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II calcio
ad Atripalda è nato negli anni Trenta-Quaranta in Piazza Umberto, la piazza
centrale della città, che non ancora piastrellata, per la sua vastità e per
la sua configurazione, rappresentava all'epoca un vero "rettangolo" di gioco
e fu teatro di intensi momenti agonistici. Le origini del gioco del calcio
"organizzato" sono alquanto recenti: risalgono agli anni Cinquanta quando una
squadra della cittadina irpina bagnata dal fiume Sabato fa la sua timida
comparsa nell'arcipelago della categoria "dilettanti". Non disponendo di un
regolare campo, l'undici atripaldese - che inizia a formarsi all'interno di
un circolo parrocchiale e che fin da allora comincia ad indossare la casacca biancoverde - trova ospitalità sul campetto di Borgo Ferrovia di Avellino.
Costituitasi in "Associazione Calcio", l'Atripalda - dopo tre anni di
attività nei primissimi gradini della piramide calcistica - approda nel
campionato 1956-57 alla "Promozione" dell'epoca che, tanto per intenderci,
era l'ultimo livello della categoria "dilettanti" dopo il quale si accedeva,
nell'ordine, alla IV Serie, alla Serie C, alla Serie B ed alla Serie A. Con
la "Promozione", ad Atripalda arriva anche il campo sportivo, il glorioso "Valleverde",
che per anni è stato un palcoscenico di appassionanti avvenimenti agonistici
che hanno coinvolto intere generazioni.
Dopo anni
di gloriosa militanza nel campionato Dilettanti, giunge per l'AC Atripalda
la stagione 1960-1961. L'undici della Città del Sabato taglia il nastro
dell’ultima partita di campionato in vetta alla classifica della Prima
Categoria conquistando l’accesso alle finali per la promozione nella serie
superiore. Secondo la formula di quel tempo non era sufficiente vincere il
proprio girone per conquistare la serie superiore, cioè la IV serie.
Bisognava anche battere le prime degli altri raggruppamenti.
Il primo
atto va in scena al “Vestuti” di Salerno contro la Turris. Davanti a circa
5000 spettatori la gara termina a reti inviolate. Non manca qualche scontro
duro (viene espulso l'atripaldese D’Arienzo). Anche l'altra gara della
prima giornata tra l'Angri e la Caivanese finisce in parità e dunque tutto è
ancora in gioco. Sette giorni dopo, il match Turris-Caivanese termina 1-0;
con lo stesso risultato l’AC Atripalda si aggiudica la gara che la vede
contro l’Angri. I “corallini” e gli Irpini guidano il girone con tre punti.
Si arriva alla giornata decisiva. E’ l’11 giugno 1961 e il calendario
prevede Caivanese-Atripalda e Angri-Turris. L’Angri, che ormai è fuori
dalla corsa per il titolo, a sorpresa sul terreno di gioco di Nola mette
sotto i torresi: la gara termina 4-2. In IV serie sale l’AC Atripalda che al
“Vestuti” pareggia a reti inviolate l’incontro con la Caivanese,
conquistando il diritto a partecipare al torneo per l'assegnazione del
titolo nazionale dei Dilettanti. I sogni dei biancoverdi si infrangono sul
rettangolo di gioco dell’Isola della Maddalena, in Sardegna. La
promozione in IV Serie, celebrata in città con solenni festeggiamenti, porta
la firma di atleti che resteranno per sempre nella memoria degli sportivi
atripaldesi per il loro impegno e la loro elevata professionalità.
Tre anni
la permanenza in IV Serie, tre anni di sofferenze per la tifoseria locale: il
"Valleverde" ospita squadre di rango come l’Avellino, la Casertana, l’Enna,
l’Acquapozzillo, la Scafatese.
Uscita dai
"semiprofessionisti" nell'annata 1963-1964, dopo nuove e sfortunate
esperienze nella categoria "dilettanti", l'A.C. Atripalda al termine del
campionato 1965-1966 ammaina la sua bandiera che aveva conosciuto i pennoni
degli stadi più prestigiosi del Sud Italia. Diversi nel tempo i tentativi di
ridare ossigeno al mondo della pelota della Città del Sabato, in parte
vanificati anche dalle contestuali fortune della squadra del vicino
Capoluogo. Atripalda calcistica, comunque, non si arrende, e con alterne
vicende continua ad onorare lo sport più bello del mondo. |