GENS IRPINA

Filippo de Jorio

Un esteta con il culto della coerenza

Filippo de Jorio (1918-2003) resterà negli annali della storia dell'Irpinia per la grande fede che ha caratterizzato la sua presenza nella società avellinese.   Filippo de Jorio: Presente! Così, e non diversamente, vorrà essere salutato e ricordato chi ha rappresentato nel corso di lunghi decenni l’esempio, non agevolmente imitabile, di una militanza politica sorretta da purezza di sentimenti e fervore ideologico, una militanza che il “professore” interpretò nel rispetto religioso del pensiero di Giovanni Gentile. “Palestra di abnegazione e sacrificio dell'individuo a un'idea in cui l'individuo possa trovare la sua ragione di vita, la sua libertà e ogni suo diritto”: questo valore, etico e spirituale al tempo stesso, riconosciuto alla politica dal filosofo di Trapani nel famoso “manifesto degli intellettuali” del 1925 ha caratterizzato il modo di agire e di fare di Filippo de Jorio, nella vita e nella società, nella scuola e nel partito. In quel partito – il vecchio Movimento Sociale Italiano di Augusto De Marsanich, di Arturo Michelini e di Giorgio Almirante – il “maestro” di Storia dell’Arte del glorioso liceo classico “Pietro Colletta” di corso Vittorio Emanuele ha profuso le sue migliori energie, il suo impegno quotidiano, la sua profonda cultura umanistica e lo ha fatto sempre con grande umiltà e con immenso spirito di servizio, servizio all’Idea per la quale, giovanissimo e volontario, conobbe la polvere dei campi di guerra. Ardimentoso, audace e coraggioso – seguace in questo del “Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità” di  Filippo Tommaso Marinetti – Pippetto de Jorio, alla cui memoria l’Amministrazione comunale di Avellino farebbe bene a riservare la doverosa attenzione affinché  possa essere ricordato dalle future generazioni di questa terra irpina, è stato promotore di molteplici battaglie politiche e giornalistiche, condotte in tempi estremamente difficili. Non è stato un protagonista, perché non ha amato il protagonismo. E’ stato qualcosa di più: è stato l’essenza spirituale di quei giovani – eravamo in tanti! - che, non fagocitati dalla cultura vincente e totalizzante degli anni Sessanta e Settanta, si rivolsero al movimento della Destra italiana per dare linfa alle loro speranze copernicane ed al loro desiderio di essere “diversi” rispetto al mondo che li circondava. De Jorio è stato l’esempio per tantissimi della nostra generazione, un esempio innanzi tutto di coerenza, una coerenza sentita e non ragionata che, nulla avendo in comune con il fanatismo, è stata in ogni circostanza sostenuta dalla profonda convinzione della fondatezza dei postulati etico-politici in cui ha creduto e per i quali si è distinto. Ed è stato un punto di riferimento forte, deciso indicatore di linee da seguire, anche per molti della sua stessa generazione. Ricordiamo gli appassionati incontri nelle vecchie e amiche sedi del Msi di corso Europa, di piazza Libertà, di piazzetta De Luca nelle quali si sono confrontati nel tempo personaggi come l’avvocato Carlo Lepore, l’architetto Aldo Pini, il dottor Antonio Virgilio, il preside Leonardo Penta, l’intendente Felice Biondelli, l’avvocato Pasquale Acone, il dottor Enrico Fioretti, e ancora l’avvocato Gaetano Cerullo, il dottor Gaetano Iandoli, gli onorevoli Renato Palumbo, Antonio Guarra, Dino Gassani,  tutti portatori di grande cultura e di sentite e sofferte passioni politiche. Di fronte a questi amici, che un tempo si chiamavano camerati,  de Jorio non ha mai ispirato la propria azione dialettica a situazioni particolari che non vedessero privilegiati, su tutto e tutti, gli interessi superiori del partito. Altri tempi, si dirà; altri uomini, abbiamo il coraggio di affermare. Altri tempi ed altri uomini che, comunque, si intersecavano e l’immagine che ne usciva all’esterno del partito era un’immagine di operatività e di concretezza, di impegno e di dedizione che gli stessi antagonisti politici del tempo – di elevato spessore umano anch’essi – non esitavano ad apprezzare, anche pubblicamente. Questo fu il mondo di Pippetto de Jorio, un esteta con il culto della coerenza;  questo fu il suo partito, un’aggregazione cementata da fede e abnegazione alla quale il nostro “professore” - amante del bello, nell'arte e nella natura -  ha sempre dato e nulla chiesto. Giornalista arguto ed elegante al tempo stesso, negli anni Settanta fondò, assumendone la direzione, l'agenzia di informazioni culturali e di attualità "dejpress", un valido strumento giornalistico con il quale nell'arco di un trentennio ha veicolato idee e messaggi nei Palazzi di Avellino e nelle contrade dell'Irpinia. Nell'edizione del 14 settembre 1975, la "dejpress" - ricordando i feroci bombardamenti subiti dalla città di Avellino nel 1943 ad opera dell'aviazione anglo-americana - "lanciò", a firma del Direttore,  un drammatico reportage che resta una pietra miliare delle cronache di quei tragici giorni avellinesi.