MEMORIE ATRIPALDESI

LARGO TIGLI

 
VERDE IN FUMO
 

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Addio tigli!

 

Abbattete quello scempio!

 

    

Sul finire del 1960 prende corpo sulle rive del Sabato una dura polemica fra la Giunta comunale socialcomunista pilotata dall'avvocato Carlo Tozzi, che con il voto del 6 novembre di quell'anno tornava per la terza volta consecutiva alla guida della Città, ed il  gruppo di minoranza della Democrazia Cristiana in ordine all'edificazione di un fabbricato - che poi passerà alle cronache cittadine come "palazzo Lazzerini" dal nome del titolare dell'impresa che lo realizzò - sull'area dove sorgeva il "parco Tigli". Della ristrutturazione e della riqualificazione di Piazza Umberto, di cui la zona coperta da alberi secolari era magna pars, se ne parlava già da tempo, fin dall'epoca delle gestioni podestarili. L'urgenza più immediata che si avvertiva in città era rappresentata dalla necessità di trasferire altrove, per motivi igienici soprattutto, il mercato di bestiame che da decenni si svolgeva proprio all'ombra dei tigli, ai piedi della collina di San Pasquale, nel corso dell'antica fiera settimanale del giovedì. La riqualificazione della piazza era quindi subordinata in primis all'individuazione di una nuova area da destinare al particolare e antico commercio di bovini. Determinata la delocalizzazione di quello che gli Atripaldesi chiamavano il "foro boario", ci si interrogò sul futuro del "parco Tigli". L'ipotesi di realizzare in pieno centro abitato una villa comunale, utilizzando l'esistente e realizzando un insieme suggestivo per la presenza a monte del parco della collina di San Pasquale, alla fine fu sopraffatta dalla decisione molto frettolosa e discutibile dell'Amministrazione municipale di edificare un fabbricato per civili abitazioni. Si consideri che in quel tempo le associazioni degli ambientalisti non erano ancora di moda e che nell'opinione pubblica in generale certe sensibilità per la natura non affioravano neanche. Comunque, nonostante le rimostranze di quanti si opponevano alla devastazione del verde esistente, crollati di notte tempo i tigli (sradicati, si disse, dal vento impetuoso!) mentre si era in attesa del parere della competente Soprintendenza chiamata in causa, il cantiere aprì i battenti. A questo punto esplosero nuove polemiche su presunte irregolarità da parte del costruttore Alessandro Lazzerini.