IRPINIA NEWS

AGLI IRPINI DI DESTRA

Le recenti elezioni provinciali hanno dimostrato che il progetto di Fini di distruggere la destra italiana è pienamente riuscito. Anche in Irpinia. In Consiglio provinciale per la prima volta dal dopoguerra non entra un rappresentante collegato con un movimento autenticamente di destra. Dopo aver abbandonato la “casa del padre”  (Fiuggi 1995) e dopo averla demolita riducendo in cenere quei valori di fede e di limpidezza politica in cui moltissime generazioni di giovani e meno giovani hanno creduto con fermezza e sacrifici sulla scia ideale tracciata da Giorgio Almirante, Gianfranco Fini,  con la omertosa complicità di uomini “mezza tacca” disseminati sull’intero territorio italico, può dirsi soddisfatto dell’opera d’arte portata a compimento.  La destra italiana è scomparsa anche dallo scenario politico provinciale, condannata dai suoi stessi vertici a dissolversi in un calderone pronto ad accogliere provenienze da contrastanti etnie politiche. A questo punto, si ha il dovere – storico oltre che morale – da parte di quanti nei parametri valoriali della destra credono, per convinzione e non per convenienza, di chiedersi se non sia giunto il momento di aggregare anche in Irpinia intorno ad un unico e credibile progetto politico energie sane capaci di contrapporsi a quanti hanno sottoscritto abiure per assicurarsi o assicurare ad altri l’accaparramento del potere. Un potere che a livello nazionale potrebbe risolversi nell’arco di una stagione con la conseguenza drammatica di lasciare sul campo le macerie di un intero settore politico e di consegnare quindi in toto la guida della nazione alla controparte. Da qui il dovere di chi per anni si è professato di destra di riflettere su quanto sta avvenendo; da qui l’intelligenza di proiettare il presente nel futuro da parte di chi ha creduto convintamente, senza nostalgismi di maniera, nella giustezza dei postulati che per circa mezzo secolo hanno alimentato il vecchio Movimento Sociale Italiano, da Michelini ad Almirante. Agli Irpini che non hanno timore di affermare di essere di destra e che non intendono affatto confondersi nel nulla, a coloro che non avvertono affatto la necessità di dover rinnegare un passato – e ci riferiamo a quello che ha avuto inizio nel 1946 con la fondazione del Msi – che ha accomunato intere generazioni, sottoposte per lunghissimi anni ad angherie e criminalizzazioni in nome di quel famoso “arco costituzionale” che alla fine, franando, ha sepolto i suoi stessi artefici, a questi Irpini rivolgiamo un invito: non disperdiamo storia, tradizione, cultura. Chi esce dal fiume della tradizione è destinato a perdersi nel mare della decadenza! (16-06-09) 

CLASSE DIRIGENTE

INCAPACE

Gli Enti locali della provincia di Avellino, tranne qualche rarissima eccezione, sono tutti a guida ulivista, gestiti in condominio da ex-democristiani e da ex-comunisti. Questi eredi del passato - pur avendo da un lungo ed interminabile periodo un interlocutore amico al governo regionale - sono gli unici responsabili della crisi socio-economica che attraversa l'intera provincia irpina, sempre più emarginata rispetto alle altre realtà campane. Quando un territorio perde commesse con l'Estero, quando migliaia di lavoratori perdono il posto di lavoro, quando il PIL perde colpi, quando ciò avviene significa che gli Enti locali, cioè la... ragnatela del potere, sono condotti da gente poco attenta alla sorte delle comunità amministrate e proprio per questo... meritevole soltanto di essere mandata a casa. La fuga dall'Irpinia di giovani in cerca di fortuna altrove non è più tollerabile e se il fenomeno non viene frenato in tempo con strategie che siano in grado di rendere questa terra meno matrigna si corre il rischio di andare incontro ad un ulteriore impoverimento dell'intera provincia. (03-07-08)

AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE

 

CON SIBILIA, ARRIVA LA SVOLTA

Il centrodestra, per la prima volta dal dopoguerra, ha conquistato Palazzo Caracciolo, sede dell’Amministrazione provinciale, mandando a casa il centrosinistra il cui ciclo è finito prima della scadenza naturale per la totale incapacità politica delle sue variopinte componenti. Un’esperienza, quella del centrosinistra guidato da Alberta De Simone, finita tra polemiche roventi che hanno ridotto in polvere un sistema di potere egemonizzato da una sinistra che in Irpinia è rimasta ancora ottusamente marxista come se i tragici anni di piombo non fossero ormai alle nostre spalle, come se il muro di Berlino non fosse caduto sotto la spinta travolgente delle democrazie europee. Invece di recitare il mea culpa per la gravissima situazione socio-economica in cui versa la nostra provincia proprio per gli irresponsabili comportamenti gestionali delle allegre brigate che fanno capo all’ex partito comunista, quelli del PD nel corso della campagna elettorale per il rinnovo del Parlamentino Irpino non hanno saputo fare altro, emuli dei loro maestri di Roma, che accanirsi contro il governo Berlusconi come se gli Irpini avessero dimenticato i guasti provocati da Romano Prodi o come se non si siano finalmente resi conto dello sfascio generato dal governo regionale di Bassolino. Continuando su questa strada di insulti, di odio di classe, di polemiche da pollaio sicuramente quelli del centrosinistra non andranno lontano, avendo ben compreso gli Irpini, come la stragrande maggioranza degli italiani, che il loro dire si basa esclusivamente sulla demagogia e sulla mistificazione incapaci come sono di rinnovare lo stile di fare politica e la cultura di fondo. Persino la Russia di Putin li ha mollati! La sinistra, che rappresenta anche in Irpinia l’asse portante del PD visto che la componente moderata e cattolica di quella formazione ormai è quasi del tutto scomparsa, pur essendo responsabile dello scioglimento anticipato del consiglio provinciale, si è presentata al corpo elettorale con uno stupefacente slogan: “dobbiamo rilanciare l’Irpinia”. Dopo anni di stallo amministrativo, dopo le polemiche feroci all’interno dell’assemblea di palazzo Caracciolo, dopo quanto avvenuto nella gestione della vertenza rifiuti che ha lacerato le popolazioni dell’Alta Irpinia, dopo l’incapacità di tutelare con adeguate e concrete iniziative i fattori portanti dell’economia irpina che restano pur sempre l’agricoltura, il commercio, l’artigianato ed il turismo, dopo quanto accaduto il PD ha chiesto il consenso per rilanciare l’Irpinia dopo aver mortificato l’Irpinia, dopo aver posto in ginocchio l’Irpinia. Gli Irpini hanno risposto no sulla base di un semplice ragionamento: se il centrosinistra ha dimostrato negli anni passati di non essere all’altezza di assicurare benessere all’economia irpina, tranquillità alle popolazioni, lavoro ai giovani non potrà essere capace di fare domani ciò che non ha saputo fare ieri. Il che, tradotto in soldini, si è trasformato in successo elettorale per la coalizione di centrodestra guidata dal Senatore Cosimo Sibilia. Successo che dovrà segnare una svolta di vertice nella gestione del massimo ente della provincia, al fine di assicurare alla Provincia un cambio di rotta che possa sostituire la cultura del dire con la cultura del fare, un cambio di rotta capace di archiviare le sagre della salsiccia e della polpetta per dare ossigeno al mondo dei giovani, all’imprenditoria sana di questa provincia, alle piccole e medie imprese che, malgrado tutto, continuano a dare lavoro e quindi a produrre. (16-06-09)

 
 LA "CASTA" NON AMA L'IRPINIA

la nuova

la vecchia

 

 

GLI INOSSIDABILI DELLA PRIMA REPUBBLICA

Il...  giovane  Nicola Mancino (classe 1931) tra gli... anziani Ciriaco De Mita (classe 1928) e Antonio Maccanico (classe 1924)

 

  INIZIATA L'ERA SIBILIA

 TURISMO, QUALE DOMANI? 

Le potenzialità turistiche dell'Irpinia sono mortificate da una classe dirigente incapace di esaltare risorse e ricchezze ambientali che caratterizzano vaste zone della provincia.. Incanalata concretamente nei canali del circuito nazionale, l'Irpinia potrebbe ricavare dal turismo quei benefici che non ha tratto da una scellerata politica di industrializzazione che, dopo aver realizzato le solite cattedrali nel deserto con grande impegno di risorse economiche, ha lasciato l'economia provinciale al palo. Il Terminio, che con i suoi duemila metri e passa sul livello del mare rappresenta una delle alture più significative della Campania e del Meridione, il pianoro del Laceno ed i monti del Partenio - da sempre mete preferite dai villeggianti della domenica - hanno i requisiti di fondo (a partire dalle strade di accesso) per ospitare un turismo organizzato ed organico. Mancano, però, adeguate attrezzature tipiche delle località di montagna; quelle poche che esistono sono datate nei servizi ed affidate unicamente allo spirito di iniziativa di coraggiosi imprenditori privati. Ciò che rende difficile l'azione di questi coraggiosi è, appunto, l'assenza totale di una specifica politica indirizzata verso il comparto turistico. Al di là dei soliti depliants e brochures non si riesce ad andare. Eppure, fondi regionali ed europei da impiegare in questo settore sono disponibili. L'handicap di fondo per un discorso serio volto ad esaltare le potenziali ricchezze ambientali e quindi turistiche dell'Irpinia è rappresentato dalla caratterizzazione partitica dei vertici che gestiscono, spesso monocraticamente, gli enti istituzionali (Comunità montane, in primis) preposti allo sviluppo delle risorse ambientali, storiche e culturali di larghe fasce della provincia. Quasi sempre affidate alle cure di personaggi selezionati non per consolidata capacità operativa ma sulla base della fedeltà al "padrino" di turno, le strutture chiamate a governare il territorio hanno dimostrato negli anni di essere in grado soltanto - nel migliore dei casi - di gestire l'ordinario. Prive di una guida professionalmente attrezzata, queste strutture, immaginate dal legislatore nazionale come strumenti immediati per assecondare la vocazione e la cultura della gente che popola il territorio stesso, si sono trasformate in carrozzoni politici, con le conseguenze che stanno sotto gli occhi di tutti.     (23-10-08)

.....ama la tua terra...