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Con l'avvento della Repubblica
e cessato il regime podestarile, i primissimi anni di amministrazione
elettiva ad Atripalda, come del resto in quasi tutti i Comuni d'Italia,
furono alquanto opachi: l'incertezza del legislatore, la confusione dei
compiti assegnati all'Ente Comune, la inadeguatezza dei mezzi e degli
strumenti tecnici di fronte alla nuova realtà politica caratterizzano
l'esordio della vita municipale post-bellica nella Città del Sabato. Dopo il
primo ciclo amministrativo dell'era repubblicana gestito dal dottor Carmine
Nazzaro che alla guida della lista civica "Grappolo d'uva" sconfisse con il
voto dell'aprile 1946 lo schieramento del "Cavallo" capeggiato dall'avv.
Bartolomeo Giglio, con le
elezioni del 1952 inizia la lunga stagione del "tozzismo" - dal nome del suo
realizzatore l'avvocato Carlo Tozzi - che si svilupperà per circa dodici
anni. Atripalda, agli occhi degli osservatori politici provinciali, è la
"cittadella rossa" dell'Irpinia. In virtù di un qualunquismo tipico della
cultura meridionale, misto di camuffamenti e mistificazioni orbitanti tra il
sacro ed il profano (entravano in...campo santi e madonne), un gruppo
costituito da personaggi di varia e contrapposta estrazione sociale e
politica, alimentato e sostenuto dal PCI, agguanta la cosa pubblica e fa del
potere uno strumento di controllo della città, non disdegnando - per fini
elettoralistici - di far ricorso alla pratica della piccola vendetta
politica che si concretizza spesso in sede di applicazione della...famigerata
imposta di famiglia. Sono anni difficili, di scontri anche fisici tra i
sostenitori delle opposte fazioni, i "tozziani" ed i democristiani. Le
fortune del "Blocco Popolare" sono legate a due fattori: da una parte alla
simbiosi politico-amministrativa instauratasi agli inizi degli anni
Cinquanta tra Nicola Adamo, poco più che ventenne, e Carlo Tozzi, già
affermato professionista, e dall'altra all'incapacità propositiva dei
rappresentanti locali della Democrazia Cristiana. Mossi da una avvertita volontà
di operare nell'interesse della collettività, Adamo e Tozzi - il braccio e
la mente del "Blocco Popolare" - furono bravi nel saper rappresentare per
Atripalda un lungo momento di certezza amministrativa che negli anni si è
ingigantita grazie al comportamento irresponsabile dei democristiani locali
che, lacerati da lotte intestine, non riuscivano neanche ad eleggere
Consiglieri comunali i loro candidati alla carica di Sindaco. Clamorosa fu
l'avventura toccata all'avvocato Bruno Meoli che, da aspirante Primo
cittadino, dopo il voto si ritrovò a... casa. |