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ARROGANZA
NON PIU'
TOLLERABILE
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La tensione che la localizzazione delle discariche ha generato
nell'intera provincia di Avellino è il segno tangibile della incapacità
gestionale della cosiddetta classe dirigente di questa terra. Quando
con scarsa conoscenza dei luoghi vengono individuate per lo
sversamento dei rifiuti solidi urbani aree che per la loro stessa
natura incontaminata andrebbero addirittura tutelate e protette con
appositi provvedimenti legislativi, quando si tenta manu militari
di violentare antiche culture contadine, quando le genti di
campagna vengono trattate senza il minimo rispetto della loro umanità,
quando tutto ciò si verifica - come si è verificato - vuol dire che a
reggere le sorti di un'intera provincia vi è gente egoista e priva di
cultura. Non è ammissibile che certe scelte possano passare sulla testa
dei cittadini, non è ammissibile che determinati provvedimenti - che in
fondo non sono la Bibbia - possano essere assunti senza il coinvolgimento
e quindi il consenso degli Amministratori locali. Sono atti di forza
intollerabili che vanno respinti con forza, a prescindere dalla presunta
fondatezza delle motivazioni che sono indicate alla loro base. Bene hanno
fatto i sindaci di Greci, Savignano, Montaguto, Ariano, Trevico a
far sentire alta la loro voce di dissenso. |
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SINDACALISTI DALLA MEMORIA CORTA |
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I sindacati irpini, quelli della "triplice" in
prima linea, denunciano la difficile situazione in cui si dibatte il mondo
del lavoro in provincia di Avellino. E, facile e stucchevole ritornello,
addebitano alla politica del Governo centrale le cause della particolare
ed inquietante congiuntura, una congiuntura che non è esplosa negli
ultimi mesi, avendo le sue origini molto lontane. Il che sfugge
all'analisi, all'attenzione e, soprattutto, alla memoria dei sindacalisti
avellinesi i quali ben sanno - e se non lo sanno dovrebbero cambiare
mestiere - che investimenti sbagliati operati dai Governi di
centrosinistra dal terremoto a venire avanti hanno determinato i
presupposti dell'attuale situazione di estrema difficoltà |
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AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE |
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IL
DRAMMA DELL'IRPINIA SI CHIAMA: CLASSE DIRIGENTE INCAPACE |
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Gli Enti locali della provincia
di Avellino, tranne qualche rarissima eccezione, sono tutti a guida
ulivista, gestiti in condominio da ex-democristiani e da ex-comunisti.
Questi eredi del passato -
pur avendo un interlocutore amico a livello di governo regionale,
guidato da Bassolino - sono gli unici responsabili della crisi
socio-economica che attraversa l'intera provincia irpina, sempre più
emarginata rispetto alle altre realtà campane. Quando un territorio perde commesse con l'Estero, quando
migliaia di lavoratori perdono il posto di lavoro, quando il PIL perde
colpi, quando ciò avviene significa che gli Enti locali sono condotti da
gente poco attenta alla sorte delle comunità amministrate e
proprio per questo... meritevole soltanto di essere mandata a casa. La fuga
dall'Irpinia di giovani in cerca di fortuna altrove non è più
tollerabile e se il fenomeno non viene frenato in tempo con strategie
che siano in grado di rendere questa terra meno matrigna si corre il
rischio di andare incontro ad un ulteriore impoverimento dell'intera
provincia. |
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ISTITUTO AGRARIO: QUALE DOMANI? |
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L'Istituto Agrario "F. De
Sanctis" di Avellino, un tempo fiore all'occhiello della provincia
irpina tanto da essere meta di studenti provenienti da molte città del
Meridione, con il passare degli anni va perdendo quel prestigio che per
lunghi lustri l'ha reso famoso in tutta Italia. Pur disponendo di
strutture valide e funzionali, l'antica scuola di Avellino non riesce ad
adeguarsi ai nuovi indirizzi tecnologici e comunitari. Così capita che
al glorioso istituto di Tuoro Cappucini non venga più riconosciuta la
facoltà di certificare i vini D.O.C.G. prodotti in Irpinia. No comment! |
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TURISMO,
DA SEMPRE CENERENTOLA DELL'ECONOMIA IRPINA |
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Le potenzialità turistiche
dell'Irpinia sono mortificate da una classe dirigente incapace di
esaltare risorse e ricchezze ambientali che caratterizzano vaste zone
della provincia.. Incanalata concretamente nei corridoi del circuito
nazionale, l'Irpinia potrebbe ricavare dal turismo quei benefici che non
ha tratto da una scellerata politica di industrializzazione che, dopo
aver realizzato le solite cattedrali nel deserto con grande impegno di
risorse economiche, ha lasciato l'economia provinciale al palo. Il
Terminio, che con i suoi duemila metri e passa sul livello del mare
rappresenta una delle alture più significative della Campania e del
Meridione, il pianoro del Laceno ed i monti del Partenio - da sempre
mete preferite dai villeggianti della domenica - hanno i requisiti di
fondo (a partire dalle strade di accesso) per ospitare un turismo
organizzato ed organico. Mancano, però, adeguate attrezzature tipiche
delle località di montagna; quelle poche che esistono sono datate nei
servizi ed affidate unicamente allo spirito di iniziativa di coraggiosi
imprenditori privati. Ciò che rende difficile l'azione di questi
coraggiosi è, appunto, l'assenza totale di una specifica politica
indirizzata verso il comparto turistico. Al di là dei soliti depliants e
brochures non si riesce ad andare. Eppure, fondi regionali ed europei da
impiegare in questo settore sono disponibili. L'handicap di fondo per un
discorso serio volto ad esaltare le potenziali ricchezze ambientali e
quindi turistiche dell'Irpinia è rappresentato dalla caratterizzazione
partitica dei vertici che gestiscono, spesso monocraticamente, gli enti
istituzionali (Comunità montane, in primis) preposti allo sviluppo delle
risorse ambientali, storiche e culturali di larghe fasce della
provincia. Quasi sempre affidate alle cure di personaggi selezionati non
per consolidata capacità operativa ma sulla base della fedeltà al
"padrino" di turno, le strutture chiamate a governare il territorio
hanno dimostrato negli anni di essere in grado soltanto - nel migliore
dei casi - di gestire l'ordinario. Prive di una guida professionalmente
attrezzata, queste strutture, immaginate dal legislatore nazionale come
strumenti immediati per assecondare la vocazione e la cultura della
gente che popola il territorio stesso, si sono trasformate in carrozzoni
politici, con le conseguenze che stanno sotto gli occhi di tutti. |
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L'IRPINIA DELLA MARGHERITA AFFONDA NELL'IMMONDIZIA |
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La "Margherita" irpina, con capi e sottocapi, affonda
nell'immondizia. Incapaci di gestire l'emergenza rifiuti, i
"compari" avellinesi del cosiddetto
Governatore della Campania Bassolino,
tutti di estrazione..
nuscana, sono
corresponsabili dello scempio
ambientale. |
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GLI
INOSSIDABILI DELLA PRIMA REPUBBLICA |
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Il... giovane Nicola Mancino (classe 1931) tra gli...
anziani Ciriaco De Mita (classe 1928) e Antonio Maccanico (classe 1924) |
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