NEWS DALL'IRPINIA

 

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Atripalda

 

POLVERE DI CEMENTO

UN TUNNEL CHIAMATO DESIDERIO

Ad Atripalda si è tornati indietro di trent'anni, si è tornati all'epoca in cui all'interno della Democrazia Cristiana due anime, distinte e distanti tra loro, ferocemente contrapposte, litigavano e mandavano alla malora interi cicli amministrativi non trovando il necessario accordo istituzionale in ordine alla gestione urbanistica della città. Oggi, la Democrazia Cristiana non c'è più fisicamente ma rivive sul piano culturale della gestione della res publica nel Partito Democratico o per meglio dire nella variegata area di centrosinistra. Ieri si chiamava Piano Regolatore Generale il pomo della discordia all'interno della "balena bianca", oggi si chiama Piano Urbanistico Comunale l'oggetto della contesa all'interno dello schieramento che vede insieme ex comunisti ed ex democristiani. Sono cambiate le sigle, dal Prg si è passati al Puc, ma la musica non è cambiata dinanzi allo stesso pentagramma, cioè dinanzi allo strumento edilizio da mettere in cantiere per dare ordine al territorio cittadino, oggetto di mire speculative. Oggi come ieri. E lo scontro tra i fautori di interessi paralleli e confluenti inevitabilmente bloccherà la macchina comunale qualora sciagurate logiche partitiche e partitocratiche dovessero prevalere nella gestione del bene comune che è e resta la cosa pubblica. Ciò che sorprende è l'incapacità di una attenta analisi di quanto è avvenuto negli ultimi mesi  e di quanto potrebbe avvenire nelle prossime settimane intorno al futuro strumento edilizio da parte di quelle forze politiche (si fa per dire!) che, pur  non riconoscendosi  (ancora)  nel centrosinistra, allo stesso assicurano comunque qualche molecola di ossigeno.  Le stesse dovrebbero chiedersi: quali i veri motivi delle lacerazioni all'interno del Partito Democratico? Chi difende chi e perché? Quali interessi professionali ed imprenditoriali si vuole che siano veicolati dal Puc? Una riflessione politica su questi interrogativi avrebbe dovuto portare a comportamenti diversi da quelli posti in campo. Invece, al ragionamento politico e responsabile viene anteposta qualunquisticamente la logica dell'ammucchiata in nome di una "guerra santa" che sa tanto di complicità e di connivenza. Da simili situazioni equivoche, che sicuramente non onorano la sana cultura politica, non può che esplodere il rigetto nei confronti dei... tenutari dei partiti. E' un momentaccio per Atripalda. C'è nebbia densa, infittita da una pioggia di... polvere di cemento che sicuramente non metterà in salvo di fronte all'opinione pubblica squallidi personaggi che, trincerandosi dietro la urgenza di tutelare la cultura democratica, intendono in realtà coprire inconfessabili disegni e velleitarie ambizioni.

Che fine farà il tunnel sciaguratamente ipotizzato sotto Piazza Libertà di Avellino è presto per dirlo tante sono le difficoltà tecniche e finanziarie che la singolare infrastruttura urbana sta incontrando. "Inventata" più per la bramosia di mettere le mani su fondi disponibili che per un'avvertita necessità urbanistica, l'opera - sempre che si riuscirà a tagliare il nastro inaugurale - risulterà un onere pesantissimo per le casse comunali sul piano della sua gestione, non alleggerirà il traffico cittadino in quanto gli spazi di entrata ed uscita inevitabilmente saranno ridotti e tali quindi da generare ingorghi, rappresenterà un rifugio.. naturale per gli operatori del malaffare. Un'opera,  insomma, di cui la città non avvertirà l'utilità.

 

 ULTIMA

 

SPIAGGIA

La destra continua a lacerarsi, privilegiando l'autoflagellazione rispetto ad un razionale discorso serio e capace di interpretare unitariamente le istanze e le passioni di quel vasto settore dell'opinione pubblica che sicuramente non si riconosce negli eredi della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista le cui culture, incrostate dal tempo, sopravvivono sulla scena politica. La mancanza di un  leader è alla base della diaspora che investe da anni la destra italiana rimasta sciaguratamente al palo dinanzi ai grandi fermenti che attraversano la società  soprattutto negli strati più deboli ed indifesi. Responsabile dell'offuscamento degli storici valori di destra,  che furono cari ad Almirante e nei quali intere generazioni hanno creduto versando lacrime e sangue, è Gianfranco Fini. Dopo aver rinnegato il Fascismo (i cui simboli salutava con il braccio teso e la mano dritta a punta), dopo aver rinnegato Mussolini (definito il più grande statista del Novecento e subito dopo l'artefice del male assoluto), dopo aver rinnegato Giorgio Almirante (che l'ha fatto uomo di destra), dopo aver sfasciato il Msi, dopo aver svuotato Alleanza Nazionale, dopo aver tentato un colpo mortale al Popolo della Libertà, dopo aver di fatto rinunciato a "Futuro e Libertà" tanto da tentare una non riuscita fusione a freddo nel "polo della nazione" con guida Casini e Rutelli, dopo aver combinato quel che ha combinato con il patrimonio realizzato grazie ai sacrifici degli iscritti del Msi prima e quindi di Alleanza Nazionale, dopo tutto ciò Fini è ormai sull'ultima spiaggia del suo peregrinare a colpi di walzer, oltre la quale vi è l'abisso. Dalla sua aveva tutto ciò che un politico può desiderare per tentare la scalata alle vette istituzionali: la storia di un movimento politico alle spalle, quello di destra, fatta di rigore e di passione, la totale adesione della base militante, la dialettica incisiva  e convincente acquisita nel tempo grazie agli insegnamenti dei suoi maestri di partito, il momento storico propizio dopo il naufragio delle vecchie ideologie del Novecento, la ventura di aver incrociato Berlusconi con la sua organizzazione ed i suoi mezzi che gli aveva permesso, indicandolo come titolare della Farnesina, di accreditarsi  presso le diplomazie mondiali.  Insomma, non gli mancava niente per potersi posizionare in una postazione di grande prestigio interno ed internazionale. Evidentemente, il tutto ha offuscato il suo pensiero: le contraddizioni ed i ripensamenti si sono accavallati, le cattive "compagnie" lo hanno portato fuori strada, è cresciuta in lui l'arroganza, è esplosa l'ingratitudine. Alla fine, circondato da quattro "bocconcini di scamorza", dell'uomo di destra non resta neanche l'ombra. Corteggiato dalla sinistra che l'ha usato come killer nel tentativo di abbattere - lontano dalle urne - il governo berlusconiano, diffidato dalla Chiesa cattolica che non ha accettato, e non poteva accettare, certe teorie professate da chi ha pubblicamente dichiarato di non avere il dono della fede (e dalle nostre parti c’è qualcuno del suo clan che invoca in maniera strumentale il cattolicesimo: quanta ipocrisia!), odiato dall'antico popolo missino per fortuna ancora in campo, Fini ormai è alla deriva. Le scialuppe lanciate da "generosi" ed interessati soccorritori per riportarlo fuori dalle secche sono risultate sgonfie: è sufficiente esaminare i numeri partoriti dai vari sondaggisti e dagli studiosi dei flussi d'opinione per avere cognizione della scarsa credibilità che riscuote nella società.  E di questa situazione finiana, tra il patetico ed il comico, si sono avveduti molti di quanti anche in Irpinia erano rimasti inizialmente suggestionati dai predicozzi di chi un giorno, guarnito di (fin troppo) obbedienti colonnelli e di generose truppe pronte all'azione, fu un capo amato e rispettato ed oggi è finito tra le braccia di un Casini che, attribuendosi il ruolo di sponda delle estrose stravaganze finiane,  è risultato il catalizzatore dello sfascio della destra.

 

 

ELEZIONI COMUNALI DI ATRIPALDA

.............la minestra è servita.......

 
.....ama la tua città.....