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Alfonso Rubilli
Una vita per la giustizia ed il sociale
Sarebbe ingeneroso verso
l'Uomo e riduttivo sul piano dell'interpretazione storico-politica del Novecento irpino
se Alfonso Rubilli (1873-1960) venisse ricordato unicamente ed
esclusivamente per il suo animo filantropico e per la sua innata cultura di
autentico liberale, doti queste che già di per sé sarebbero sufficienti
a collocare questo straordinario personaggio ai primissimi posti nella
speciale graduatoria dei figli illustri della provincia avellinese.
Discendente di una famiglia della media borghesia originaria di Candida, Rubilli - dopo gli studi classici seguiti nelle aule del Liceo "P.Colletta"
di Corso Vittorio Emanuele del Capoluogo - si laureò giovanissimo in
Giurisprudenza presso l'Ateneo di Napoli e giovanissimo fu attratto
dalla toga forense (calcando le prestigiose orme paterne) e
dall'agone politico che lo vide tra i promotori della costituzione nel
1902 di un polo laico, l'Unione dei Partiti Popolari, inizialmente
formato da liberali, radicali e socialisti e successivamente privo della
componente socialista. "Nella nostra provincia - dirà
Rubilli in sede di presentazione del significato politico dell'Unione -
oggi per la prima volta si forma un vero partito che ha il suo
fondamento in un programma civile e rigeneratore", e
nell'esprimere questo pensiero, sicuramente rivoluzionario per
l'epoca, il giovane avvocato avellinese tracciava linee d'azione
alternative rispetto a quelle perseguite da quanti, dall'Unità d'Italia a venire avanti, avevano
inteso - a Roma come in periferia - l'impegno politico finalizzato
ad interessi personali e legato, comunque, alla gestione del potere.
Nella sua lunga cavalcata politica, sia dai banchi dell'amministrazione
locale che dalle tribune parlamentari, Rubilli non è venuto mai meno al
rispetto di quello che è stato il principio fondante della sua presenza
nel pubblico rappresentato dal saper utilizzare la politica per
offrire servizi alla comunità e tutelare gli interessi della
collettività. I maggiori problemi che affliggevano la società agli inizi
del secolo scorso (trasporti, rete stradale, questione sanitaria,
analfabetismo, erogazione di servizi comuni) sono stati sempre
all'attenzione di Rubilli la cui sensibilità verso il sociale si è
concretizzata con la realizzazione (1933) nella città di Avellino della
"Casa di Riposo" per anziani interamente finanziata dall'"avvocato
buono". Eletto deputato nazionale nel 1913 e nel 1919 grazie ai
voti di radicali e liberali, nel 1920 Rubilli - con il ritorno di
Giovanni
Giolitti
al Governo
- fu nominato
Sottosegretario al Ministero dell'Agricoltura, Industria e Commercio e
legò questa sua presenza governativa alla realizzazione del moderno
Palazzo delle Poste di Avellino inaugurato sul finire degli anni Venti.
Aderì al fascismo, venendo rieletto deputato il 6 aprile del 1924.
In Irpinia
il successo del Partito Fascista fu enorme: su di un totale di 85.332
volanti, il P.N.F. ottenne 65.800 voti di lista. I rimanenti
19.532 voti risultarono così ripartiti: alla lista repubblicana della
Bandiera (Di Marzo) 2223 voti, alla lista liberale dell'Orologio
(Rubilli) 6450 voti, alla Stella (di Amendola) 1994
voti; alla Lista Popolare 497 voti; ai Socialisti
Unitari 313 voti;.ai Comunisti 216 voti e ai
Massimalisti 416 voti. Dopo
il delitto Matteotti (10 giugno 1924), Rubilli
si allontanò
dal movimento di Mussolini e dalla politica, per ritornare a tempo pieno
all'attività forense non negando mai di mettere a disposizione degli
amministratori locali,
per la
risoluzione dei problemi più impellenti,
quelle conoscenze romane collezionate grazie alla costante
frequentazione di Montecitorio. Furono anni di grande ed intenso impegno
professionale: la sua eloquenza di penalista forbito e tecnicamente
imbattibile lo rese noto anche fuori dai circoscritti confini
provinciali. All'indomani del 25 luglio 1943,
ad
Alfonso Rubilli, cui da più parti si riconosceva il merito di avere con
il proprio prestigio conservato l’Irpinia nel periodo fascista al riparo
dal clima di tensione registrato in altre zone d’Italia, si rivolse la
Chiesa implorando la sua autorevole azione al fine di garantire in
provincia di Avellino una transizione “pacifica”
alla democrazia.
Nel
1944 Rubilli assunse importanti responsabilità al fianco del governo
militare alleato, divenendo consigliere personale del commissario
provinciale dell'Amgot (Allied Military Govemment of the Occupated
Territories).
Nelle
elezioni
del 2 giugno 1946
venne eletto
per l'Unione
Democratici Nazionali
deputato nell'Assemblea
Costituente di cui fecero parte anche gli irpini
Alfredo Covelli (Democratici
Italiani), Costantino Preziosi (Democratici del Lavoro), Salvatore Scoca
e Fiorentino Sullo (Democratici Cristiani) e Ireneo Vinciguerra (Psiup).
Ad urne ormai aperte, Rubilli rivolse un
caloroso saluto ai numerosi elettori per l'opportunità datagli di
prendere parte alla redazione della Costituzione italiana. Nello stesso
messaggio, il padre costituente irpino non poté non esternare tutto il
suo rammarico nei confronti del Vescovo di Avellino che gli aveva
"intimato" la scomunica
"sol
perché avevo votato, come consultore nazionale, favorevolmente
all’articolo 66 della legge elettorale",
una norma che faceva divieto
di propaganda politica in luoghi di preghiera.
Cultore del diritto e dell’arte forense, Alfonso
Rubilli – con spirito antesignano in tema di riforme della macchina
della giustizia – portò più volte all’attenzione dell’assemblea
parlamentare le questioni legate al mondo giudiziario, sollecitando la
formulazione di regole e norme capaci di garantire la qualità degli
organi chiamati a giudicare l’operato dei cittadini. In merito alla
presenza dei giudici popolari nelle Corti di Assise e nelle Corti di
Assise di Appello, sulla base dell’esperienza acquisita nelle aule di
tribunale, in sede di Assemblea costituente non ebbe timore di
denunciare: “I giurati erano in gran parte Consiglieri comunali,
perché i professionisti, ed in genere quelli delle categorie più
elevate, trovavano sempre il modo di farsi ricusare. Ora sapete che
notavamo, e non di rado, perché la votazione avveniva in udienza, di
fronte a noi? Che un giurato guardava il suo vicino, e se questi sulla
scheda scriveva sì egli pure scriveva sì, se poi vedeva
scrivere no si regolava egualmente. E questi Consiglieri
comunali, ex giurati e presso a poco analfabeti, possono giungere al
Senato! Ma dove siamo arrivati?”. Una voce: “Alla sovranità del
popolo!”. Pronta la risposta dell’onorevole Rubilli: “La sovranità
del popolo va rispettata più di ogni altra cosa, ma dobbiamo evitare gli
inconvenienti dei capricci elettorali”. In tema di discussione in
ordine
all’istituenda circoscrizione elettorale di
Avellino-Benevento-Salerno, Alfonso Rubilli, deciso fautore della
Provincia perché “rappresenta un ente veramente organico nel quale si
raccolgono uniformi i sentimenti, le opinioni e gli interessi degli
elettori che devono nominare i propri rappresentanti”, lamentò che
tre province insieme per un collegio avrebbero impedito agli eletti una
assidua opera, atta a garantire efficacemente gli interessi locali. La
proposta di Rubilli di limitare la circoscrizione elettorale ad Avellino
e Benevento si infranse contro l’opposizione dei democristiani irpini
Salvatore Scoca e Fiorentino Sullo, primi firmatari della riunificazione
in un unico collegio delle tre province. Collegio che per lunghi lustri
i democristiani avellinesi hanno dominato in lungo e in largo.
Dopo
pochi mesi dalla nomina di senatore di diritto nel 1948, Alfonso Rubilli
fu colto da gravi disturbi che con grande serenità e lucidità ha
sopportato per circa dodici anni. Si spense il 7 gennaio 1960, all'età
di 87 anni, al termine di una vita vissuta cristianamente nel pubblico e per il
pubblico. L'estremo saluto gli venne da un antico amico, il professor
Vincenzo Cannaviello: "Dinanzi alla salma del migliore e grande
cittadino, sublime benefattore che attuò da solo e ci lascia un
monumento d'amore, un popolo civile e cosciente non fa che quest'atto:
piegare a terra le ginocchia, pregare, piangere e benedire la sua santa
memoria".
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