace di aggregare interessi altrui.
NELLA MORTA GORA DELLA POLITICA LOCALE EMERGE FORTE L'AZIONE DI ALLEANZA NAZIONALE
12-01-2005 -Il momento politico langue ad Atripalda. Dopo un anno caratterizzato da clamorosi giri di walzer che hanno visto cambi di casacca alla... Fregoli, passaggi da una sponda all'altra con una disinvoltura inquietante, mescolamento di idee ed ideologie poco edificante, i partiti politici presenti sul territorio stentano a ritrovare la loro identità. A destra ed a sinistra, come pure al centro, vi è grande confusione di ruoli e di posizionamento. La sola formazione partitica che esce indenne dall'attuale situazione di stagnazione è Alleanza Nazionale che ha recuperato credibilità nell'opinione pubblica, portando avanti iniziative che hanno suscitato interesse ed attenzione. Una per tutte la battaglia referendaria per la conservazione della storica fiera del giovedì nella piazza centrale della Città. E' stata un'esperienza - la prima del genere in provincia di Avellino - che gli uomini del partito di Fini hanno voluto più di tutti e per la quale più di tutti si sono attivati, conseguendo un risultato politico e di immagine che rappresenta un fiore all'occhiello del circolo "F.Cecchin" saldamente guidato dal presidente Antonio Prezioso. Non di secondaria importanza l'azione svolta da AN a tutela del parco pubblico, "saccheggiato" dall'incuria dell'Amministrazione comunale prima che da vandali predoni che hanno portato via impunemente alberi d'alto fusto. E l'azione di tutela dell'ambiente vedrà ancora impegnato questo partito allorquando - nell'ambito dei lavori di riqualificazione di piazza Umberto - si parlerà dell'abbattimento dei cedri ivi esistenti, in perfetta salute, da circa trent'anni. Non minore attenzione da parte di AN è stata dedicata negli ultimi mesi alle categorie più deboli. Sul piano squisitamente politico, Alleanza Nazionale di Atripalda - che ha partecipato con grande impegno alla campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento Europeo - si è resa promotrice di iniziative che hanno lasciato tracce visibili nell'assetto del partito a livello provinciale. Il circolo "F. Cecchin" ha tentato, ma con scarso successo, di avviare un discorso con le altre componenti della Casa della Libertà per realizzare un soggetto politico organico da contrapporre alla sia pur squinternata compagine dell'Ulivo. La buona volontà di Alleanza Nazionale, però, non è stata valutata con la dovuta attenzione da Forza Italia e dall'Udc.
ABUSO ISTITUZIONALE DELLA GIUNTA ULIVISTA
08-10-2004 - Che la Giunta municipale guidata da Lina Rega non abbia il dovuto rispetto per le Istituzioni è una peculiarità che, consolidatasi in questi primi due anni di gestione del governo della città da parte dell’”allegra” compagine ulivista, non ci sorprende ormai più di tanto, ma non ci esime al tempo stesso dal denunciare il nuovo “abuso” sottoscritto dal Primo cittadino di Atripalda. Concedere ad un partito politico una struttura - ci riferiamo al Centro servizi di via San Lorenzo - che è costata oltre sei miliardi delle vecchie lire e che è stata realizzata con una destinazione ben precisa e vincolante ai fini del finanziamento è un vero e proprio “abuso istituzionale” che denota lo scarso rispetto che sindaco e assessori hanno della cosa pubblica e del patrimonio comunale in particolare. Se proprio voleva andare orgogliosa di aver dato l’opportunità ai “reduci e non combattenti” della Margherita di fare echeggiare sulle rive del Sabato le loro linee programmatiche (che, ormai, sono un fritto e rifritto di ammuffite ansie di rivalsa), il sindaco Rega avrebbe potuto mettere a disposizione altre strutture di Atripalda che già nel passato hanno visto esibizioni analoghe. Ma il Centro servizi di via San Lorenzo proprio no. E’ un precedente che farà discutere sicuramente nei prossimi mesi quando altre formazioni politiche avanzeranno richieste di utilizzare quel complesso che – a parte le fatiche infruttuose di Tony Troisi, già Presidente di una commissione consiliare ipotizzata per individuare il futuro del Centro – continua a non avere un domani sicuro ed utile per la comunità non solo atripaldese. Al sindaco Rega un suggerimento ed una diffida. Il suggerimento: prenda esempio da quanto avvenuto per la gestione della Dogana dei Grani il cui impiego oggi – grazie agli accorgimenti suggeriti proprio dal gruppo consiliare che ho l’onore di presiedere – è disciplinato da un ben preciso protocollo di intesa tra Amministrazione comunale e Soprintendenza per i Beni architettonici che non consente uso improprio dell’importante struttura. La diffida: abbia rispetto delle Istituzioni, quel rispetto che non ha onorato in occasione dell’inaugurazione del rinnovato Palazzo di Città, che non ha onorato nel momento in cui ha omesso di fornire all’Assemblea comunicazioni di componenti del Consiglio comunale, che non onora quando mortifica – con imperdonabili ritardi – il diritto di iniziativa riconosciuto ai Consiglieri comunali. E l’elenco potrebbe continuare.
AMMINISTRAZIONE LITIGIOSA
30-09-2004 -
I Consiglieri comunali di Forza
Italia-Alleanza Nazionale, in sede di discussione sul bilancio
dell'Ente, hanno presentato il seguente documento: "In considerazione
del vorticoso incremento delle spese che il Comune deve sostenere per
fronteggiare situazioni giudiziarie che vedono l’Ente alternativamente
impegnato sia come attore che come convenuto; in considerazione
dell’articolato della delibera di Giunta comunale n. 156 del 22
settembre 2004 avente ad oggetto “Variazione al Bilancio di previsione
2004 – Denuncia maggiori entrate ed utilizzo quota avanzo di
amministrazione” in base alla quale delibera dell’avanzo di
amministrazione ammontante complessivamente ad € 180.000 una
considerevole quota pari a € 120.000 viene destinata a fronteggiare
gli oneri legati a liti giudiziarie per le quali in sede di bilancio
di previsione 2004, in aggiunta a quanto già deliberato in sede di
bilancio 2003, erano stati riservati ulteriori € 50.000; in
considerazione del dato oggettivo che vede il Comune esposto in ordine
a questo particolare capitolo di bilancio per circa mezzo miliardo
delle vecchie lire per liti ancora da definire; chiedono ai sensi
dell’art. 13 dello Statuto comunale l’istituzione di una Commissione
consiliare di controllo al fine di operare una necessaria ricognizione
della complessa ed onerosa vicenda relativa a tutte le situazioni di
contenzioso in atto". La richiesta, motivata dalla necessità di fugare
le ombre che si addensano sulle modalità della gestione del
contenzioso, è stata respinta dagli uomini dell'Ulivo. Ogni commento
risulterebbe superfluo.
DEBACLE DEMOCRISTIANA
20-06-2004 - Il recente voto per il rinnovo del Parlamento europeo ha evidenziato in maniera inconfutabile lo stato di disfacimento della vecchia "balena" bianca cittadina. Analizzando, infatti, le preferenze espresse dagli Atripaldesi a favore dei candidati della lista "Uniti nell'Ulivo" guidata nella circoscrizione meridionale da Massimo D'Alema, viene fuori che gli esponenti diessini, a partire proprio dall'ex Presidente del Consiglio dei Ministri, hanno fatto cappotto ai danni dei disinvolti discendenti democristiani intruppati nella Margherita e sostenuti da sprovveduti galoppini locali. Circostanza questa che conferma la progressiva perdita di credibilità di coloro che per anni hanno gestito in nome e per conto della Democrazia Cristiana il potere nella città che sorge lungo le sponde del fiume Sabato. Incapaci di intercettare le istanze di rinnovamento di una comunità evidentemente non più sensibile alle pressioni provenienti dall'alto, gli eredi dello "scudocrociato" - dopo aver perso la guida del Comune di Atripalda - sono ormai destinati ad essere i commensali di seconda fila, per giunta poco graditi, di un banchetto che vede sempre più protagonisti gli eredi del Partito Comunista. Misera fine, quindi, per chi ha rappresentato per lunghi decenni ed in maniera incontrastata il generoso mondo cattolico. Se alla clamorosa figuraccia rimediata in sede di voto europeo si aggiunge che gli uomini della Margherita non sono stati in grado di assicurare la rielezione alla Provincia del loro Consigliere uscente, non è esagerato affermare che il voto del 12 e 13 giugno 2004 ha segnato per Atripalda l'inizio della fine del vecchio regime democristiano.
PINETA SESSA: MAGGIORI CONTROLLI
16-06-2004 -
I Consiglieri comunali di Forza Italia e Alleanza
Nazionale (Laurenzano, Capaldo, Capozzi e Strumolo), in relazione allo
stato di sicurezza della Pineta Sessa, hanno inoltrato al Sindaco di
Atripalda il seguente documento:
Il ripetersi di episodi inquietanti che hanno coinvolto la pineta
Sessa ci spinge a chiedere con urgenza, all’Amministrazione da Lei
presieduta, un intervento teso a garantire la legalità in quel luogo
che è patrimonio degli Atripaldesi. In attesa di ricevere una Sua
cortese risposta o una proposta diversa, Le sottoponiamo la nostra
idea che si articola in tre punti:
1. Riattivare e riedificare la recinzione presso la Pineta, laddove
mancante o insufficiente, così da proteggerla e rendere possibile
l’accesso attraverso pochi ingressi.
2. Predisporre orari di apertura e chiusura, così da consentire, alle
forze dell’ordine, una più incisiva opera di controllo e repressione
di fenomeni di abuso della struttura. La notte non è certo il momento
più indicato per “fruire” della Pineta.
3. Sollecitare, nelle sedi opportune, un maggiore controllo dell’area
da parte di tutte le autorità di pubblica sicurezza; in questo sarebbe
doveroso chiedere ai Carabinieri ed alla Polizia di controllare che,
fuori dagli orari indicati, la Pineta non venga occupata
illegittimamente. Siamo certi che il problema troverà l’attenzione Sua
e di tutta la maggioranza e che vorrà dare risposta a questa esigenza
di sicurezza e certezza che Le abbiamo esposto.
QUESTA LA CITTA' VIVIBILE DEL SINDACO REGA?
18-05-2004 - Ancora due vite stroncate dalla droga. E’ unicamente sconcertante quanto verificatosi nel parco pubblico di contrada San Gregorio. La comunità di Atripalda è sofferente. La morte tragica dei due giovani dimostra la fondatezza di quanto denunciato in diverse occasioni dai banchi del Consiglio comunale dai rappresentanti di Forza Italia e Alleanza Nazionale i quali all’indomani di un altro decesso per droga chiesero al sindaco Rega di porre in campo – con il supporto di tutte le forze politiche – idonei strumenti di prevenzione al fine di contenere il fenomeno. Richiesta caduta nel nulla, tanto che venne respinta persino l’istanza di una convocazione straordinaria del Consiglio comunale per esaminare quanto stava accadendo in città. Le denunce di Alleanza Nazionale, che sul fenomeno droga ha dimostrato di avere idee molto chiare, dell’ex preside della scuola media Umberto Della Sala, dei Padri francescani in missione ad Atripalda, della stampa e di molti genitori non sono state sufficienti a far comprendere alla Giunta guidata dall'ulivista Carmela Rega la difficile situazione in cui da tempo si trova la città del Sabato in fatto di spaccio e consumo di droga. La gente si chiede: i servizi gestiti dal PdZS cosa fanno, al di là del conferimento di incarichi professionali ben remunerati, per tenere sotto controllo il territorio? Di fronte ad episodi così drammatici, gli assessori responsabili dell’ambiente e delle politiche giovanili come giustificano unitamente al Sindaco la loro presenza alla guida della Città? Farebbero bene a presentarsi dimissionari al Consiglio comunale. Che dire, poi, del parco pubblico, abbandonato allo stato brado, al progressivo degrado? I fatti danno tragicamente ragione a quanti si opposero all'acquisizione di quell’area al patrimonio comunale per le prevedibili difficoltà di gestione di oltre dieci ettari di bosco. Al di là di una superficiale toilette operata su mille metri quadrati circa tanto per giustificare la venuta ad Atripalda del Presidente della Camera dell’epoca Giorgio Napolitano invitato all’inaugurazione, altro non si è fatto. E quella zona oggi è diventata la meta preferita di chi purtroppo vive nel tunnel della droga. Situazione anche questa ripetutamente denunciata in Consiglio comunale dai Consiglieri di FI-AN. Qualcuno dovrà pure recitare il mea culpa. Le lacrime di coccodrillo non servono e le dichiarazioni del sindaco Rega (“Hanno capito troppo tardi il valore della vita”) dinanzi ai cadaveri di due giovani uccisi dalla droga sono… stupefacenti. Questa è la "città bella e vivibile" immaginata dal Primo cittadino dell'Ulivo?
IL POKER DI GERARDO CAPALDO
25-04-2004
- Il risultato del referendum
popolare indetto su iniziativa del gruppo consiliare AN-FI per
definire una volta per tutte il futuro assetto della storica fiera
del giovedì ha consegnato alle cronache cittadine una "verità"
inconfutabile: la sconfitta su tutti i fronti dell'ex sindaco
democristiano Gerardo Capaldo. Aveva detto: prima la
ristrutturazione di Piazza Umberto e dopo il referendum, e così non
è stato; aveva invocato il referendum propositivo ed è arrivato il
consultivo; aveva indicato la data del 13 giugno 2004 per il voto
referendario ed i cittadini sono andati alle urne con due mesi di
anticipo; immaginava di avere dalla sua parte l'intera maggioranza
dell'Ulivo di cui è indiscusso capogruppo ed ha perso pezzi
significativi lungo la strada. Un bel risultato, insomma, che
dovrebbe far riflettere l'ex Primo cittadino: la stagione della
pacchia è finita! Anche per lui!
DESTRA IN AZIONE
23-04-2004 - Il voto referendario in ordine al futuro del mercato del giovedì di Atripalda non ha visto la partecipazione massiccia di cittadini, circostanza questa che ha due spiegazioni: da una parte vi è la ormai consolidata scarsa affezione degli elettori in genere per questo tipo di appuntamento elettorale, dall'altra non sono state messe in atto iniziative capaci di coinvolgere l'opinione pubblica su un tema di interesse generale. A prescindere da queste considerazioni, il dato significativo è rappresentato dalla stragrande maggioranza (il 74%) dei cittadini andati alle urne che ha detto chiaramente che il mercato del giovedì deve rimanere in piazza Umberto. Questo dato premia in particolare l’azione di Alleanza Nazionale che, intercettando i sentimenti della popolazione, ha da sempre sostenuto con determinazione che l’iniziativa fieristica ufficializzata con sovrano privilegio nel 1315 da Roberto d’Angiò dovesse continuare a svolgersi nel cuore della Città. L'impegno di Alleanza Nazionale non è finito con il voto. Lo svolgimento del mercato in Piazza Umberto, così come è stato ridotto nel corso degli anni dall’incuria di amministratori distratti e privi di fantasia, deve essere necessariamente razionalizzato. Alleanza Nazionale, pertanto, chiederà al sindaco Rega di costituire un gruppo di lavoro che, forte del contributo di urbanisti e studiosi atripaldesi, possa – in attesa della progettata ristrutturazione di Piazza Umberto – indicare le regole del mercato del giovedì che, modernizzato nell'assetto generale, dovrà essere caratterizzato per tipologia e qualità, nel rispetto rigoroso di funzionali parametri commerciali.
BILANCIO IN ROSSO
03-01-2004 - Di cosa possa andare fiera e orgogliosa Lina Rega, sindaco di Atripalda, per quanto la sua Giunta ha combinato nel corso del 2003 non riusciamo proprio a comprendere. Le sue dichiarazioni trionfalistiche rassegnate alla stampa allo scoccare della mezzanotte sanno molto di champagne e poco di… sale. I fatti sono sotto gli occhi di tutti. La pressione fiscale è notevolmente aumentata soprattutto per quanto attiene alla voce Ici; l’ammontare dei debiti fuori bilancio ha assunto connotati inquietanti e tali da mettere in seria difficoltà il futuro amministrativo dell’Ente; la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini ha visto l’Amministrazione ulivista paurosamente distratta: gli olezzi del Cdr e l’antenna Tim alta 40 metri a ridosso del liceo scientifico rappresentano il monumento all’incapacità di governo di Rega & compagni; la tarantella che sindaco in testa ed assessori in coda indiana hanno ballato in occasione dell’immotivato trasferimento del mercato settimanale ha arricchito l’antologia di pagine folcloristiche paesane. Queste alcune delle “perle” infilate dal sindaco Rega nella collana della gestione municipale, annata 2003. E cosa dire dello scarso rispetto delle istituzioni da parte di Rega, sindaco di Atripalda più per devozione che per vocazione? Iniziative dei gruppi di minoranza consiliare non prese nella dovuta considerazione, inaugurazione del rinnovato Palazzo di Città a vent’anni dal sisma (e l’hanno chiamata “festa”) posta in essere senza il coinvolgimento dei rappresentanti del popolo, tentativi di sopraffare la volontà dei cittadini in ordine al referendum popolare indetto per definire il futuro di piazza Umberto: sono episodi, ormai affidati alle cronache consiliari, dai quali emerge la cultura antidemocratica della “comitiva Rega”, in giro per il palazzo più per diporto che per servizio. Incapaci di difendere nei fatti i livelli occupazionali della città (compagni, fate qualcosa di sinistra….!), incapaci di assicurare trasparenza agli atti amministrativi (il 2003 ha portato “incaricopoli” sugli altari della cattiva conduzione municipale), incapaci di garantire serenità alla gestione delle strutture di competenza dell’Ente locale, gli ulivisti del sindaco Rega sono venuti meno anche sul piano della produttività istituzionale, consegnando agli archivi del Comune un monte-delibere più basso rispetto agli anni precedenti. Se tutto ciò rappresenta un bilancio positivo, come amenamente ha dichiarato il Sindaco, sono affari di “casa loro”. Contrapposta a tale situazione del tutto negativa firmata dalla Giunta dell’Ulivo, vi è la tenuta responsabile dei gruppi consiliari di centrodestra che hanno dimostrato, nell’interesse della Città, di saper superare le sciagurate incomprensioni che caratterizzarono la vigilia elettorale della primavera del 2002. E’ auspicabile che gli Atripaldesi distanti dall’Ulivo facciano quadrato intorno ai partiti della Casa della Libertà al fine di poter porre in campo, tutti insieme, un valido progetto alternativo al governo ulivista.
IRRESPONSABILI & ARROGANTI
22.12.2003 -
La vicenda dell’antenna della TIM ha fatto emergere
ancora una volta l’arroganza e la scarsa cultura di governo della
Giunta municipale che guida - si fa per dire! - la nostra Città.
Scoprendosi inopinatamente federalisti, i partiti dell’Ulivo – nel
tentativo non riuscito di mascherare le responsabilità di Sindaco e
Assessori che non hanno saputo (o voluto?) bloccare in tempo utile
l’installazione dell’antenna in prossimità del Liceo Scientifico –
invocano il rispetto dell’autonomia locale da parte del legislatore
nazionale. Essi, però, ignorano che il “decreto Gasparri” (n.198/2002)
all’art. 4 recita: “L’installazione di infrastrutture per impianti
radioelettrici viene autorizzata dagli Enti locali”, il che esclude
qualsiasi forma di “mortificazione” o addirittura di “violenza” da
parte del Governo centrale ai danni del Governo cittadino. La stessa
maggioranza ulivista, nella seduta consiliare del 16 maggio 2003, ha
pubblicamente riconosciuto che la disposizione prevista dal “decreto
Gasparri” in materia di compatibilità con qualsiasi destinazione
urbanistica non confligge con il regolamento comunale che disciplina
l’installazione degli impianti radioelettrici, perché – si legge nella
delibera consiliare n. 22 – esso regolamento “non limita sul
territorio la realizzazione delle infrastrutture di
telecomunicazione”. Quel decreto che il 16 maggio 2003 riceve il
“placet” della maggioranza consiliare, che ben si guarda dall’indicare
le possibili limitazioni, diventa improvvisamente indigesto ai partiti
dell’Ulivo. Ma questi sono fatti di “casa loro”… La
irresponsabilità di partiti e di amministratori dell’Ulivo si commenta
da sola se si considera che la Telecom Italia Mobile ha presentato al
Comune la denuncia di inizio attività in data 14 aprile 2003,
indicando con dovizia di documentazione il sito – individuato a
ridosso del plesso scolastico “De Capraris” - dove sarebbe stata
installata l’antenna alta circa quaranta metri. A distanza di otto
mesi, Sindaco e Assessori si avvedono di quanto sta succedendo in via
Appia e - ignorando, come ormai è abitudine di questa arrogante
compagine governativa, il Consiglio comunale - in fretta e furia,
dopo il grido d’allarme lanciato da professori e genitori di alunni
del “De Capraris”, organizzano un incontro con il comitato dei
cittadini di via Appia. Sarebbe stato più corretto e sicuramente più
utile convocare il Consiglio comunale al fine di adottare gli
opportuni provvedimenti a tutela della salute degli Atripaldesi,
aspetto questo di estrema importanza che viene indicato a chiare
lettere proprio dal “decreto Gasparri” che all’art. 1 recita: “Il
presente decreto legislativo detta principi fondamentali in materia di
installazione e modifica delle categorie di infrastrutture di
telecomunicazioni, al fine di assicurare che la realizzazione delle
infrastrutture di telecomunicazioni sia coerente con la tutela
dell'ambiente e della salute per quanto attiene ai limiti di
esposizione”. Alla luce di quanto detto, l'intera Giunta municipale,
che ha sottovalutato clamorosamente la vicenda, farebbe bene a
riflettere sull'opportunità di andarsene a casa per l'incapacità
operativa dimostrata. La città, sicuramente, trarrebbe grandi vantaggi
dall'assenza di siffatti amministratori.
UN SINDACO SENZA CULTURA DI GOVERNO
24 ottobre 2003 - “Dopo aver rifatto Piazza Umberto, diminuirà la disponibilità di spazio, per cui mettiamo a disposizione anche un’alternativa”: in queste poche battute – virgola meno, virgola più - del sindaco Rega vi è la contraddizione di fondo che anima l’Esecutivo municipale in ordine al futuro del mercato del giovedì. Il Sindaco, infatti, nel riconoscere – finalmente – che l’ipotizzata riqualificazione di Piazza Umberto comporterebbe una riduzione di superficie disponibile per lo storico mercato settimanale, con molta generosità concede ai “sudditi” il referendum per poter scegliere una collocazione alternativa (parla di via San Lorenzo). Nel dire ciò, il Sindaco di Atripalda non si rende conto, forse, che il suo modo di operare è semplicemente una presa in giro della pubblica opinione in quanto il cittadino sarebbe chiamato a scegliere tra Piazza Umberto, ormai alterata – se dovesse andare avanti il discutibile e discusso progetto di riqualificazione - nella sua storica “struttura”, ed una superficie indicata di ufficio dallo stesso Sindaco. Quale significato, quindi, avrebbe il referendum consultivo immaginato dai “padroni del palazzo” dovrebbe spiegarlo Carmela Rega che se imperterrita dovesse continuare su questa strada, tanto per essere nel segno della continuità rispetto al suo immediato predecessore, si renderebbe responsabile di fronte alla storia di Atripalda di aver annullato una tradizione che parte dal 1300. Una rilettura della storia di Atripalda le farebbe sicuramente bene. Ecco, dove è la contraddizione dell’operato di Rega che, mentre spiffera di voler ascoltare i cittadini, in realtà – se la sua azione dovesse trovare fortuna – “costringerà” i cittadini stessi verso una scelta obbligata, cioè verso quella scelta che si è voluta fare nel momento in cui è stato conferito l’incarico di ristrutturare la piazza, incarico – circostanza da non dimenticare, perché emblematica di un certo tipo di amministrare – che venne conferito alla chetichella, poche ore prima del voto per il rinnovo dell’attuale Consiglio comunale. Sic stantibus rebus, appare molto più rispettosa della cittadinanza l’azione del comitato promotore del referendum consultivo che a monte della vicenda pone un quesito ben preciso: VUOI TU CHE IL MERCATO DEL GIOVEDI’, CON UNA MIGLIORE REGOLAMENTAZIONE, CONSERVI LA STORICA E TRADIZIONALE COLLOCAZIONE DI PIAZZA UMBERTO I° E DINTORNI? Soltanto dopo aver acquisito il risultato di questa chiamata alle urne dei cittadini di Atripalda – il che è una novità per la provincia di Avellino – l’Amministrazione sarà libera di operare, rassegnando ai tecnici chiamati a ristrutturare Piazza Umberto l’esito stesso del referendum in modo che la progettazione esecutiva possa essere in sintonia con le indicazioni del popolo sovrano. Se i cittadini, infatti, dovessero scegliere la delocalizzazione della fiera, gli stessi tecnici saranno più liberi di operare. Seguire il percorso inverso, cioè rifare prima la piazza e poi chiamare i cittadini alle urne, è una enormità che soltanto chi non ha cultura di governo – e Rega non ha cultura di governo – può immaginare.
BULLI & PUPE
8 ottobre 2003 - Il sindaco Rega non si smentisce: dopo aver dato già ampia prova in questi mesi di amministrazione (si fa per dire) della città di non avere il minimo rispetto delle istituzioni e dei rappresentanti del popolo in seno al Consiglio comunale, ha concesso un ennesimo bis, sicuramente non richiesto, della sua non cultura di governo, organizzando la cosiddetta inaugurazione del restaurato palazzo municipale come se fosse un fatto "suo" e del suo "puparo". Pur avendo inizialmente concordato con i capigruppo degli schieramenti di minoranza (che uniti rappresentano la maggioranza dei cittadini di Atripalda) circa l'opportunità di non trasformare la manifestazione in una stucchevole passerella politica accordandole un taglio prettamente culturale con interventi programmati e condivisi del Soprintendente ai Beni Culturali, del Prefetto e del Vescovo, alla fine non ha resistito - come già capitatole nei mesi scorsi - al richiamo della foresta ulivista, una foresta imbrattata di petali andati alla malora e di maleodoranti steli appassiti, decisamente destinati al rogo non avendo ormai altra funzione. La nomenklatura dell'Ulivo irpino è stata invitata ad "intervenire" al taglio di un nastro che giunge dopo ventitre anni dal sisma proprio per l'incapacità di una classe dirigente cittadina e provinciale (della quale fanno parte gli invitati di Rega) di restituire il Palazzo di Città alla gente di Atripalda in tempi ragionevolmente brevi. Come del resto è avvenuto in tutti quei Comuni dell'Irpinia che alle 19,30 del 23 novembre del 1980 si trovarono senza la casa comunale. Quella classe dirigente - per giunta quasi totalmente estranea alla realtà ed alla storia di Atripalda - è stata invitata da Rega ad "intervenire", mentre ai rappresentanti della città è stato concesso il... privilegio di... partecipare. Come dire: questa è una festa "nostra" e non del popolo di Atripalda, quindi la gestiamo come vogliamo. Insomma quella che doveva essere un'occasione di aggregazione è stata miseramente trasformata in una festa tra "bulli & pupe". Fa meraviglia che a questo singolare "festino" abbia aderito incautamente l'ex Presidente del Senato della Repubblica.
E' DI SCENA LA... COMPAGNIA REGA
19-07-2003 - Il sindaco Carmela Rega, uscendo dalla riservatezza (o mutismo?) che fino adesso ha contraddistinto la sua presenza al vertice del Palazzo di Città, dalle colonne del settimanale cittadino "il Sabato" ha tracciato il percorso compiuto in un anno dalla Giunta che presiede, non evitando di puntare ancora una volta il dito accusatore contro chi in aula, dai banchi dell’opposizione, fa il proprio dovere. Nell'insieme, quello di Rega è un tentativo di auto-assoluzione per quanto non fatto che assume persino toni patetici laddove si legge: "Le difficoltà iniziali durate circa un semestre sono state legate al rodaggio di una compagnia (sic!) in cui i vecchi e la loro esperienza hanno subito una battuta d'arresto per consentire ai nuovi di entrare nel complesso meccanismo amministrativo". Beatificando quanti, con le bende agli occhi ed i tappi alle orecchie, considerano positiva la sua esperienza e criminalizzando quanti, nel rispetto della realtà, sono di ben diverso parere, il Primo cittadino - colta evidentemente da improvvisa amnesia… istituzionale - dimentica la serie di "scivolate" amministrative fino ad oggi fatte registrare dalla compagine di governo. Aumento della pressione fiscale, scarsa attenzione per il territorio, disimpegno per i lavoratori di aziende locali in difficoltà, improvvisazione nell’approccio con problematiche cittadine (una per tutte: il trasferimento del mercato del giovedì), non sono che alcune delle “perline” di questa Giunta ulivista che è riuscita ad impossessarsi dell’Amministrazione soltanto grazie ad errori di percorso del centrodestra. Per rendersi conto della scarsa attendibilità delle dichiarazioni… balneari del Sindaco è sufficiente sfogliare proprio l'edizione de "il Sabato" che ospita il suo illuminato e prolisso intervento. Questi alcuni titoli: "Incidenti stradali, coinvolti pedoni e cani", "Via Cesinali: episodi di guerriglia urbana", "Corse d'auto: ora basta", “Alvanite: spazi di gioco poco sicuri per i ragazzi”, "Cassonetti sporchi e strade che puzzano", "Contrada Santissimo e il parcheggio discarica”, “Topi, siringhe e spazzatura nel polmone della città", "Parco pubblico, rifiuti a volontà”, “La pineta Sessa è abbandonata a se stessa", "118: la città è scossa, la politica è assente", "L'ingorgo del piano traffico". Questi non sono "polveroni", sono i risultati di una gestione amministrativa che si copre addirittura di ridicolo quando un Assessore della “compagnia Rega” chiede l'intervento... taumaturgico del Prefetto per risolvere un problema di viabilità che è di competenza specifica dell'Amministrazione comunale.
UN ANNO DAI BANCHI DELL'OPPOSIZIONE
05-07-2003 - In omaggio alla responsabilità che mi deriva dalle funzioni consiliari di capogruppo di Forza Italia-Alleanza Nazionale, alla vigilia delle ferie estive avverto la necessità di sottolineare l’impegno fino adesso profuso dall’intero gruppo nello svolgimento dell’incarico non facile avuto dal corpo elettorale con il voto del 26 maggio 2002. L’azione collegiale portata avanti nel Consiglio comunale in questo primo anno del ciclo amministrativo ha prodotto risultati significativi per le Istituzioni e la collettività atripaldese, risultati, purtroppo, non sempre apprezzati dalla maggioranza ulivista. Trasparenza negli atti amministrativi, razionalizzazione degli orari di lavoro dei dipendenti comunali sottoposti in alcuni settori a tour de force insostenibili, problemi legati alla vivibilità nei quartieri periferici abbandonati ad un preoccupante degrado ambientale, urgenza di ascoltare – sulla base di una sana cultura della democrazia - il popolo di Atripalda in ordine a trasformazioni epocali dell’assetto urbanistico della città, rispetto da parte della maggioranza del ruolo delle minoranze consiliari: non sono che alcuni dei motivi forti che hanno caratterizzato l’operato del gruppo di Forza Italia-Alleanza Nazionale intervenuto nella gestione dell’Ente locale con interventi in aula e nelle commissioni, comunicazioni, interpellanze ed interrogazioni. La chiusura della maggioranza alle istanze di uno schieramento consiliare che da solo rappresenta circa il 25 per cento del corpo elettorale ha determinato in qualche circostanza la necessità di richiamare sul tipo di gestione dell’Ente l’attenzione di autorità estranee all’Ente stesso. Il che, pur non appartenendo al mondo della politica e di questo sono convinto, spesso costituisce una specie di legittima difesa politico-istituzionale per poter garantire il corretto funzionamento dell’azienda municipale. Il riscontro positivo da parte dell’opinione pubblica all’azione svolta fino adesso da Forza Italia e Alleanza Nazionale rappresenta il prezioso premio d’onore conquistato sul campo unitamente ai colleghi Sergio Capaldo, Carmine Capozzi e Attilio Strumolo. Lo speciale “premio” dovrà continuare ad ispirare la condotta consiliare dell’intero gruppo. (Eugenio Laurenzano)
PETIZIONE POPOLARE PER RISANARE IL FIUME "SABATO"
22 luglio 2003 - Numerosi cittadini hanno indirizzato la seguente petizione al Sindaco di Atripalda, l'ulivista Carmela Rega, particolarmente distratta verso la salute del fiume Sabato.
I sottoscritti cittadini di Atripalda, residenti e /o domiciliati in via Gramsci, richiamano la Sua attenzione sullo stato di totale degrado in cui si trova il corso del fiume Sabato nel tratto che costeggia detta arteria. La situazione solo in parte è determinata dalla penuria di acqua fluviale, fenomeno questo ricorrente nella stagione estiva sia per motivi legati alla ridotta erogazione delle sorgenti e sia per l’uso improprio che si fa delle acque del fiume a monte di Atripalda. La vera causa del quasi ristagno melmoso e maleodorante delle acque secondo gli scriventi è di natura tecnica: l’assenza nel letto del fiume lungo il centro urbano di un canale centrale di raccolta rallenta il flusso e favorisce il diffondersi irregolare delle acque, generando ristagno del fiume stesso. Il che, in coincidenza con fattori climatici negativi, provoca vere e proprie esalazioni e favorisce il proliferare di una fauna (ratti, zanzare, serpenti, bisce) che sicuramente non è compatibile con il vivere civile. Per la presenza di particolari sostanze schiumose in superficie, inoltre, vi è motivo di ritenere che nelle acque del fiume Sabato vengono versati i prodotti del depuratore dell'Alto Calore sito in territorio di S. Michele di Serino. I sottoscritti, alla luce di quanto detto, nel rilevare l’assenza di interventi concreti rivolti ad eliminare lo sconcio di cui sopra, più volte denunciato già negli anni passati, invitano il Sindaco a porre in atto iniziative capaci di bonificare in tempi brevi il letto del fiume Sabato, che allo stato è una cloaca a cielo aperto, e di assicurare vivibilità ai cittadini contribuenti che abitano in questa zona di Atripalda.
PALAZZO DI BENEDETTO: E' GIALLO
23-07-2003 - La vicenda di “Palazzo Di Benedetto” di Atripalda - alla luce della relazione tecnica redatta per conto del Condominio dall’architetto Maurizio Cerullo di Avellino - si tinge di giallo. Nel documento consegnato venerdì scorso all’Ufficio Tecnico Comunale si legge - in sede di descrizione dello stato dei luoghi – che “il sistema strutturale della copertura ha subito delle modifiche sostanziali venutesi a determinare intorno alla metà degli anni Ottanta. Infatti, un’ala del sistema copertura, in origine costituito da una struttura portante lignea, è stata demolita e ricostruita in calcestruzzo armato. Altre trasformazioni strutturali di notevole entità riguardano il sistema degli orizzontamenti che costituiscono i solai-piano di calpestio delle unità abitative”. Dopo aver fatto cenno al recente cedimento di una porzione del solaio in legno in un appartamento ubicato al terzo piano, cedimento attribuito alla “vetustà degli elementi strutturali”, l’architetto Cerullo scrive: “Si ribadisce la necessità, peraltro già evidenziata da altri tecnici, di procedere a indagini e verifiche sui materiali che compongono l’immobile di cui trattasi. Solo dall’acquisizione dei dati ottenuti dalle verifiche e dalle prove sui materiali è possibile predisporre gli interventi utili e necessari ai fini dell’agibilità e messa in sicurezza dell’intero fabbricato”. Se la lingua italiana ha un significato tutto ciò vuol dire: a) l’edificio, nel suo insieme, ha subito nel corso degli anni e per fatti legati all’evento sismico del 1980 modifiche sostanziali e notevoli trasformazioni strutturali, il che già di per sé dovrebbe rappresentare motivo di attenta verifica che risulta possibile e oggettivamente valida soltanto con l’ausilio di apposite strumentazioni. Non risulta che ciò sia avvenuto. b) l’edificio è stato sottoposto ad interventi sulla copertura in forza della famosa ordinanza n. 80 del 6 gennaio 1981 che dettava norme tecniche e procedurali per la riattazione di fabbricati lievemente danneggiati dal sisma. La nota esplicativa n. 1 della citata ordinanza prescriveva: “E’ da escludersi che con limitati interventi previsti dall’ordinanza (lire diecimilioni per unità immobiliare) possa procedersi alla ricostruzione dei solai in travi in legno e alla ricostruzione di coperture a tetto di vecchi fabbricati”. Gli interventi di copertura di “Palazzo Di Benedetto” sono stati effettuati nel rispetto della legge all’epoca vigente? c) la “vetustà degli elementi strutturali” riscontrati nel cedimento del solaio sito al terzo piano dovrebbe essere, secondo logica, un elemento comune di tutte le singole unità immobiliari aventi tutte la stessa data di nascita. Il cedimento del solaio del terzo piano potrebbe essere stato un segnale premonitore. A rendere più inquietante l’intera situazione è lo stesso architetto Cerullo il quale non esita a sottoscrivere che: “Il fabbricato non risponde ai requisiti richiesti dalla normativa per gli edifici in muratura in zona sismica”. A tingere, però, di giallo la vicenda è sempre il tecnico del Condominio che, dopo quanto sopra affermato, certifica: “Il fabbricato, comunque, nella sua interezza non denota al momento segni di pericolo per la pubblica e privata incolumità, ciò in considerazione dei carichi statici”. E le verifiche e le prove sui materiali invocate dallo stesso architetto Cerullo “ai fini della messa in sicurezza dell’intero fabbricato” che significato hanno? Il sindaco Rega farebbe bene – valutando i luoghi sui quali insiste il “Palazzo Di Benedetto”, cioè in Piazza Umberto, sede dell’affollato mercato del giovedì oltre che di ritrovo quotidiano degli Atripaldesi – a commissionare un’indagine tecnica sull’edificio ad un centro universitario, in grado di svolgere quelle verifiche che l’architetto Cerullo, tecnico di parte, accademicamente ha indicato.
L'OPPOSIZIONE ONORA L'ETICA POLITICA
27-06-2003 - Eugenio Laurenzano, Consigliere comunale di Alleanza Nazionale, ha scritto al Direttore del settimanale cittadino "il Sabato". "Caro Direttore, ho letto con interesse l’intervento del Commissario cittadino di Forza Italia, Gerardo Iannaccone, pubblicato dal tuo giornale sabato scorso con il titolo: “Un anno di Rega? Inconcludente”. Quale antagonista diretto della candidata dell’Ulivo alla carica di sindaco di Atripalda nella scorsa campagna elettorale e nel rispetto assoluto del ruolo assegnato dagli elettori al gruppo consiliare di Forza Italia – Alleanza Nazionale, condivido in pieno e senza riserva alcuna quanto affermato dall’amico Iannaccone nell’analisi che ha tracciato di questi primi mesi di vita della Giunta Rega. L’intervento del responsabile atripaldese degli “azzurri” ha una significatività notevole in quanto frutto del pensiero di chi per mestiere non fa il politicante e di conseguenza affronta la realtà senza paraocchi o lente di ingrandimento. Iannaccone - in pochissime battute, e da qui il pregio del suo dire – ha messo a fuoco le contraddizioni politiche, le carenze amministrative e le lacune gestionali dell’attuale amministrazione comunale, non temendo, persino, di indicare al Sindaco la strada da prendere al fine di evitare ulteriori danni alla comunità ed alla sua stessa immagine. L’intervento di Iannaccone – il quale rappresenta il partito che nelle ultime elezioni politiche conquistò la maggioranza relativa in città con circa il 27 per cento, particolare questo da non sottovalutare – dà ragione all’azione che il gruppo consiliare di Forza Italia – Alleanza Nazionale, ricco di… tonalità differenziate e sensibilità diverse, va svolgendo in aula e tra la gente dal primo giorno dell’insediamento di questo Consiglio comunale, un’azione che ha dovuto fare i conti, e ancora ne dovrà fare, proprio con quell’ingombrante fardello cui ha fatto riferimento Iannaccone nel suo scritto. Del resto, questo non può spaventare o quanto meno sorprendere chi ha alle spalle una lunga esperienza nei banchi dell’opposizione, un ruolo difficile ma gratificante nella misura in cui viene svolto nell’interesse della collettività e nel rispetto della parte politica che si rappresenta. Un ruolo, quello dell’opposizione, che non può risultare indulgente verso una classe dirigente che ha dimostrato ampiamente di rimanere chiusa – anche sulle banalità amministrative – nei confronti di gruppi consiliari che rappresentano in aula, sia pure da angolature non simili ma comunque non contrapposte, la maggioranza degli Atripaldesi. Un’opposizione rigorosa e puntuale onora l’etica politica e poco conta che possa fare… arrabbiare (altro che penna all’arrabbiata di cui surrettiziamente va cianciando un ameno portavoce) l’antagonista di turno. Per concludere: mi complimento con Gerardo Iannaccone per la paziente azione di ricucitura che sta portando avanti nel suo partito e mi auguro che, quando incomprensioni e pregiudizi lasceranno definitivamente liberi gli animi di tutti, si possa realizzare quella Casa della Libertà che possa ospitare il numerosissimo popolo di centrodestra che nulla può avere in comune con il variegato mondo dell’Ulivo.
CASA DELLA LIBERTA': RISORSE DA NON SCIUPARE
15-06-2003 - La recente tornata elettorale, che ha interessato diverse regioni d’Italia, ha confermato ancora una volta, qualora vi fosse stata la necessità di un’ulteriore verifica, che la Casa della Libertà – laddove si presenta al corpo elettorale flagellata da divisioni interne – nella migliore delle ipotesi non avanza, nella peggiore, il che sta avvenendo con una successione significativa, perde le posizioni in precedenza conquistate. A rimetterci, unitamente a generosi candidati che in molte situazioni sanno a priori di andare incontro a disfatte non potendo fare affidamento sul corale apporto delle singole sigle della coalizione, è l’intero schieramento di centrodestra. Il danno maggiore che da simili situazioni deriva è rappresentato non tanto o soltanto dal fatto che alla conta vi possa essere un sindaco in meno ad indossare la casacca della Casa della Libertà, quanto dalla presa di coscienza negativa dei cittadini nei confronti degli uomini del centrodestra, presa di coscienza che alla distanza potrebbe indurre gli elettori a passare dalla sfiducia ragionata (reversibile) al dissenso irrazionale (irreversibile). Quanto capitato in alcune realtà italiane in questo turno elettorale si è verificato ad Atripalda in occasione delle elezioni amministrative del maggio 2002: una serie di motivi - che ormai appartengono alle cronache politiche di questa provincia e sui quali è opportuno scrivere una volta per tutte la parola fine – generò il successo dell’Ulivo che, pur riscuotendo minori consensi rispetto ai due schieramenti di centrodestra giunti divisi all’appuntamento elettorale, oggi guida la città con una cultura di governo che non può soddisfare minimamente quanti si riconoscono nella politica e nelle impostazioni di fondo della Casa della Libertà. I protagonisti di centrodestra della sciagurata campagna elettorale atripaldese della primavera 2002 hanno compreso che, per potersi accreditare presso l’opinione pubblica cittadina come classe dirigente credibile e quindi alternativa, è necessario ritrovare antichi rapporti (laddove esistono), stimolare comuni sensibilità (laddove è possibile), sanare eventuali motivi di incomprensione (laddove regna la buona fede). Perché questa non facile azione di “recupero” in atto tra esponenti appartenenti a gruppi che pubblicamente si sono contrapposti - e forse anche con eccessiva durezza – possa trovare pratica attuazione, è auspicabile che il tutto si sviluppi lungo un meditato ragionamento politico, lungo la strada maestra di un confronto serrato che, come pretende la dialettica democratica, sia libero da pregiudizi, protagonismi e rivalse personali che sicuramente non portano lontano. Le parti in campo – se effettivamente desiderano creare le premesse di una possibile rivincita sul cartello elettorale dell’Ulivo, se si rendono conto che l’antagonista politico, cioè il centrosinistra, al di là delle enunciazioni di principio non è in grado di andare perché orfano di riferimenti validi, se intendono rispettare il voto di circa tremilacinquecento atripaldesi – devono avere l’intelligenza di incamminarsi con decisione, senza “se” e senza “ma”, lungo il sentiero della costituzione ad Atripalda della Casa della Libertà, uno schieramento che dimostri nei fatti di voler ospitare tutti coloro che dell’Ulivo non sono per fede e per cultura. Non è il momento del torcicollo, è tempo di guardare avanti, ben sapendo tutti che la riconquistata unità politica del centrodestra potrebbe segnare il fallimento delle velleitarie, e non sempre limpide, mire dei “bonzi” di turno, ridotti al rango di patetici flautisti di “inciuci”. Perché l’azione della base – e situazioni analoghe a quella di Atripalda sono individuabili in altre zone della provincia - possa dare i risultati sperati nel medio periodo, è indispensabile che i dirigenti provinciali dei singoli partiti che si riconoscono nella Casa della Libertà trovino con urgenza, all’interno delle organizzazioni di appartenenza ed all’interno dell’alleanza, motivi di sintonia organizzativa e stimoli di volontà operativa, ponendo in campo una ben visibile strategia politica. Gli effetti di una simile azione, seriamente calata sul territorio, non potranno non essere positivi ai fini dell’allargamento del consenso popolare e non potranno non risultare utili all’immagine verso l’esterno dei singoli partiti, agli stessi dirigenti ed a quanti in periferia, spesso fuori dallo zoom delle telecamere, agiscono per conto ed in nome dei partiti. I risultati delle recenti elezioni nazionali dovrebbero suggerire ai responsabili provinciali della Casa della Libertà di non concedere spazio ad ulteriori momenti di appannamento dell’azione politica, appannamento che potrebbe risultare, alla fine, pernicioso per tutti, per chi ha già un ruolo da onorare nelle Istituzioni e per chi legittimamente aspira a ricoprire un ruolo nelle Istituzioni.
LA CADUTA DI STILE DI UN PORTAVOCE
Ricordando il sommo Poeta – “le sue parole parver ebbre” – mi sia consentito di replicare al portavoce del circolo cittadino della Margherita, Lello La Sala, che nella prolusione magistrale tenuta nel chiostro di Santa Maria della Purità in occasione di un convegno del suo movimento non ha fatto certamente sfoggio di… purezza di linguaggio. Ricorrendo ad una terminologia più degna di un pollaio che di un luogo sacro impropriamente trasformato in assise di partito, il portavoce (evoluzione della specie: un tempo c’era il portaborse…) mi ha gratificato di una serie di “qualità” in negativo, con un gergo avulso dalla normale dialettica politica in quanto inerente alla sfera personale. Individuare nella critica per quanto aspra, nell’opposizione per quanto decisa, nella contestazione per quanto dura elementi di scompostezza, di cattiveria e, addirittura, di non lealtà è un lusso oratorio (si fa per dire…) che non concedo affatto a Lello La Sala, consapevole come sono, di fronte alla mia coscienza e alla mia città, di aver agito sempre nella massima trasparenza e nel rispetto umano dell’antagonista di turno. Il che mi ha permesso di non confondere posizioni politiche con comportamenti personali. Quando questa distinzione di ruoli non si concretizza, vi è spazio per lo smarrimento che ha investito, nel chiostro di Santa Maria della Purità, il portavoce della Margherita del quale ricordiamo il duro attacco che mosse in aula consiliare, con un tono a metà tra l’eloquenza cattedratica ed il dire ieratico, all’avvocato Andrea De Vinco, all’epoca suo amico di partito. Il giovanissimo (in quell’occasione) La Sala non esitò ad accusare De Vinco di “aver fatto scempio della Democrazia Cristiana”, di quella Democrazia Cristiana che i La Sala di tutta Italia, alla fine, non hanno saputo salvare dalla estinzione e che uomini come De Vinco, forse, riporteranno alla luce avendo saputo fare una scelta di campo ben precisa, in sintonia con l’autentica cultura cristiana di don Sturzo. Un portavoce, dunque, recidivo nell’alzare il dito accusatore, senza avere titoli per farlo se non l’impudenza di chi ritiene, per dono divino, di essere l’unto del Signore della piazza. Quale presunzione! Una presunzione, quella del portavoce, che lo spinge a mettere il naso anche in casa altrui (è una pratica che, evidentemente, il Nostro ha imparato molto bene da illustri maestri) fino a sindacare i riavvicinamenti (definiti “surrettizi”: ???) in atto nel centrodestra atripaldese. Il che, forse, preoccupa più di ogni altra cosa il disinvolto portavoce della Margherita, spingendolo verso un protagonismo che, se riceve il plauso della “curva sud”, dovrà pure fare i conti con il… centrocampo dove è auspicabile che ad attendere i La Sala e soci si posizioni un centrodestra organico - senza “se” e senza “ma” – in grado di poter finalmente dimostrare che esiste un modo di gestire la cosa pubblica in termini diversi da quelli posti in essere dall’Ulivo, di cui la Margherita è parva res.
VELI & OMBRE SUL PIANO REGOLATORE
18-05-2003 - La Giunta ulivista del Comune di Atripalda - guidata da Lina Rega e composta da diessini, socialisti ed ex-popolari - a distanza di un anno dall'entrata in vigore del Piano Regolatore Generale della città ha rimesso in... cantiere lo strumento urbanistico apportando una variante sostanziale che consentirà ulteriore cementificazione in quartieri già al limite della vivibilità. E' il caso di Contrada Spagnola. Questo, in sintesi, quanto accaduto l’altra sera in Consiglio comunale, a prescindere dalle motivazioni che sono state messe a corredo del provvedimento allestito dagli uomini del sindaco. L’aspetto sorprendente ed inquietante al tempo stesso della questione è dato da due circostanze: il breve lasso di tempo che è intercorso tra l’entrata in vigore del PRG e l’approvazione della variante ed il deciso rifiuto della maggioranza di avere in aula il progettista dello strumento urbanistico, il professor Loreto Colombo, la cui presenza è stata invocata – ma inutilmente – dai gruppi di minoranza che rappresentano maggioranza in città, particolare sicuramente non irrilevante che il Primo cittadino con molta disinvoltura finge di ignorare. Un Primo cittadino che, nel solco della continuità con le vecchie gestioni amministrative e nel rispetto prono di chi ha curato la sua sponsorizzazione, ha recitato ancora una volta la parte del ventriloquo, dando di sé e della sua gestione un’immagine per nulla edificante sul piano squisitamente politico. Di fronte alle motivate richieste avute dai banchi del centrodestra di ascoltare Colombo, richieste firmate con forza anche da un ex sindaco della città, ci riferiamo all’avv. Andrea De Vinco, bene avrebbe fatto – nel rispetto del mandato elettorale – ad aggiornare la seduta per consentire in aula un confronto con il progettista, soprattutto dopo le perplessità manifestate dallo stesso in relazione alla variante. Il sindaco Rega avrebbe avuto la possibilità – e l’avrebbe accordata all’intero Consiglio comunale – di chiedere a Colombo spiegazioni in ordine agli “interessi forti” intravisti dal tecnico alla base della variante che è stata curata dall’Ufficio Tecnico Comunale su indicazione dell’Assessore all’Urbanistica. Così non è stato e sulla variante al PRG cala un velo di ombre e di dubbi che, alla fine, avvolgono in prima persona il Sindaco. Non sappiamo se di ciò si è resa conto Lina Rega; sappiamo soltanto che, assecondando l’input del capogruppo dell’Ulivo, decisamente contrario ad ascoltare Colombo, ha sottoscritto una pagina consiliare che di trasparente ha nulla o quasi nulla.
LA PURITA' DELLA MARGHERITA
25-05-2003 - "L'opera pia ebbe uno scopo ben preciso: l'educazione delle giovani e il loro inserimento nella società, con un corredo di nozioni e con una preparazione tecnica nel campo del lavoro": è quanto si legge in una brochure di presentazione del Conservatorio S. Maria della Purità fondato ad Atripalda nel 1660 dalla nobildonna Delia Laurenzano. Si dà il caso che il chiostro di questo storico e pio luogo sia stato scelto dagli affiliati alla Margherita della Città del Sabato per la loro prima assemblea pubblica. Interpretando Freud, scelta migliore del luogo del raduno questi nostalgici della Prima Repubblica, una sottospecie di reduci e combattenti, non potevano fare essi che, per sopravvivere, sono "condannati" dagli eventi ad educarsi alla cultura del nuovo Millennio che soffia nei cieli d'Europa, sperando in tal modo di potersi inserire, con strategie diverse da quelle poste in essere, in una società, quella nazionale, che - a differenza di quanto è avvenuto fino adesso in Irpinia - non è rimasta ferma al palo. Incontrarsi laddove un tempo venivano impartite lezioni di sana educazione potrebbe significare per questa buona gente di borgata motivo di riflessione politica, sempre che di tale facoltà superiore vi siano in giro tracce sufficienti al fabbisogno. A parte Freud, però, ciò che non si riesce a comprendere è cosa possano avere in comune gli affiliati alla Margherita con un luogo che, nella denominazione, celebra la purità della Madonna. La Margherita, al di là della componente ex democristiana sulla cui pelle un residuo di fede religiosa dovrebbe essere rimasto ancora appiccicato, è costituita da vistosi ingredienti laici che, sul piano storico ed ideologico, stanno agli antipodi rispetto alla cultura cattolica e alla religione cristiana. La presenza di portatori... sani di questi ingredienti in un pio luogo è una forte contraddizione, una delle tante contraddizioni che sono alla base della Margherita che - come le cronache parlamentari riferiscono - altro non è se non un "assemblato" elettorale, una specie di associazione temporanea di... imprese. Gli ex democristiani irpini furbescamente intruppati nella Margherita, accecati dall'odio nei confronti di Berlusconi, ormai non sono in grado di distinguere il sacro dal profano, il decente dall'indecente, un luogo di culto da un chiassoso sito partitico. A parte la saccenteria che li spinge ad emettere gratuiti giudizi sul comportamento degli antagonisti politici anche quando farebbero bene a rimanere zitti, questi nostalgici di un tempo che fu evidentemente non hanno altro in vetrina: neanche il buonsenso. E di questa loro carenza numerose sono le testimonianze che emergono dalle cronache atripaldesi degli ultimi tempi, cronache zeppe di eloquenti episodi che solo gli ingenui non riescono ancora ad individuare, forse perché incantati dal bonzo di turno. Non è mai troppo tardi....
RITARDI ISTITUZIONALI: AN CHIAMA PROCURA
05-05-2003 - Il capogruppo consiliare di Forza Italia-Alleanza Nazionale di Atripalda, Eugenio Laurenzano, in relazione alla ritardata attivazione della Commissione Affari Istituzionali del Comune, ha inoltrato la seguente denuncia-esposto al Procuratore della Repubblica del Tribunale di Avellino ed al Ministro dell'Interno.
Il Comune di Atripalda, a distanza di oltre un anno dall’adozione dello Statuto, ancora non dispone del regolamento per lo svolgimento dei referendum popolari, come espressamente previsto dal Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli Enti locali. La Commissione per gli Affari Istituzionali del Comune, legittimata a redigere il regolamento in oggetto, è stata istituita con delibera consiliare n. 42 del 15 ottobre 2002: soltanto in data 4 marzo 2003 si è provveduto alla sua costituzione da parte dell’Amministrazione comunale. Il 4 aprile u.s., dopo analoghe richieste fatte in Consiglio comunale, ho invitato formalmente il Sindaco, con diffida, ad attivare in tempi brevi i necessari strumenti amministrativi per consentire ai cittadini di intraprendere iniziative referendarie. Il 16 aprile u.s., al termine di una seduta consiliare, il Sindaco, in ordine all’attività della Commissione per gli Affari Istituzionali, mi ha significato con documento scritto testualmente: “Al più presto sarà convocata per poter iniziare i propri lavori”. A tutt’oggi non si ha notizia della preannunciata convocazione. Risulta, comunque, anomalo il comportamento del Sindaco di Atripalda che, dopo oltre sei mesi dall’avvenuta istituzione, non ha reso ancora operativa la Commissione per gli Affari Istituzionali. Tale comportamento – di cui è stata data notizia scritta al signor Prefetto di Avellino - confligge con le elementari norme di democrazia e appare ancora più grave se si considera che i gruppi di minoranza consiliare (che sono espressione di una maggioranza di elettori atripaldesi superiore alla maggioranza consiliare del Sindaco) hanno espresso, come risulta dai verbali consiliari, la volontà di ricorrere alla consultazione popolare in ordine ad un determinato argomento di natura urbanistica che è stato oggetto di ampia discussione in città. Non è stato possibile fino adesso porre in essere la suddetta iniziativa a causa del comportamento del Sindaco di Atripalda che – nel frattempo – potrà dare corpo all’ipotizzato disegno urbanistico, dimostrando di non aver in alcuna considerazione quanto emerso nel corso del dibattito consiliare. Si rimette quanto sopra alle Autorità in indirizzo perché valutino se nel comportamento del Sindaco di Atripalda non debbano ravvisarsi inquietanti motivi omissivi ed ostruzionistici, incompatibili con la tutela della democrazia, il rispetto delle minoranze consiliari e l’osservanza della legalità.
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24-04-2003 - Il capogruppo consiliare di Forza Italia-Alleanza Nazionale al Comune di Atripalda, Eugenio Laurenzano, ha duramente replicato all'ex sindaco della Città del Sabato, Gerardo Capaldo, che dalle colonne del quotidiano avellinese il "Corriere" ha "censurato" il comportamento in aula dei gruppi di minoranza. Questa la replica di Laurenzano.
Gerardo Capaldo, nel corso della sua lunga carriera politica consumata esclusivamente sulle sponde del fiume Sabato, ha conosciuto di tutto, dal ruolo di taciturno assessore alla Pubblica Istruzione fino alle funzioni di Primo cittadino, funzioni che ha svolto - con una intermittenza ritmica e ritmata - per diversi anni. Dopo circa quarant'anni di esercizio di potere - resogli agevole dalla collaborazione leale di molti amici che poi, in fasi successive, non ha esitato ad abbandonare - oggi si ritrova a recitare lo sterile ruolo di capogruppo di una coalizione che per giunta mal digerisce la sua presenza. Se quest'ultima circostanza sfugge alla sua attenzione, sono affari suoi. Sono affari nostri, invece, le lezioni che dalle colonne del "Corriere" ha inteso dare - con la ben nota supponenza – ai gruppi di minoranza che, bontà sua, non saprebbero interpretare il ruolo loro assegnato dal popolo sovrano. Il che ci sembra veramente eccessivo, oltre che di pessimo gusto sul piano della democratica dialettica assembleare, una dialettica che Capaldo - e le cronache consiliari ne sono testimonianza scritta - non ha quasi mai onorato o, quanto meno, incentivato. Nel tentativo di mascherare le fibrillazioni che si registrano nella maggioranza consiliare e all’interno dei partiti della coalizione ulivista, Capaldo – al quale invidiamo quella cultura ecumenica che personalmente non riusciamo a coltivare, forse perché abbiamo amato gli insegnamenti di Francesco De Sanctis - rivolge lo sguardo severo alle minoranze presenti in Consiglio comunale. L'affermare che la nostra personale azione consiliare si risolve nell'alzare i polveroni è risibile e denota una sorprendente caduta di memoria da parte dell'ex sindaco di Atripalda. E' stato un polverone l'aver denunciato la "svendita" di una concessione di passaggio veicolare su suolo pubblico in via Appia ad una società per azioni che ha visto incrementare notevolmente il patrimonio edilizio? In che misura, con questa discutibile operazione, sono stati tutelati gli interessi dei contribuenti atripaldesi, oggi chiamati ad accettare l'aumento di un punto (e non di mezzo punto!) dell'aliquota Ici? La diligenza del "buon padre di famiglia" avrebbe dovuto suggerire ben altro. E' stato un polverone l'aver invocato il rispetto della par condicio sul sito web del Comune? E' stato un polverone l'aver stigmatizzato l'uso improprio che si andava a fare dello stesso sito web linkato ad iniziative dissacranti sul piano religioso e basate su interessi commerciali? E' stato un polverone l'aver denunciato il disinvolto ricorso ad incarichi esterni che, mortificando le professionalità interne, saccheggiano le già anemiche casse comunali? E' stato un polverone l'aver condannato l'uso improprio di un LSU che, assunto come operaio generico, è stato utilizzato con mansioni superiori e pagato come operaio generico? E' stato un polverone l'aver evidenziato che, a distanza di oltre un anno dall'approvazione dello Statuto comunale, l'ex sindaco non si è attivato - come prescrive la legge - per dotare il fondamentale strumento dei previsti regolamenti? E' stato un polverone quando, all'indomani della composizione della Giunta municipale, chiedemmo quale significato potesse avere il ruolo affidato all'ex Primo cittadino di "assessore agli incarichi speciali", una figura che non è reperibile in nessuno dei Comuni italiani? E' stato un polverone l'aver denunciato, in ordine alla riqualificazione di Piazza Umberto, le modalità dell'incarico conferito con la chiamata diretta allo Studio Capobianco – un cui componente per motivi privati è vicino a Gerardo Capaldo come da quest'ultimo ammesso in Consiglio comunale - due giorni prima del voto del 26 maggio scorso e all’insaputa di molti componenti della sua Giunta? E' stato un polverone l'aver contestato che il Consiglio comunale eletto nella primavera scorsa è stato ufficialmente informato della procedura posta in essere per la riqualificazione della piazza soltanto a cose fatte e su iniziativa proprio del gruppo consiliare di FI-AN? E' stato un polverone l'aver chiamato a discutere pubblicamente sulla ristrutturazione della piazza quattro illustri architetti irpini, lontani dal palazzo e quindi da Capaldo? Consideri come vuole il ruolo della minoranza consiliare, però dica la verità Gerardo Capaldo, e verità non c’è quando afferma di non ricevere contributi utili dai banchi di gruppi consiliari che – non lo dimentichi, se è un vero democratico - rappresentano in città più di quanto rappresenta la "sua" maggioranza consiliare. E se Capaldo dimentica (ciò che gli fa comodo dimenticare!), personalmente non dimentichiamo: tanto per cominciare, non dimentichiamo che in sede di discussione sulle linee programmatiche lette dal sindaco Rega all’indomani del voto del 26 maggio scorso, dai banchi della minoranza consiliare, e quindi anche dal gruppo di Forza Italia – Alleanza Nazionale che abbiamo l’onore di presiedere, andarono al documento della Giunta municipale contributi politicamente forti e concettualmente validi. In che considerazione quei contributi sono stati tenuti in considerazione dal duo Capaldo-Rega? Non dimentichi Capaldo, prima di salire in cattedra, che non possiamo accettare certe lezioni di tenuta consiliare quando provengono da chi non ha esitato ieri (e lo farà anche domani) a rompere sodalizi amicali e familiari pur di dare sfogo a certe istanze che, coltivate ad età avanzata, diventano unicamente libido di potere. Non dimentichi Capaldo che, proprio in omaggio all’attuale sistema elettorale al quale ha fatto impropriamente riferimento nell’intervista al “Corriere”, la minoranza consiliare si posiziona in aula, oltre che per controllare l’operato della maggioranza (ruolo al quale – checché possa dire il nostro interlocutore - non ci sottrarremo mai), per diventare classe dirigente sapendo intercettare le istanze che salgono dalla base. Per concludere: suoni pure le sue trombe Gerardo Capaldo, noi suoneremo le nostre campane, sicuri come siamo di avere il consenso di moltissimi elettori che scelsero la nostra lista e non quella dell’Ulivo anche perché non convinti di un esageratamente decantato efficientismo assegnato alla condotta dell’ex sindaco. Il forte indebitamento comunale che si è trovato tra le mani l’attuale assessore alle Finanze, Enzo Aquino, sta sotto gli occhi di tutti. E pesa sulle tasche degli Atripaldesi
16-04-2003 - L'Amministrazione comunale di Atripalda ignora gli artigiani che, unitamente ai commercianti, sono da sempre la colonna portante dell'economia locale. Nella pletorica relazione previsionale e programmatica relativa al periodo 2003-2005, non ha trovato spazio la necessità di mettere in campo la tanto attesa iniziativa per la realizzazione del Pip, carenza questa che ha costretto e costringe molti operatori dell'artigianato locale a chiedere ospitalità ai Comuni limitrofi. Il che depaupera un patrimonio che viene da lontano. L'insensibilità dell'Ulivo nei confronti di questa benemerita categoria è incomprensibile e dovrebbe suggerire ai sindacati di intervenire per tutelare i diritti e le aspettative di moltissimi lavoratori.
04-04-2003 - La maggioranza ulivista, respingendo la richiesta di indire il referendum consultivo sul futuro del mercato del giovedì, ha intrapreso un percorso destinato inevitabilmente a trasformare la secolare e ricca fiera del giovedì in un misero “mercatino rionale”. Il capogruppo consiliare di Forza Italia - Alleanza Nazionale, Laurenzano, nel denunziare lo scempio ai danni della democrazia di cui si rende responsabile un Esecutivo municipale che rappresenta il 45,9 % del corpo elettorale, con compiacimento ha preso atto che gli esponenti consiliari delle due formazioni di centrodestra, che sono espressione del 47 % degli elettori atripaldesi, nel chiedere l’indizione del referendum hanno inteso tutelare la storia, la tradizione e la volontà della Città. Il Comune di Atripalda, a distanza di oltre un anno dall’adozione dello Statuto, ancora non dispone del regolamento per lo svolgimento dei referendum così come espressamente previsto dal Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli Enti locali. "Invito - ha dichiarato l'esponente di FI-AN - formalmente il Sindaco di Atripalda ad attivare in tempi brevi i necessari strumenti amministrativi per consentire ai cittadini di intraprendere iniziative referendarie, avvertendo che in caso di omissione di atti di ufficio o ingiustificati ritardi saranno attivate, a tutela della democrazia e della legalità, le procedure che la legge consente".
SINDACO
OMBRA & OMBRA DI SINDACO
29-03-2003 - Il
dibattito politico langue ad Atripalda e con il dibattito è in
sofferenza la democrazia. La classe dirigente che fortunosamente ha
occupato il palazzo evita il dialogo con le minoranze. Personaggi
messi insieme da interessi contingenti e non dalla volontà di essere
al servizio delle Istituzioni stanno dimostrando inquietanti limiti
operativi, risultando sciaguratamente insensibili alle istanze della
gente. Quartieri abbandonati al degrado, traffico stradale senza
controllo, operatori del commercio lasciati al loro destino, pressione
fiscale in piena escalation sono le "perle" di un'amministrazione
comunale che non rappresenta la maggioranza della città, essendo
soltanto espressione di partitini raggruppati sotto un Ulivo
caratterizzato da contraddizioni di varia natura. Un "sindaco ombra"
e un'"ombra di sindaco" in pochi mesi di gestione
amministrativa hanno accentuato la già esistente frattura tra paese
reale e paese legale. Gli Atripaldesi devono stringersi intorno ai
rappresentanti della Casa della Libertà per liberare la città da una
classe dirigente incapace, intollerante ed arrogante.
28-03-2003 - La missione dei monaci francescani ha lasciato segni tangibili ad Atripalda, sia tra i cittadini che tra i rappresentanti di questi ultimi nel Palazzo di Città. Al cronista spetta il compito di cogliere i messaggi francescani recepiti dalla popolazione al termine dell’intenso lavoro svolto dai missionari, a chi dal popolo sovrano ha avuto il mandato di vigilare dai banchi dell’opposizione l’operato della maggioranza spetta il dovere di farsi carico della grave denunzia rassegnata alla città tutta dai fratelli di San Francesco in ordine al degrado umano e ambientale riscontrato durante la loro permanenza ad Atripalda. In modo particolare, il j’accuse dei monaci ha avuto per oggetto la contrada Alvanite dove, al di là dello stato di abbandono del quartiere ormai diventato un vero e proprio ghetto per l’incapacità degli amministratori comunali - di ieri e di oggi - di recuperare in termini di vivibilità la zona al centro urbano, sarebbero emersi addirittura fenomeni di evasione scolastica. Un fatto gravissimo che offende l’intera comunità la quale, se le accuse dei missionari fossero fondate, starebbe precipitando negli anni bui del dopoguerra. Eppure le figure amministrative che avrebbero il dovere istituzionale di svolgere un controllo rigoroso e puntuale su ciò che avviene sul territorio nel delicato settore della scuola non mancano nel Palazzo di Città: evidentemente sono figure che, impegnate nel taglio di nastri e nastrini, perdono di vista quelli che sono i reali problemi della collettività. Ed il discorso, di conseguenza, dal mondo della scuola si allarga ai servizi sociali in genere di cui responsabile in prima persona è proprio il sindaco Rega, oggetto di durissime critiche da parte di un componente della sua stessa maggioranza (ma esiste ancora?) consiliare. Rispondere alle accuse, come ha fatto il Primo cittadino, indicando nel taglio dei fondi ministeriali la causa della carenza di prestazioni da parte dell’Ente locale è unicamente risibile, soprattutto se si considera la portata di risorse poste a disposizione degli amministratori dalla legge 328. Una comunità si amministra per vocazione, quando invece si “diventa” amministratore per… sollecitazione, i risultati alla fine non possono essere diversi da quelli che hanno riscontrato i missionari di San Francesco. I quali - e ciò ha creato in noi non poco turbamento - hanno parlato addirittura di aver “visto” nella popolazione “cuori induriti”. Questo gli Atripaldesi - un popolo che si è sempre distinto per la sua generosità ed ospitalità - non lo meritavano e se così fosse, se effettivamente le sensazioni dei missionari dovessero essere fondate, non esitiamo a dire che responsabilità non di poco conto ricadono proprio su quella classe politica - intesa nella sua globalità - che da anni gestisce le sorti di questa città, una classe politica che forse ha fatto poco per far crescere il senso civico dell’intera popolazione. Senza essere noi missionari, all’indomani delle elezioni del maggio scorso non esitammo a denunciare un deficit di cultura morale nella compagine vincitrice che, pur di guadagnare il Palazzo di Città, non aveva esitato a calpestare valori, famiglie e storia. E quando certi esempi vengono dall’alto, poi non c’è tanto da meravigliarsi di fronte a quanto evidenziato - con umiltà francescana - dai missionari. Farebbe bene il sindaco Rega a diffondere il documento che padre Angelo le ha inviato, un documento che stranamente a tutt’oggi non è stato acquisito neanche al protocollo del Comune pur essendo stato consegnato ufficialmente all’Amministrazione, un documento che forse si vorrebbe lasciar cadere nel dimenticatoio, un documento che dovrebbe far riflettere gli amministratori comunali di Atripalda che evidentemente intendono il ruolo loro affidato dagli elettori - gli Atripaldesi, dicevamo, sono generosi e ospitali - come mansioni dopolavoristiche. Quel documento dovrebbe indurre, più che a suscitare polemiche all’interno della maggioranza, a fermare chi in questi primi dieci mesi di gestione ha dato ampia prova di non essere all’altezza di guidare la macchina amministrativa".
LA DENUNCIA DEL DIRETTORE DE "il SABATO"
22-03-2003 - Gianluca Roccasecca, direttore del settimanale cittadino "il Sabato", ha così sintetizzato il momento amministrativo che si sta vivendo ad Atripalda in ordine alla fiera settimanale del giovedì la cui secolare esistenza è messa a rischio dall'Amministrazione comunale: "È più di cent’anni che ogni giovedì, in Piazza Umberto I, si svolge il mercato, cent’anni che diventano addirittura settecento se andiamo alle origini delle fiere di Atripalda. Basta questo per comprendere l’importanza sociale, culturale ed economica del mercato per Atripalda, intorno al quale la nostra città ha costruito abitudini e tradizioni che ora rischiano di essere cancellate. Fra qualche settimana anche il resto delle bancarelle si trasferirà a contrada Santissimo, lasciando la piazza desolatamente vuota pure il giovedì mattina, senza sapere se un giorno vi torneranno. Un’incognita che verrà sciolta da un referendum nell’intanto che la piazza sarà modificata da un progetto che, nelle sue linee generali, è sostanzialmente ultimato. Ma c’è una seconda incognita: il tempo. Difficile ipotizzare in questa fase quanti anni serviranno per completare i lavori pur immaginando che non potranno essere meno di tre. Tre anni, però, non sono pochi, possono bastare a stravolgere irrimediabilmente abitudini costruite così lentamente da cittadini e commercianti ed aprire scenari completamente nuovi. Basta questo per comprendere che due incognite simili forse sono davvero troppe".
LA DENUNCIA DEI MISSIONARI
21-03-2003 - I monaci missionari, nell'andar via da Atripalda dopo un'intensa presenza tra la gente, hanno salutato gli amministratori locali nel restaurato Palazzo di Città. E l'ultima predica l'hanno riservata proprio alla Giunta municipale (ulivista) denunciando lo stato di degrado ambientale che hanno riscontrato nel popolare e popoloso rione di Alvanite, oggetto di promesse elettorali puntualmente disattese. I monaci hanno parlato dell'estrema povertà in cui vivono i cittadini del quartiere, dove vi sono persino ragazzi che non frequentano le scuole dell'obbligo. Il sindaco Rega, in sede di presentazione delle linee programmatiche, disse: "Atripalda è una città bella, vivibile, amica, sicura, accogliente, ricca di opportunità, solidale, coesa, dinamica, aperta". Ma Alvanite, la cui gente è stata "bombardata" di promesse elettorali dalla Rega, fa parte di Atripalda? Dopo la forte denuncia dei monaci missionari, esternata nella nuova aula consiliare, il sindaco - che evidentemente non conosce la città, immaginando forse di essere Alice nel paese delle meraviglie - farebbe bene a cambiare mestiere. Nell'interesse della città. Questo il documento dei missionari: Illustrissimo Signor Sindaco e componenti del Consiglio, “Comunicare il Vangelo è il compito fondamentale della Chiesa. Questo si attua, in primo luogo, facendo il possibile perché attraverso la preghiera liturgica la parola del Signore contenuta nelle Scritture si faccia evento, risuoni nella storia, susciti la trasformazione del cuore dei credenti. Ma ciò non basta. Il Vangelo è il più grande dono di cui dispongano i cristiani. Perciò essi devono condividerlo con tutti gli uomini e le donne che sono alla ricerca di ragioni per vivere, di una pienezza della vita”. Con queste parole i Vescovi italiani hanno esortato la comunità intera ad intraprendere una missione, per il prossimo decennio, senza sorta di confini. Una missione che tenga conto della persona umana nella sua interezza e nel rispetto dei suoi valori fondamentali. In questi giorni particolari, per lo scenario mondiale, con lo scoppio di questo nuovo conflitto, abbiamo avuto la fortuna di poter “comunicare il Vangelo” in questa cittadina di Atripalda. A nome dell’intera comunità civile, il Signor Sindaco, accogliendoci, il 12 marzo, ebbe a dirci: “Questi giorni siano di terapia intensiva per la fede”. Bene! Questa mattina abbiamo ultimato la visita a tutte le famiglie della città, molte le abbiamo trovate e ci hanno accolto con entusiasmo, alcune erano assenti o non hanno favorito il dialogo; abbiamo animato quasi 60 Centri di Ascolto, che hanno raccolto circa 800 persone; quattro sere abbiamo incontrato i giovani, con una partecipazione discreta; varie sono state le celebrazioni liturgiche, vissute tutte con interesse, pur se con modesta partecipazione. Il compito affidatoci dai due parroci, i carissimi P. Celestino e Don Enzo, lo abbiamo assolto con entusiasmo e scrupolosità. Dobbiamo dire grazie a Dio per tutto quello che in questi giorni il Signore ha operato per mezzo di noi, e che domenica sera, con la celebrazione conclusiva, alla presenza del “pastore” della Chiesa locale, affideremo all’intera comunità Cristiana di Atripalda. La nostra parte l’abbiamo fatta.. - .ora tocca a voi! Durante questi giorni visitando le varie realtà atripaldesi abbiamo apprezzato il lavoro che l’Amministrazione compie al servizio e per il bene della comunità. Ma con l’occasione di questo nostro incontro, abbiamo pensato di prestare la nostra “voce” a chi, per ovvi motivi, “non ha voce”. Questa non vuole essere una disamina di eventuali “deficienze” vissute da alcune famiglie, ma l’invito a prendere in giusta considerazione alcune situazioni particolari, che dopo un serio confronto abbiamo ritenuto come “urgenze” che la comunità cristiana, da sola, non può certo risolvere. Forse stiamo sfondando una porta aperta o piuttosto ripetendo cose già dette da altri, per le quali probabilmente, questa Amministrazione ha già avviato un piano risolutivo. La situazione di estrema povertà e disagio vissuta nella Contrada Alvanite ci ha particolarmente colpito. La lontananza dal centro urbano, la situazione di estrema povertà in cui versano molte famiglie, la difficoltà di inserimento di alcune di esse, l’incapacità ad organizzarsi e la tipologia “ghetto” creatasi, certamente non facilita il tenore di vita di queste persone e, soprattutto, la crescita integrale dei tanti ragazzi che abbiamo incontrato. Ci siamo stupiti a sentire che alcuni di essi non frequentano con regolarità la struttura pubblica scolastica, mentre appare assente qualsiasi piano “assistenzialsociale”. Varie le “emergenze” che l’Amministrazione dovrebbe affrontare, certamente in sintonia ed in collaborazione con la realtà parrocchiale. A tal proposito suggeriamo la costituzione di un “Centro Sociale” stabile che, guidato da esperti e volontari, possa favorire l’aggregazione e la promozione di normali condizione di vita, tenendo conto delle varie fasce d’età. L’augurio è che questo nostro “appello” trovi l’accoglienza e il favore di voi tutti. A Lei Signor Sindaco, il nostro ringraziamento per tutto ciò che, con l’Amministrazione che rappresenta, ha fatto affinché questi giorni di missione fossero vissuti a pieno da tutti e nella disponibilità di ciò che i parroci Le hanno chiesto. P. Angelo Falco
POLEMICHE NELLA CHIAREZZA
16-03-2003 - Le polemiche che non portano a fare chiarezza sull’oggetto del contendere che è alla base delle stesse possono apparire, e spesso lo sono, sterili e pretestuose. Non riconoscendo questa natura ai vivaci momenti dialettici personalmente promossi in aula consiliare nella discussione relativa alla riqualificazione di piazza Umberto e visto che si tenta di far apparire quanto accaduto come frutto di un parto distocico in fatto di contrapposizione politica tanto da individuare un’azione persecutoria nella contestazione verso scelte operate, è opportuno fare chiarezza. Soprattutto per far comprendere lo spirito ameno di chi elargisce epiteti e gratificazioni di vario genere. Forse, involontariamente, è stato lo stesso capogruppo dell’Ulivo, l’ex sindaco Gerardo Capaldo, a generare le premesse per fare chiarezza su questa vicenda quando, come riportato virgolettato da un organo di informazione, afferma: "Su sedici studi di progettazione che hanno partecipato al bando, ben undici di questi presentavano condizioni di rapporto non professionale perché si trattava spesso di persone conosciute, con alcune delle quali esistevano anche rapporti di parentela. Ma alla fine la scelta non poteva che compiersi sulla scorta della professionalità e dell'esperienza e indubbiamente il primo della lista era l'architetto Capobianco". In questi termini, parola più parola meno, l'ex sindaco ha inteso rispondere alla precisa domanda posta in aula e fuori dall’aula all’attuale sindaco Rega: "Componenti del raggruppamento Capobianco hanno o hanno avuto rapporti extraprofessionali, diretti o indiretti, con amministratori locali e/o con membri del Consiglio comunale di Atripalda?". Capaldo, come si ricorderà, alla vigilia del voto del 26 maggio 2002 in tutta fretta, con il deprecabile sistema della chiamata diretta, conferì l'incarico di redigere il progetto preliminare di riqualificazione di piazza Umberto al professor Michele Capobianco. La sua risposta ad una domanda ben precisa è giunta a metà: egli non ha detto apertis verbis all’aula ed alla città i reali rapporti non professionali intercorrenti con i componenti del gruppo di tecnici orbitante intorno allo “studio Capobianco”. Infatti, stando alle sue dichiarazioni, non sappiamo se sono rapporti di amicizia, di frequentazione, di mera conoscenza o di parentela. Comunque, a prescindere dalla risposta-non-risposta rassegnata da Capaldo ai verbali del Consiglio comunale e quindi posti a futura memoria, c’è da immaginare che tra le due situazioni - rapporti di amicizia e parentela da una parte e valutazioni di professionalità ed esperienza dall’altra - alla fine si è creata una comprensibile interattività. Quale delle due situazioni è stata determinante sull’altra ai fini della scelta non sta a noi dirlo. Forse potrebbero dirlo proprio quei dieci concorrenti che - pur facendo parte della lista di amici, parenti, conoscenti a vario titolo - sono stati bocciati da “maestro Capaldo” che ha considerato l’architetto Capobianco degno di occupare per professionalità ed esperienza il primo posto nella lista degli istanti. Gli altri, evidentemente roba di seconda fila, sono stati tenuti in graticola dal 1° marzo 2002 (termine ultimo per la presentazione della domanda) fino al 20 maggio 2002 (giorno in cui dal Palazzo di Città, mentre in piazza la competizione elettorale era alle sue ultime battute, Gerardo Capaldo conferiva il famoso incarico), venendo a conoscenza dell’avvenuto conferimento verosimilmente dopo il voto del 26 maggio…. Alla luce di quanto detto, si comprende la fuga dall’aula consiliare del progettista Capobianco in occasione della discussione sulla sua tanto discussa bozza progettuale. Quanto meno poteva essere rappresentato da un suo collaboratore o dalla sua collaboratrice irpina che in questi mesi è stata di casa ad Atripalda. Gregotti ha sentito il dovere di venire da Milano nell’aula consiliare di Avellino in occasione della discussione del PRG del Capoluogo, Capobianco da Napoli ha preferito snobbare l’aula consiliare ed i rappresentanti del popolo democraticamente eletti
L'ULIVO CONTRO LA CITTA'
14-03-2003 - La maggioranza ulivista, pur approvando nel suo impianto la bozza di progetto preliminare presentata dallo Studio Capobianco in ordine alla riqualificazione di Piazza Umberto, ha bocciato l'ipotesi del megagarage interrato capace di ospitare novanta vetture. In considerazione del fatto che il progetto del professionista sannita-napoletano era imperniato prevalentemente sulla realizzazione della struttura interrata, il voto della maggioranza ha il significato di una sonora sconfitta dell'intera procedura ipotizzata ieri dall’ex sindaco Capaldo e sostenuta oggi dalla giunta Rega. Dalla vicenda escono sconfitti in molti. In primis, il gruppo consiliare della Margherita, del quale fa parte l’ex sindaco Capaldo, che ha dovuto digerire, con un “maldipancia” a stento celato, il “no” al garage interrato espresso in diverse occasioni, e spesso ad alta voce, dai diessini. Ma sotto la frana che ha travolto il progetto preliminare è finito per intero l’Ulivo atripaldese che, per aver voluto assecondare la procedura della chiamata diretta posta in essere dall’ex sindaco, ha privato la città e l’aula consiliare dell’opportunità di poter scegliere tra progetti e progettisti diversi, il che si sarebbe potuto avere impiantando il concorso di idee. Procedura, questa, che viene invocata di continuo dall’Autority per la vigilanza sui lavori pubblici e che viene realizzata da amministratori rispettosi del mandato elettorale. E che dire del tanto decantato “Studio Capobianco & Soci”? L’elaborato risulta svuotato del contenuto iniziale: non vediamo come il progettista possa portare avanti l’idea che aveva della piazza. Dignità professionale vorrebbe che Capobianco e soci rimettessero il mandato avuto, visto che il committente (cioè l’Amministrazione comunale) ha rigettato, con il voto dell’aula consiliare, la loro idea-principe e visto che alcuni allievi di Capobianco, oggi valenti professionisti, non hanno esitato a bocciare l’elaborato nelle fasi che hanno preceduto il voto dell’aula. Singolare - perché non dirlo? - anche il comportamento del maestro Capobianco clamorosamente assente lui ed assenti i suoi giovani collaboratori in occasione della discussione consiliare. Il che è una circostanza che si commenta da sola e che non fa onore a chi l’ha… sponsorizzata o l’ha condivisa. Evidentemente qualcuno ha temuto il confronto diretto, confronto che solitamente avviene in procedure analoghe. Gregotti ha sentito il dovere di venire da Milano nell’aula consiliare di Avellino, Capobianco da Napoli ha preferito non muoversi. In tutto questo, assente tra gli assenti è risultato il sindaco Rega: si è visto rifilare un autentico papocchio e non ha saputo (o voluto) correggere la procedura in corso d’opera. Alla fine, porta a casa un voto consiliare che rappresenta molto meno del cinquanta per cento degli elettori atripaldesi, si trova a guidare una maggioranza andata in fibrillazione in diverse fasi della vicenda (per altro ancora non giunta al capolinea) e consegna alla città un progetto che, nel tentativo di stravolgere la piazza, è finito per essere stravolto dall’aula. Tutte circostanze che dovrebbero indurre il Primo cittadino di Atripalda a riflettere su quanto accaduto. In una situazione del genere, personalmente non avremmo esitato un istante a lasciare libero il campo, nel rispetto della volontà della città manifestata attraverso il voto dell’aula su un argomento così importante come quello della riqualificazione della piazza. Perché in politica ciò sia possibile, bisogna essere uomini liberi, proprio come quei cani che abbaiano alla luna e che fanno irritare il sindaco Rega. Morale della favola: non tutte le ciambelle riescono con il buco e quella “cucinata” dall’ex sindaco popolare di Atripalda - sempre generoso (si fa per dire) in fatto di aggettivazione, il che, ormai, non meraviglia più di tanto - è risultata alla fine senza… lievito. Da qui il voto negativo del gruppo consiliare di Forza Italia-Alleanza Nazionale che ha bocciato in toto il progetto, considerato non ispirato ai moderni criteri di urbanistica partecipata, carente di concreti interventi in relazione al mercato del giovedì ed alla destinazione del cinema Ideal e privo del necessario contributo dei cittadini scarsamente coinvolti dall'Amministrazione.
L'ULIVO: INCAPACITA' E DEMAGOGIA
08-03-2003 - Il “pianto greco” dell’assessore comunale al Bilancio, Enzo Aquino, non ci convince affatto. Né ci convince più di tanto quel comunicato emesso dal Palazzo di Città in cui, per giustificare l’ulteriore appesantimento fiscale sulla pelle dei contribuenti, con molto spirito umoristico si afferma: “Le difficoltà incontrate quest’anno nella predisposizione del bilancio sono le prime conseguenze di un federalismo fiscale che parte dal centro ma è iniquo ed egoista perché privilegia le aree economicamente più forti del Paese”. E’ un’affermazione, questa, di una gravità enorme sul piano politico e sul piano istituzionale che sicuramente non fa onore a chi l’ha concepita e che rispecchia quella cultura dell’assistenzialismo e dello statalismo tipica di una Sinistra retrograda, refrattaria a recepire le spinte innovatrici che provengono dall’Europa, anche da quei Paesi che non sono gestiti da governi di centrodestra. Il federalismo fiscale, al quale in termini impropri l’estensore del comunicato municipale fa riferimento, si basa sulla capacità che l’Ente locale ha di gestire autonomamente il territorio, il che è possibile percorrendo due strade parallele: l’ottimizzazione delle risorse e la razionalizzazione delle spese. Due strade che, attraversate correttamente nel rispetto del rigore e della trasparenza, non possono alla fine non produrre risultati positivi per la comunità e quindi per le casse dl Comune. Risultati che non avremo al Comune di Atripalda, ormai prossimo a passare da una situazione di sbilancio ad una situazione di dissesto, proprio perché le potenziali risorse, quelle poche disponibili, non vengono rese produttive. E’ il caso della pineta di San Gregorio abbandonata al degrado mentre potrebbe essere fonte immediata di denaro fresco e di lavoro per tanti giovani, è il caso di cessione di suolo pubblico ad iniziative imprenditoriali per pochi centesimi, è il caso di concessione di servitù a società costruttrici quasi a prezzo zero, è il caso della gestione degli ambulanti della fiera del giovedì che lasciando la città colma di immondizia caricano le casse comunali di oneri non recuperabili. A questa incapacità di produrre reddito si aggiunge l’incapacità di gestire le spese che non risultano ispirate a quella “diligenza del buon padre di famiglia” che dovrebbe guidare il pubblico amministratore in ogni circostanza. Il ricorso ad incarichi esterni in fatto di lavori pubblici è una prassi ormai consolidata ad Atripalda e che indebolisce fortemente le casse comunali. Vincenzo Apicella, Procuratore Generale della Corte dei conti, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2003 della Corte dei conti ha denunciato: “Non l’uso, ma l’abuso, delle consulenze chieste a privati e degli incarichi ad essi attribuiti rischia di portare all’inutilizzazione di strutture amministrative esistenti, ad aggravare i costi di gestione e, in molti casi, a mortificare la professionalità di pubblici dipendenti, facendo sorgere nel contempo il sospetto di favoritismi”. Leggere che per contenere la situazione di sbilancio gli assessori comunali sono pronti a ridursi le indennità di carica è unicamente risibile, oltre che mortificante per l’intera collettività. Se proprio si intende tagliare le spese di apparato senza fare demagogia, perché non riportare il numero degli assessori da sette a sei come per anni è stato, tanto più che della presenza di un assessore in più la città fino adesso non ha avvertito beneficio alcuno? Che significato ha per l’Esecutivo disporre di tre figure che curano il territorio (un assessore e due consiglieri delegati)? Che significato ha la presenza di un assessore alla Cultura e di un Assessore alla Pubblica Istruzione? Perché non accorpare Lavori Pubblici e Urbanistica? In fondo, il Comune di Atripalda non è New York. In conclusione: prima di inveire attraverso il sito-web del Comune contro il Governo centrale, farebbero bene Sindaco e Assessore al Bilancio a guardarsi allo specchio.
L'ULIVO FINISCE "INTERRATO" IN PIAZZA UMBERTO
27-02-2003 - L’incontro che il gruppo consiliare di Forza Italia-Alleanza Nazionale ha avuto presso l’aula consiliare di Piazza Sparavigna con gli Atripaldesi e con gli operatori dell’informazione in ordine alla ipotizzata riqualificazione di Piazza Umberto ha messo in evidenza la procedura posta alla base del progetto dagli amministratori dell’Ulivo. L’intera vicenda, fino adesso esaminata - forse volutamente - soltanto sul piano squisitamente tecnico, è stata esaminata anche sul piano politico. Il “restauro” della piazza centrale della città avrebbe dovuto suggerire al sindaco Rega, che ha ereditato il “papocchio” dal predecessore senza…fiatare, di indire una speciale sessione di Consiglio comunale al fine di esaminare nella sede naturale e con i rappresentanti del popolo eletti con il voto del 26 maggio scorso il cosiddetto progetto Capobianco. Così non è stato. Sindaco e Giunta municipale, mortificando la dignità dell’assemblea elettiva, hanno preferito incontri di…parrocchia per poi giungere - quando sarà e se sarà - nell’aula consiliare. Un’aula che a colpi di maggioranza sarà chiamata a ratificare quanto altrove deciso e programmato. I Consiglieri comunali di Forza Italia e di Alleanza Nazionale, che hanno il merito di aver posto la questione all’attenzione del Consiglio comunale, hanno invocato ancora una volta: rispetto delle istituzioni, rispetto della tradizione, rispetto delle regole, rispetto dei luoghi, rispetto della professionalità, rispetto degli Atripaldesi, rispetto dei ruoli ed hanno chiesto al sindaco Rega di ritirare il cosiddetto progetto Capobianco che, avendo diviso maggioranza consiliare e la città, è finito interrato, forse al posto del garage. All'incontro hanno preso parte - dando un significativo contributo di idee e di cultura - gli architetti Lello Troncone, Claudio Rossano, Ugo Tomasone e Alfonso Palma i cui interventi sono stati seguiti con estrema attenzione dal pubblico. Presenti anche alla manifestazione il Presidente provinciale di Alleanza Nazionale (Modestino Iandoli) ed il Coordinatore provinciale di Forza Italia (Generoso Benigni).
FORZA ITALIA SCRIVE A DE VINCO
01-02-2003 - Il Consiglieri comunali di Forza Italia - Sergio Capaldo, Carmine Capozzi e Attilio Strumolo - hanno inviato la seguente lettera aperta all'avv. Andrea De Vinco, capogruppo consiliare di uno schieramento di centrodestra che partecipò alle elezioni amministrative del 26 maggio 2002 in contrapposizione alla lista ufficiale della Casa della Libertà.
Come si può all’indomani di una campagna elettorale a dir poco feroce, scatenata contro la lista Forza Italia/Alleanza Nazionale dalla Sinistra e da una parte del….Centro Destra, asserire che la vera opposizione in Consiglio Comunale è rappresentata dal gruppo che fa capo all’avv. De Vinco? È vero che in politica l’arte dell’arrangiarsi o, per meglio dire, dell’arrampicarsi sugli specchi è spesso consuetudine, ma arrivare a cambiare completamente le carte in tavola è a dir poco inaccettabile e non fa onore a chi adotta questo comportamento. Perché invece non perseguire un diverso modo di porsi verso i problemi, di confrontarsi senza arroccarsi su posizioni indifendibili ed al di fuori di ogni logica politica? Perché non voler capire che il confronto sui problemi, seppur serrato, va affrontato facendo comunque prevalere le aspirazioni della coalizione e non del singolo? Questo, crediamo, sia lo sforzo che ognuno di noi dovrebbe fare per dare risposte serie al paese! Questo l’impegno che ognuno di noi, che si professi di Centro Destra, dovrebbe profondere in un momento così delicato della vita della comunità! Come si può, avvocato De Vinco, immaginare di intavolare un dialogo costruttivo con una amministrazione sorda e disattenta verso qualsiasi sollecitazione che arrivi dai banchi dell’opposizione su problemi di importante rilevanza? Come si può, dopo aver visionato il progetto “imposto”, immaginare un dialogo su un problema così scottante come quello del rifacimento di Piazza Umberto I? Lei è davvero convinto che la strada della collaborazione con questa amministrazione sia l’arma vincente per il Centro Destra? Avvocato De Vinco la strada vincente per il Centro Destra, anche se ci sembra superfluo ricordarglielo, passa prima di tutto per la instaurazione di un dialogo costruttivo tra le forze di questo schieramento e non con la Sinistra! La strada vincente è l’intrattenimento di rapporti di civile coabitazione tra gruppi della stessa matrice politica mettendo da parte ogni, sia pur legittimo, risentimento personale! La strada vincente è concentrarsi nell’opposizione per offrire al paese risposte serie ed adeguate che possono scaturire solo dalla compattezza della nostra fazione partendo da posizioni di pari dignità e dialogando con tutti coloro che vogliano affrontare le problematiche con toni civili ed appropriati! Il nostro gruppo è disponibilissimo ad un confronto forte ed aperto, senza preclusione alcuna, se non verso chi, con fare a dir poco vaneggiante, tipico di chi è stato sonoramente trombato dall’elettorato, fa dell’offesa “ad personam” un’arma volta allo stravolgimento della verità! Avvocato De Vinco, al di là di ogni ulteriore considerazione in merito, La invitiamo ad una attenta esamina su quanto col Suo gruppo intenda fare per dare una svolta seria al paese. Lei ha il dovere di non ignorare che, per il bene della coalizione, l’unità di intenti è fondamentale! Lei è fin troppo esperto per non capire che la visione univoca delle strategie da adottare è di vitale importanza per il nostro schieramento! Immaginare di guardare altrove significherebbe solo fare un grave torto a chi ha riposto in Lei ed in noi la sua fiducia! Se ciò dovesse accadere se ne assumerebbe in pieno ogni responsabilità! Ed insieme a Lei quei partiti a livello provinciale, che, completamente immemori dei loro proponimenti e delle loro alleanze, legittimano posizioni di scontro nel nostro paese, facendo, forse involontariamente (?), l’interesse esclusivo della sinistra e del proprio orticello. Ci riferiamo in particolar modo agli atteggiamenti molto poco convenienti dell’on. Iannaccone che, solidarizzando puntualmente con la Sua posizione ed ignorando l’esistenza di una forza di Centro Destra ugualmente rilevante e consistente nel paese, continua a perpetrare un piano strategico a dir poco equivoco che non sappiamo a dove possa condurci! Non capiamo come mai, malgrado gli uomini del CCD nell’ambito della lista per “De Vinco” siano stati tutti esclusi dal Consiglio Comunale e le devastanti dichiarazioni, fatte dall’ex Consigliere Melillo, all’indomani delle elezioni, avverso le posizioni dell’Avv. De Vinco, non stimolino almeno la curiosità dell’on. Iannaccone nel sentire le ragioni di tutti e non solo di una parte circoscritta del Centro Destra di Atripalda. Perché, ci chiediamo esterrefatti, può succedere tutto questo? L’accorato appello dunque è alla concretezza ed alla moderazione di tutti perché il cammino riparta da posizioni vuoi pure divergenti ma costruttive. Confidiamo nel buon senso unanime, affinché lo scempio, perpetrato ormai da anni dalla Sinistra nel paese, veda finalmente il suo epilogo! Il dovere unico di ognuno di noi, da posizioni verticistiche o meno, è quello di far vincere il Centro Destra ad Atripalda e far sì che il nostro elettorato, che ci auguriamo sempre più numeroso e giovane, non venga fuorviato da atteggiamenti equivoci ed allusivi da parte di chi altro non vuole che il suo completo dissolvimento. Noi faremo quanto in nostra possibilità per impedirlo!
OTTO DOMANDE AL SINDACO ULIVISTA
19-01-2003 - In relazione alla progettata riqualificazione di Piazza Umberto al Sindaco di Atripalda, Carmela Rega (Ulivo), gli esponenti di Forza Italia - Alleanza Nazionale hanno chiesto:
1) quali gli elementi oggettivi posti alla base della scelta del progettista Capobianco, visto che la scelta non è stata illustrata dall’ex sindaco che, avendo conferito l’incarico a poche ore dal voto per il rinnovo del Consiglio comunale, non ha avuto la possibilità di esporli all’assemblea? 2) tra il gruppo dei tecnici selezionati e gli amministratori locali intercorrono soltanto rapporti professionali? 3) il portavoce presso il Comune del gruppo Capobianco è l’architetto Rossana Noviello di Monteforte Irpino. Chi è costei? Ha avuto contatti extraprofessionali con componenti della precedente amministrazione? E con l’attuale? Se sì, con chi? 4) prima di procedere non è opportuno definire con referendum il destino della fiera del giovedì? 5) alla luce delle contestazioni che l’ipotesi di progetto ha sollevato tra la gente e le forze politiche, comprese quelle di maggioranza, non ritiene opportuno ritirare il progetto ed indire un concorso di idee? 6) l’Ufficio Tecnico del Comune, carente di personale, è attrezzato per curare eventualmente le successive e complesse fasi del progetto (la definitiva, la esecutiva e la direzione)? 7) quale la parcella riconosciuta al professionista per il progetto preliminare? 8) come verrà inserito nella riqualificazione della piazza il rudere dell’ex cinema Ideal?
NESSUN DORMA
17-01-2003 - “Nessuno si illuda”: sic et simpliciter pontifica Gerardo Capaldo in ordine alle contestazioni che la procedura da lui adottata per “selezionare” il progettista della riqualificazione di Piazza Umberto va suscitando nel paese, tra forze politiche e cittadini. Nessuno si illuda -ammonisce l’ex sindaco di cui ricordiamo il buon senso degli anni verdi - di poter creare problemi alla maggioranza prendendo a pretesto la questione della piazza. Questo tentativo di fuorviare l’attenzione della gente cercando di far apparire la contestazione come una macchinazione per sgambettare Sindaco e Giunta è un escamotage dialettico che, palesando insofferenza di chi lo pone in essere, non ci incanta affatto. Ti conosciamo mascherina! Il vero problema è un altro, di cui forse lo stesso nostro interlocutore – che ancora una volta ci chiama in causa – comincia a sentire il peso per le dimensioni macroscopiche di quanto fatto, a poche ore dal voto del 26 maggio scorso, mancando di rispetto istituzionale nei confronti del nuovo Consiglio comunale e dello stesso Primo cittadino. Se di questo il sindaco Rega finge di non rendersi conto, sono affari suoi, che investono la sua immagine di “homo publicus”. Personalmente, la pensiamo in maniera differente. Viva le diversità! Le dichiarazioni rilasciate da Capaldo al Corriere meritano un attimo di riflessione. In primis, va bocciata con forza la cultura, di stile leninista, di quanti considerano “agitati” gli antagonisti di turno; in democrazia, ci è stato insegnato, ha cittadinanza piena la “libera circolazione delle idee” e chi non condivide questo sacrosanto principio di civiltà politica nasconde in sé germi che nulla hanno in comune con la gestione della cosa pubblica. Considerare strumentali le iniziative degli antagonisti consiliari – soprattutto da parte di chi solo grazie al sistema elettorale vigente è maggioranza in aula ma minoranza in città – è un modo becero di vivere la realtà di governo dell’Ente locale. E veniamo al nocciolo della questione. Quanto affermato da Capaldo (“Questa è grande occasione di confronto… tutti potranno dare il loro contributo”) non può non essere condiviso. Però, si dà il caso che questa “grande occasione” sia stata sciupata proprio dall’ex sindaco con la scelta operata a favore dello studio Capobianco, a poche ore dalla chiusura della campagna elettorale ed in controtendenza rispetto a quanto indicato nel corso della seduta consiliare del febbraio 2002. Il “ragionamento” che vorrebbe portare avanti oggi risulta svuotato di ogni contenuto, in quanto le minoranze consiliari saranno chiamate a ratificare quanto già abbondantemente deciso e definito. Il “ragionamento” andava aperto innanzi tutto sulle modalità da porre in campo per giungere all’individuazione del progettista, possibilmente attraverso un trasparente concorso di idee e non con la procedura della “chiamata diretta”, procedura che, per quanto prevista dalla legge, sicuramente non è un messaggio di saggia amministrazione da prendere ad esempio. Oggi Capaldo vuole “ragionare”. Ma di grazia: su che cosa? Sul…sesso degli angeli! E poi ben conosciamo la disponibilità al dialogo dell’Esecutivo municipale in carica per averla “saggiata” in occasione dell’esposizione delle cosiddette linee programmatiche. Criminalizzare la minoranza, che opera nel rispetto delle Istituzioni e del consenso elettorale, è un espediente che fa sorridere. Al donchisciottesco “nessuno si illuda” di Capaldo rispondiamo con il “nessun dorma” sapendo di avere dalla nostra il consenso dell’opinione pubblica. Piazza Umberto è degli Atripaldesi, appartiene alla storia di Atripalda: si abbia il coraggio da parte del sindaco Rega, così come richiestole con interrogazione, di cancellare tutto e di ricominciare ex novo. Questa volta, partendo possibilmente con il piede giusto.
PIAZZA UMBERTO: VENTI DI GUERRA SUL PAPOCCHIO ULIVISTA
14-01-2003 - Sul progetto di riqualificazione di Piazza Umberto, ufficializzato in articulo mortis dall’ex sindaco Gerardo Capaldo con il conferimento dell’incarico professionale mediante una discutibile procedura posta in essere in piena vacatio di potere ed a poche ore dal voto del 26 maggio scorso, soffiano venti di…guerra. Dopo la dura presa di posizione della minoranza consiliare che nelle settimane scorse ha fortemente contestato metodi e tempi scelti per porre mano all’opera, a scendere in campo ora sono uomini della stessa Giunta municipale ed esponenti dei partiti che sostengono il sindaco Carmela Rega. Il che da una parte è la prova immediata della fondatezza dei rilievi mossi dal gruppo consiliare di Forza Italia – Alleanza Nazionale e dall’altra è il sintomo evidente, al di là delle dichiarazioni di facciata e di convenienza istituzionale, dello scollamento che caratterizza l’Esecutivo municipale. Il progetto, immaginato come strumento finalizzato alla ristrutturazione della piazza ed alla rivisitazione del centro di Atripalda, avrebbe dovuto vedere impegnato in prima linea l’assessorato all’Urbanistica gestito dall’ingegnere Luigi Tuccia (Ds); così non è stato in quanto referente dell’Amministrazione in questa fase preliminare è l’assessore ai Lavori Pubblici, l’ingegnere Geppino Spagnuolo (Margherita). E le polemiche tra l’”esautorato” Tuccia e l’”investito” Spagnuolo vanno prendendo corpo e spazio sulla stampa cittadina. A questo punto è lecito chiedere al sindaco in carica di dire qualcosa in merito, di spiegare alla città in virtù di quale motivazione ha chiamato l’assessore ai Lavori Pubblici a seguire lo sviluppo del progetto pur disponendo l’Esecutivo municipale dell’assessore all’Urbanistica. E solo la Rega può fornire una corretta informativa in merito dal momento che il suo predecessore si è “limitato” (si fa per dire!) a… procurarle il progettista appena qualche ora prima che lei si insediasse a sindaco della città. In attesa dell’intervento chiarificatore del Primo cittadino – la cui azione non dovrebbe esaurirsi nel ratificare scelte altrui – i due assessori esternano i loro rispettivi punti di vista. Parla Spagnuolo: “Siamo soddisfatti per essere riusciti a trasmettere in maniera efficace ai progettisti la nostra idea della piazza. Le linee guida che avevamo individuato sono state riprodotte su carta”. Escludendo che i verbi al plurale usati dall’assessore Spagnuolo siano riconducibili ad una scelta stilistica (il pluralis maiestatis di ciceroniana memoria), ci sarebbe da pensare che l’intero Esecutivo municipale – sindaco in testa – sia collegialmente in sintonia con quanto sta avvenendo in ordine a questo importante passaggio amministrativo. Invece così non è. Parla Tuccia: “Il progetto propone alcune soluzioni simpatiche e innovative, ma a me non piace. La riqualificazione della piazza assume i contorni di una vera e propria variante urbanistica e perciò rivendicherò con forza il mio ruolo”. E a dare manforte a Tuccia ci pensa l’ingegnere Luigi Adamo, nome storico della Sinistra atripaldese, che senza mezzi termini sostiene: “Alcune cose mi hanno lasciato fortemente perplesso: il nuovo assetto viario, che spezza in due parti la zona pedonale, e il parcheggio interrato, che darà sicuramente problemi di realizzazione e di manutenzione. E poi perché sopprimere la fontana? Così come non condivido l’idea di abbattere i pini. Ma c’è una cosa su tutte che non mi convince: è il metodo che l’Amministrazione ha applicato per arrivare alla redazione del progetto. Che fine ha fatto l’urbanistica partecipata?”. E scusate se è poco. Di fronte a questo diffuso “maldipancia” che si avverte nella componente diessina della maggioranza consiliare, il tentativo di un altro assessore della Quercia, Enzo Aquino, di gettare acqua sul fuoco (“Abbiamo preferito un progetto razionalizzatore nel rispetto e nella valorizzazione della preesistenza”) ha il pregio della generosità e nulla di più. E non siamo che all’inizio, alla fase preliminare, di questa vicenda che ancora non è giunta in Consiglio comunale. A ben riflettere, è stato un vero “papocchio” quello servito nel vassoio d’argento da Capaldo a Rega, la quale – pur avendo dalla sua l’intervento dell’Autorità per la vigilanza sui Lavori pubblici che ha fatto luce sul rispetto del dettato normativo che si rileva nel carteggio del Comune - dovrà comunque relazionare all’assemblea sull’intera vicenda e chiarire, in prima persona, una serie di aspetti, a partire dal forte ritardo sui tempi di consegna del progetto preliminare che doveva essere rimesso all’Amministrazione “entro e non oltre mesi tre dalla data di stipula dell’atto” sottoscritto in data 23 maggio 2002 (il 26 maggio gli Atripaldesi sono andati al voto!) presso l’Ufficio Tecnico del Comune tra il responsabile del 3° Settore (Silvestro Aquino) ed il professionista incaricato (Michele Capobianco). Al sindaco Rega chiederemo quali sono stati gli elementi illuminanti ai fini della scelta del progettista, visto che la scelta non è stata illustrata al disciolto Consiglio comunale dall’ex sindaco Capaldo e non è stata ancora esposta all’assemblea consiliare dal Primo cittadino generato dal voto del 26 maggio scorso; chiederemo se il progetto ipotizzato è in linea con la sopravvivenza del mercato settimanale; chiederemo se tra i tecnici selezionati ed amministratori locali intercorrono soltanto rapporti professionali; chiederemo in che modo pensa che l’Ufficio Tecnico del Comune, carente di personale, possa curare le successive e complesse fasi del progetto (quella definitiva e quella esecutiva); chiederemo quale è stata la parcella riconosciuta al progettista; chiederemo in quali termini si innesta con la riqualificazione della piazza il progetto, in cantiere da qualche parte, della pista ciclabile; chiederemo di dare risposta a quei quesiti posti in aula con interrogazione del 4 dicembre scorso ai quali non è stato dato dettagliato riscontro; chiederemo come e se verrà inserito nella riqualificazione della piazza il rudere dell’ex cinema Ideal; chiederemo soprattutto di ascoltare gli Atripaldesi prima di porre mano alla fase esecutiva del progetto.
AGGREDITA IMPIEGATA COMUNALE IN SERVIZIO
08-01-2003 - Ancora un'aggressione ai danni di un dipendente comunale di Atripalda all'interno del Palazzo civico. Un'assistente sociale ha dovuto far ricorso alle cure dei sanitari del nosocomio di Avellino per le lesioni provocatele da una donna che, non soddisfatta delle delucidazioni avute in ordine ad una pratica di sussidio, ha colpito l'impiegata con schiaffi e pugni, dopo aver messo a soqquadro l'ufficio dei Servizi sociali. E' solo di qualche settimana fa un episodio analogo verificatosi in portineria ai danni del telefonista del Comune. Solidarietà all'impiegata vittima dell'aggressione è stata manifestata dal gruppo consiliare di Forza Italia - Alleanza Nazionale che ha chiesto al Sindaco della Città del Sabato di istituire all'interno del Palazzo civico un presidio di vigilanza affidato alla Polizia municipale o Polizia privata.
ATI: FALLIMENTO DI UNA CLASSE POLITICA
28-12-2002 - Risanamento dell’Ati: è l’argomento che sta vedendo impegnati in questi ultimi giorni dell’anno gli amministratori degli Enti locali consorziati (Avellino, Atripalda, Mercogliano e Provincia). Tutti solleciti questi gestori della cosa pubblica nell’aderire al piano di ristrutturazione dell’azienda, rilevata nella misura del 94,50 % dall’Air s.p.a.; tutti pronti nell’evidenziare che l’operazione pone in salvo posti di lavoro; tutti bravi nel sottolineare che la nuova realtà aziendale assicurerà un servizio più efficiente. Solleciti, pronti e bravi per quanto si voglia, ma tutti dalla memoria corta o colpiti da improvvisa amnesia. Si dà il caso, infatti, che gli amministratori degli Enti consorziati che oggi nelle aule consiliari di appartenenza non esitano a chiedere nuovi sacrifici ai contribuenti e osannano, quasi con riti liberatori, all’Air siano gli stessi che per lunghissimo tempo hanno fatto da sponda, in silenzio e in cambio di qualche… posticino al sole, alla fallimentare gestione dell’Ati. Ci chiediamo: questi amministratori in quale pianeta sono stati in questi anni per non accorgersi della situazione aziendale che giorno dopo giorno andava a rotoli? E ancora: i rappresentanti (gettonati) degli Enti consorziati che hanno operato all’interno dell’assemblea aziendale quali iniziative concrete e utili hanno preso per impedire che la società di Via Capozzi andasse in rovina? E’ ingeneroso da parte di questi amministratori locali oggi scaricare le responsabilità della fallimentare situazione (di questo si tratta) dell’Ati sulla cattiva e non corretta gestione dell’azienda; è facile dire oggi ai cittadini - pur di uscire dalla poco comoda posizione, soggettiva ed oggettiva, di soci di un’azienda al limite del tracollo finanziario - che ormai si va verso la ristrutturazione dell’azienda, e che quindi tutto cambierà in meglio. Questi amministratori degli Enti consorziati dovrebbero quanto meno confessare pubblicamente la loro scarsa diligenza (per non dire altro) nel controllare la gestione ed il funzionamento dell’azienda alla cui sopravvivenza soltanto il Comune di Atripalda ha partecipato con una quota annua di circa trecento milioni delle vecchie lire per quindici anni. In cambio di cosa? Di servizi incompleti che non hanno quasi mai assicurato la completa copertura del territorio urbano. Ascoltare oggi in Consiglio comunale il verbo rassicurante di esponenti delle maggioranze consiliari susseguitesi nel tempo è poco…gradevole. Dall’intera vicenda emerge un dato inconfutabile: la volontà di questi disinvolti amministratori comunali di salvare non tanto l’Ati e i livelli occupazionali quanto se stessi, innanzi tutto sul piano politico. Il che, in effetti, non è avvenuto, in quanto ad uscirne con le ossa rotte è proprio quella classe politica che da sempre gestisce la vita degli enti di servizio in Irpinia, supportata da disinvolti amministratori municipali.
IL "BOTTO" DEL SINDACO REGA
22-12-2003 - Il sindaco Rega si è esibita in un clamoroso “botto” di Natale il cui fragore ha prodotto un solo effetto, quello di infastidire i… maestosi ratti che passeggiano sul greto del fiume Sabato in pieno centro cittadino, alla faccia delle bucoliche descrizioni di Atripalda indicata come città vivibile e pulita dal Sindaco in sede di presentazione delle linee programmatiche. Rega, nel tentativo non riuscito di insegnare ad altri un mestiere che non le appartiene affatto, ha toppato e di brutto. Risentita di essere stata accusata di faziosità e partigianeria per la manifesta e manifestata incapacità di gestire da una posizione di super partes i lavori del Consiglio comunale consentendo ad un Consigliere comunale di usare frasi offensive nei confronti di un collega, il sindaco, che ricopre anche la carica di presidente dell’assemblea, così ha replicato: “Mi pare che le espressioni offensive rivolte da un consigliere (mistificazione e bugie), se mai fossero considerate tali (sic!), siano per lo meno pari a quelle rivolte nella stessa sede al sindaco, tacciato di faziosità e partigianeria”. Il commento di questo illuminato pensiero di Rega lo lasciamo ai lettori, limitandoci a far notare al Primo cittadino di Atripalda che i termini in questione – mistificazione e bugie da una parte, partigianeria e faziosità dall’altra - non sono affatto sovrapponibili, in quanto investono sfere diverse, il modo di agire i primi ed il modo di essere e di rapportarsi con l’esterno gli altri. Volendo mettere sullo stesso piatto della sua particolare bilancia di valutazione le due differenti situazioni, Rega ancora una volta dimostra – urbi et orbi - di non essere al di sopra delle parti. Il che, se è comprensibile politicamente (non siamo nati ieri), non si giustifica affatto quando la faziosità politica investe chi è chiamato a presiedere un’assemblea. Lungi da noi, nel denunciare certi comportamenti del sindaco, la volontà di entrare nelle sue attività personali (e sono tante che ancora non ha trovato il tempo per dare ascolto diretto ai cittadini): se i nostri interventi vengono considerati verbosi (l’omertà non ci appartiene, come cultura e come stile di vita), si addestri il sindaco ad ascoltarli: sono tesi a darle una mano nella gestione della cosa pubblica. Dia lei, casomai, prova di saper essere all’altezza della situazione, e lo faccia innanzi tutto in Consiglio comunale dove la sua presenza – è sufficiente leggere le cronache consiliari di questi primi mesi di amministrazione per verificare tale circostanza – è del tutto….assente. Prima di chiudere un invito ed una considerazione: in futuro, la Rega eviti – in sede di polemica - di far ricorso ad una certa terminologia che dovrebbe esserle professionalmente familiare, ci pensi bene la prossima volta. La considerazione: noi amiamo la luna, perché è simbolo di libertà. Alla luna “abbaiano” anche gli uomini liberi, senza guinzaglio e senza padroni, proprio come gli amici cani. Comunque, complimenti per il suo stile e la sua etica politica, sindaco Rega.
CAPALDO...L'INVASORE
09-12-2002 - A dir poco sorprendente la “trovata” del capogruppo consiliare dell’Ulivo di Atripalda, Gerardo Capaldo, che in una lettera inviata al Sindaco di Avellino e finita alla stampa chiede che, in sede di elaborazione del Prg del Capoluogo, sia cambiata, per motivi ambientali, la destinazione dell’immobile che allo stato in via Ferrovia ospita il macello avellinese. Sorprendente per come è stato veicolato il “suggerimento”, certamente non richiesto, da un ex sindaco ad un sindaco in carica; sorprendente per i tempi scelti quando ormai lo strumento urbanistico di Avellino è in dirittura di arrivo; sorprendente per l’ammessa ignoranza di Capaldo in ordine alla titolarità dell’immobile; sorprendente per l’inusuale ingerenza nella gestione di un Ente locale da parte di un consigliere comunale che, nel ruolo di capogruppo di altra assemblea, con disinvoltura scrive al Primo cittadino di Avellino: “Ho letto che sussistono non una ma più cause di risoluzione del contratto stipulato con Bielleò”, il che equivale a dire: “Di Nunno cosa aspetti per agire?”. L’intervento di Capaldo, che avrà fatto sorridere il Sindaco di Avellino, ha provocato la comprensibile reazione dell’Assessore al Commercio del Capoluogo, Antonio Gengaro, il quale non ha esitato ad esternare stupore per l’iniziativa dell’ex sindaco di Atripalda e gli manda a dire: “Mi meraviglio che sia proprio Capaldo a scrivere questa lettera. Avrebbe potuto scrivere quindici anni fa, quando si decise di realizzare il macello in quella zona”. Nel condividere lo stupore dell’assessore Gengaro chiedo pubblicamente al Sindaco in carica di Atripalda, Carmela Rega, se è stata informata preventivamente della “trovata” del capogruppo Capaldo la quale, se accolta con minore cultura di buon vicinato dagli amici avellinesi, avrebbe potuto generare un singolare “incidente diplomatico”.
LETTERA APERTA A GERARDO CAPALDO
Il capogruppo consiliare di Forza Italia - Alleanza Nazionale del Comune di Atripalda, Eugenio Laurenzano, ha indirizzato la seguente lettera aperta al capogruppo dell'Ulivo Gerardo Capaldo
08-12-2002 - Sperando
di trovarLa con la mente sgombra da comprensibili motivi di eccitazione,
rassegno a Lei, non infallibile capogruppo consiliare dell’Ulivo
atripaldese, ed all’opinione pubblica cittadina qualche considerazione, sine
ira, in ordine al Suo certamente non elegante eloquio avuto in aula
(quella consiliare) e sulle pagine di generosi organi di informazione. Le
dico subito che non rendo pan per focaccia e se Lei sceglie la strada
dell’insulto per controbattere valutazioni e obiezioni che stranamente
La turbano (noto che negli ultimi tempi la Sua reattività è giunta al
diapason), personalmente preferisco attenermi ai fatti. Il Suo dire - mi
consenta: oggettivamente scomposto e permeato di quella saccenteria
posticcia tipica di chi
coltiva il gusto di salire in
cattedra per indicare al prossimo la via retta -
meriterebbe valutazioni da parte di entità estranee al dibattito
politico; le Sue divagazioni - che
nulla hanno in comune con la corretta sia pure dura e aspra, come è
giusto che sia in democrazia, dialettica parlamentare – potrebbero
trovare, volendolo, ampia cittadinanza in aula (questa volta non
consiliare), tanto esse sono andate oltre la decenza. Si dà il caso, però,
che Lei – non infallibile capogruppo dell’Ulivo, giunto ormai al
capolinea politico - deriva da una famiglia della quale chi Le scrive ha
avuto da giovanissimo l’opportunità di conoscere belle figure, da una
famiglia della quale chi Le scrive da giovane consigliere del Msi ha
eletto sindaco di Atripalda un illustre e stimatissimo esponente, da una
famiglia della quale un amatissimo (dal popolo di Atripalda)
rappresentante condivide con chi Le scrive gli stessi banchi consiliari. E
potrei continuare ancora lungo il sentiero di questi
“memento”, sentiero che sicuramente non può condurmi altrove,
laddove cioè il Suo dire per nulla urbano meriterebbe di approdare. Certi
valori – mi perdoni: nobili valori - nascono con l’uomo, non maturano con l’uomo. In questi
valori – e mi riferisco ai sentimenti di rispetto di antiche
consuetudini familiari, di rispetto interpersonale, di rispetto
dell’altrui individualità, e così via – ho sempre creduto e
continuerò a credere, malgrado tutto. E quando il rispetto di questi
valori non ha trovato concreta attuazione, sicuramente non è dipeso da
me, bensì dalla furbizia altrui. Intelligenti
pauca! Può dormire
tranquillo chi – pur di dare sfogo ad una sorta di libido senile –
cinicamente calpesta tutto e tutti, uomini e valori, consuetudini e
cultura cristiana? E’ da tempo che mi premeva di esternarLe quanto
detto: la Sua furiosa reazione – circostanza risultata singolare a chi
La conosce - alle perplessità da me espresse in ordine a vicende
consiliari mi ha dato l’opportunità di farlo, alla luce del sole come
è mia abitudine. E La ringrazio. Torniamo per un attimo in aula (questa
volta consiliare): la situazione legata all’affidamento (modalità e
tempi) dell’incarico professionale per la riqualificazione di Piazza
Umberto e la gestione del sito web del Comune di Atripalda in me (e non
solo in me) hanno suscitato dubbi e preoccupazione, per Lei tutto sarebbe
normale ed ortodossamente corretto. E chi non la pensa come Lei non
direbbe la verità, cioè direbbe il falso. Bene: sono pronto a sottopormi
al giudizio di un jury d’onore lasciando a Lei la facoltà di scegliere
i padrini. Ad un solo patto: chi esce perdente abbia la cultura
democratica di lasciare l’aula consiliare. Nell’interesse di
Atripalda.
IL CAPOGRUPPO CONSILIARE SCRIVE AL MINISTRO
Il capogruppo consiliare di Forza Italia e Alleanza Nazionale ha inoltrato al Ministro dell'Interno e al Prefetto di Avellino la seguente lettera:
06-12-2002 - Con vivo rammarico devo segnalare alla Loro autorevole attenzione il
comportamento del Sindaco di Atripalda, dott.ssa Carmela Rega, che nella
qualità di Presidente dell’Assemblea consiliare ha consentito nella
seduta del 4 u.s. al capogruppo dell’Ulivo, dottor Gerardo Capaldo, di
pronunziare, in sede di replica ad un'interrogazione, espressioni
offensive e lesive della mia dignità di Consigliere comunale.
Contravvenendo a quanto espressamente indicato dall’art. 30 (comma 1°)
del Regolamento per il funzionamento del Consiglio comunale (“Se un
Consigliere Comunale pronunzia parole ingiuriose all’indirizzo di
qualcuno dei Colleghi, il Presidente può richiamarlo. Ove il Consigliere
dovesse persistere in simile atteggiamento, il Presidente può censurarlo
sospendendo unitamente, se lo ritiene opportuno, la seduta”), il
Presidente-Sindaco – palesando scarsa dimestichezza con le regole
dell’Assemblea e manifestando forma mentis di parte – ha
permesso all’esponente dell’Ulivo di sciorinare una terminologia
impropria e per nulla rispettosa delle Istituzioni e di chi in esse opera
in virtù del mandato ricevuto dagli elettori, sia pure dai banchi della
minoranza. Riservandomi di esaminare in altra sede il comportamento del
Consigliere Capaldo, invito il Signor Ministro dell’Interno a verificare
se nella condotta avuta dal Sindaco-Presidente Rega non si debba ravvisare
un modus agendi omissivo ed in quanto tale inidoneo alla gestione
democratica di un’assemblea elettiva.
PIAZZA UMBERTO: UNA BRUTTA STORIA
04-12-2002 - L’Ufficio Affari Giuridici dell’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici ha intimato lo stop alla procedura posta in atto dal Comune di Atripalda per la riqualificazione di Piazza Umberto, chiedendo – con protocollo n. 69060/02 del 21 novembre scorso - chiarimenti in merito alle considerazioni formulate da un professionista avellinese. Per chiarezza dei lettori è opportuno fare un passo indietro e andare alla seduta del Consiglio comunale del 27 febbraio 2002. Nel corso della discussione del secondo punto all’ordine del giorno, “Approvazione programma triennale Lavori Pubblici 2002-2004”, il sindaco dell’epoca, dottor Gerardo Capaldo, al fine di giustificare i motivi posti alla base del ricorso all’esterno della struttura municipale per la scelta del professionista cui commissionare l’importante lavoro di ristrutturazione della piazza (importo: quattro miliardi delle vecchie lire), con pedante dovizia di particolari evidenziò l’impossibilità da parte dell’Ufficio tecnico comunale di curare la sistemazione di Piazza Umberto per il notevole carico di lavoro già chiamato a svolgere. E affermò (come risulta dal resoconto integrale della discussione): “Abbiamo chiesto il progetto preliminare, riservandoci la possibilità, speriamo di farcela, che poi la fase esecutiva venga affidata all’Ufficio tecnico, se al momento opportuno avrà la forza di farlo, noi speriamo di sì”. Ed a chi gli faceva notare che sarebbe stato opportuno attendere l’insediamento del Consiglio comunale che sarebbe stato eletto con il voto del 26 maggio 2002, rispose: “La decisione sul progetto sicuramente non la prendiamo prima delle elezioni e sarà compito del Consiglio comunale che verrà eletto dopo il 26 maggio. Io vorrei però che noi mandassimo avanti queste procedure, che si facesse tutto il lavoro preparatorio mantenendo, ovviamente, integra l’autonomia del Consiglio comunale di scegliere”. Alla fine il suo dire convinse il Consiglio che, con il solo voto contrario del rappresentante di Rifondazione Comunista, approvò il dispositivo presentato dal sindaco Capaldo. Questo avveniva il 27 febbraio 2002. E solo qualche giorno prima, per l’esattezza il 29 gennaio 2002, il responsabile del 3° settore del Comune, ingegnere Silvestro Aquino all’epoca Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Avellino, aveva diramato l’avviso di ”Affidamento dell’incarico professionale esterno per progettazione preliminare dei lavori di completamento centro storico – sistemazione piazza Umberto e piazza Sparavigna”. All’avviso pubblico risposero quattordici gruppi, tra i quali quello costituito dagli architetti Michele, Lorenzo e Francesca Capobianco, dall’architetto Mario Iacobelli e dell’architetto Rossana Noviello, i primi quattro originari di Vitulano (Benevento) e residenti a Napoli, la Noviello residente a Monteforte Irpino. Sulla base di quanto dichiarato dal sindaco Capaldo nella famosa seduta consiliare del febbraio scorso, sarebbe stato logico aspettarsi che a scegliere – in virtù delle discutibili competenze conferite al Primo cittadino dal decreto legislativo 267/2000 Tuel – il professionista cui affidare l’incarico tra i concorrenti dovesse essere il sindaco eletto all’indomani del voto del 26 maggio. Invece così non è stato: in piena campagna elettorale, a poche ore si può dire dalla chiusura della stessa e precisamente in data 20 maggio 2002, quando in piazza le forze politiche in omaggio alla cultura della democrazia si confrontavano sui programmi da svolgere, qualcuno, cioè il sindaco ormai uscente Gerardo Capaldo, all’interno del palazzo conferiva al gruppo Capobianco di Vitulano-Napoli-Monteforte l’incarico (protocollo n. 6083) di progettazione preliminare dei lavori in oggetto per un importo complessivo di quattro miliardi delle vecchie lire. Spinto dalla stessa esigenza del sindaco di fare presto il responsabile del 3° settore del Comune, l’ingegnere Silvestro Aquino, a distanza di ventiquattro ore trasmetteva al gruppo Capobianco il provvedimento sindacale, invitando lo stesso gruppo a “prendere contatti con questo Ufficio per le indicazioni ed eventuali elaborati da richiedere”. E nella fretta di fare presto l’ingegnere Aquino non si avvedeva che avrebbe dovuto dare comunicazione anche ai… poveri sconfitti di una gara tutta da leggere ancora. Il Capobianco & soci – a proposito: un componente del gruppo sembra che sia attiguo proprio a qualcuno del palazzo – non si facevano attendere più di tanto. Il 23 maggio, infatti, nel palazzo di città, mentre in piazza la campagna elettorale volgeva al termine, veniva redatta la determinazione del responsabile del 3° settore e contestuamente sottoscritta la convenzione da parte dell’architetto Michele Capobianco, capogruppo del raggruppamento temporaneo di professionisti, un raggruppamento più che…familiare. E ritorniamo al ricorso del professionista avellinese. Questi, che in fatto di appalti di lavori pubblici ne deve capire abbastanza riuscendo a leggere anche ciò che non c’è scritto negli atti ufficiali, partendo dal presupposto che all’epoca del conferimento dell’incarico ai Capobianco il valore dell’onorario da riconoscere al progettista non poteva superare l’importo dei quarantamila euro con il sistema della chiamata diretta, ha rivolto all’Autorità dei Lavori Pubblici un quesito per sapere: a) se è possibile frazionare l’incarico della progettazione, affidando prima quella preliminare e poi successivamente, con altre procedure, la definitiva e l’esecutiva; b) se è obbligatorio per l’Amministrazione appaltante comunicare in ogni caso l’esito della procedura, per l’affidamento della sola progettazione preliminare, a tutti coloro che hanno presentato apposita istanza. In data 21 novembre l’Autorità interpellata ha inviato un documento direttamente al Comune di Atripalda ribadendo: 1) si rappresenta che questa Autorità ritiene che la progettazione debba essere tendenzialmente unitaria, la stessa non può essere artificiosamente divisa in più parti, senza adeguata motivazione della scelta adottata; 2) la stazione appaltante è tenuta a comunicare ai soggetti istanti l’esito della proceduta di affidamento dell’incarico di progettazione. Il documento dell’Autorità a questo punto è categorico: “Si invita codesto Comune a voler comunicare alla scrivente Autorità chiarimenti in merito alle considerazioni sopra esposte, entro e non oltre il termine perentorio di giorni 15 decorrenti dalla data di ricezione della presente. Si rappresenta che la mancata osservanza del termine anzidetto comporta l’inizio del procedimento sanzionatorio, nonché il deferimento al Consiglio dell’Autorità per le decisioni relative all’acquisizione diretta degli elementi richiesti”. Come è possibile dedurre da quanto detto, si tratta di una vicenda che presenta una serie di “buchi neri”: perché il sindaco Capaldo, dopo aver fatto quelle affermazioni in Consiglio comunale, non ha ritenuto opportuno rispettare l’autonomia del Consiglio comunale e del Sindaco che andavano ad insediarsi all’indomani del voto del 26 maggio? Perché ha mostrato di avere tanta fretta nel chiudere come ha chiuso la partita con Capobianco & soci? Temeva forse una sconfitta elettorale e quindi una procedura diversa (e sicuramente più trasparente) da parte del candidato sindaco di altra formazione politica? E ancora: perché il sindaco in carica, Lina Rega, che sta portando avanti le trattative con lo studio Capobianco, non si è resa conto di quanto avvenuto dalla seduta consiliare del 27 febbraio a venire avanti? In quale misura sono state ascoltate le direttive del Segretario generale del Comune che ha il diritto-dovere di indicare la strada corretta delle procedure amministrative da seguire? Si ha la sensazione che la vicenda sia soltanto all’inizio.
IL SINDACO REGA NON E'...PAGANINI, CONCEDE IL...BIS
RISTRUTTURATA LA GIUNTA MUNICIPALE
05-11-2002 - Dopo oltre cinque mesi dalla sua elezione, la sindachessa ulivista Rega è riuscita a far quadrare il cerchio della Giunta municipale, chiamando a farne parte un esponente socialista. Per un assessore che arriva un altro va a casa: è il "popolare" Gerardo Capaldo, già sindaco della Città del Sabato ed ora "relegato" al ruolo di capogruppo dell'Ulivo. Circostanza questa che indebolisce il già fragile Esecutivo municipale che dal giorno dell'elezione non ha dato buona prova sia in termini operativi che sul piano squisitamente politico. Sono in pochi a scommettere sulla tenuta della... ristrutturata Giunta, chiamata nei prossimi giorni ad una serie di impegnativi appuntamenti istituzionali.
PATRIMONIO EDILIZIO: NECESSARIO UN MONITORAGGIO
02-11-2002 - I tragici fenomeni tellurici che hanno investito il Molise ed in particolare il comune di San Giuliano di Puglia, provocando la strage di tanti bambini, impongono agli amministratori degli Enti locali di monitorare le strutture edilizie presenti sul territorio di competenza. Iniziativa questa che, sulla scorta delle conoscenze che si hanno in ordine alla genesi dei terremoti e nell'ottica della prevenzione antisismica, risulta l'unico strumento statisticamente valido per contenere danni e lutti. Le considerazioni rassegnate all'opinione pubblica da autorevoli esponenti del mondo scientifico a poche ore da questa nuova tragedia suggeriscono l'attivazione di strumenti e mezzi per un'attenta e rigorosa verifica di quelle strutture, pubbliche e private, che non avendo riportato in occasione del sisma del 23 novembre 1980 danni irreparabili e comunque tali da richiedere la demolizione e la riedificazione antisismica, sono state dichiarate "agibili" in forza di interventi che, alla luce delle nuove esperienze tecnico-scientifiche acquisite dal comparto edilizio, potrebbero risultare insufficienti a garantire la sicurezza dei cittadini. "Richiamo la sua attenzione - si legge in un documento inoltrato al Sindaco di Atripalda dal Consigliere di Alleanza Nazionale Laurenzano - sullo status dell'edificio sito in Piazza Umberto n. 50. In detto edificio, sottoposto all'indomani del sisma del 1980 ad interventi di riattazione sulla base della famosa "ordinanza 80", di recente sono stati registrati fenomeni di cedimento di solai. Ritengo, pertanto, che sia opportuno: a) redigere la mappa anagrafica dell'attuale patrimonio edilizio di Atripalda; b) attivare la procedura per porre in sicurezza, con interventi di adeguamento antisismico, gli edifici realizzati prima dell'entrata in vigore della normativa che fa obbligo di adottare particolari accorgimenti di costruzione; c) esaminare il livello statico e l'aspetto dinamico di edifici che palesano evidenti sintomi di vetustà, a partire dagli immobili di competenza dell'IACP; d) controllare se le unità ricostruite sulla base della L. 219/81 sono in regola sul piano della certificazione attestante agibilità ed abitabilità; e) accertare l'entità e la regolarità tecnico-amministrativa delle "modifiche" strutturali effettuate all'interno delle unità condominiali. Tanto si chiede a tutela dell'incolumità della popolazione".
VIA LE MANI DA PIAZZA UMBERTO
25-10-2002
- “La
nostra intenzione è quella di rendere pubblico il dibattito sul progetto”:
questa dichiarazione in ordine al rifacimento di Piazza Umberto rilasciata
al Corriere dall’assessore all’Urbanistica di Atripalda, Luigi Tuccia,
ci sorprende e non poco. Di fronte ad un’opera che è destinata a mutare
il fulcro urbano della Città del Sabato ed una delle piazze più
significative sul piano urbanistico della provincia irpina l’Assessore
dovrebbe manifestare non tanto l’intenzione (che potrebbe rimanere
tale!) bensì avvertire
il dovere di coinvolgere l’opinione pubblica, le forze politiche, le
categorie, insomma la città intera prima che sia posta mano al piccone.
Oggi siamo lontani dagli anni Sessanta quando, all’interno del palazzo e
di notte tempo, si decise la devastazione di Piazza Umberto; a quella
devastazione si cerca ora di porre rimedio dopo circa mezzo secolo,
partendo da una somma disponibile che supera i quattro miliardi delle
vecchie lire per arrivare sicuramente ad una cifra finale ben più
elevata. Allo sfascio di Piazza Umberto, scippata di un naturale parco
verde, contribuì in maniera determinante quella stessa dottrina politica
cui si ispira l’assessore Tuccia, il che non può non preoccupare chi ha
memoria. E’ pur vero che i tempi sono cambiati, è pur vero che è
cresciuta una “cultura della piazza” in senso lato per cui certe
operazioni non sarebbero più praticabili; è pur vero che oggi Tuccia e
compagni si trovano a gestire Atripalda unitamente ad esponenti politici
moderati i cui ascendenti ieri si opposero con fermezza alla devastazione
di Piazza Umberto, però l’esternazione di avere “intenzione”
di partecipare alla popolazione quanto si ha in corpo di fare nel
caso specifico non è sufficiente per togliere dai ricordi certe
esperienze amministrative
che sicuramente positive non sono state. Per Atripalda e gli
atripaldesi. Poiché siamo, ormai, al “via” del cantiere bisogna
mettere sul tavolo tutte le carte. Tanto per cominciare è necessario,
anzi è indispensabile, esaminare l’iter burocratico che è alla base
del progetto di rifacimento della piazza atripaldese, un iter iniziato
quando – come consigliere e come gruppo consiliare – non eravamo tra i
banchi dell’assise cittadina. Sapere come ed in base a quali criteri si
è giunti alla designazione del progettista è fondamentale per
comprendere meglio le “intenzioni” che sono alla base
dell’iniziativa che, per la sua stessa natura, avrebbe dovuto
richiedere: a) l’allestimento di un concorso di idee; b) la presenza di
una commissione esaminatrice composta da tecnici qualificati e non da
improvvisati “fai
da te”, sprovvisti di quella cultura urbanistica che la stessa opera da
realizzare richiede. Tutto ciò sembra che non sia avvenuto e sulla base
di discutibili facoltà di scelta che il legislatore ha affidato
all’amministratore municipale si è arrivati al conferimento
dell’incarico senza il ben minimo supporto tecnico. E, circostanza
ancora più inquietante, la scelta del progettista è avvenuta qualche
giorno prima della scadenza naturale
del vecchio ciclo amministrativo: sarebbe stato più corretto
attendere la composizione del rinnovato Consiglio comunale in modo tale da
affidare al neo-sindaco l’onere e l’onore di iniziare un’opera che,
comunque, sarà condotta avanti dalla nuova amministrazione. Invece,
qualcuno ha voluto bruciare le tappe ed ora c’è anche l’assessore che
parla di avere intenzione di rendere pubblico il dibattito sul
progetto. E’ una materia che non perderemo di vista e che
sicuramente vedrà impegnato l’intero gruppo consiliare di Forza Italia
- Alleanza Nazionale nelle prossime settimane. Sarà un impegno gravoso,
forse anche per una certa situazione permissiva dell’attuale vertice
municipale. A partire dal Sindaco Rega.
UNA CONCESSIONE DI PASSAGGIO CHE NON CONVINCE
15-10-2002 - La maggioranza consiliare (Ulivo) ha concesso ad una società immobiliare la servitù di passaggio veicolare sulla stradina di penetrazione in un nuovo insediamento abitativo lungo via Appia. La società già godeva sulla stessa area di una servitù di passaggio pedonale ottenuta con l'intervento della magistratura. La concessione - in cambio di circa venticinquemila euro - prevede l'allargamento della stradina da due a quattro metri di carreggiata, il che consentirà il transito di mezzi pesanti. La zona interessata è sotto la tutela della Sovrintendenza ai Beni culturali in quanto ricopre i resti dell'anfiteatro romano. L'insediamento è costituito da una ventina di appartamenti e da un piano-terra di circa tremila mq. L'aspetto sorprendente della vicenda è dato dal fatto che l'Amministrazione comunale ha accolto la richiesta della società immobiliare senza il preventivo parere della Sovrintendenza. La strada di accesso all'insediamento indicata al momento del rilascio della concessione edilizia è lungo la variante che dal nucleo industriale conduce ad Avellino, un accesso indubbiamente non agevole ma comunque accettato dal costruttore. Con la recente concessione, rilasciata con molta fretta dall'Amministrazione comunale nonostante la documentata opposizione della minoranza consiliare, il valore dell'intero complesso, raggiungibile ora direttamente dal centro abitato, è notevolmente aumentato. Ogni commento appare superfluo.
IL FIUME SABATO E ALESSANDRO MAGNO
12-10-2002
- Un vecchio adagio
inglese recita: mentre
i medici si consultano, il paziente muore. Il malato è il fiume Sabato, i
medici sono i “dottori” chiamati al capezzale dell’illustre infermo
da chi è più propenso a fare passerella che ad individuare soluzioni
concrete e produttive degli effetti desiderati. La proposta di coprire
quello che più non è un corso fluviale ma una fogna a cielo aperto,
lanciata in Consiglio comunale dai banchi della minoranza a mo’ di
provocazione, ha avuto una lettura estremamente barbina che sicuramente
non risulta esaltante per l’intelligenza degli incauti critici della
proposta stessa. E la speculazione, in termini strumentali, non si è
lasciata attendere, circostanza questa ampiamente prevista e posta nel
conto delle possibili reazioni alla provocazione consiliare e persino
attesa. In realtà, quanti hanno sollevato in termini di urgenza la
questione relativa alle pessime condizioni del fiume - e lo hanno fatto
con estrema onestà intellettuale, senza falsi pudori o infingimenti di
comodo - hanno raggiunto lo scopo che volevano. Lo scopo, appunto, di
richiamare l’attenzione delle strutture istituzionali competenti
sull’annosa vicenda. Fa specie constatare che ad agitarsi ed a
reagire, anche scompostamente, alla provocazione sia proprio un gruppo
politico che nel governo della Città è presente da anni: non risulta
all’uomo della strada ed al cronista che detto gruppo abbia dimostrato
fino adesso di essere capace di garantire una soluzione valida per
“rinaturalizzare” il corso fluviale che attraversa Atripalda. E’
fuorviante ai fini della risposta urgente da dare al problema mettere
intorno ad uno stesso tavolo - per giunta allestito con la mai scomparsa
“soviet-cultura” che non concede spazio a pensieri contrapposti (la
platea è cosa ben diversa!) – ambientalisti di partito
e amministratori di apparato semplicemente per inneggiare alla
natura, alle potenzialità di un corso d’acqua in agonia; è demagogia
di basso conio affermare che il fiume “non va vissuto come una
vergogna”. Sarebbe stato più corretto dire che il fiume Sabato nelle
condizioni in cui si trova rappresenta la mortificazione della natura;
sarebbe stato più onesto sul piano intellettuale ammettere che il
malessere delle acque è dovuto soprattutto all’incapacità operativa
palesata nel corso degli anni da
quei partiti politici che, pur avendo a disposizione mezzi e
strutture istituzionali per tutelare ambiente e natura, hanno contribuito
a gettare il fiume nel degrado che è sotto gli occhi di tutti; sarebbe
stato più apprezzato dall’opinione pubblica un messaggio teso a
garantire la trasformazione di
una fogna a cielo aperto in fiume. Tutto
ciò non c’è stato e risulta ridicolo il comportamento di quanti
oggi, forse per coprire antiche responsabilità,
diventano
paladini del.. morto in casa. A costoro ricordiamo un’espressione
attribuita ad Alessandro Magno: “Muoio grazie all'aiuto di troppi
dottori”.
DROGA: SCENDE IN CAMPO LA SCUOLA
02-10-2003
- Il
discorso sulla droga e sui lutti che sta provocando in città si allarga a
macchia d’olio. Dopo le iniziative prese dal gruppo consiliare di Forza Italia-Alleanza Nazionale, in aula e presso le Istituzioni, scende in
campo il Preside della Scuola Media “Masi”, professor Umberto Della
Sala, il quale dalle colonne del settimanale locale “il Sabato” pone a
chi di competenza una serie di quesiti che hanno
tutto il sapore di pubblica denuncia. Ecco i quesiti del preside Della
Sala: 1) Si fa abbastanza ad Atripalda per prevenire o
fronteggiare il morbo?
L'IRA DI UN COMUNISTA "BIDONATO"
29-09-2002 - In un lunga intervista rilasciata al settimanale locale "il Sabato", Antonio Tomasetti, di professione medico e comunista di fede, ha confessato tutta la rabbia che gli covava in corpo dalla vigilia delle elezioni del 26 maggio 2002 per il trattamento avuto dai fidati e fedeli "compagni" di partito che poco avrebbero fatto per garantirgli la candidatura a Sindaco di Atripalda dopo che per anni aveva studiato da Primo cittadino, all'ombra dell'ex sindaco "popolare" Gerardo Capaldo. Tomasetti non risparmia nessuno, neanche la parlamentare diessina Alberta De Simone. La sua filippica termina con un monito ai diessini: "Per favore non strizzino l’occhio a De Vinco (capolista di una fantomatica lista di centrodestra: n.d.r.) perché la strada maestra è tracciata dal rigore, dal rispetto del mandato elettorale, dalle risposte da dare ai cittadini e non dalla ricerca di sponde esterne alla maggioranza. Si abbia sempre il massimo rispetto del Consiglio Comunale". Le ombre sull'effettivo ruolo svolto dalla lista di De Vinco, dopo l'intervento di Tomasetti, diventano più dense.
ALICE
NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE
24-09-2002 - Il sindaco Rega (Ulivo) il 4 settembre ha presentato in Consiglio comunale le linee programmatiche del suo mandato. La minoranza consiliare le ha bocciato duramente. Queste le carenze evidenziate dagli esponenti di Forza Italia e Alleanza Nazionale.
Confusione
tra programma elettorale e linee programmatiche.
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DROGA:
INTERVENGA IL PREFETTO
12-09-2002 - Le dichiarazioni rilasciate al Corriere dal sindaco di Atripalda in ordine al fenomeno della droga sono sorprendenti: non ravvisare la necessità - politica ed istituzionale - di ascoltare il Consiglio comunale è stupefacente. Le riflessioni della dottoressa Rega, interessanti forse sul piano sociologico, denotano precaria cultura di governo dell'Ente locale e scarso rispetto della sovranità popolare rappresentata dall'intera assemblea consiliare. Far venir meno da parte delle Istituzioni comunali un messaggio di certezza di cui l'opinione pubblica cittadina ha bisogno di fronte al verificarsi di episodi tragici è un modus agendi inquietante. Una raccomandazione al Sindaco: non confonda l'aula del Consiglio comunale con la corsia di un ospedale o, peggio ancora, con la sala di attesa di uno studio professionale. "Se il Sindaco - hanno dichiarato gli esponenti della Casa della Libertà - non ritiene necessario ascoltare il Consiglio sul drammatico fenomeno della droga che continua a mietere vittime nella nostra città, ci faremo ascoltare dal Prefetto".
LA DROGA UCCIDE E L'ULIVO CINCISCHIA
11-09- 2002 - La morte di un altro giovane atripaldese, fulminato dalla droga, impone una seria ed urgente riflessione da parte di tutte le forze politiche che operano ad Atripalda. Le Istituzioni comunali, a fronte di demagogiche dichiarazioni di facciata da parte degli esponenti dell’Ulivo e di risorse economiche impegnate nel settore, hanno dimostrato di non essere in grado di controllare il fenomeno che dilaga sul territorio. A nome del gruppo consiliare di Forza Italia-Alleanza Nazionale chiedo al Sindaco di Atripalda di convocare con urgenza il Consiglio comunale per una verifica attenta di quanto sta avvenendo in Città. Nel prendere atto che la Giunta municipale ha consumato i primi cento giorni di vita rincorrendo assessori mancati e consiglieri in fuga e perdendo di vista i problemi quotidiani di Atripalda, invito le associazioni di volontariato, i sindacati, la società civile a mobilitarsi al fine di far giungere nell’aula consiliare un concreto contributo rivolto a salvare altri giovani della nostra Città.