CORIANDOLI


...la Prima Repubblica...

La Prima Repubblica è nata…in Irpinia avendo tra i padri fondatori quel Fiorentino Sullo alla cui scuola si è addestrato l’irpino di Nusco Ciriaco De Mita, testimone dei “fasti” e "nefasti" del primo cinquantennio (come dire: scusate se è poco!) dell’era postfascista. E la Prima Repubblica, a fronte della  nuova cultura che pervade l’Europa, sopravvive ancora in Italia, sia pure in apnea, perché sopravvive – proprio in Irpinia -  il retaggio di quel padre fondatore, di cui tutto si disse. Sopravvivenza che auspichiamo… immortale (se fosse concesso) sul piano fisico ma che risulta ingombrante sul piano politico ed ambientale per il processo di rinnovamento che anche gli Irpini, come è avvenuto altrove, attendono. Ma lui, il buon Ciriaco, se la ride a bocca aperta con il ghigno di una mascherina, protetto (ma non tanto!) a tergo dal paziente tessitore di intese, di inciuci e di ammucchiate, dalla chioma virtualmente sempre nera ma realmente da tempo imbiancata. A dire il vero, il buon Ciriaco una certa voglia di togliersi la… maschera per trasmigrare verso altri lidi da qualche parte l’ha pure esternata, essendo forte in lui la ripugnanza di andare a letto con gli eredi del comunismo italiano che lui, popolare e cattolico, non ha mai ammesso alla tavola riccamente imbandita della Prima Repubblica, lusingandoli con promesse alla fine non mantenute.... E gli Irpini? Possono attendere, a meno che non trovino la forza del voto per archiviare definitivamente nel museo delle cere queste maschere della Prima Repubblica, con tanti saluti ai discepoli, nuovi e vecchi, di quel padre fondatore, di cui tutto si disse.  


 

...l'ulivo & il giardiniere di Atripalda...

 

 

Dopo una lunga permanenza al palazzo civico, l’albero di ulivo e le sue radici hanno incominciato a seccarsi. Oggi sembra che si sia ripreso grazie anche all’aiuto accordato da un birbantello, nonostante il parere negativo di qualcuno. Hanno cambiato mangime e sembra che gli hanno dato ancora un po’ di vita; dovrà, comunque, essere annaffiato con l’acqua del suo vecchio e irremovibile “giardiniere”, dal popolo riconfermato, che cercherà di risollevare quell’albero di ulivo ormai cadente. Tutto questo nonostante le lamentele che le foglie… sporcano le strade. Certo che l’abbattimento di quell’ulivo era la cosa migliore, visto che ormai perde foglie da tutti i rami. Peccato che non abbiamo la possibilità di scegliere il nostro “capo” senza temere ritorsioni. Questo sarebbe un bel… progresso. Pazienza,  tutto passa. All’amico Eugenio dico due parole: non abbatterti, ma cerca di abbattere quell’albero di ulivo che da un po’ di tempo sta oscurando il cielo della mia e della tua Atripalda. Tutti ti vogliamo bene. 

                                                                          Un caro elettore