ANTICHE ORIGINI

 

 


Civita
I  maestri di giornalismo che ho avuto la fortuna di conoscere, primo tra tutti il professor Fausto Grimaldi docente di storia e filosofia al liceo “Colletta” di Avellino e redattore del quotidiano napoletano il “Roma”, mi hanno insegnato che una fotografia vale più di un’articolessa. Rispettoso degli insegnamenti avuti affido la storia di Atripalda alle immagini di questa pagina.


Fiume Sabato
La città di Atripalda (quattro chilometri da Avellino) secondo alcuni studiosi fu fondata da Sabatio (pronipote di Noè) lungo la vasta fascia di terra bagnata, ieri come oggi, dal corso fluviale del “Sabato”, così denominato proprio in omaggio al discendente di Noé. La primitiva comunità di Atripalda ospitò sulla collina denominata  “Civita” Abellinum, colonia romana sorta nell’82 a.C. per volontà di Silla. 


Specus Martyrum
Le radici di Atripalda affondano anche nel sangue dei Martiri cristiani: lo Specus Martyrum, conservato all’interno della Chiesa Madre, è considerato uno dei maggiori monumenti dell’archeologia cristiana del meridione d’Italia. Il prezioso luogo - di cui le prime notizie si ebbero attraverso un “leggendario” curato dal vescovo di Avellino Ruggiero (1219-1231) - custodisce la storia del martirologio della primissima cristianità irpina. Su tutti primeggia la figura del martire Ipolisto, nato nel 227 da Firmio Stacteo di Antiochia. Nel 303 - regnava l’imperatore Diocleziano - il giovane Ipolisto, mentre erano in corso festeggiamenti in onore di Giove sul Monte Capitolino che sorge in posizione opposta a “Civita”, non ebbe timore di predicare la parola di Cristo. Venne legato alla coda di un toro e trascinato fino alla riva del fiume "Sabato". Di notte tempo, due matrone dettero cristiana sepoltura al corpo straziato del giovane martire i cui resti vennero composti in una grotta (lo “Specus”). La pietà delle due nobili, Massimilla e Lucrezia, venne punita con la morte. 


Conservatorio - Chiostro
Nobile espressione dell’antica famiglia Laurenzano (le cui prime tracce in questo lembo dell’Irpinia risalgono al 1470) fu Delia Laurenzano che donò (1660) alla chiesa i suoi cospicui beni, fondando il "Conservatorio Santa Maria della Purità” di cui fu la prima badessa con il nome di suor Domitilla. Il convento inizialmente sorgeva in prossimità di "porta susa", poco distante dal sito attuale.

Conservatorio - Facciata

La signora di Atripalda - si legge in manoscritti e atti notarili - dotò il monastero anche di case e di terreni di sua proprietà. Dopo qualche anno le suore divennero numerose e si sentì il bisogno di costruire un nuovo monastero (l'attuale), ultimato intorno ai primi anni del 1770, che  inizialmente ospitò ragazze di famiglie benestanti di Atripalda e del circondario. Successivamente, alle cure delle suore vennero affidate ragazze orfane e quindi bisognose di particolare assistenza. Nel 1940 è stata sciolta la clausura. Il monastero, pur essendo stato costruito in età barocca, presenta caratteri di stile cinquecentesco.

Qui il nostro breve viaggio attraverso le testimonianze storiche di Atripalda termina. “Quando un paese - scrisse lo storico atripaldese Leopoldo Cassese - si mostra premuroso di conoscere il proprio passato, significa non solo ch’esso ha coscienza della sua vita presente, ma soprattutto che si preoccupa del proprio avvenire".