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Il 2011 è nato all'insegna della totale confusione nel mondo politico irpino:
da destra a sinistra, attraversando la poco profumata palude del centro, si
registra una profonda crisi di identità ideologica e culturale, aspetto quest'ultimo che
maggiormente dovrebbe far riflettere quanti gestiscono le sorti
dell'intera comunità Tutti contro tutti e
nessuno con nessuno. A soffrirne sono le istituzioni in prima battuta e
subito dopo le incolpevoli comunità amministrate da un personale che al bene comune
antepone sciaguratamente interessi di bottega, spesso di bassa lega. La destra di
Fioretti, di Acone, di D'Amore, di Cerullo ormai è un pallido ricordo;
la loro passione, la loro disinteressata partecipazione alla gestione
della cosa pubblica ha rappresentato per lunghi decenni un luminoso
punto di riferimento per intere e numerose generazioni ed anche quando i
loro postulati non erano accettati o condivisi rimaneva, comunque, ferma nella
coscienza popolare la certezza della trasparenza del loro operato. Non diverso il
discorso per illuminati esponenti della sinistra avellinese che dai
banchi del Consiglio comunale del Capoluogo e della Provincia hanno dato
esempi di correttezza, oltre che di saggezza. Tutti termini che oggi
risultano a dir poco obsoleti considerata la levatura (e non aggiungiamo
aggettivi....) delle risorse umane che allo stato rappresentano nelle
istituzioni i partiti politici che sono i veri responsabili di certe
presenze avendo favorito sulla base dell'attuale sistema elettorale il
successo di persone che in altri tempi forse non sarebbero state
ingaggiate neanche come uscieri delle fredde sedi periferiche delle
organizzazioni partitiche. Non è qualunquismo questo, ma soltanto la
presa d'atto di una situazione tanto evidente a tutti quanto
preoccupante per tutti. Preoccupante, appunto, per le sorti della gente
irpina costretta a vivere alla giornata, senza progetti, senza prospettive e
quindi senza un futuro certo.
(01-01-11) |
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L'amministrazione comunale di
Atripalda è impegnata in una forte azione di pressing sulla
Soprintendenza per i Beni Architettonici al fine di ottenere
l'autorizzazione ad "aprire" la Dogana dei Grani alla Città e fare
di questa storica struttura, che ha sfidato eventi bellici ed onde
sismiche, la "galleria di Atripalda". In realtà, gli ampi spazi
offrono la possibilità di allestire - chiaramente sulla base di
criteri che privilegino la qualità - attività commerciali di varia
natura, dall'abbigliamento all'oggettistica, dall'editoria al
settore delle arti figurative e grafiche, dalla ristorazione alla
caffetteria. |
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ULTIMA
SPIAGGIA |
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Gianfranco Fini, dopo aver rinnegato
il Fascismo (i cui simboli salutava con il saluto romano), dopo aver
rinnegato Mussolini (definito il più grande statista del Novecento e
subito dopo l'artefice del male assoluto), dopo aver rinnegato
Giorgio Almirante (che l'ha fatto uomo di destra), dopo aver
sfasciato il Msi, dopo aver svuotato Alleanza nazionale, dopo aver
tentato un colpo mortale al Popolo della Libertà, dopo aver di fatto
rinunciato a "Futuro e Libertà" tanto da tentare una fusione a
freddo nel "polo della nazione" con guida Casini e Rutelli, dopo aver combinato quel
che ha combinato con il patrimonio realizzato grazie ai sacrifici
degli iscritti del Msi prima e di Alleanza dopo, dopo tutto ciò ormai è
giunto sull'ultima spiaggia del suo peregrinare a colpi di walzer.
Dalla sua aveva tutto ciò che un politico può desiderare per tentare
la scalata alle vette istituzionali: la storia di un movimento politico
alle spalle, quello
di destra, fatta di rigore e di passione, la totale adesione della
base militante, la dialettica incisiva e convincente acquisita
nel tempo grazie agli insegnamenti dei suoi maestri di partito, il
momento storico propizio dopo il naufragio delle vecchie ideologie
del Novecento, la ventura di aver incrociato Berlusconi con la sua
organizzazione ed i suoi mezzi che gli aveva permesso, indicandolo
come titolare della Farnesina, di accreditarsi presso le
diplomazie mondiali. Insomma, non gli mancava niente per
potersi posizionare in una postazione di grande prestigio
interno ed internazionale. Evidentemente, il tutto ha offuscato il suo
pensiero: le contraddizioni ed i ripensamenti si sono accavallati,
le cattive "compagnie" lo hanno portato fuori strada, è cresciuta in
lui l'arroganza, è esplosa l'ingratitudine. Alla fine, circondato da
quattro "scamorze", dell'uomo di destra non resta neanche l'ombra.
Corteggiato dalla sinistra che l'ha usato come killer nel tentativo
di abbattere - lontano dalle urne - il governo berlusconiano,
diffidato dalla Chiesa cattolica che non ha accettato, e non poteva
accettare, certe teorie professate da chi ha pubblicamente
dichiarato di non avere il dono della fede, odiato dal popolo
missino per fortuna ancora in campo, Fini ormai è alla deriva. Le
scialuppe lanciate da "generosi" ed interessati soccorritori per
riportarlo fuori dalle secche sono risultate sgonfie. E di questa
situazione finiana, tra il patetico ed il comico, si sono avveduti
anche quanti in Irpinia, sicuramente non una schiera come si
vorrebbe lasciare ad intendere, erano rimasti inizialmente
suggestionati dai predicozzi di chi un giorno fu un capo amato e
rispettato, guarnito di obbedienti colonnelli e di truppe pronte
all'assalto.(01-01-11) |
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