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BENI COMUNI Nel corso degli anni, dal secondo dopoguerra a venire avanti, la città di Atripalda ha visto ridursi in progressione inquietante il proprio patrimonio di strutture pubbliche. Il tutto nella massima indifferenza di amministratori comunali locali eccessivamente accondiscendenti verso scelte operate in alto loco con il placet di spregiudicati mammasantissima e nella maggior parte dei casi a tutto vantaggio di Avellino. In controtendenza rispetto alla cultura altrove praticata del decentramento dei servizi pubblici sul territorio provinciale , l'apparato burocratico avellinese - chiamato ad ottimizzare le strutture amministrative - ha preferito, per motivi di immagine, accorpare uffici e risorse umane nel Capoluogo, ottenendo - nel tempo - due risultati estremamente negativi: in primis, l'affollamento delle strutture di Avellino con ricaduta certamente non positiva sulla qualità dei servizi al cittadino; in secondo luogo, il depauperamento della città di Atripalda. Uffici giudiziari, uffici finanziari, uffici tributari, strutture ospedaliere, uffici del lavoro e della sanità pubblica, servizi Enel e servizi trasporti hanno lasciato le sponde del fiume "Sabato" privando Atripalda di quel ruolo prestigioso che per lungo tempo ha ricoperto nel contesto di un vasto ed articolato comprensorio. E di pubblico oggi c'è quasi nulla: riescono a sopravvivere (fino a quando?) la scuola edile ed una ridimensionata struttura dell'Asl. Da parte degli eredi di quei partiti (dalla vecchia Democrazia Cristiana al vecchio Pci) che hanno imperversato nel Palazzo di Città dal dopoguerra in poi si potrebbe obiettare che altre strutture pubbliche sono state realizzate: la villa comunale, il parco, e così via. Magra soddisfazione per una città che - per la posizione geografica che occupa, al centro di importanti snodi stradali ed autostradali, e per la sua stessa storia - avrebbe meritato altra considerazione da parte degli amministratori locali, alla cui incapacità è da addebitare il calo di popolazione registrato in occasione dell'ultimo censimento. Non accadeva dagli anni Cinquanta. |
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